Ancora una volta l’Università di Siena è prima in tutto!

Angelo Riccaboni. È stata pubblicata la classifica CENSIS nella quale l’Università di Siena si posiziona al secondo posto assoluto tra gli Atenei italiani, confermando il risultato dello scorso anno, e mostrando la propria capacità di mantenere elevati livelli di qualità nella ricerca e nella didattica. Inoltre, ben 7 delle nostre Facoltà si posizionano entro i primi 10 posti nelle rispettive classifiche di merito, con Giurisprudenza al primo posto in Italia, le due facoltà di Lettere e filosofia al secondo posto, Economia al terzo, Scienze politiche al quarto, Ingegneria e Farmacia al nono posto. Ringrazio i colleghi e le colleghe per l’impegno profuso per raggiungere così importanti risultati.

Rabbi Jaqov Jizchaq. …rincuorati dal fatto che l’università di Arezzo è la meglio università d’Italia; storditi dalle baggianate secondo cui “Siena guadagna il secondo posto assoluto nella classifica del CENSIS” (falso), invito, chi sia interessato, a leggere le suddette classifiche. Premesso il carattere bizzarro di queste classifiche, si noterà che Siena primeggia tra gli atenei sostanzialmente di taglia piccola ed è fonte di notevole soddisfazione l’aver battuto Cassino (sebbene, in ottica neopatriottica, non si riesca a capire bene il distacco da Trento e Trieste). Il confronto con atenei di altro stozzo neppure è accennato; ma questo basta perché le solite gazzette scrivano: “tuto va ben, madama la marchesa”. Non è per fare il disfattista, ma così “dura minga”…

«Nel nuovo Statuto dell’Università di Siena non viene mai menzionato il “pareggio di bilancio”»

Ieri, dopo un incontro con i sindacati universitari (Cgil, Cisl, Uil, Ugl, Cisapuni, RdB, Cisal, Rsu), il Sindaco di Siena, Franco Ceccuzzi, ha rilasciato la seguente dichiarazione.

Franco Ceccuzzi. Ho preso atto delle questioni sollevate dai sindacati e mi sono reso disponibile per un confronto con l’amministrazione universitaria. Un confronto strategico su una serie di temi, dal monitoraggio del piano di risanamento e dei suoi effetti, alla riorganizzazione della didattica e dell’offerta formativa, dall’elaborazione e approvazione del nuovo Statuto fino ai decreti legislativi in attuazione della Legge Gelmini. Ho presentato ai sindacati i contenuti del confronto fra Provincia, Comune e Rettore sul nuovo Statuto e dei quattro punti sui quali abbiamo chiesto una riflessione alla commissione. Abbiamo inoltre convenuto che, nello Statuto, non viene mai menzionato il “pareggio di bilancio”, che dovrebbe essere un principio ispiratore di tutte le scelte amministrative e gestionali. Un’affermazione che, alla luce della storia degli ultimi anni, non appare ridondante né fuori luogo. Domani in consiglio comunale riporterò le preoccupazioni sollevate dai sindacati, con la convinzione che il consiglio comunale esprimerà tutta la sua vicinanza ai lavoratori e il sostegno al nostro Ateneo.

Quel che non si deve vedere, il rettore di Siena lo rivernicia con “DIPINT”

