Occorre un programma coraggioso che riduca il debito strutturale ridimensionando l’ateneo senese ed abbia la forza e l’autorevolezza di sintonizzare le istanze sociali, politiche e sindacali con quelle proprie dell’istituzione universitaria

Uno stimolante intervento di Alessandro Rossi (Corriere di Siena, 3 giugno 2010) sui programmi elettorali scritti e/o enunciati dai candidati alla guida dell’Università di Siena.

Alessandro Rossi. Non c’è dubbio che l’ateneo senese ritroverà il proprio equilibrio, ma non sono irrilevanti i modi ed i tempi. Queste due variabili, che sono tra loro dipendenti, dovrebbero essere governate con senso di responsabilità, coraggio e disciplina. Ci potremmo chiedere se i programmi elettorali scritti e/o enunciati riflettano questi valori. In realtà dei programmi, una volta emendati dalla retorica, non rimane molto. Rimane la legittima convinzione dei candidati di possedere le doti personali e la sufficiente autorevolezza per esercitare una efficace azione di governo e quindi di risanamento. Ma proprio in questo momento sentiamo poco la necessità di argomenti condivisibili, avremmo invece bisogno della concretezza propria delle cose antiche. Non è questo, infatti, il momento di discutere della modernizzazione dell’assetto istituzionale, dei programmi didattici, dei futuri Dipartimenti, delle diverse tipologie di coordinamento didattico in Scuole o Facoltà, della valorizzazione delle professionalità, delle eccellenze, della irrinunciabile e necessaria alleanza tra umanisti e scienziati ecc.. La concretezza delle cose antiche richiede uno sforzo maggiore, un supplemento di programma, che sappia spiegare ed argomentare cause e soluzioni.

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Elezioni del Rettore: cominciamo con i revisori dei conti dell’Università di Siena

L’Avvocato Paolo Emilio Falaschi pone la sua candidatura a revisore dei conti nell’Università (dal “Corriere di Siena”  del 1° giugno 2010). Ora si pronuncino gli aspiranti rettori.

Paolo Emilio Falaschi. Egregio direttore, ho letto sul Corriere di Siena la notizia di una mia presunta auto candidatura per le prossime elezioni al Comune di Siena. E mi conforta il fatto che tale auto candidatura sia accompagnata da quella dell’ottimo collega De Mossi. Colgo l’occasione, quindi, per rassicurare lei e soprattutto i suoi lettori che non intendo aspirare a candidature elettorali per un bel niente, dacché, in vita mia, come sa bene chi mi conosce, non ho mai ricercato inserimenti in liste destinate a personale di servizio in cerca di collocazione, magari economica.

Attualmente dedico il mio impegno civico allo svolgimento della funzione di presidente del collegio sindacale Usl 7 di Siena, incarico che provvedo a gestire nell’interesse dei conti pubblici e della migliore assistenza sanitaria e sociale. Quindi, sindaco sono già e mi ci trovo bene, come tale ivi nominato dal ministro della salute, nonostante l’opposizione dei granduchi, camerlenghi e ciambellani: semmai sarei interessato – se qualcuno mi volesse fare una raccomandazione – ad ampliare le mie esperienze di controllo anche altrove. Per esempio all’università degli studi, dove ho l’impressione che potrei (ed avrei potuto) portare qualche importante contributo, per evitare gli sciagurati rovesci che oggi tutti ci affliggono.

Per la guida dell’ateneo senese occorre un candidato che rifugga dalle logiche di partito ed abbia proposte concrete e realizzabili

Un comunicato del Tavolo dell’Alternativa Senese sulla situazione dell’Università di Siena.

Il Tavolo dell’Alternativa Senese. Il 27 maggio 2010 si è svolta una nuova riunione del Tavolo dell’Alternativa Senese per proseguire la discussione, iniziata in un precedente incontro, sulla situazione dell’Università di Siena e le sue prospettive di risanamento e sviluppo. Ai lavori hanno partecipato docenti e personale tecnico ed amministrativo, al fine di avere un quadro chiaro ed approfondito della situazione ed un qualificato contributo di idee da parte di chi quotidianamente opera nell’ateneo. La discussione ha evidenziato il permanere di una situazione di estrema gravità, non solo a livello finanziario, ma anche sotto il profilo organizzativo e gestionale, e la pressoché totale assenza, da parte degli organi di ateneo, di una politica di rilancio dell’istituzione.

