Ancora una volta l’Università di Siena è prima in tutto!

Angelo Riccaboni. È stata pubblicata la classifica CENSIS nella quale l’Università di Siena si posiziona al secondo posto assoluto tra gli Atenei italiani, confermando il risultato dello scorso anno, e mostrando la propria capacità di mantenere elevati livelli di qualità nella ricerca e nella didattica. Inoltre, ben 7 delle nostre Facoltà si posizionano entro i primi 10 posti nelle rispettive classifiche di merito, con Giurisprudenza al primo posto in Italia, le due facoltà di Lettere e filosofia al secondo posto, Economia al terzo, Scienze politiche al quarto, Ingegneria e Farmacia al nono posto. Ringrazio i colleghi e le colleghe per l’impegno profuso per raggiungere così importanti risultati.

Rabbi Jaqov Jizchaq. …rincuorati dal fatto che l’università di Arezzo è la meglio università d’Italia; storditi dalle baggianate secondo cui “Siena guadagna il secondo posto assoluto nella classifica del CENSIS” (falso), invito, chi sia interessato, a leggere le suddette classifiche. Premesso il carattere bizzarro di queste classifiche, si noterà che Siena primeggia tra gli atenei sostanzialmente di taglia piccola ed è fonte di notevole soddisfazione l’aver battuto Cassino (sebbene, in ottica neopatriottica, non si riesca a capire bene il distacco da Trento e Trieste). Il confronto con atenei di altro stozzo neppure è accennato; ma questo basta perché le solite gazzette scrivano: “tuto va ben, madama la marchesa”. Non è per fare il disfattista, ma così “dura minga”…

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32 Risposte

  1. Al Personale Docente
    Al Personale Tecnico e Amministrativo
    Ai Rappresentanti degli Studenti

    Care Colleghe e cari Colleghi,
    Care Studentesse e cari Studenti,

    ieri, anche in sede Crui, ho continuato a ricevere complimenti per l’ottimo posizionamento della nostra Università nella classifica del CENSIS.
    Desidero condividere la gratificazione prodotta da questo importante risultato, consapevole che ciò sia frutto dell’incessante impegno e della
    grande dedizione profusi, in particolare negli ultimi anni, da tutto il personale docente e tecnico-amministrativo e tradotti in un proficuo lavoro dedicato all’alto valore del bene comune.
    Certo che in questo difficile momento sia, più che mai, gradito raccogliere conferme sulla validità del modo di operare, rivolgo un particolare ringraziamento a coloro che si sono dedicati con competenza e professionalità alla redazione del nuovo Statuto – (i Proff.: Gian Domenico Comporti, Marco Bettalli, Ivo Biagianti, Maurizio Cotta, Emilio Mariotti, Felice Menicacci, Riccardo Mussari, Mario Perini, Felice Petraglia, Antonio Vicino, i Dottori Lorenzo Costa e Simone Cresti, gli Studenti Angela Scaglione e Mario Dimonte, supportati dalla Dott.ssa Salvatrice Massari, Responsabile della Divisione Atti Normativi e Affari Istituzionali e il suo staff) -, e del Codice Etico (i Proff.: Michela Manetti, Patrizia Blardi, Serenella Civitelli, Mario Gabbrielli, Agnese Magnani, Bernardo Mattarella, Marzia Pieri, Vittorio Santoro, la Dott.ssa Claudia Maria Trombetta, il Sig. Pietro Nava, gli Studenti Jacopo Acquarelli, Agnese Nicolaci e Gianluca Sessa, supportati dalla Dott.ssa Marta Moschini dello staff della Segreteria del Rettore) -, due importantissimi strumenti di governo per il risanamento e il rilancio della nostra istituzione.

    Cordiali saluti.

    Il Rettore
    Prof. Angelo Riccaboni

  2. Cortesemente, per il bene comune, risparmiate alla comunità civile la lettura di queste lettere dal sapore berlusconiano e prive di aderenza con la realtà. E rileggetevi la classifica del Censis. Per quanto riguarda il risanamento dell’università, credo di ripetere un’ovvietà, affermando che il rettore protempore e prototipo dell’inadeguatezza Angelo Riccaboni, non solo non risana ma addirittura riapre nuovi fronti per un altro danno all’ateneo stesso (vedi mancato pagamento della rata di giugno). E a tal proposito leggetevi la lettera dei revisori dei conti.

  3. …ma son proprio così i parlamentari e i presidenti che ci “governano”: http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/22/pd-il-giorno-dei-sospetti-e-dalema-attacca-voi-del-fatto-siete-tecnicamente-fascisti/147044/ Sacrosante le parole del Maestro e Regista!

