Siena: Mussi si costituisce parte civile contro la proroga del rettore e contro la chiamata per “chiara fama” di un docente

Non solo ostinazione e passione, da lui rivendicate, ma anche decisione e coerenza vanno riconosciute a Mussi. In risposta alla senatrice Maria Celeste Nardini, che aveva criticato la gestione del potere accademico barese, il ministro aveva dichiarato: «ho scritto all’avvocato generale dello Stato perché solleciti le varie sedi distrettuali dell’Avvocatura ad attivare la costituzione di parte civile nei processi che via via vengono istruiti dalla magistratura». Detto, fatto. Nel corso dell’udienza preliminare del 19 novembre u.s. (Gup: Dott.ssa Elisabetta Pagliai; pubblico ministero: Dott. Nino Calabrese), che vede imputato per abuso d’ufficio aggravato e falso ideologico il Prof. Piero Tosi, ex rettore dell’ateneo senese, si è appreso che il ministro dell’Università si è costituito parte civile su due episodi, che sono stati stralciati dal filone principale. Nel primo caso, Tosi propose al Senato Accademico una modifica dello statuto che lo riguardava personalmente, partecipò alla discussione, la votò e la rese retroattiva. Conseguentemente, sospese le elezioni rettorali, a 5 mesi dal loro svolgimento, e si allungò di un anno il mandato di rettore, senza sottoporsi al vaglio elettorale, per conservare la poltrona di presidente della Crui fino alle elezioni politiche del 2006. Su tale modifica di statuto fu presentato un ricorso al Tar della Toscana ed, in seguito, al Consiglio di Stato. Il secondo episodio riguarda la chiamata diretta per chiara fama di Antonio Giordano, avvenuta senza la prevista maggioranza dei due terzi dei professori ordinari della facoltà di Medicina e Chirurgia.

Pubblicato anche su Ateneo Palermitano col titolo: «Il ministro del Mur parte civile contro il Baronato dell’Università di Siena.»

Nell’università della Basilicata con un Tamburro sempre più sonato

Alcuni docenti dell’università della Basilicata firmano una lettera a sostegno di Tamburro, “Rector Magnificus” (come ama definirsi), fatto segno, a loro dire, di un «irresponsabile e isterico bombardamento mediatico». Il giorno dopo, il Prof. Aldo Corcella prende le distanze da Tamburro, dichiarando: «le mie dimissioni da Preside mostrano eloquentemente che io non confido più nella mia capacità di contribuire all’avvenire dell’Ateneo “in piena comunione di intenti con il nostro Magnifico Rettore”». Pronta la risposta di Tamburro con una citazione colta: «per favore non fate troppi pettegolezzi». Il Mondo del 16 novembre ripercorre tutta la vicenda con un breve articolo di seguito riprodotto integralmente. Altri articoli su Tamburro e l’università della Basilicata.

LE NUBI DELLA BASILICATA SI FERMANO SU TAMBURRO

Fabio Sottocornola. Nuvole nere si addensano sull’università della Basilicata, guidata da Antonio Tamburro, rettore dall’autunno 2006. Lo scorso 25 ottobre, Aldo Corcella si è dimesso da preside della facoltà di Lettere perché non vuole più partecipare «in maniera attiva alla cosiddetta politica accademica», ha scritto in una e-mail. Più pesante per Tamburro è stato l’abbandono di Vito Copertino, ex prorettore che aveva lasciato l’incarico nelle settimane precedenti. Oltre che essere molto vicino a Filippo Bubbico (ex presidente della regione Basilicata), Copertino è stato il king maker nell’elezione di Tamburro: ha fatto confluire su di lui tutti i suoi voti. C’è chi parla già di una presa di distanza di alcuni partiti (dai Ds a Rifondazione comunista), che avevano visto di buon occhio la nomina del rettore. Ma nelle ultime settimane il clima nell’ateneo si è fatto più cupo: circolano lettere anonime e una sorta di dossier (sempre anonimo) sulla parentopoli nell’accademia lucana. Non mancano situazioni più pesanti: lunedì 8 ottobre la responsabile dell’ufficio stato giuridico per il personale non docente, Adele Schiavo, ha firmato l’attivazione di un procedimento disciplinare contro un sindacalista della Uil che lavora in università. Avrebbe diffamato un prorettore (Carmine Serio) e il direttore amministrativo per avere scritto ai dipendenti che il docente e il dirigente «si sono ben guardati dal rispondere». A che cosa? Alla richiesta di informare tutto il personale sulla vicenda delle progressioni economiche verticali. Cioè una serie di cento promozioni (su 280 persone in servizio) che il sindacato ha sempre ritenuto illegittime. Con tanto di denunce alla Corte dei conti regionale e al ministro dell’università Fabio Mussi.

