Elezioni del rettore a Siena: riflessioni sull’ultimo confronto dai contenuti scontati

Pier Egisto Valensin. Sono andato alla riunione CGIL con i due candidati rettori rimasti al ballottaggio, un po’ per far onore all’unica tessera che mi rimane, ma, soprattutto, sperando, non più di tanto però, che venisse spiegato l’atteggiamento del sindacato sulle vicende giudiziarie del rettore vecchio e sull’elezione del rettore nuovo: come sarebbe stata motivata la valutazione di un “attacco politico al rettore e all’autonomia universitaria”, indotto dalla “dura battaglia anti-Moratti”, di cui sinceramente non mi ero accorto, come sarebbe stata motivata una scelta di campo elettorale che, per modi e tempi, suonava “avevamo una perla di rettore, stiamo attenti a sceglierne uno che faccia le stesse cose allo stesso modo”: mi sono trovato francamente a disagio a scoprirmi immerso in un clima “berlusconiano alla rovescia”, con “toghe azzurre anziché rosse”, anche se sono mancate almeno le accuse più becere sulla magistratura “cancro da estirpare” e sui giudici “mentalmente disturbati e antropologicamente diversi da ogni altro appartenente alla razza umana”.

Speranza delusa e deludente anche, a mio modo di vedere, tutta la riunione. Introduzione piatta e formale, poi 5 domande formulate da Angelaccio ai due “contendenti”, domande scontate e risposte scontate (con unica eccezione), che non potevano permettere di far emergere differenze che servissero a orientare l’elettorato. L’eccezione, peraltro importantissima, è venuta fuori nelle risposte di entrambi i candidati alla vietissima domanda sulle “quote rosa” nell’Ateneo senese: nessuno dei due ha sottolineato il lato positivo che, nel presente contesto di distribuzione delle cariche (di potere e non di servizio), le donne dimostrano evidentemente meno avidità di potere e più spirito di servizio; tutti e due però hanno solennemente affermato che le cariche sarebbero dovute nascere dal basso e si sono formalmente impegnati a non influenzarne minimamente l’attribuzione; questa è “rivoluzione”, signori, rispetto allo stato attuale, in cui il rettore vecchio si è sempre dichiarato “super partes”, ma poi, di fatto, c’è stato così tanto sopra alle “partes” che queste sono risultate schiacciate e ridotte ai minimi termini. Non ho ragione di supporre che il nuovo rettore, l’uno o l’altro, venga meno a un impegno così importante e pubblicamente assunto. Poi le domande dall’uditorio, scritte e senza possibilità di replica.
Io ne ho fatta una sul ruolo del nuovo rettore nell’Azienda Ospedaliera Universitaria Senese, tematica che non si esaurisce nell’attività assistenziale, ma investe pesantemente i campi della ricerca, della formazione e dell’integrazione dell’Università nel tessuto cittadino. Entrambe le risposte sono state, più ancora che deludenti, sconcertanti, ma, per non annoiare troppo e tutto insieme, mi riservo di motivare domani questo giudizio negativo.

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Una Risposta

  1. L’intervento del Prof. Valensin è il primo segno che il suo Blog è avviato (P.E. Valensin “dall’Istrice” è sempre stato una persona intelligente e sensibile) ed è la prima persona di valore uscita dal cerchio dove si sono chiusi i “rinoceronti” insieme a tanti altri che non c’entrano niente. Gli è bastato fare un passo per venire avanti, cosa che possono fare anche altri. Molti complimenti al Prof. Valensin, per aver detto qualcosa di concreto; speriamo che non rimanga il solo.
    Per Lei è il momento di insistere.
    Saluti
    M.A.G.M.B.

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