    Morale della favola: ex fascisti ora PDL ed ex comunisti ora PD minacciano schiaffi e pugni e insieme a chi usa simboli di religioni per far politica formano la cricca padrona del futuro, della sicurezza, della vita dei nostri cari!!!

  4. @ Rabbi Jaqov Jizchaq: «Premesso il carattere bizzarro di queste classifiche, si noterà che Siena primeggia tra gli atenei sostanzialmente di taglia piccola»

    Se segui il link che tu stesso hai dato, oltre al numero d’ordine, sulla sinistra di ogni sede universitaria, noterai anche un altro numero alla sua destra. Questo è il punteggio globale ricevuto da quella università.
    Se li osservi con un poco di attenzione, noterai che il più alto di tutti (indipendentemente dalle dimensioni dell’ateneo) è 101.4, corrispondente a Trento, poi vengono Siena (99), il Politecnico di Torino (97.7), l’università di Brescia (97,4) e via via il resto.
    Se i criteri di punteggio sono gli stessi indipendentemente dalle dimensioni dell’ateneo, dire che Siena sia classificata al secondo posto assoluto non mi parrebbe improprio.

    Visto anche il commento di Repubblica: “l’eccellenza si trova negli atenei medi come quello di Trento, che ha raccolto un punteggio medio di 101,4 grazie soprattutto al numero e alla consistenza delle borse di studio offerte agli iscritti e alla qualità ottima del collegamento a Internet di aule e laboratori”, resta il giudizio (ben sintetizzato nelle ultime parole del messaggio di Cesare Mori https://ilsensodellamisura.com/2011/07/%c2%abnel-nuovo-statuto-dell%e2%80%99universita-di-siena-non-viene-mai-menzionato-il-%e2%80%9cpareggio-di-bilancio%e2%80%9d%c2%bb/comment-page-1/#comment-8776) sul valore di queste classifiche: Ma mi pare comunque meglio essere in cima che in fondo.

    saluti scettici
    Sesto Empirico

  5. «Se li osservi con un poco di attenzione, noterai che il più alto di tutti (indipendentemente dalle dimensioni dell’ateneo) è 101.4, corrispondente a Trento, poi vengono Siena (99), il Politecnico di Torino (97.7), l’università di Brescia (97,4).» Sesto Empirico

    Peggio che andar di notte. Noto che secondo codesti numeri a Siena avremmo addirittura umiliato Padova e il Politecnico di Milano, mentre Cassino avrebbe ampiamente surclassato Pisa e La Sapienza manco esiste a petto dell’università del Salento, la qual cosa è palesemente una presa per i cabasisi, che oltretutto qui suona particolarmente amara, perché cade proprio nel momento in cui l’offerta dell’università di Siena si sta ulteriormente impoverendo e diversi tra quei comparti scientifici che a Padova, Milano o Pisa primeggiano, vengono annichiliti riducendosi ai minimi termini. Queste graduatorie non hanno senso, se non si chiarisce cosa valutano e certo a fare i cavallucci, forse siamo più bravi che a Milano! Non resta che convenire con le considerazioni conclusive degli uffici di Cesare Mori. Sarei senz’altro contento di “essere arrivato uno”, se fosse vero e certo non voglio fare il disfattista, ma ricordo il vecchio motto gramsciano: “il pessimismo dell’intelligenza e l’ottimismo della volontà”, ossia l’opposto della vanagloria mischiata a neghittosità cui indulgono volentieri politici e gazzettisti. La fase, a mio modo di vedere, è quella che ho cercato di illustrare nei miei precedenti post e rifletterei anche sul fatto che molte delle cose sulle quali si è appuntata l’attenzione ammirata del CENSIS, probabilmente già non esistono più.

    P.S. Ma cosa valuteranno l’anno prossimo quelli del CENSIS, visto che le facoltà non esisteranno più e i corsi di laurea saranno gestiti a mezzadria da tre o quattro dipartimenti diversi?

  6. @ rabbi jaqov jizchaq: «Queste graduatorie non hanno senso, se non si chiarisce cosa valutano.»

    Dalla frase di Repubblica che ho citato par di capire che si basino più sui servizi offerti agli studenti che non sulla qualità della formazione che ne risulta. Per questo non gli importa se i settori scientifici primeggiano o no: quello che conta è quanto è agevole raggiungere l’agognato pezzo di carta.