Mussi bacchetta i professori universitari

Fabio Mussi. Caro Prof. Sassatelli,
mi sono per caso imbattuto in un Suo articolo, uscito su Repubblica di Bologna del 7 novembre: “Ridurre il numero degli esami”. Lei valorizza il lavoro delle facoltà che in questi giorni «stanno prendendo le delibere formali sulla nuova riforma degli ordinamenti didattici», denuncia il fatto che hanno lavorato «in una quasi totale latitanza di Governo e Ministero». Sbaglio o le facoltà e gli Atenei, che negli ultimi anni hanno autonomamente e gioiosamente portato i corsi al numero di 5.600, gli insegnamenti a 171.000, gli esami a decine e decine per triennio e biennio (per non parlare della disinvolta moltiplicazione delle sedi, delle astute lauree facili in convenzione, delle allegre lauree “honoris causa”), stanno lavorando esattamente su:
1) decreto ministeriale sulle classi di laurea (e documento sulle “linee guida” per la loro applicazione);
2) decreto ministeriale sui requisiti minimi;
3) decreto ministeriale sulla programmazione triennale.
Documenti, sui quali si è lavorato un anno con l’intera comunità accademica, comprensivi di una imperativa riduzione degli esami a 20 per la laurea e 12 per la magistrale.
La verità è che, senza l’azione del governo, qualità e merito non avrebbero naturale cittadinanza nell’università.
Veda: sono un uomo di una qualche ostinazione e di parecchia passione.
Ma a volte mi viene il pensiero (che non condivido) che con l’occuparsi di professori universitari siano virtù sprecate.

Cordialmente

Spendere meglio è un imperativo non più procrastinabile anche per l’ateneo senese

Lo Stato spende troppo e male: spendere meglio è possibile. Lo si desume dai dati del Libro verde sulla spesa pubblica (presentato da Tommaso Padoa-Schioppa) riguardanti: Giustizia, Sanità, Università, Pubblico impiego, Comuni. Nel libro sono riproposte parte delle “Misure per il risanamento finanziario e l’incentivazione dell’efficacia e dell’efficienza del sistema universitario”; ne chiediamo l’applicazione, con le parole di Padoa-Schioppa, anche nell’ateneo senese.
A Siena esistono amplissimi margini per realizzare sostanziali risparmi e, nello stesso tempo, migliorare la qualità dei servizi offerti. Il bilancio deve essere riclassificato in missioni e programmi, per renderlo più trasparente e flessibile; è necessaria una revisione sistematica della spesa per riconsiderare le priorità e migliorare efficacia ed efficienza delle strutture. Creare gli spazi per spendere meglio è un imperativo non più procrastinabile. L’azione profonda, prolungata, indispensabile per realizzare una vera riqualificazione dei conti dell’ateneo, non potrà essere compiuta senza la spinta congiunta di una passione politica e di una passione amministrativa. La passione politica, che dovrà riguardare non solo il Senato Accademico e il Consiglio di Amministrazione ma anche ciascun docente, è necessaria per definire chiare priorità e individuare dove far affluire risorse aggiuntive, quali programmi abbandonare perché non prioritari, quali rallentare o ridurre. La logica incrementale attraverso la quale ogni programma viene sistematicamente rifinanziato deve essere sostituita da un periodico esame critico delle effettive necessità. La passione amministrativa, il gusto di fare amministrazione, riguarda il Direttore amministrativo, i dirigenti, tutti gli amministrativi e consiste nel far funzionare meglio i servizi e l’apparato. Amministrare significa perciò occuparsi di come le persone lavorano, dove lavorano, che cosa fanno. Determinate le priorità – e quindi l’allocazione dei mezzi umani e materiali – occorre che le risorse siano utilizzate al meglio con riferimento alla loro funzione specifica. Riqualificare la spesa significa andare ad esaminare settore per settore e trovare per ciascuno le vie appropriate del miglioramento.