È stata, inoltre, da tutti sottolineata la totale inerzia dell’Amministrazione comunale che nessun contributo ha a tutt’oggi fornito per la salvaguardia dell’ateneo senese e la tutela dei suoi dipendenti. Le forze politiche partecipanti al tavolo hanno unitariamente rilevato la necessità che chiunque si candidi alla guida dell’ateneo rifugga dalle logiche politiche e di partito e presenti un programma realisticamente realizzabile, dotato di proposte concrete e privo di sterili dichiarazioni di principio e buoni propositi. Il Tavolo dell’Alternativa continuerà a mantenere alta l’attenzione sulla prestigiosa istituzione cittadina con iniziative finalizzate a favorire il confronto ed il dibattito sui problemi concreti da risolvere e sulle responsabilità che hanno determinato la situazione di gravissima crisi.

Un percorso per il risanamento dell’ateneo senese che punti sulla qualità della ricerca e della didattica e su una maggiore efficacia dell’attività amministrativa

Angelo Riccaboni. Care e cari componenti della nostra comunità universitaria, dopo essermi confrontato con docenti, tecnici, amministrativi e studenti dell’Ateneo, ho deciso di presentare la mia candidatura alle prossime elezioni per la carica di Rettore, proponendo un percorso per il risanamento che punti sulla qualità della ricerca e della didattica e su una maggiore efficacia dell’attività amministrativa. Sono pienamente consapevole della gravosità di tale impegno, acuita dalla difficile situazione nella quale versa ancora la nostra Università.

Il principale motivo che mi spinge a candidarmi, insieme al fortissimo attaccamento nei confronti dell’Istituzione e alla fede che ripongo nell’Università come luogo di produzione e trasmissione di ogni forma di sapere, sta nel desiderio di mettere a disposizione le mie competenze, esplicitamente pertinenti ai temi della gestione e del bilancio e ai problemi dell’organizzazione del lavoro nelle strutture complesse; confacenti, pertanto, ad una guida strategica consapevole del nostro Ateneo. Vorrei, inoltre, condividere con la nostra comunità le idee e le esperienze maturate sui temi dell’internazionalizzazione, della programmazione delle attività universitarie e dei rapporti con le istituzioni e gli enti della società civile.

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Consigli al nuovo rettore dell’Università di Siena

Pier Egisto Valensin. Ho letto con grande attenzione l’intervista rilasciata a Francesco Meucci de La Nazione “Focardi parte in quarta – Sanità, ricerca e casa – Così cambio l’ateneo”. Credo che partire in quarta sia tipico del nuovo rettore, con cui mi congratulo e a cui desidero testimoniare la mia fiducia, convinto come sono che abbia le carte in regola per mettere in pratica i suoi buoni propositi: i temi scelti sono quelli giusti, profondamente connessi tra loro, purché si aggiunga quello della formazione, visto che riguardano profondamente lo sviluppo armonico della città. Quindi niente di meglio di un docente-ricercatore-contradaiolo. E la sanità? Qui, è ovvio, bisogna aver pazienza, il nuovo rettore deve farsi le ossa; è importante però che abbia da subito le idee chiare, che parta con il piede giusto. Spero pertanto che accetti con favore qualche suggerimento in questo campo da un ex-docente medico-ricercatore-contradaiolo (devo ammetterlo all’acqua di rose in confronto a lui – e, a proposito di rose, si sa che la gente dà buoni consigli, sentendosi come Gesù nel tempio, si sa che la gente dà buoni consigli, se non può più dare il cattivo esempio).
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«Fuori dal coro»… sul nuovo e sul vecchio rettore dell’Ateneo senese

Pier Egisto Valensin. Rien ne va plus. I giochi sono fatti e Giovanni Grasso può dare atto al sottoscritto, astrologo di Brozzi, di aver previsto esattamente l’esito finale dell’elezione rettorale. Rien ne va plus. Il vecchio rettore se ne va, con il corredo (legittimo) di una struggente lettera di commiato in cui rivendica (scontato) i propri meriti e la propria coerenza che, questa sì, gli va ampiamente riconosciuta, anche se non indirizzata ad obiettivi che personalmente giudico quelli giusti. Il nuovo rettore si insedia, ringraziando tutti, proprio tutti, in mezzo al giubilo di tutti, proprio tutti. E qui, detto fuori dal coro, qualcosa non mi torna: perché esultano per la vittoria di chi appariva il candidato del cambiamento tutti coloro che avevano fatto quadrato intorno al personaggio emblema dello status quo? In un simile contesto gli elogi al candidato si fanno prima, per ciò che ha fatto nella sua vita e per ciò che si impegna a fare una volta eletto, dopo, per ciò che fa e non semplicemente perché ha vinto (anzi stravinto); nel frattempo, si fa quel che intende fare con questa nota e in assoluta sincerità il sottoscritto, ci si congratula, gli si augura buon lavoro e gli si raccomanda di presentare subito un programma di lavoro che testimoni un rinnovato impegno di rispetto della legalità e di democraticità formale e sostanziale e soltanto dopo di procedere alla nomina dei propri delegati, scelti fra quelli più adatti a mettere in pratica le sue chiare indicazioni programmatiche.
Il nuovo rettore merita sicuramente credito e fiducia che possa realizzare ciò che si è proposto (in una dichiarazione di oggi a La Nazione afferma di mettere al primo posto ricerca e sanità), ma il sottoscritto vorrebbe che gli fossero fugati i pur che minimi dubbi che abbia qualche conto da saldare e che ciò possa interferire sulla sua volontà di far bene. Nonostante il numero dei candidati, la campagna elettorale non è stata poi così sostanzialmente diversa, soprattutto per quanto riguarda la trasparenza, da quando il candidato era uno solo. Per questo motivo, per scacciare questi pur che minimi dubbi, vorrei chiedere a Giovanni Grasso, certo meglio informato di me, se è in grado di rispondere alla seguente trinariciuta domanda: l’andamento della campagna elettorale e il suo esito finale sono stati influenzati (sì/no e, se sì, in che modo e fino a che punto): (a) dalle vicende giuridiche del rettore Tosi; (b) dall’efficientissimo Centro Comunicazione (e Marketing) d’Ateneo; (c) da partiti, organizzazioni sindacali centrali o di settore, altri tipi di istituzioni. Grazie.