    Però non sottovaluterei l’importanza di questi criteri dal punto di vista pratico, dal momento che della preparazione culturale dei laureati a quanto pare non importa nulla a nessuno (a partire dalle imprese che li costringono a cercare fortuna all’estero), e considerando che le università continuano ad essere pagate un tanto al chilo in base agli studenti che acchiappano (e i “criteri di qualità” in base ai quali si è faticosamente deciso che venisse distribuita una piccola frazione del finanziamento pubblico non sono tanto diversi da quelli del Censis).

    Anche se storicamente il successo dei grossi poli di attrazione universitari è dipeso largamente dalla fama dei docenti. Nessuno andava a Pergamo o ad Alessandria per le borse di studio o i papiri gratis. Ma ben pochi ci sarebbero andati se non ci fosse stata una qualche forma di accoglienza.
    Insomma, ci vogliono entrambe le cose: buone scuole e buona organizzazione. Va da sé che una buona organizzazione senza scuola serve a ben poco, ma questo (come stai sperimentando da tempo e come il Censis dimostra) sembra assai difficile da far capire.

    «Ma cosa valuteranno l’anno prossimo quelli del CENSIS, visto che le facoltà non esisteranno più e i corsi di laurea saranno gestiti a mezzadria da tre o quattro dipartimenti diversi?»

    Probabilmente i corsi di laurea, e dal loro punto di vista (vendere un libriccino a chi deve scegliere un corso di laurea) sarebbe anche logico.
    Oppure le “scuole”.

    saluti scettici,
    Sesto Empirico

  7. È uscita sul Financial Times la graduatoria degli enti italiani più deficitari:
    1° – San Raffaele, Milano
    2° – ASL di Massa Carrara
    3° – Università di Siena (prima delle università italiane)
    La Toscana primeggia, aspettiamo un comunicato di compiacimento dal Presidente Rossi e dal rettore Riccaboni.

  8. Se sulle cifre e sulla nebulosità di alcuni criteri di valutazione concordo con voi, non posso non pensare che la volontà del rettore sia quella di ridare un po’ di fiducia all’ambiente.

    E riguadagnare un po’ di reputazione complessiva. Non fa male vedere scritto Siena abbastanza in alto. Speriamo che porti studenti. Essere solo negativi non paga. Criticare va benone – io sono il primo credo – ma bisogna anche portare soluzioni alternative sensate e possibili. E poi se qualche buon risultato esce facciamolo sapere. Perché siamo additati come l’esempio negativo da 3 anni. Perché in questi casi la percezione conta più della realtà… Se si vuol bene all’istituzione bisogna a mio avviso mostrare anche un po’ di orgoglio. In quelle misure ci dovrebbe essere un contributo di ciascuno di noi…

  9. Sig. Cal, per riguadagnare un po’ di reputazione il primo passo è l’uscita dal rettorato della coppia Riccaboni-Fabbro. Non si tratta di sole critiche: qui c’è un’università in declino e il Riccaboni accentua lo stato del declino. E poi mi spieghi Lei come si può risollevare la reputazione dopo aver affidato la direzione amministrativa a una condannata dalla Corte dei conti (sentenza di un tribunale della Repubblica). Vogliamo parlare del mancato pagamento della rata del mutuo? Attendiamo gli esiti della magistratura e dopo parliamo di reputazione.

    Con massima attenzione, Maestro James Anderson

  10. Ok, mandiamo via Riccaboni+Fabbro. Poi ne facciamo un altro, Peppe+Pappa. E sicuramente mandiamo a casa anche loro. E ne facciamo ancora un altro…
    In attesa della coppia perfetta, cordiali saluti.
    Giovanni.

  11. Insomma, se non era chiaro, cerchiamo di trovare le soluzioni ora, con quello che c’è. Riccaboni e Fabbro sono espressione della comunità, accademica e non, che abbiamo. Punto. Non ci piace l’accozzaglia (qualcuno la chiama casta)?
    Benissimo! Tutti a casa. A partire da chi ha più di 65 anni…

    Con scarsa attenzione (ma sì, tanto è tutto un magna-magna, micio-micio, bau-bau!),