Basta con le lauree “superveloci”

Non fu un caso se, il 5 giugno 2006, titolai su questo blog: Svendità di lauree: riuscirà Mussi a far rispettare il tetto dei 60 crediti da abbuonare? Ero convinto che i vertici degli atenei non avrebbero rispettato la direttiva ministeriale. A distanza di un anno, il 31 agosto scorso, il Ministro ha dovuto presentare un esposto chiedendo al Procuratore di valutare l’esistenza di possibili ipotesi di reato nelle notizie riguardanti la concessione di un numero di crediti più alto da parte di alcuni Atenei non statali di Roma. La cosa più incredibile è che la notizia, riportata da molti giornali, non conteneva, però, il passo più importante dell’esposto, proprio lo strumento principe che consente di porre fine, per sempre, alla svendita delle lauree superveloci. Infatti, la disposizione, che impone il limite massimo di 60 crediti a decorrerre dall’anno accademico 2006-2007, non viene applicata in molte università per gli iscritti in data antecedente a quella di entrata in vigore del decreto legge. Da qui l’importanza di quel passo che di seguito viene riportato. «Con nota 14 maggio 2007 prot. n. GAB/7425 si è chiarito che, per effetto delle prescrizioni di legge, per un verso non possono essere stipulate convenzioni con categorie di utenti in violazione di tali prescrizioni, e, per altro verso, che non possono continuare a trovare applicazione eventuali convenzioni stipulate prima dell’anno accademico 2006-2007, ancorché ancora efficaci Purtroppo, in molte università statali (specialmente quelle con bilanci dissestati) vi è l’interesse a non rispettare tali disposizioni di legge; sarebbe, pertanto, doveroso che cittadini, studenti o docenti si facessero parte attiva nel richiedere, con lo stesso schema di lettera del Ministro, alla Procura della Repubblica della città in cui ha sede l’Ateneo, la verifica del numero massimo di crediti formativi riconosciuti con le convenzioni.

Malauniversità: è finita la cuccagna?

Un uomo delle Istituzioni, il Prefetto di Padova Paolo Padoin, che apre un sito utilissimo e coraggioso intitolato “Rinnovare le Istituzioni”, nel quale tratta anche di “malauniversità” e di commissariamento degli atenei con bilanci fallimentari. Incredibile! La stragrande maggioranza dei docenti universitari («accucciata sotto una foglia, in uno stato vegetativo, in attesa del vento») ha smarrito la propria identità ed assiste impassibile alla distruzione dell’Università in completa dipendenza da rettori, alcuni inadeguati ed istituzionalmente analfabeti, il cui interesse è far apparire elargibili e non esigibili i diritti dei dipendenti. Ben vengano, quindi, gli interventi di alcune Procure, di parte della stampa, di alcuni Prefetti e, buon ultimi, dei Ministri Mussi e Padoa-Schioppa. Finalmente! Una Commissione Tecnica del Ministero dell’Economia e delle Finanze ha previsto sanzioni adeguate, senza escludere l’ipotesi estrema del commissariamento, per quegli atenei che non dovessero attuare il necessario piano di risanamento. È chiaro, però, che si devono individuare anche le responsabilità amministrative, con richiesta di risarcimento dei danni da parte di chi, con dolo (si pensi alla procedura Proper), ha trasmesso dati non veritieri al Ministero.
Di seguito riportiamo la breve presentazione di
“Rinnovare le Istituzioni”, dalla home page del sito del Prefetto di Padova.

Paolo Padoin. Un rappresentante dello Stato che, al centro o in periferia, vive quotidianamente i problemi grandi e piccoli della nostra società, credo abbia il dovere non soltanto di svolgere con impegno e professionalità la propria missione, ma anche di fornire il suo contributo alla trattazione dei principali temi d’attualità, visti dal suo punto d’osservazione privilegiato.
Per questo ho ritenuto opportuno pubblicare su internet, un mezzo di comunicazione utilizzato soprattutto dai giovani, alcuni saggi e articoli, editi su riviste amministrative specializzate, che possono interessare anche un pubblico più vasto. La stessa scelta l’hanno fatta altri prefetti, i cui interventi sono ospitati dai siti delle prefetture.
Metto anch’io volentieri a disposizione di tutti questo sito che tratta argomenti d’interesse generale (la legalità, la sicurezza, le riforme istituzionali ecc..), che costituiscono in questi giorni oggetto di dibattito anche sui mass-media nazionali e locali, e ospita a tal fine gli interventi di rappresentanti delle istituzioni che possono contribuire alla migliore informazione della collettività.
Dopo circa tre mesi d’attività il sito Rinnovare le Istituzioni sta rispondendo alle aspettative che mi ero proposto. Ringrazio quanti hanno contribuito al suo sviluppo e alla sua migliore conoscenza, tutti i titolari di altri siti che si battono quotidianamente per la tutela della legalità, e che ritroverete citati nei due link “L’eclissi della legalità” e “Università e legalità”. In particolare ringrazio Ateneo palermitano, giornale periodico on line, che ha ospitato, nel numero di giugno, un’intervista al Prefetto di Padova, e Il senso della misura, che condividono gli obiettivi perseguiti da questo sito.
Infine voglio segnalare un’interessante iniziativa di alcuni giovani colleghi che hanno portato a buon fine felicemente l’esperienza del concorso a 63 posti per l’accesso alla carriera prefettizia. Così si sono presentati: «per noi “Saranno Prefetti” è uno strumento mediante il quale potremo tenerci in contatto e che ci consentirà di condividere esperienze e che tutti insieme possiamo contribuire a far crescere, ma soprattutto ci auguriamo, possa essere per tutti noi un’ “avventura” che decideremo di intraprendere insieme, un’esperienza costruttiva, utile ed appagante.»
Il sito richiamato, Saranno Prefetti, potrà fornire un genuino apporto di novità all’azione delle prefetture e dei prefetti.

