Elezioni del rettore, mutazione genetica del palio e classe dirigente a Siena

StemmaUnisiM.A.G.M.B. Egregio Professore Giovanni Grasso, leggo su “La Nazione“ del 16 marzo u.s.: “Silvano Focardi inizia primo il terzo giro di Piazza, si direbbe prendendo in prestito la terminologia paliesca. Tallonato da quel cavallo di razza che è Antonio Cardini. Un capitano (Chiocciola) contro un ex governatore (Oca): questi i candidati che andranno al ballottaggio per diventare rettore dell’università mercoledì 22 marzo.” … E più giù … “Cosa succede adesso? Il capitano Focardi dovrà mettersi a fare i partiti, ma anche l’ex governatore Cardini conosce il meccanismo”. Chi è in grado di capire, può giudicare da solo. Sono ormai anni e anni che i giornali si servono di immagini come queste che, sfrondate dalla retorica, lasciano un residuo consistente. Per chi “conosce il meccanismo” (non ci vogliono delle menti sovrane per conoscerlo!) i “partiti” sono gli accordi segreti, (i senesi nei giorni del palio hanno tutti la vocazione del complotto) volti al prevalere senza scrupoli di sorta: strategia, che non esclude i voltafaccia e la mancata fede alla parola data (che viene però mantenuta, a risultato ottenuto, nei pagamenti) e che istituzionalizza taluni comportamenti che non possono essere accettati fuori del “sistema palio”: primo la corruzione (nella restante società si chiama così!) di chiunque possa risultare utile, ivi compresi i fantini delle contrade avversarie che possono essere “comprati” col denaro, anche se rischiano di essere accoppati. Questo nel tentativo di far vincere la propria contrada o di far perdere con ignominia la nemica. Non credo che ci sia mai stata una contrada che abbia fatto causa per farsi restituire il maltolto. Sono questioni che vengono regolate, se vengono regolate, in altro modo. È quindi un sistema chiuso, decisamente anacronistico e fondamentalmente antieconomico (questo è sicuramente un pregio!), dove le contrade spendono i soldi dei contradaioli con pochi rientri.
 Spendono per la gloria! La forza, l’orgoglio, la superbia, l’astuzia, la frode, il raggiro, la volontà di dominare fino ad annientare l’avversario e ad umiliarlo con il dileggio sono valori che scaturiscono dalle profondità del medioevo e del rinascimento e che in altri contesti possono non esserlo e che comunque non possono essere trasportati come tali sul piano dell’etica corrente che è già sufficientemente dissestata e degradata per motivi del tutto differenti e relativi all’attuale società in generale. Tanto meno possono essere indicati come strada da percorrere a chi vuole diventare rettore dell’Università di Siena.

Nell’immediato dopoguerra e fino agli anni 50-60 Siena era molto povera, la miseria e il bisogno si vedevano ancora da molte parti. Chi vi ha vissuto (se è ancora vivo) lo ha dimenticato per bearsi del passato glorioso e chi non era nato ha la scusa di non averlo visto. Il palio era il divertimento e lo sfogo del popolino (che negli anni ’30 in un libro di Ezio Felici veniva ancora definito una plebe), degli ortolani e dei contadini dei “contorni” che venivano a Siena in quei giorni di festa, e che rompevano le costole alle persone coi loro gomiti “più duri del ferro”. Sono solo di 50 anni prima (la fine dell’800) le più belle descrizioni di questa folla multicolore. Fino al 1950 sono esistite a Siena persone, sopratutto ortolani, che non avevano mai visto il mare. Era dura a spiegarglielo! perché non riuscivano a farsene un’idea. Il palio, che per molti sostituiva la villeggiatura, ha avuto la sua mutazione genetica negli anni ’60 quando professionisti, studiosi e politici, non importa di quale professione, di quale disciplina e di quale partito, hanno cominciato a pubblicare sull’argomento. Già negli anni ’90 all’Archivio di Stato un enorme schedario non riusciva più a contenere i titoli delle pubblicazioni che avevano fatto. Dopo e ancor oggi le persone che appartengono a queste categorie si misurano l’un l’altra sulla base delle pubblicazioni fatte, e la stima che ricevono nella società che li circonda è dovuta alle pubblicazioni e alle cariche che ricoprono nelle contrade di appartenenza. ”Quelli con la giacchetta”, li definiva un contradaiolo. Le contrade sono così divenute le “corsie preferenziali” per professionisti, politici, studiosi e quanti sono nati con la vocazione di far parte della classe dirigente, che acquistano prestigio e salgono agli alti incarichi nella società senese senza che sia possibile distinguere il reale valore che hanno nella professione. Il palio non è un male in sé, il male è in chi lo usa.
Gentile Professore, Lei non diventerà rettore, ma col Suo Blog ha ottenuto un risultato insperato di cui probabilmente neanche Lei si è accorto e forse non saprebbe neanche dire quale……. i “rinoceronti” sono rimasti aggirati, anche se hanno taciuto: basterebbe tirare le conseguenze! Ma farò come l’Ariosto, lo dirò un’altra volta. “Incominciai con umil voce a dire Quel che io vo all’altro canto differire.”
Cordiali saluti, M.A.G.M.B.

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