ANCORA UNA VOLTA IL RETTORE SBAGLIA METODO

Unione Sindacale di Base Università di Siena. Viene portato, oggi, in Consiglio di Amministrazione il regolamento del Dipartimento amministrativo interistituzionale (DIPINT). Domani sarà discusso in Consiglio di Facoltà di Medicina. Il DIPINT è una struttura amministrativa che dovrà essere di supporto all’attività di ricerca, di formazione, con l’obiettivo di rafforzare sempre più l’integrazione fra AOUS e UNISI. Sono mesi che il Rettore, la Direttore Amministrativa si incontrano con i vertici dell’Azienda per definire l’istituzione di tale struttura, definire il personale che vi opererà e definirne il regolamento. Si veda la delibera dell’AOUS approvata in data 24 maggio 20112. L’Azienda ospedaliera universitaria ha istituito già la struttura che è inserita nel suo organigramma ma che opera principalmente con personale universitario. Esiste una lista di nominativi che nessuno ha ancora potuto vedere, eppure è allegata alla delibera dell’AOUS. Il regolamento viene portato in CdA senza che i consiglieri ne abbiano avuto copia. Inoltre, nessuna delle OO.SS. né la RSU ha avuto modo di confrontarsi su tale questione, con documenti scritti e non chiacchiere, con i vertici universitari o aziendali. Eppure di personale che andrà a lavorare in questa struttura ce n’è, circa 200 unità. Questa struttura è utile all’Ateneo perché porta risorse economiche (8 milioni) viene detto, ma non affermiamo che siamo pregiudizialmente contrari vogliamo poterci confrontare. Sono mesi che chiediamo di discutere di questa tematica. Pensate che a Firenze, citata come esempio nella stessa delibera dell’AOUS, se n’è già parlato tre volte in contrattazione. Qui niente. Allora viene da pensare che se uno nasconde quello che fa un motivo ci deve essere. Eppure di tempo ne abbiamo perché l’organizzazione del DIPINT è prevista per il 30 settembre 2011. Chiediamo ai consiglieri di amministrazione di non votare il regolamento portato oggi al punto 5 dell’ordine del giorno perché non sono state seguite delle semplici regole di gestione di una pubblica amministrazione: trasparenza, chiarezza e condivisione. Come potete approvare un documento così articolato senza averlo letto e meditato? Noi siamo disposti ad affrontare le problematiche di questo Ateneo e anche le novità come questa, deve essere il Rettore, insieme alla Direttore Amministrativa, a dire cosa vuole fare.

Il segretario generale della Cgil di Siena si candida a guidare l’università

Claudio Guggiari. La formulazione attuale del nuovo Statuto dell’Università degli Studi di Siena ancora non convince, almeno nella parte relativa alla partecipazione degli Enti locali nel CdA. Una regola farraginosa quella dell’art. 32, per quanto migliorata rispetto alla prima formulazione, che fa intendere la volontà di avere un rapporto determinante con gli enti territoriali ma non ne certifica la presenza nell’organo di governo. Sono incomprensibili le reticenze che evidentemente si manifestano all’interno della comunità accademica di fronte alla sacrosanta necessità di mantenere l’Ente in un rapporto costante e diretto con il territorio che ne esprime la sua natura. Gli sforzi che sono stati fatti devono ora poter concretizzare un modello gestionale che sia rispettoso dell’esigenza della nostra collettività di essere responsabilmente artefice del suo futuro. In un equilibrio che non ne comprometta l’essenza scientifica e possa determinare la più ampia partecipazione di genere al suo governo.

L’università di Siena non si salva con i buoni sentimenti e le buone intenzioni ma con impegni concreti

Dalle “parole” del segretario generale della Cgil di Siena, Claudio Guggiari, alle “proposte concrete” di Roberto Petracca, due interventi in risposta alle dichiarazioni del sindaco di Siena e del Presidente della Provincia.

Roberto Petracca. In relazione alle preoccupazioni sull’università espresse dal sindaco di Siena 
e dal presidente della Provincia trovo che i loro buoni sentimenti e le loro 
buone intenzioni siano indubbiamente apprezzabili. Nell’agire di Ceccuzzi e 
Bezzini manca però qualcosa di pratico, tangibile e misurabile. Le cose da fare non sono facili o banali ma con un po’ di buona volontà e impegno potrebbero farle. Ne propongo giusto un paio:

1) Poiché il dissesto finanziario dell’università si riflette in un grosso danno per Comune e Provincia sarebbe il caso che questi si costituissero parte civile nei processi invece di brancolare nel buio chiedendosi a che punto sia la magistratura. Se lo facessero insieme a Riccaboni e alla stessa università sarebbe molto meglio. In questo modo contribuirebbero tutti insieme a realizzare una vera e propria rivoluzione: liberare l’università da quel clima di omertà e terrore che attanaglia il 99% dei suoi dipendenti che, avendo famiglia, stanno attentissimi a non inimicarsi i potenti dai quali pensano di dipendere come d’autunno, sugli alberi, le foglie.

2) Poiché il disavanzo strutturale dell’università non si risana senza tagliare almeno un terzo dei suoi amministrativi, per i loro fabbisogni di personale Ceccuzzi e Bezzini potrebbero attingere tra gli amministrativi dell’università invece di attingere dai soliti canali che la politica usa. I voti li prenderebbero ugualmente o, forse, in misura anche maggiore.

Non sono affatto certo che basterebbero queste due cose per risanare l’università. La realtà è complessa e non si andrà da nessuna parte senza metterci molto altro e pure un po’ di creatività e immaginazione. Se però le mettessero in pratica, sicuramente Ceccuzzi e Bezzini darebbero un segno di dinamismo e capacità di rinnovarsi.

