«Fuori dal coro»… sul nuovo e sul vecchio rettore dell’Ateneo senese

Pier Egisto Valensin. Rien ne va plus. I giochi sono fatti e Giovanni Grasso può dare atto al sottoscritto, astrologo di Brozzi, di aver previsto esattamente l’esito finale dell’elezione rettorale. Rien ne va plus. Il vecchio rettore se ne va, con il corredo (legittimo) di una struggente lettera di commiato in cui rivendica (scontato) i propri meriti e la propria coerenza che, questa sì, gli va ampiamente riconosciuta, anche se non indirizzata ad obiettivi che personalmente giudico quelli giusti. Il nuovo rettore si insedia, ringraziando tutti, proprio tutti, in mezzo al giubilo di tutti, proprio tutti. E qui, detto fuori dal coro, qualcosa non mi torna: perché esultano per la vittoria di chi appariva il candidato del cambiamento tutti coloro che avevano fatto quadrato intorno al personaggio emblema dello status quo? In un simile contesto gli elogi al candidato si fanno prima, per ciò che ha fatto nella sua vita e per ciò che si impegna a fare una volta eletto, dopo, per ciò che fa e non semplicemente perché ha vinto (anzi stravinto); nel frattempo, si fa quel che intende fare con questa nota e in assoluta sincerità il sottoscritto, ci si congratula, gli si augura buon lavoro e gli si raccomanda di presentare subito un programma di lavoro che testimoni un rinnovato impegno di rispetto della legalità e di democraticità formale e sostanziale e soltanto dopo di procedere alla nomina dei propri delegati, scelti fra quelli più adatti a mettere in pratica le sue chiare indicazioni programmatiche.
Il nuovo rettore merita sicuramente credito e fiducia che possa realizzare ciò che si è proposto (in una dichiarazione di oggi a La Nazione afferma di mettere al primo posto ricerca e sanità), ma il sottoscritto vorrebbe che gli fossero fugati i pur che minimi dubbi che abbia qualche conto da saldare e che ciò possa interferire sulla sua volontà di far bene. Nonostante il numero dei candidati, la campagna elettorale non è stata poi così sostanzialmente diversa, soprattutto per quanto riguarda la trasparenza, da quando il candidato era uno solo. Per questo motivo, per scacciare questi pur che minimi dubbi, vorrei chiedere a Giovanni Grasso, certo meglio informato di me, se è in grado di rispondere alla seguente trinariciuta domanda: l’andamento della campagna elettorale e il suo esito finale sono stati influenzati (sì/no e, se sì, in che modo e fino a che punto): (a) dalle vicende giuridiche del rettore Tosi; (b) dall’efficientissimo Centro Comunicazione (e Marketing) d’Ateneo; (c) da partiti, organizzazioni sindacali centrali o di settore, altri tipi di istituzioni. Grazie.

P.S. Colgo l’occasione per ringraziare, per il benevolo commento, M.A.G.M.B. che, giuro, non ho la più pallida idea di chi sia.

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