    Cattivo Maestro, Giovanni Golene

  12. «Benissimo! Tutti a casa. A partire da chi ha più di 65 anni…» golene
    …………….
    “Tutti” chi? “Tutti” è un modo ipocrita per dire l’esatto opposto, ossia “nessuno”. E ti risulta che mandando via in questa fase più gente possibile, poi prenderanno altra gente più giovane al suo posto? A me, come ho ripetuto ad nauseam, risulta piuttosto che mandando via più gente possibile, chiuderanno per sempre più insegnamenti e (per il taglione dei requisiti minimi di docenza) corsi di laurea possibile; pertanto non assumeranno mai più nessuno per quei posti: questo è l’obiettivo (e il metodo naturalmente è “mors tua vita mea”). Il discorso “imperialistico” che fai tu, l’ho sentito uscire dalla bocca di chi può consentirselo e anzi, machiavellicamente ora pretende che tutti gettino via la zavorra (ricercatori, professori sessantacinquenni…) sapendo che è come chiedere il suicidio. Trattasi di chi negli anni dello scialo ha speculato reclutando a più non posso e mettendo abbondante “pane nella madia” per i (perciò stesso inevitabili) tempi di carestia. Dopo i sessanta corsi di laurea già chiusi tra Mussi e Gelmini, tu dunque, facendoti di fatto portavoce di queste istanze, pretendi di far fuori altra gente, sicché non sia d’ostacolo ai tuoi piacevoli progressi? Così, finalmente solo, senza più studenti, né docenti, senza ricerca, insegnamenti, corsi di studio, finanziamenti, in piena bancarotta e relegato al rango di piccolo ateneo inutile che solo il CENSIS continuerà a valutare al di sopra di Cassino o della Tuscia, potrai primeggiare – finalmente solo – in cima alle classifiche dei nullatenenti.
    Ho già scritto che buona parte delle cose che il CENSIS ha valutato positivamente, erano così “positive”… che già non esistono più. Alla fine di luglio scompariranno le facoltà, cedendo il posto a “mega-dipartimenti” assemblati con criteri che con l’omogeneità dal punto di vista disciplinare o il legame con la didattica, da quello che vedo e odo, hanno in molti casi ben poco a che vedere (preludio a sordide guerre intestine che porteranno a un lungo periodo di instabilità); ad Ottobre scompariranno inoltre molti corsi di laurea varati appena l’anno scorso, per dar luogo ad ulteriori “accorpamenti” che abbasseranno ulterirormente il livello premiando superficialità e vaghezza (sicché si arriverà di questo passo a laureare i pasoliniani “dentisti dantisti”): checché ne dica il CENSIS, sia colpa della Gelmini, del Riccaboni o di chi l’ha preceduto, questo non è un bell’andazzo e alla lunga sicuramente non premia.

    «Speriamo che porti studenti. Essere solo negativi non paga.» Cal

    ….ve bene, non bisogna essere disfattisti, ma neanche bischeri per forza (il famoso “pessimismo dell’intelligenza”): “porti studenti” dove? Guarda che non vengono mica a Siena per mangiare i cavallucci. Io non so più in che lingua scriverti: sanscrito? Possibile che non ti sia chiaro il concetto che la disprezzata (da te) “offerta didattica” è il core business dell’università e in questa fase si sta riducendo in modo assai allarmante ai minimi termini? Certo la smania di grandeur che ha pervaso per un periodo questo ateneo, con la pretesa che Siena avesse tutte le Facoltà, è stata cosa ridicola, ma di fatto tutte le Facoltà non le ha mai avute e oggi l’ateneo non ce la fa nemmeno a supportare quelle poche che aveva. Si procede gettando zavorra e rimpastando quello che rimane: ma questa crescente opacità, non mi pare possa attrarre né frotte di studenti, né le migliori menti; per questo continuo umilmente a ritenere che sarebbe saggio, se in alto loco si è convenuto sulla necessità di amputare ulteriormente, di dirlo in modo esplicito: cessare dunque questa agonia, intanto rendendosi conto che non si può amputare troppo, se si vuol correre, e che si può gareggiare in una corsa podistica forse senza tre dita di una mano, ma non senza gambe; lavorare poi sulla polarizzazione delle specializzazioni nei tre atenei regionali – invece di consentire doppioni, addirittura dentro lo stesso ateneo – e ricorrere alla mobilità dei docenti “in esubero”, mettendoli in condizione di andare a lavorare laddove la loro competenza tornerebbe utile o almeno non sgradita.
    Ma tornando al CENSIS, stante questa situazione, visto che confrontare realtà disomogenee è come paragonare le mele con le pere, che valore possiamo dare alle “statistiche” che danno Siena molto più avanti di Pisa, ricavando la conclusione che un piccolo ateneo dissestato che in questa fase non ha neanche i dottorati di ricerca batte un grande ateneo che gode in fondo di salute migliore, sia dal punto di vista finanziario, che della didattica e della ricerca?

