Posted on 29 settembre 2006 by Giovanni Grasso
Erwin Chargaff (scritto del 1979). Lo stato di debolezza e di disagio in cui si trovano le scienze nei confronti della vita ha, tuttavia, a mio parere, ragioni più profonde. Probabilmente non è a caso che la biologia fra tutte le scienze sia quella che non riesce a definire con sicurezza l’oggetto delle sue ricerche: non esiste alcuna definizione scientifica della vita. In effetti le ricerche più rigorose si eseguono su cellule e tessuti morti. Lo dico con esitazione e apprensione, ma non è escluso che ci troviamo di fronte a una sorta di principio di esclusione: la nostra incapacità di cogliere la vita nella sua realtà potrebbe essere dovuta al fatto che noi stessi siamo in vita. Se fosse davvero così, allora soltanto i morti potrebbero capire la vita, ma loro pubblicano su altre riviste.
Filed under: Piccola scienza | Leave a comment »
Posted on 28 settembre 2006 by Giovanni Grasso
Erwin Chargaff (scritto del 1979). La nostra scienza dipende ormai a tal punto dal sostegno pubblico che nessuno sembra più in grado di dedicarsi alla ricerca senza una benevola offerta, e quando le loro richieste di danaro vengono respinte, persino i più giovani ed energici assistant professors smettono di eseguire qualsiasi lavoro e trascorrono il resto delle loro squallide giornate scrivendo nuove richieste, sempre più lunghe, come le facce dei supplici. Il continuo chiudersi ed aprirsi dei rubinetti del danaro genera nelle vittime riflessi condizionati e una generale nevrosi, che con il passare del tempo causerà per forza danni irreparabili alla scienza. Sarebbe stato molto meglio per la scienza se non fosse divenuta tanto ricca prima di diventare così povera, perchè nel frattempo molti giovani sono stati indotti a intraprendere una carriera che probabilmente resterà irrealizzata.
Filed under: Piccola scienza | Leave a comment »
Posted on 22 settembre 2006 by Giovanni Grasso
Un contributo stimolante e sempre attuale del prof. Comparini sullo stato delle scienze morfologiche in Italia, pubblicato su: Italian Journal of Anatomy and Embriology del 1992, vol. 97 (n. 4), pagg. 217-219.
Leonetto Comparini. L’insegnamento delle discipline anatomiche continua a soffrire di vicende poco favorevoli e rischia di assestarsi in una dimensione di grave sacrificio fino a ridursi ad un esercizio didattico essenzialmente libresco. Più d’uno sono i fattori che concorrono a mantenere, e se mai ad aggravare, questo «trend» negativo:
— la riduzione temporale imposta dall’attuale ordinamento didattico che, togliendo quei tempi e quegli spazi «lunghi» indispensabili per insegnare e «ritenere» una disciplina delle dimensioni dell’anatomia, finisce per penalizzare sostanzialmente l’insegnamento e lo studio della macroscopica;
— la mancanza ormai totale di materiale cadaverico, peraltro sempre più
flebilmente lamentata, giacché si cala in un contesto di pratica inattuabilità di un insegnamento al tavolo anatomico, per scarsità di tempo e di competenze;
— un’attività di ricerca sempre più «distraente» in quanto in gran parte
orientata verso tematiche «di confine», che in buona sostanza sconfinano ampiamente verso discipline «più giovani», «più moderne», «più scientifiche» dell’anatomia, che con l’anatomia intrattengono solo vincoli di lontana parentela. Per cui sempre più difficile è (e diventerà) strappare il giovane studioso dal computer o dal laboratorio di biochimica per riportarlo a «sacrificare» parte del suo tempo allo studio ed all’insegnamento della macroscopica; anche per
— lo scarsissimo od il nessun peso che l’attuale prassi concorsuale attribuisce all’esperienza didattica specifica per la valutazione delle nostre carriere; senza contare
— la perseverante mancanza di competività che ormai allontana i giovani laureati in medicina (e quindi una «mentalità» medica) dai nostri istituti.
Con queste premesse il rischio che ben presto correrà la disciplina (ridotta ad una dimensione essenzialmente «laboratoristica») sarà quello di scomparire inghiottita da strutture dipartimentali verticalizzate, o comunque interdisciplinari, nelle quali l’anatomia avrà un ruolo probabilmente «ancillare», essendo mostruosamente mutilata della sua identità e quindi, sul piano didattico, facilmente mutuabile.
