A Rutelli l’ultima parola sull’affaire Costituto/Ascheri

Dopo l’infelice lettera del Sindaco di Siena che ha provocato l’indisponibilità del prof. Toubert a far parte del proposto Comitato Nazionale, alcuni consiglieri delle liste civiche senesi hanno chiesto ufficialmente in data 6 novembre chiarimenti sull’iter della pratica al Ministero e su che cosa intenda il sindaco per “conflitto d’interesse e di funzione” nel caso del prof. Ascheri. Il sindaco, che è funzionario del Monte dei Paschi e che si nomina indirettamente i datori di lavoro via Fondazione MPS, è evidentemente sensibile a questi problemi! Sfortunatamente, non riesce ad afferrare la specificità del lavoro che si svolge in un Comitato Nazionale istituito per promuovere un documento storico di 700 anni fa! Ma vada per il sindaco, impiegato di banca; meraviglia che anche il suo assessore alla cultura Marcello Flores d’Arcais, professore universitario, non lo abbia capito e non abbia saputo far marcia indietro esponendo il primo cittadino, e quindi la città, al ridicolo internazionale.
Nel frattempo, il prof. Ascheri ha inviato una lettera al Ministro, invitandolo a rispondere direttamente al prof. Toubert e a non tener conto dell’avviso del sindaco di Siena. Il Ministro Rutelli sarà certamente in imbarazzo, ma ha doveri d’ufficio per cui non dovrebbe avere difficoltà a bypassare gli errori del dott. Cenni. Ma più grave l’impasse per Walter Veltroni, il sindaco di Roma di casa a Siena e ora leader del PD, che annovera tra i suoi sostenitori il sindaco di Siena. Veltroni è di fronte alla “quadratura del cerchio”: se accoglie la richiesta del prof. Ascheri, ed è difficile non farlo perché lo richiede il riconoscimento del “merito” e della autonomia della ricerca dalla politica – come ha sempre detto per il neonato PD – sconfessa clamorosamente il sindaco dott. Cenni, peraltro già in gravi difficoltà in città, sia per la popolarità, sia per la litigiosità della sua coalizione. Se non la accoglie, appanna in modo grave l’immagine del nuovo partito. Si presterà alle ironie più pesanti, soprattutto se si squarcerà il (relativo) silenzio stampa sulla vicenda.

Altri articoli e commenti sull’argomento:
Il “Buongoverno”, il “Costituto” e la “malauniversità”: 19 settembre 2007.
Su “Buongoverno” e “Costituto” senesi silenzio totale nei media locali: 19 ottobre 2007.
Clamorosi sviluppi dell’affare Costituto/Ascheri: il sindaco di Siena dimissiona l’accademico dei Lincei! 23 ottobre 2007.
Autorevoli storici sognano il “Buongoverno”, nell’indifferenza di media e studiosi senesi: 19 dicembre 2007.
Cultura alla senese: 24 dicembre 2007.
La deliberata esclusione di uno studioso con competenze specifiche da un comitato è negazione della sua personalità scientifica: 2 gennaio 2008.

Clamorosi sviluppi dell’affaire Costituto/Ascheri: il sindaco di Siena dimissiona l’accademico dei Lincei!

L’accademico dei Lincei, professore della Sorbona e dottore honoris causa di Siena, Pierre Toubert ha avuto la conferma da Cenni, sindaco di Siena, che Ascheri è stato discriminato, per motivi politici, dalla proposta senese di un Comitato nazionale per il Costituto di Siena del 1309-1310, e perciò si è dimesso con una nobile lettera che è uno schiaffo solenne alla misera lettera del sindaco.
Cenni accampa un presunto “conflitto di interessi” di Ascheri – lui che controlla il Monte, essendone dipendente! Il sindaco non sa, evidentemente, che nei comitati scientifici si va in qualità di studiosi, per proporre iniziative scientifiche, e non per far propaganda o politica. Ma, evidentemente, lui interpreta l’iniziativa del Costituto proprio come propaganda di parte, fumo della sua giunta, e con ciò – tra l’altro – offende gli studiosi chiamati a far parte del Comitato. Questi professionisti della politica vivono in un’ottica così deformata che non si rendono più conto che esistono dimensioni ben diverse dalle loro, le sfere di impegno nello studio, nella ricerca, nella passione disinteressata per la verità e la storia. Non a caso le loro nomine sono solo e tutte di carattere politico o, peggio, partitico: questa “strana sinistra” lo ha ancora confermato nell’ultimo consiglio comunale. Prima si guarda la tessera e poi si nomina l’esperto!
La vicenda è espressione e prova lampante di un costume scandaloso ma radicatissimo in questa oligarchia politica. C’è dell’altro. Il Cenni è tra i membri eletti alla convention dei 2-3mila per il nuovo Partito Democratico. Che, a quanto si vede, parte con i migliori propositi di rinnovamento. Auguri! E che Dio ci salvi da gente di questo tipo…