Claudio Guggiari. Ritengo opportuna l’attenzione che le principali istituzioni locali stanno dimostrando nei confronti della situazione dell’Università degli Studi di Siena. Gli elementi organizzativi ed economici anche alla luce del decreto sul dissesto degli atenei continuano a sottolineare una condizione di estrema difficoltà dell’ente che ha certamente bisogno di scelte difficili che devono essere condivise. La storia antica che ne determina il suo Dna si lega ad un rapporto viscerale con il territorio. E da qui, come abbiamo sostenuto da molto tempo, che si devono trarre le principali energie per traghettare un ente vivo e vegeto nel futuro. Un territorio che ha bisogno e può contemporaneamente mettere a disposizione una ‘intelligenza’ che in un mondo globalizzato non può che fondarsi sulla ricerca, la formazione, la diffusione e lo sviluppo del nostro sistema scientifico, culturale e d’istruzione pubblica. È fondamentale che il territorio possa quindi assumersi le responsabilità che sono necessarie.

«Siamo ancora in attesa di conoscere di chi siano le responsabilità del dissesto e se si sono conclusi gli accertamenti sulla regolarità dell’elezione del Rettore di Siena»

Franco Ceccuzzi (Sindaco di Siena) e Simone Bezzini (Presidente della Provincia). Per il futuro della nostra Università e quindi della nostra città e della nostra provincia si aprono giorni, settimane e mesi cruciali. L’Ateneo si trova di fronte a passaggi decisivi per il suo futuro e per quello dei lavoratori, dei ricercatori, del corpo docente, degli assegnisti, dei precari, dei Cel e di tutti coloro che vivono con grande apprensione e sulla loro pelle le conseguenze di atti di cui non hanno alcuna responsabilità, come la gestione del piano di risanamento. Siamo ancora in attesa, inoltre, di conoscere di chi siano le responsabilità di una distruzione di valore, senza precedenti nella storia di Siena; se si sono conclusi gli accertamenti sulla regolarità dell’elezione del Rettore. In questo complesso contesto si inseriscono altre due vicende rilevanti per l’Ateneo. La prima riguarda le conseguenze che avrà il decreto legislativo della legge 240/2010 (la cosiddetta Gelmini) che fisserà i criteri per il commissariamento degli Atenei in dissesto e l’altra si riferisce all’elaborazione del nuovo statuto della nostra Università. Si tratta di atti e percorsi, di natura diversa, ma che pur separatamente e nelle distinte autonomie, concorreranno a determinare il futuro dell’Università e di conseguenza la statura di tutto il territorio senese.

Il nostro compito alla guida delle istituzioni è quello di partecipare attivamente ai processi in atto, nel pieno rispetto dell’autonomia dell’Università, ma con la consapevolezza che in passato, tutto ciò che sta intorno all’Ateneo non abbia vigilato abbastanza per evitare la situazione deficitaria in cui versa oggi. A noi stanno a cuore, prima di tutto, il futuro della città di Siena e della sua provincia e quello di tutte le persone che lavorano nell’Ateneo. Come soggetti pro tempore al servizio delle nostre istituzioni dobbiamo garantire che, anche domani le generazioni future possano contare sulla presenza di un’istituzione prestigiosa e plurisecolare, come la nostra Università, fondata dal Comune di Siena nel 1240.

È stato infatti il connubio inscindibile con la città e con il territorio che la circonda, la ricchezza delle risorse intellettuali, scientifiche ed umane cresciute all’interno degli Studi di Siena a determinare fino ad oggi l’attrattività del nostro Ateneo, anche grazie alla qualità della vita e alla coesione sociale che li caratterizzano. Per questo è fondamentale dare continuità storica a questo legame che, negli anni ha contribuito ad alimentare e rafforzare lo sviluppo economico, sociale e culturale delle nostre comunità. Abbiamo ritenuto doveroso e non certamente invasivo, inviare al Rettore le nostre opinioni sulla bozza di nuovo Statuto, in attesa di avere un conforto dai nostri rispettivi organi istituzionali. Il nuovo Statuto da cui discende il governo dell’Università e il suo rapporto con il territorio senese dovrebbe a nostro avviso rafforzare quel connubio inscindibile che da quasi 800 anni ha fatto la forza del nostro Ateneo e di Siena. Se questo non dovesse accadere risulterebbe incomprensibile e produrrebbe una cesura storica tra Università e territorio.