P.S. Colgo l’occasione per ringraziare, per il benevolo commento, M.A.G.M.B. che, giuro, non ho la più pallida idea di chi sia.

Silvano Focardi è il nuovo rettore dell’Università degli Studi di Siena

Silvano Focardi: voti 515; Antonio Cardini: voti 382; schede bianche: 48; schede nulle: 29.

Dopo 20 anni di governo ad opera dello stesso gruppo, con candidature uniche e cooptazioni a tutti i livelli, l’elezione del nuovo rettore rappresenta un forte segnale di cambiamento in un drammatico momento di gravi emergenze per il nostro Ateneo. È necessario che l’apporto di tutti sia finalizzato alla salvaguardia della istituzione, messa a grave repentaglio da una gestione impropria. Noi tutti ci stringiamo attorno al nuovo rettore con il nostro piccolo contributo, perché prima di tutto si faccia portavoce delle istanze di tutti quelli che non sono stati rappresentati ed assicuri quello che a Siena non è ancora emerso: il concetto di “giustizia scientifica”, ossia le pari opportunità di ricerca e di lavoro per tutti, studenti, personale tecnico-amministrativo e docenti.

Pubblicato da: il Cittadino Oggi, 24 marzo 2006.

Elezioni del rettore, mutazione genetica del palio e classe dirigente a Siena

StemmaUnisiM.A.G.M.B. Egregio Professore Giovanni Grasso, leggo su “La Nazione“ del 16 marzo u.s.: “Silvano Focardi inizia primo il terzo giro di Piazza, si direbbe prendendo in prestito la terminologia paliesca. Tallonato da quel cavallo di razza che è Antonio Cardini. Un capitano (Chiocciola) contro un ex governatore (Oca): questi i candidati che andranno al ballottaggio per diventare rettore dell’università mercoledì 22 marzo.” … E più giù … “Cosa succede adesso? Il capitano Focardi dovrà mettersi a fare i partiti, ma anche l’ex governatore Cardini conosce il meccanismo”. Chi è in grado di capire, può giudicare da solo. Sono ormai anni e anni che i giornali si servono di immagini come queste che, sfrondate dalla retorica, lasciano un residuo consistente. Per chi “conosce il meccanismo” (non ci vogliono delle menti sovrane per conoscerlo!) i “partiti” sono gli accordi segreti, (i senesi nei giorni del palio hanno tutti la vocazione del complotto) volti al prevalere senza scrupoli di sorta: strategia, che non esclude i voltafaccia e la mancata fede alla parola data (che viene però mantenuta, a risultato ottenuto, nei pagamenti) e che istituzionalizza taluni comportamenti che non possono essere accettati fuori del “sistema palio”: primo la corruzione (nella restante società si chiama così!) di chiunque possa risultare utile, ivi compresi i fantini delle contrade avversarie che possono essere “comprati” col denaro, anche se rischiano di essere accoppati. Questo nel tentativo di far vincere la propria contrada o di far perdere con ignominia la nemica. Non credo che ci sia mai stata una contrada che abbia fatto causa per farsi restituire il maltolto. Sono questioni che vengono regolate, se vengono regolate, in altro modo. È quindi un sistema chiuso, decisamente anacronistico e fondamentalmente antieconomico (questo è sicuramente un pregio!), dove le contrade spendono i soldi dei contradaioli con pochi rientri.
 Spendono per la gloria! La forza, l’orgoglio, la superbia, l’astuzia, la frode, il raggiro, la volontà di dominare fino ad annientare l’avversario e ad umiliarlo con il dileggio sono valori che scaturiscono dalle profondità del medioevo e del rinascimento e che in altri contesti possono non esserlo e che comunque non possono essere trasportati come tali sul piano dell’etica corrente che è già sufficientemente dissestata e degradata per motivi del tutto differenti e relativi all’attuale società in generale. Tanto meno possono essere indicati come strada da percorrere a chi vuole diventare rettore dell’Università di Siena.