Questa notizia è stata ripresa in seguito anche dall’ Indipendente (25 ottobre 2007) col titolo: Siena, no all’esperto perché di opposizione.

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La deliberata esclusione di uno studioso con competenze specifiche da un comitato è negazione della sua personalità scientifica: 2 gennaio 2008.

Su “Buongoverno” e “Costituto” senesi silenzio totale nei media locali

Verotaroccosenese

Il Mondo, settimanale economico del gruppo Rizzoli Corriere della Sera ha pubblicato un breve articolo (di seguito riprodotto integralmente) sul “Costituto” e la “malauniversità”, estesamente trattato da questo blog. I senesi, ormai, possono leggere le notizie sui problemi cittadini solo sulla stampa nazionale e su internet.

QUERELLE INTERNAZIONALE SUL “COSTITUTO” DI SIENA

Fabio Sottocornola. Fino a qualche mese fa era una questione tutta interna alla città di Siena. Adesso la querelle è internazionale. Riguarda la scelta dell’amministrazione comunale (centrosinistra) di festeggiare nel 2009 i 700 anni del Costituto volgarizzato, la traduzione in lingua volgare delle norme che regolavano la vita pubblica della città nel Medioevo. Una sorta di costituzione ante literam, che l’assessore alla cultura Marcello Flores d’Arcais, docente di storia nell’ateneo cittadino, vuole onorare. Per questo ha proposto al ministero dei Beni culturali la creazione di un comitato nazionale che sarà guidato da Gustavo Zagrebelsky, presidente emerito della Corte costituzionale. Però tra i possibili membri Flores non ha inserito Mario Ascheri, docente di storia del diritto a Roma Tre, da decenni studioso del Costituto. Ma anche consigliere comunale a Siena in una lista civica contrapposta allo schieramento di Flores. L’ostracismo verso Ascheri non è piaciuto a Pierre Toubert, professore emerito della Sorbona di Parigi e Accademico di Francia, che il 21 settembre ha scritto al ministro Francesco Rutelli: «L’eventuale esclusione per motivi politici sarebbe evidentemente inammissibile». Una settimana dopo, ha preso carta e penna anche Peter Denley, docente di storia medievale alla Queen Mary di Londra. A Rutelli ha scritto che «un comitato su questo argomento senza Ascheri sembra, se mi permette un’espressione inglese, Amleto senza il principe. Le segnalo la mia preoccupazione, visto dall’estero, per l’immagine che questa decisione dà al mondo accademico internazionale».

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Il “Buongoverno”, il “Costituto” e la “malauniversità”