    P.S. Cal e Golene ovvero, alias Castigamatti e Sculacciabuchi, pare che le “scienze del gatto” e del “bue muschiato” – così assicurano le competenti ed interessate autorità – godano tutte di ottima salute, non essendo per nulla sfiorate da queste “problematiche”.

  13. Di questi uffici un contributo al dibattito su dissesto, risanamento e quanto altro, proveniente da un intervento del Prof. Galeazzi sul blog di Stefano Bisi, strenuo difensore del restauratore del tosismo imperante nonché prototipo dell’inadeguatezza attuale rettore Riccaboni: http://shamael.noblogs.org/?p=2942

    Con i più sentiti omaggi
    Cesare Mori

  14. P.S. Cade a fagiolo, per esemplificare, questa notizia odierna:

    Cinque premi su 10
    Brilla la fisica italiana
    Dalla Società europea di fisica

    Leggo però che in Italia entro il 2015, ben il 32% dei professori ordinari di Scienze fisiche lascerà per sopraggiunti limiti di età. “Questo a conferma che se non si pianificano con criterio i nuovi posti messi a concorso, intere aree di studio rischiano di restare sguarnite”, dice l’articolista. Già, ma in questa congiuntura (e men che mai a Siena) di sghei per assumere è difficile che se ne trovino. È dunque evidente che pestare il pedale sulla “cacciata” dei sessantacinquenni, in assenza di turn over, non vuol dire lasciare spazio ai giovani, ma semplicemente chiudere bottega.

  15. È curioso che, mentre tanta attenzione si è data alla classifica del Censis/Repubblica, non si sia notato che negli stessi giorni è uscita anche una classifica del non meno rispettabile Sole24ore sullo stesso argomento (le corse fra università sembrano uno sport di stagione sulla stampa italiana).

    http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Italia/2008/07/universita-classifica-atenei.shtml

    Nella classifica del Sole24Ore Siena si classifica in una più credibile e pur sempre dignitosa 17ma posizione su 77 (13ma su 60 università statali).

    Dal punto di vista scettico i casi sono tre: o ha ragione l’una, o l’altra, o nessuna delle due. In ogni caso, converrebbe andare a vedere i criteri su cui si basano e scegliere in base a quelli. Pretendere che sia più giusta quella che da i risultati migliori, ignorando l’altra, è altrettanto arbitrario che pretendere che lo sia quella dove ci si piazza peggio.

    Se si vanno a vedere i punteggi nelle aree considerate da questa ultima classifica, si nota che Siena non eccelle in diverse aree (ad esempio il personale e i fondi di ricerca), ma va piuttosto bene in altre, come la percentuale di studenti che ottiene crediti, il rapporto numerico docenti/studenti, la percentuale di studenti di altre regioni.

    Non senza aver notato che manca anche in questo caso qualsiasi tentativo di valutare il grado di preparazione fornita ai laureati (il che ci riporta al laconico giudizio di Cesare Mori), se uno dei pregi principali dell’università di Siena è di attrarre studenti da altre regioni, credo si possano fare un paio di considerazioni:
    1) Molti degli aulici richiami al legame col territorio che si sono sentiti ultimamente hanno molta meno ragion d’essere: l’università lavora anche per altri territori.
    2) Se dipende molto dall’attrattività dall’esterno posizione dell’università è molto fragile: i flussi possono cambiare in ogni momento e sono saggi i richiami di Cal a trattare gli argomenti di tipo mediatico con la dovuta cautela. Ma cautela non vuol dire nascondere la realtà ed impedire che cambi in meglio o, addirittura, fare in modo che la qualità dell’offerta didattica si impoverisca, col risultato di far scomparire l’attrattività che dice di voler difendere.

    saluti scettici,
    Sesto Empirico

  16. Riccaboni è inadeguato, la Fabbro è inadeguata, Focardi penso fosse inadeguato anche lui. Tosi? Non ne parliamo. Interi? Peggio che andar di notte…

    Quindi? Se la democrazia esprime questa classe dirigente tocca tenersela o candidarsi se si può… altrimenti si chiacchiera al vento… attività in cui molti colti docenti eccellono…

    L’offerta didattica cala ovunque Rabbi per effetto della vituperata legge Gelmini… se esci da Siena o Rabbi e ti guardi in giro vedrai che ho ragione.