Continua a leggere →
Filed under: Piccola scienza | Leave a comment »
Posted on 6 Maggio 2006 by Giovanni Grasso
Rosalind Franklin, studentessa a Cambridge, a suo padre (1940). Tu consideri la scienza (o per lo meno così ne parli) come una sorta di invenzione umana lesiva della morale ed estranea alla vita reale, un’invenzione che va tenuta sotto controllo e collocata fuori dalla vita quotidiana. Ma la scienza e la vita quotidiana non possono e non dovrebbero essere separate. Per me la scienza fornisce una parziale spiegazione della vita. Per quanto è possibile, la scienza è basata sui fatti, sulla esperienza e la sperimentazione…
Sono d’accordo che la fede sia essenziale per riuscire nella vita … Dal mio punto di vista, la fede sta nella convinzione che, facendo del nostro meglio, ci avvicineremo di più all’obiettivo e che l’obiettivo (il miglioramento di tutto il genere umano, presente e futuro) sia un bene degno di essere perseguito.
Filed under: Piccola scienza | Leave a comment »
Posted on 22 aprile 2006 by Giovanni Grasso
Erwin Chargaff (scritto del 1979). Non sono però sicuro che l’uomo, così come è dotato di un senso quasi istintivo per la simmetria, sia animato anche da un corrispettivo desiderio elementare di semplicità. Ma Ludwig Wittgenstein scrive il 19 settembre 1916 nel suo diario: «L’umanità ha sempre mirato a una scienza nella quale simplex è sigillum veri». Questa aspirazione alla semplificazione ha costituito, in effetti, una delle energie intellettuali che hanno fatto progredire la scienza moderna, ma il tentativo di trovare simmetria e semplicità nel tessuto vivente del mondo ha spesso portato a conclusioni erronee e a distorsioni antropomorfe. Il mondo è costruito in molti modi: semplice per chi ha una mentalità semplice, profondo per chi ha un pensiero profondo. Il nostro tempo è piuttosto debole di mente,* ma le scienze diventano sempre più complicate, mentre alcuni sanno sempre di più su sempre di meno. La condizione ideale cui ci avviciniamo in modo asintotico è sapere tutto di nulla.
_______________________
*Si confronti, per esempio, il Decamerone o l’Eptamerone con uno dei nostri betseller oppure, se si vuole, Jean Paul, questa magnifica alternativa al classicismo tedesco, con uno dei nostri premiatissimi grandi della letteratura. La capacità di leggere con rigore cose dure e difficili è scomparsa. Oggi si può accettare soltanto la letteratura più fiacca.
Filed under: Piccola scienza | 1 Comment »
Posted on 14 aprile 2006 by Giovanni Grasso
Peter H. Duesberg (scritto del 1996). Il risultato di una simile proliferazione di scienziati porta a un naturale scadimento. La competizione per accaparrarsi le fonti di finanziamento limita la libertà di pensiero e di azione e costringe a una mediocrità che vada bene alla maggioranza. Lo scienziato che pubblica molto, che è più abile nel vendere i suoi programmi di ricerca, che è amato perché non offende i suoi pari con ipotesi e idee nuove viene scelto dai colleghi come destinatario dei finanziamenti. Il professore eccentrico, con la testa fra le nuvole e la mente piena di idee «pazze» è stato sostituito da una razza nuova di scienziato, più simile al dirigente yuppie che all’essere strambo e geniale dei tempi andati. I colleghi non possono permettersi un pensatore anticonformista o imprevedibile, perché ogni nuova ipotesi alternativa costituisce una potenziale minaccia al loro indirizzo di ricerca. Con questo sistema basato sul parere scientifico dei colleghi Albert Einstein non avrebbe ottenuto fondi per il suo lavoro, come non li ottenne Linus Pauling (per le sue ricerche sulla vitamina C e il cancro, nonostante abbia vinto due premi Nobel). Questo sistema garantisce solo una mediocrità, anche se di prim’ordine. I colleghi non potranno mai controllare l’accuratezza dei dati sperimentali; possono solo censurare interpretazioni inaccettabili.