Taroccobuongoverno

UN BELL’ESEMPIO DEL NOSTRO MONDO ACCADEMICO E DELLA SUA CORRETTEZZA

A Siena c’è il “Buongoverno” (Ambrogio Lorenzetti, 1338 circa, nel Palazzo comunale), un affresco molto noto perché è la prima raffigurazione di un governo borghese e laico nella storia occidentale con tanto di programma. Vi è poi conservato anche il “Costituto volgarizzato del 1309-10”, uno degli statuti della città, cioè dei codici di leggi locali, redatto quando governava ancora la stessa élite al governo 30 anni dopo; fu il periodo più florido di Siena dal punto di vista artistico e politico.
Ora il Comune, tramite il suo assessore prof. Marcello Flores D’Arcais ha deciso di festeggiare e l’uno e l’altro, ma il programma “Alla ricerca del Buongoverno”, a fine settembre, si è trasformato in una passerella per amici del “regime” senza rapporto con l’epoca storica dell’affresco, tanto che le Liste Civiche Senesi hanno avuto il destro per organizzare un incontro per spiegare almeno che cosa quel governo abbia significato sul piano storico. In più Flores D’Arcais ha in programma di spendere mezzo milione d’euro in attività varie sul “Costituto” senza neppure consultare il massimo esperto in argomento, il prof. Ascheri, discriminato perché esponente delle liste civiche che si oppongono all’attuale malgoverno cittadino. Il fatto ha dato luogo ad un’interrogazione del consigliere Marco Falorni in Comune, cui l’assessore ha risposto ammettendo palesemente la discriminazione.
Purtroppo per lui, come si sa in Italia e all’estero, Mario Ascheri, il ligure-senese docente a Roma Tre al centro della discriminazione, è da decenni che studia la storia della città e in particolare proprio queste testimonianze politico-istituzionali, anche alla base del suo recente “Le città-Stato” (il Mulino, Bologna): lui, per primo, ha segnalato che il “Costituto” è il primo statuto in italiano di una città, il primo testo in italiano della portata (quantitativamente) della Divina Commedia.

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Cultura alla senese: 24 dicembre 2007.
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Nuove Facoltà a gogò nell’Università della Basilicata

Cosa possono Padoa-Schioppa e Mussi contro la (pre)“Potenza” di un Tamburro? Hanno qualche valore le giuste posizioni della Commissione Tecnica per la Finanza Pubblica sulla «proliferazione dei Corsi di Laurea non sempre rispondenti ai bisogni della società»? E i suoi duri giudizi sul dissesto finanziario degli atenei, da non affrontare con «interventi a sanatoria che conducono a forme d’irresponsabilità gestionale»? E le sue esplicite intenzioni per «sanzionare, anche severamente, i comportamenti devianti»? Interrogativi legittimi quando si consideri che, in una piccola regione (meno di 600.000 abitanti), l’Università della Basilicata raddoppia le Facoltà senza aver risolto, prima di tutto, le sue numerose criticità, che spingono il 70% degli studenti ad emigrare in altre regioni.
Com’è noto, sono state attivate tre nuove Facoltà (Farmacia, Scienze della Formazione ed Economia) e, il prossimo anno, anche Architettura. È giusto, però, che il territorio, che dalle royalties del petrolio ritaglia per l’ateneo ogni anno 3 milioni d’euro, pretenda un’Università che valorizzi in modo originale realtà e risorse locali per uno sviluppo dell’intera regione. Del resto, fu questo l’obiettivo strategico alla base della sua istituzione dopo il terremoto del 1980. Ecco perché, oggi, è giusto chiedersi a chi ed a cosa serva questa proliferazione dei corsi di laurea. Agli studenti e ai lucani oppure a qualche docente in esubero in corsi di laurea senza discenti? Quali iniziative sono state prese per rendere le vecchie e nuove facoltà più attraenti per gli studenti lucani e non lucani? Può un rettore rivolgersi all’Ordine degli Architetti, che aveva definito uno spreco di risorse l’attivazione di Architettura, con una risposta superficiale, illogica ed immotivata? La riportiamo integralmente, in corsivo per evidenziarla: «Gli Ordini hanno il diritto di esprimersi, ma la mia risposta è lapidaria: Architettura va fatta perché mi piace così, perché ci piace così. E poi, ingegneria edile è una cosa profondamente diversa da quella che sarebbe la facoltà di Architettura. Io faccio il Rettore e non l’architetto e tantomeno il profeta, rispetto l’opinione di altri, ma so di avere un minimo di indipendenza per decidere quello che ci sembra meglio fare. Se poi i fatti ci dovessero dare ragione tanto meglio, se ci dovessero dare torto, allora dirò “l’Ordine degli architetti aveva visto giusto”. Spero di no, naturalmente». Ovviamente, sarebbe molto più cauto se fosse chiamato a rispondere personalmente ed in solido del possibile fallimento. Infine, può un rettore rivolgersi ad un Ministro nel modo seguente? «… Ho invitato Mussi ad un convegno che organizzeremo a Potenza. Non mi ha ancora risposto. Lui non risponde. L’impressione è che sia molto impegnato, forse anche in cose diverse, ma non sono affari miei.»