    A Siena si viene perché l’ateneo è discreto e la qualità della vita alta (città sicura, piccola e con servizi…) …poi quasi sempre il primo anno è uguale per tutti quindi l’offerta formativa si differenzia dal secondo in poi…

  17. Ragioniamo anche su un’altra questione.
    Ma secondo voi è proprio necessario che tutti gli atenei abbiano tutte le Facoltà? Voglio dire… a Siena Fisica per fare un esempio non c’è, mentre c’è a Pisa. Non avrebbe più senso almeno a livello regionale concentrare le competenze? Che so? Fisica a Pisa, Ingegneria a Pisa, Architettura a Firenze e Giurisprudenza a Siena?
    Non si risparmierebbe qualche denaro?

  18. «Non avrebbe più senso almeno a livello regionale concentrare le competenze? Che so? Fisica a Pisa, Ingegneria a Pisa, Architettura a Firenze e Giurisprudenza a Siena? Non si risparmierebbe qualche denaro?» Cal

    …din, don, dan… campane a festa: tanto tuonò che piovve. L’ho scritto solamente quaranta volte! Vedo che finalmente stai entrando nell’ordine d’idee; adesso devi solo ragionare su due cose:
    1) quante cose vuoi buttare via, visto che un ateneo non si regge in piedi su due sole facoltà (o quello che prenderà il posto delle Facolà) e che se arrivi alla fatidica soglia dei diecimila studenti, semplicemente chiudi bottega.
    2) in che modo attui codesta giusta politica, stante che siamo in Italia, piuttosto che in Germania, e visto che della nuova legge mancano, appunto, i decreti attuativi. Sono prcessi che non possono essere lasciati alla “spontaneità del mercato” e necessitano di una guida severa dall’alto, oltre che da un quadro legislativo chiaro.

  19. Sul 2) concordo… questi processi purtroppo non possono essere partecipativi… discuteremmo 100 anni e saremmo sempre al solito punto. Allora una bella svecchiata di 68enni… e una Facoltà unica per tutta la toscana… anche l’alibi del depauperamento diviene meno forte non credi?

    Sul punto 1) ci sarebbe però della mobilità in entrata dagli altri atenei toscani – difficilmente quantificabile ma comunque presente…

  20. «…e una Facoltà unica per tutta la toscana…» Cal

    Le Facoltà, sempre per la serie “facite ammuina”, dalla fine di Luglio non esisteranno più. È curioso, ma nel “mondo esterno” questo non lo sa nessuno.

    «voglio dire… a Siena Fisica per fare un esempio non c’è, mentre c’è a Pisa.» Cal

    …capisco e condivido l’idea generale, avendola ventilata io stesso: polarizzare per sopravvivere e bando ai pastrocchi e agli accrocchi, ma attenzione a dichiarare “non esistenti” anche cose che esitono e non danno pessima prova di sé (by the way, Arcetri non è a Pisa e mi par di ricordare che qualcosa legato la Fisica ci sia anche lì): la negazione dell’identità e della storia è il tipico espediente dei totalitarismi per togliere ogni dignità agli individui.

    «allora una bella svecchiata di 68enni» Cal

    aridagli… l’idea che mi sono fatto di te (tanto per restituirti la pariglia) è che tu viva in un luogo fuori dal tempo dove tutte le cattedre sono state moltiplicate per cinque o per otto e tu non debba far far altro che poltrire attendendo che si liberi un posto, quando va in pensione qualche “vecchione”, tutt’attorno il resto rimanendo immutato. La fastosità da corte del Re Sole è per caso l’unica misura dell’ “importanza” di una materia o di un corso di laurea? Damnatio memoriae per le scienze esatte, ma apoteosi per le scienze approssimative del gatto!

    «Nell’attribuzione dei compiti didattici per i CdS verrà data priorità ai docenti afferenti al dipartimento che ne è titolare, ovvero ai dipartimenti che ne sono cotitolari. Ciò non toglie, ovviamente, la possibilità per i docenti di essere chiamati ad insegnare anche nei CdS di cui sono titolari dipartimenti diversi dal proprio.» Il Magnifico