Esprimiamo il nostro apprezzamento, rispetto alla decisione di approvare lo Statuto entro il 29 luglio dando così concretezza, grazie alla legge, all’idea di avere un consiglio di più che dimezzato rispetto ad oggi. In questo modo si avrà un CdA operativo in grado di garantire un governo dell’Ateneo efficiente ed efficace. Sarà importante inoltre che lo Statuto preveda equilibrio dei poteri, consiglieri indipendenti e, comunque, per lo meno indicati da soggetti terzi, senza che si verifichi una situazione di dipendenza tra controllato e controllore. In questo quadro anche la partecipazione della comunità locale dovrà esprimersi in forme nuove in coerenza con le direttive e i requisiti della legge con procedure che garantiscano qualità e competenza dei nominati e con uno sforzo di riduzione consistente della presenza delle istituzioni locali. Rinnoviamo la nostra disponibilità a partecipare ad ogni momento di confronto collegiale, anche di natura pubblica, che possa coinvolgere le altre istituzioni che oggi nominano un rappresentante nel consiglio di Amministrazione (Banca e Fondazione Mps) sia sullo Statuto che sulle prospettive del piano di risanamento.

Siena, università e città senza speranza

Da: Il Fatto Quotidinano (25 giugno 2011).

Cosimo Loré. A Parma il giorno stesso in cui si è saputo che erano state distratte risorse pubbliche nella misura di qualche centinaio di migliaia di euro è scattata vivace una reazione popolare (manganellata dai soliti violenti di Stato).

A Siena, cinque anni dopo che ognuno aveva potuto ben comprendere la natura criminale e la rilevanza epocale (centinaia di milioni di euro con paralisi permanente di ogni assunzione e promozione del personale docente) del disastro della più importante istituzione culturale cittadina (l’antico ateneo: classe 1240!), nessuno (eccezion fatta per il sottoscritto che si è recato alla locale Procura della Repubblica, il titolare del blog Il senso della misura Giovanni Grasso e la consigliera di amministrazione Michela Muscettola) ha dato “segni di reazione vitale”, dimostrando sani riflessi. Altrove, ad esempio nell’ateneo barese, taluno aveva segnalato la stoltezza miserabile del fenomeno criminale accademico, da ricondurre non solo a ragioni rituali di status symbol ma anche a scellerate manovre di nepotismo ambientale.

Eppure si tratta del fallimento di una prestigiosa università prodotto da prolungata, continuativa, subdola, collegiale gestione delinquenziale di rettori e dirigenti che, una volta sorpresi con le mani nel sacco, hanno avuto la ostentata, ostinata spudoratezza di negare l’evidenza atteggiandosi a vittime, denigrando chi aveva osato rompere il muro di omertà e adire le vie legali e i mass media.

Se la giustizia ha da esser amministrata nel nome del popolo… in una città passiva (e collusa?!) come quella del Palio si affievoliscono assai le chance di punire la cricca e recuperare il maltolto.

Al peggio non v’è fine: dopo tutto quel che è stato accertato, c’è chi tra gli attuali amministratori e amministrati tenta la “soluzione” della cacciata (“prepensionamento”) dei veterani della docenza!

All’università di Siena si tagliano i professori per aumentare la didattica

SangennaroRoberto Petracca. Per rilanciare l’università devono anche aumentare le entrate allargando l’offerta didattica ed attraendo quindi studenti. Per farlo pensano di tagliare i professori ma, ahimé, la cosa è contro la logica comune e difficilmente potrà funzionare. Stiamo giusto assistendo al misero fallimento di un sindaco che non ha fatto in tempo a festeggiare la vittoria che già si ritrova sepolto dalla spazzatura che aveva promesso di debellare abolendo i termovalorizzatori. A volte però i colpi di genio potrebbero anche funzionare. All’università di Siena potrebbero in gran segreto aver copiato Marchionne e la Fiat. Potrebbero aver inventato un multijet della conoscenza che risparmiando professori aumenta la didattica, così come quel accrocchio taglia il consumo di carburante aumentando i cavalli su un’auto Fiat. Speriamo. Chiedendo il permesso a San Gennaro l’operazione potrebbe anche riuscire.