Nell’immediato dopoguerra e fino agli anni 50-60 Siena era molto povera, la miseria e il bisogno si vedevano ancora da molte parti. Chi vi ha vissuto (se è ancora vivo) lo ha dimenticato per bearsi del passato glorioso e chi non era nato ha la scusa di non averlo visto. Il palio era il divertimento e lo sfogo del popolino (che negli anni ’30 in un libro di Ezio Felici veniva ancora definito una plebe), degli ortolani e dei contadini dei “contorni” che venivano a Siena in quei giorni di festa, e che rompevano le costole alle persone coi loro gomiti “più duri del ferro”. Sono solo di 50 anni prima (la fine dell’800) le più belle descrizioni di questa folla multicolore. Fino al 1950 sono esistite a Siena persone, sopratutto ortolani, che non avevano mai visto il mare. Era dura a spiegarglielo! perché non riuscivano a farsene un’idea. Il palio, che per molti sostituiva la villeggiatura, ha avuto la sua mutazione genetica negli anni ’60 quando professionisti, studiosi e politici, non importa di quale professione, di quale disciplina e di quale partito, hanno cominciato a pubblicare sull’argomento. Già negli anni ’90 all’Archivio di Stato un enorme schedario non riusciva più a contenere i titoli delle pubblicazioni che avevano fatto. Dopo e ancor oggi le persone che appartengono a queste categorie si misurano l’un l’altra sulla base delle pubblicazioni fatte, e la stima che ricevono nella società che li circonda è dovuta alle pubblicazioni e alle cariche che ricoprono nelle contrade di appartenenza. ”Quelli con la giacchetta”, li definiva un contradaiolo. Le contrade sono così divenute le “corsie preferenziali” per professionisti, politici, studiosi e quanti sono nati con la vocazione di far parte della classe dirigente, che acquistano prestigio e salgono agli alti incarichi nella società senese senza che sia possibile distinguere il reale valore che hanno nella professione. Il palio non è un male in sé, il male è in chi lo usa.
Gentile Professore, Lei non diventerà rettore, ma col Suo Blog ha ottenuto un risultato insperato di cui probabilmente neanche Lei si è accorto e forse non saprebbe neanche dire quale……. i “rinoceronti” sono rimasti aggirati, anche se hanno taciuto: basterebbe tirare le conseguenze! Ma farò come l’Ariosto, lo dirò un’altra volta. “Incominciai con umil voce a dire Quel che io vo all’altro canto differire.”
Cordiali saluti, M.A.G.M.B.

Elezioni del rettore a Siena: riflessioni sull’ultimo confronto dai contenuti scontati

Pier Egisto Valensin. Sono andato alla riunione CGIL con i due candidati rettori rimasti al ballottaggio, un po’ per far onore all’unica tessera che mi rimane, ma, soprattutto, sperando, non più di tanto però, che venisse spiegato l’atteggiamento del sindacato sulle vicende giudiziarie del rettore vecchio e sull’elezione del rettore nuovo: come sarebbe stata motivata la valutazione di un “attacco politico al rettore e all’autonomia universitaria”, indotto dalla “dura battaglia anti-Moratti”, di cui sinceramente non mi ero accorto, come sarebbe stata motivata una scelta di campo elettorale che, per modi e tempi, suonava “avevamo una perla di rettore, stiamo attenti a sceglierne uno che faccia le stesse cose allo stesso modo”: mi sono trovato francamente a disagio a scoprirmi immerso in un clima “berlusconiano alla rovescia”, con “toghe azzurre anziché rosse”, anche se sono mancate almeno le accuse più becere sulla magistratura “cancro da estirpare” e sui giudici “mentalmente disturbati e antropologicamente diversi da ogni altro appartenente alla razza umana”.
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Siena: risultati della seconda votazione per l’elezione del Rettore

Quorum necessario: 560 voti. Silvano Focardi: 283 voti; Antonio Cardini: 243 voti; Alberto Auteri: 219 voti; Antonio Vicino: 199 voti; Romano Dallai: 55 voti. Schede bianche: 9; schede nulle: 5; voti dispersi: 1.

Il ballottaggio tra Silvano Focardi e Antonio Cardini si svolgerà il 22 marzo 2006.