    …”facite ammuina” …secondo il mio modestissimo avviso, sta venendo fuori un bordello infernale. Farò un piccolo esercizio di disfattismo/realismo: i corsi di laurea sono stati riformati prima e indipendentemente rispetto ai dipartimenti, giusto? Quanto a questi, dovendo mettere assieme una quarantina di persone, sono stati non di rado assemblati con criteri cinobalanici, politici e meramente aritmetici: essi forniranno mano d’opera per diversi corsi di laurea e i corsi di laurea si serviranno per la mano d’opera da diversi “fornitori”; non essendovi dunque da un lato in certi casi quel nesso necessario fra le ragioni di affinità disciplinare e di finalizzazione alla ricerca che dovrebbero condurre il malcapitato in cerca di dimora – ora che chiudono le Facoltà – ad afferire ad un dipartimeno, e dall’altro lato i corsi in cui il medesimo legittimamente e ragionevolmente insegna, né forse fra titolarità dei corsi di laurea e contenuti stessi del corso di laurea (trasformandosi appunto i dipartimenti in agenzie fornitrici di docenza), accadrà per forza di cose che se il tapino, nella scelta dell’afferenza, seguirà realmente e puerilmente le necessità della ricerca, si troverà non di rado … fuori dal dipartimento che promuove i corsi di laurea dove legittimamente e plausibilmente ha sempre insegnato; se seguirà le ragioni della didattica, potrà anche ritrovarsi del tutto isolato in un contesto completamente estraneo per quanto attiene alla ricerca (che dunque verosimilmente non farà). Geniale. Ma questa naturalmnte è solo fantapolitica….

    «L’offerta didattica cala ovunque Rabbi per effetto della vituperata legge Gelmini… se esci da Siena o Rabbi e ti guardi in giro vedrai che ho ragione.» Cal

    …veramente i requisiti minimi li ha inventati Mussi; i pensionamenti e il redde rationem della grande infornata dei primi anni ’80 sarebbero arrivati con o senza Gelmini, e i tagli delle risorse, qui sono stati solo il colpo di grazia per un ateneo che si era già ridotto da sé in fin di vita. Ma continuo a rimanere basito per il modo superficiale e il sostanziale dileggio con cui parli de “l’offerta didattica”: che per caso l’università vende salami? L’ “offerta didattica”, cioè i corsi di laurea e il loro livello, sono quella cosina per cui uno studente si muove da Catanzaro per venire a Siena: o pensi che venga per vedere il Palio?

    P.S. “esco da Siena” abbastanza spesso. Non foss’altro perché abito altrove.

  21. In tema di concentramenti propongo di concentrare la pletora della Facoltà di Lettere di Siena/Arezzo a Chiaiano.

  22. outis scrive:
    28 luglio 2011 alle 12:08

    «In tema di concentramenti propongo di concentrare la pletora della Facoltà di Lettere di Siena/Arezzo a Chiaiano.»

    …ma le Facoltà non ci sono più! Ognun per sé, Dio per tutti…

  23. «i pensionamenti e il redde rationem della grande infornata dei primi anni ’80 sarebbero arrivati con o senza Gelmini, e i tagli delle risorse, qui sono stati solo il colpo di grazia per un ateneo che si era già ridotto da sé in fin di vita.» Rabbi

    din don dan… allora lo vedi che i prepensionamenti non fanno troppo danno?

    «Ma continuo a rimanere basito per il modo superficiale e il sostanziale dileggio con cui parli de “l’offerta didattica”: che per caso l’università vende salami? L’ “offerta didattica”, cioè i corsi di laurea e il loro livello, sono quella cosina per cui uno studente si muove da Catanzaro per venire a Siena: o pensi che venga per vedere il Palio?

    P.S. “esco da Siena” abbastanza spesso. Non foss’altro perché abito altrove.» Rabbi

    Certo che vengono per l’offerta didattica, ma anche per quello che Siena offre di più rispetto ad altre città universitarie… cioè qualità della vita e sicurezza… e l’offerta didattica va fatta seriamente… senza dire che ci saranno corsi che l’anno prossimo causa pensionamento del docente non potrai mantenere… o no?

    Quindi prima si fa pulito e si contano le forze e meglio è…

    Per quanto mi riguarda non ho capito perché tu pensi che io sia un accademico… non potrei essere un vituperatissimo amministrativo?

  24. «Per quanto mi riguarda non ho capito perché tu pensi che io sia un accademico… non potrei essere un vituperatissimo amministrativo?» Cal

    In tal caso mi pare singolare che tu chieda di “fare pulito”, sbaraccare ogni cosa, ricorrendo alla mobilità dei docenti (che io sottoscrivo), ma non degli amministrativi: cosa “amministrerai” dopo?

  25. @ Cal: «certo che vengono per l’offerta didattica, ma anche per quello che Siena offre di più rispetto ad altre città universitarie… cioè qualità della vita e sicurezza… e l’offerta didattica va fatta seriamente… senza dire che ci saranno corsi che l’anno prossimo causa pensionamento del docente non potrai mantenere… o no?»