Con lo smantellamento di mezzo ateneo, a Siena, non saranno penalizzati i “vecchi” docenti ma i più giovani

Rabbi Jaqov Jizchaq. (…) in contesti “interdisciplinari”, ove trionfa la equi-ignoranza e le mansioni intercambiabili… un igienista dentale, del resto, non può forse riciclarsi come igienista mentale? In fondo è solo questione di una consonante e come ci illustrano recenti casi di cronaca si tratta di persone dotate di grande versatilità… Mi chiedo, se il “trend” inevitabile è quello di continuare a chiudere cattedre, interi settori disciplinari, corsi di laurea e dipartimenti con la prospettiva certa di non riaprirli mai più, che desiderio avranno di restare qui nei prossimi dieci o vent’anni quelle decine di docenti/ricercatori “giovani”, ieri potenziali eredi cui sarebbe passato il testimone, oggi bollati come “inutili” e la cui specifica competenza non sarà più richiesta, a prescindere da ogni valutazione scientifica; persone che non avranno più nessun punto di riferimento, avendo già da tempo blande possibilità di potersi dedicare alla ricerca, subendo emarginazione ed isolamento e per le quali, se sono strutturati, si dovrà inventare un qualche ruolo onde giustificare lo stipendio. Con lo smantellamento di mezzo ateneo, contrariamente a ciò che afferma una certa vulgata, a prenderla in quel posto sovente non sarà dunque il “vecchio”, che prima o poi va via con tanto di lauta pensione, ma molte decine tra i più giovani (leggasi: i quaranta-cinquantenni) che restano, ai quali, come ho già detto, il venir meno di ogni punto di riferimento (insegnamenti, corsi di laurea, dipartimenti) taglia l’erba di sotto i piedi, proprio quando surrealisticamente dal livello centrale si pretende da loro un maggior …impegno nella ricerca, nel mentre che glielo si impedisce, e si impongono criteri più severi di avanzamento, pur sapendo che di possibilità concrete di stabilizzazione o di carriera non ve ne sono. Chiedendomi che senso abbiano in un simile panorama espressioni come “libertà di ricerca” e “libertà d’insegnamento”, ritengo che sia a costoro, che si dovrebbe semmai concedere un lasciapassare ed un incentivo per andarsene altrove; quello che temo, è solo che anche di questa eventuale scialuppa di salvataggio finirebbero per usufruire invece per primi quegli incauti ufficiali che hanno provocato il naufragio, un po’ come accadde per il Titanic, ma forse più ancora per la “zattera della Medusa”, con relativi episodi di sopraffazione e di cannibalismo.

Siamo seri: se stiamo parlando di campi di studio rigorosi, non si può ragionare così, e qui a scomparire non è più l’inutile scienza del bue muschiato, bensì un pezzo cospicuo dell’ateneo. Non si può tacere sul fatto che un meccanismo automatico di causa/effetto tra estromissione degli strutturati anziani e immissione dei precari, nell’immediato non sussiste: che mandare via un “vecchio” ora come ora, se abbassa la pressione sul Fondo di finanziamento ordinario, non necessariamente apre la strada a un “giovane” che lo rimpiazza, nel medesimo settore (dopo, può essere troppo tardi). Dunque almeno non raccontiamoci balle sull’esito e sul senso ultimo di certe dolorose operazioni, giacché in diversi casi esse producono la chiusura definitiva di una struttura e di una esperienza, con tutti i risvolti umani e scientifici del caso (oltre naturalmente, alle ripercussioni sul dato statistico delle iscrizioni). Naturalmente tutto ciò è “inevitabile”, dice la vulgata, but not in my Backyard, of course: ma allora, in un’ottica di ristrutturazione che appaia minimamente credibile, torno a ripetere che invece di continuare con una sorta di “conventio ad excludendum”, dovrà essere dichiarato esplicitamente e senza infingimenti, ciò che si vuol salvare e ciò di cui si ritiene di poter fare a meno in quel poco che sopravviverà di questo ateneo, dove oramai vengono considerati “residuali” molti settori di base presenti in ogni università degna di questo nome. In tutt’ Europa esiste la mobilità e la programmazione sul territorio si fa così, non essendo considerato uno scandalo chiudere delle sedi, polarizzare le specializzazioni nei diversi atenei della regione e trasferire nel luogo appropriato il personale di settori dismessi perché non più sostenibili: se non si fa questo, mi spiegate cosa cacchio si pensa di fare?

“Aspettando le prescrizioni” per il dissesto dell’Università degli Studi di Siena

Monologo di un Procuratore della Repubblica

Outis. Che montagna di pratiche! Guardiamo stamani cosa emerge dal mucchio: “Malversazioni e porcherie varie all’Università di Siena“, bisogna provvedere con urgenza; ma qui che c’è? Orrore! “Tentativo di furto del ciuco all’Orto de’ Pecci“, un tentativo di abigeato a Siena! e per di più aggravato dall’ora notturna; dietro, ne sono quasi certo, c’è un traffico internazionale di ciuchi, li verniciano metallizzati e li spacciano per colibrì nei paesi arabi, mi pare di averlo sentito dire. L’Università può attendere, maiora premunt!