Mussi chiude le lauree a gogò e le università di quartiere

Il Ministro dell’Università e della Ricerca, On. Fabio Mussi, ha emanato il decreto che reca le linee guida per l’istituzione e l’attuazione dei corsi di studio di lauree e lauree magistrali.
Si tratta dell’atto d’indirizzo che dà il via alla riprogettazione integrale di tutti i corsi di laurea di primo e di secondo livello, tra il 2008 e il 2010. Vengono così fissati con precisione gli obiettivi formativi della laurea e della laurea magistrale, e si indicano alle Università le tendenze da correggere, oltre ad alcune specifiche azioni da intraprendere, soprattutto per favorire la mobilità degli studenti. 
La competizione fra gli Atenei viene indirizzata verso la qualità, che sarà valutata e incentivata. Aumenta il numero minimo di docenti di ruolo necessario per poter attivare un corso di laurea o di laurea magistrale (si passa a 12 e 8 rispettivamente) in vista di una opportuna riduzione del numero complessivo delle lauree sul territorio nazionale e di un miglioramento qualitativo. Anche le università non statali saranno chiamate ad adeguarsi seppure gradualmente alle nuove regole.

Paragonando questi atenei al CEPU, si danneggia l’immagine dell’Università o quella del CEPU?

Titolo di studio come un prodotto da consumare, svendita di lauree sulla base del riconoscimento crediti, scadimento del titolo di studio, concorrenza al CEPU fatta dalle università, sono argomenti già affrontati da questo blog. L’obiettivo delle università è quello di “far soldi”, con il risultato certo di uno “scadimento dell’offerta formativa”.Il Messaggerooggi in edicola pubblica un’inchiesta sui laureati “precoci” che vede l’Ateneo senese ancora una volta ai primi posti nella svendita delle lauree, in base ad una rilevazione ministeriale per l’anno 2005. Il Corriere di Siena ha pubblicato, quattro giorni dopo l’articolo del “Messaggero”, il seguente pezzo sull’Ateneo senese: Laurea facile, fine del miraggio.

DOTTORI CON TRE ESAMI NEGLI ATENEI DELLA LAUREA FACILE

Anna Maria Sersale. Pochi esami, qualche quiz, una tesina e si diventa dottori. Scorciatoia? Sconto? Strada in discesa? Chi ha fatto per anni un certo lavoro e ha maturato esperienza professionale ottiene formidabili sconti per intascare la laurea. Non ce ne eravamo accorti ma l’Italia sta diventando il Paese delle lauree facili. Con accordi vantaggiosi per tutti. Gli atenei aumentano gli iscritti e attingono più soldi dal fondo di finanziamento ordinario, mentre gli ordini professionali e le associazioni di categoria assicurano ai loro aderenti il biglietto da visita con scritto dott. (…)
(…) La corsa sfrenata al riconoscimento dei crediti non ha limiti. Tra le pressioni delle lobby associative e lo stringente bisogno di fare cassa i titoli accademici sono diventati una merce. «Un’altra degenerazione del sistema», sostiene Giovanni Grasso, ordinario di Anatomia umana a Siena, altra università che si è mostrata generosa con i crediti. (…) Le statali con le percentuali più elevate di laureati “precoci” (la definizione è del ministero dell’Università, che ha appena fatto una rilevazione sul 2005) sono:

 