    Bisogna intendersi su cosa si intende per qualità dell’offerta didattica. Se la misuri solo in termini di numero di docenti dei vari settori scientifico-disciplinari temo che ne risulterà un’idea molto bislacca. Il punto è la qualità dei programmi, della docenza e delle strutture, cioè la qualità e l’utilità della formazione che chi parte per venire a studiare a Siena può aspettarsi di poter ottenere. Che è cosa ben diversa dal rispetto dei “requisiti minimi”, che sono un criterio burocratico di numerosità, non di qualità.

    saluti scettici,
    Sesto Empirico

  26. La qualità dell’offerta didattica è difficile da misurare.
    Censis usa 5 indicatori:
    1) Rapporto docenti di ruolo per crediti erogati
    2) Docenti di ruolo per iscritto
    3) Posti aula per iscritto
    4) Rapporto ricercatori/ordinari
    5) Insegnamenti monitorati/Insegnamenti totali

    Sono misure valide? Non lo so… sono discutibili
    Censis mette questi indici assieme agli altri indicatori su servizi e ricerca…

    http://www.censisservizi.com/upload/NOTA_METODOLOGICA_2011.pdf

    A mio avviso però conta molto il sentito dire… l’opinione di chi ci è stato e la “reputazione” dell’ateneo costruita anche su queste bislacche classifiche…

    P.S. Rabbi… il 4 premia le Facoltà con un rapporto più alto di ricercatori/ordinari… vedi a che serve mandare a casa i vegliardi???

  27. Ma se su una cattedra di Storia greca e romana c’è Arnaldo Momigliano e in un’altra università hanno un quaquaraquà con tutti i crismi del Censis che valore ha questa classifica del Kaiser?

  28. @ cal: Incidentalmente il perseguimento dei primi 2 o 3 criteri della lista del CENSIS (alcuni comparivano anche nella classifica del sole24ore) è fra i principali responsabili della disastrosa situazione economica dell’ateneo.

    Ma, ripeto, sono criteri ragionieristici: quali sono le evidenze che da essi dipenda deterministicamente la qualità della formazione ricevuta dai laureati? Credi davvero che aumentare il numero dei docenti migliori la formazione indipendentemente dalla loro qualità?
    E la valutazione è efficace indipendentemente da come è fatta e cosa/come viene valutato?

    E’ un po’ come credere che se una donna partorisce un figlio in 9 mesi, nove donne lo partoriscano in un mese.

    Tant’è che all’aumentare del numero dei docenti e dei servizi non ha corrisposto un analogo aumento del numero di iscrizioni, da cui i guai finanziari.

    Oxford è migliore di Siena perché ha più docenti? Più mense? O non piuttosto perché seleziona docenti e metodi didattici migliori?

    E’ vero, la scelta della sede universitaria viene fatta “a pelle”, con un misto di elementi razionali, irrazionali e sociali (come tutte le scelte, dal matrimonio al detersivo). E essere in buona posizione in queste classifiche è un ottimo veicolo pubblicitario.
    Ma qualsiasi studente del tanto bistrattato corso di Scienze della comunicazione (che incidentalmente ha prodotto molti laureati ottimi nel loro lavoro, anche se inflazionati) ti potrebbe spiegare che dietro ad una campagna pubblicitaria ci deve essere un prodotto valido: un ottimo prodotto può fallire rispetto ad uno analogo meglio pubblicizzato, ma per quanto geniale sia una campagna, non potrà portare al successo un prodotto inferiore.

    Per cui ci vogliono entrambe le cose: buona comunicazione e classifiche, ma prima ancora un buon livello di qualità della docenza, che, come dicevano i greci, non si misura solo con la conta, il metro o la bilancia.

    Sesto Empirico,
    scettico

  29. «P.S. Rabbi… il 4 premia le Facoltà con un rapporto più alto di ricercatori/ordinari… vedi a che serve mandare a casa i vegliardi???» Cal

    …mi sembra un discorso senza capo, né coda: dopo averti segnalato che le Facoltà non esistono più, mi tocca segnalarti pure che non esistono più nemmeno i ricercatori, messi ad esaurimento dalla Gelmini: vedrai che finché non vanno in pensione anche questi, il rapporto ricercatori/ordinari sarà qui sempre alto, nel senso che gli attuali ricercatori difficilmente diventeranno associati o ordinari a Siena, mentre gli ordinari andranno gradualmente in pensione. Di qui a qualche anno forse l’80% dei docenti saranno “ricercatori”: allora il CENSIS ci darà un voto ancora più alto, premiandoci per aver troncato la carriera a una generazione intera?

  30. Dimentichi i ricercatori a “Tempo Determinato” ex legge Gelmini my dear…

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