Filed under: Piccola scienza | Leave a comment »
Posted on 18 marzo 2006 by Giovanni Grasso
Erwin Chargaff (scritto del 1979). Nei primi anni di questo secolo il grande Léon Bloy scrisse a proposito delle scienze (allora esse erano giganti che non facevano paura!): «La science pour aller vite, la science pour jouir, la science pour tuer!». Intanto, però, siamo andati ancora più veloci, ci siamo divertiti meno e abbiamo ucciso di più. Gli esperimenti di eugenetica operati dai nazisti, «la liquidazione di elementi razziali di categoria inferiore», erano conseguenze di un’analoga mentalità, di un modo di pensare meccanicistico che in una forma esteriormente del tutto diversa avevano contribuito a ciò che la maggior parte delle persone considererebbe il trionfo delle scienze. La diabolica dialettica del progresso trasforma le cause in sintomi e i sintomi in cause; distinguere tra aguzzino e vittima è una funzione che riguarda soltanto i punti di vista. L’umanità non ha imparato (se fossi un vero scienziato, cioè un ottimista, vi aggiungerei l’avverbio «ancora») a frenare questo delirio vertiginoso: una progressione geometrica di catastrofi da noi catalogate, prima ancora che accadano, sotto l’etichetta «progresso».
Filed under: Piccola scienza | Leave a comment »
Posted on 13 marzo 2006 by Giovanni Grasso
Peter H. Duesberg (scritto del 1996). . . spreco di tempo e di denaro sono i frutti nati da un ambiente scientifico cresciuto a dismisura e ormai troppo vasto per produrre vera scienza. La ricerca del sapere è stata soppiantata dal carrierismo, la sicurezza del posto di lavoro, le sovvenzioni, i benefici finanziari e il prestigio. Ma il mostro che ne risulta è doppiamente colpevole, perchè distrugge o emargina quei pochi scienziati che osano formulare interrogativi. Pochi scienziati sono ormai disposti a mettere in discussione, anche in privato, le visuali condivise dalla maggioranza. Il ricercatore più fortunato – quello che riceve le sovvenzioni maggiori, le cariche più prestigiose, i premi più importanti e che riesce a farsi accettare il maggior numero di pubblicazioni – è quello che produce più dati e meno controversie. La transizione fra la scienza «artigianale» di un tempo e la megascienza moderna ha creato una classe di tecnici abilissimi ma scienziati mediocri.
Filed under: Piccola scienza | Leave a comment »
Posted on 25 febbraio 2006 by Giovanni Grasso
Erwin Chargaff (scritto del 1979). Uno scienziato che si conceda considerazioni dialettiche sulla scienza dovrà affrontare un dilemma: da un lato, la mirabile armonia della scienza, la sua regolarità, la sua schiettezza, il grande fascino che essa esercita su uno spirito acuto e ricercatore; dall’altro, gli usi di crudele barbarie cui può essere piegata, la brutalità del pensiero e della fantasia che ne sono scaturiti, la crescente arroganza di coloro che la praticano. Nessun’altra attività intellettuale presenta aspetti così contraddittori. L’arte, le lettere, la musica non esplicano alcun potere; è sostanzialmente impossibile sfruttarle o abusarne: se le sinfonie potessero uccidere, il Pentagono avrebbe già da gran tempo patrocinato la «ricerca musicale».
Filed under: Piccola scienza | 1 Comment »
Posted on 7 febbraio 2006 by Giovanni Grasso
Erwin Chargaff (scritto del 1979). Quel che mi auguro è l’introduzione o, più propriamente, la reintroduzione di condizioni di lavoro che consentano a un uomo di effettuare, magari con due o tre collaboratori più giovani, le proprie ricerche in modo degno e tranquillo. Gradirei che il chiasso e gli schiamazzi e le masse popolari degli stadi e delle arene dei circhi siano tenuti lontani. È prevedibile che questo avvenga soltanto se non ci saranno più crediti giganteschi né il relativo corredo retorico di parole d’ordine, cioè quando fronzoli del tipo «rivoluzione scientifica» e «centri di eccellenza», «ricerca interdisciplinare d’équipe» e peer review saranno soltanto brutti ricordi di un cattivo passato. Delicatamente e con timore reverenziale il ricercatore del futuro – questa pallida immagine dei miei sogni – cercherà di mettere in luce ciò che riposa nella natura, e il modo con cui egli lo farà determinerà il valore della sua scoperta. Cercherà di evitare le grigie strisce di natura corrosa, che le sue macchine di misurazione lasciano solitamente dietro di sé e nei limiti del possibile si terrà lontano dal METODO, questo bulldozer della realtà. Procederà con lentezza, perché egli sarà uno dei pochi. Si farà una ragione dell’immutabile fatale condizione che tra lui e il mondo c’è sempre la barriera del cervello umano. Ma, soprattutto, sarà consapevole del buio eterno che deve circondarlo mentre scruta la natura.
Filed under: Piccola scienza | 1 Comment »