Università: l’infantilismo e l’inadeguatezza dei rettori

*Corriere della Sera. Le minacce, no, non ce le saremmo aspettate dalla Conferenza dei rettori italiani. La protesta per le risorse negate all’Università dalla Finanziaria è legittima. Il grido d’allarme sullo stato comatoso dei bilanci universitari, lo sconcerto per l’insensibilità dimostrata nei confronti della ricerca: tutto questo è meritevole di considerazione e la maggioranza di governo farebbe male a non tenerne conto. Ma se i rettori decidono di svestirsi del loro ruolo togato e arrivano a intimare ai rappresentanti del governo di tenersi lontani dalle «significative manifestazioni in Università», è un lessico inaccettabile quello che traspare dalle loro dichiarazioni.
(…) Se la spaccatura tra il mondo della ricerca e il governo è dunque un campanello d’allarme per chi ha varato una Finanziaria al di sotto delle aspettative dei rettori e dei ricercatori dell’Università, le forme e i modi della protesta non sono indifferenti, anche se lo scopo può essere condivisibile. Il metodo dell’ultimatum, l’invito ai membri del governo a non mettere piede all’Università sono appunto forme che i rettori, per la delicatezza del loro ruolo e per il carattere in un certo senso istituzionale della loro funzione, devono saper arginare per non far cadere l’Italia in una deriva caotica e civilmente disgregata che in altri tempi si sarebbe detta «sudamericana». I rettori invitino il governo nelle Università, chiedano conto delle promesse non mantenute, ripetano quanto hanno detto nella passata legislatura, e cioè che una nazione moderna non può permettersi di mortificare la ricerca. Ma evitino i girotondi. Non per risparmiare critiche al governo. Ma per risparmiare all’Italia l’ennesima brutta figura.
_______________________
*Il girotondo dei rettori, 15 dicembre 2006.

Sui costi della politica, sugli sperperi e le mode, anche lessicali

Buco_sole24oreR. Redini. A conferma di quanto scritto a proposito di Mussi, Cenni (sindaco di Siena, n.d.r.), rai 3 e tanti altri, ecco la notizia del 14 novembre in cui si racconta come dieci “raccontatori”, nove sindaci e il presidente della provincia di Siena, abbiano tratto dal loro cilindro una nuova “holding” nei servizi pubblici toscani, dall’acqua al fuoco, ai rifiuti. Altro CdA? Nominato da chi? Ora holding si può tradurre come “possesso”, commerciale o immobiliare, o anche “tenuta”, il che è già preoccupante; ma si può anche tradurre come “mossa illegale che impedisce ad un avversario di muoversi liberamente”, e allora le preoccupazioni aumentano …
E aumentano ancor di più quando un esperto viene chiamato advisor e non semplicemente esperto. Gli advisors (o esperti, amici di chi?), politicamente indirizzati dal sindaco di Prato, compiranno «un passo avanti fondamentale per il consolidamento dell’industria toscana dei servizi: si muove un primo passo sullo scacchiere delle utilities (e dagli con le paroline esotiche, forse l’autore vuol far sapere che è stato negli States …), dove già da anni sono in atto processi importanti di fusione strategica». Parole sante, magari poco toscane, ma sante, questo si, di Alfredo De Girolamo, presidente di Cispel (?); ipse dixit e, come in tante altre occasioni, quasi quasi ci crede anche lui …
Il segretario regionale ds Andrea Maciulli ritiene come «il localismo sia un elemento frenante» (a Siena però dovevano esser senza freni per metter su quel po’ po’ di MPS) e quindi afferma che «la firma è di grande rilevanza». Un Versace o un Armani insomma, o giù di lì. E ci sta serio serio anche lui, come se ci credesse.
Erasmo da Rotterdam, pardon D’Angelis, Margherita, che è anche un cocktail, non dimentichiamolo, considera l’accordo strategico e chiede ora una legge regionale «per favorire le fusioni e introdurre qualità». Parole, parole, parole … Chi è al caldo ha la lingua sciolta. Mah?! Non sarà che troppe margherite …
Basta però girar pagina per apprendere che a Viareggio si dà un saggio sulle società parastatali (a torto definite pubbliche, perché di pubblico hanno solo il finanziamento forzoso, e i debiti): il sindaco non sa nemmeno chi ha nomitato, e i nominati scoperti ad assumere parenti e amici (va da sé che la moglie del sindaco ha una società che lavora col Comune …); si voleva dividere la Sea (acqua e rifiuti) per raddoppiare le poltrone; si voleva istituire la Patrimonio (?) s.r.l. per altre poltrone ancora; poi è arrivata la finanziaria a disturbare il manovratore. Ma è questione di tempo: appena giri gli occhi, ti ritrovi con un fottìo di miracolati in più. Mica solo a Napoli, fanno i miracoli … Eccellenti, s’intende.