Malauniversità … al Palio di Siena Staffelli di “Striscia la notizia” s’è purgato


Quando ho scritto “Al Palio di Siena tra vip e veline della malauniversità”, non immaginavo che 19 giorni dopo, presso l’ateneo di Messina, ci sarebbero stati 5 arresti e che, in seguito, il rettore Francesco Tomasello ed i docenti Giovanni Germanà e Salvatore Giannetto sarebbero stati sospesi per due mesi dalle funzioni. Questi i capi d’imputazione: tentata concussione, abuso d’ufficio, peculato e falso. Neppure immaginavo che Mussi e Padoa-Schioppa sottoscrivessero il Patto per l’Università e la Ricerca e che una Commissione Tecnica per la Finanza Pubblica approvasse le Misure per il risanamento finanziario e l’incentivazione dell’efficacia e dell’efficienza del sistema universitario, prendendo atto dell’evidenza e, cioè, che la malversazione dei vertici ha portato al collasso, anche amministrativo, di molti atenei. Mi ponevo, il 2 luglio, la seguente domanda retorica: «questa volta a chi toccherà il tapiro a Staffelli o a un rettore?». A questo punto, non v’è dubbio: dopo l’articolo del Mondo (oggi in edicola e di seguito riprodotto), il tapiro spetta a Staffelli, che s’è purgato alla grande.

A VALERIO STAFFELLI UN TAPIRO DAL PROF

Fabio Sottocornola. E se per una volta il tapiro d’oro lo ricevesse Valerio Staffelli, l’inviato del programma televisivo Striscia la notizia che consegna il famoso premio satirico? Sembra uno scherzo, ma non lo è. Certamente vuole fare sul serio Giovanni Grasso, ordinario di anatomia umana all’università di Siena che dalle pagine del suo blog (ilsensodellamisura.com) combatte una battaglia contro la mala università. E da dove ha annunciato di voler consegnare un tapiro proprio a Staffelli, rigido censore dei guasti italiani. Il professore gli ha chiesto, in maniera retorica, che cosa ci faceva il 2 luglio scorso affacciato su piazza del Campo a Siena dalle finestre di palazzo Chigi-Zondadari, preso in affitto (156 mila euro all’anno) dall’ateneo. «Ovvio», dice Grasso, «il giornalista televisivo assisteva al Palio cittadino». Al suo fianco però c’erano, tra gli altri, alcuni rettori alla guida di università in piena crisi economica come il padrone di casa Silvano Focardi o Augusto Marinelli di Firenze (disavanzo previsto di 32 milioni per il 2007). Nel gruppetto c’era anche Antonio Tamburro, dall’ottobre scorso numero uno all’università della Basilicata, citata dalla Corte dei conti regionale per «ipotesi di mala gestio di beni pubblici». E soprattutto Francesco Tomasello (Messina) che due settimane dopo il Palio è risultato indagato (tentata concussione e abuso d’ufficio) in un’inchiesta su concorsi truccati. Per lui i magistrati avevano chiesto anche la sospensione dalle funzioni. Insomma tutti meritevoli di un tapiro che però Staffelli non ha consegnato. Così adesso Grasso è pronto a entrare in azione.

Malauniversità: Pestis nigra … ultima spes?

PesteCosimo Loré. Rosario Brancato e Maurizio Pandolfi, illustri cattedratici oftalmologi autori del pregevole saggio “Miserie e Grandezze della Medicina” (Mondadori, 2000), a proposito delle pestilenze che decimarono l’Europa del Trecento, osservano magistralmente: «Le università si svuotarono d’insegnanti. Per esempio, nel 1349 tutte le cattedre di medicina e chirurgia all’università di Padova erano vacanti. Questo creò spazio per uomini e idee nuove. Ce n’era bisogno, vista l’impotenza della scienza corrente tanto penosamente messa a nudo dalla calamità. Di sicuro la peste fu uno scossone propizio a cambiamenti d’ogni genere e, come direbbero ancora certuni, accelerò il corso della storia.» … Ci si deve augurar una nuova pestilenza?

Università: colpo mortale ai comitati d’affari riuniti nella Crui

Il Tar boccia l’Ateneo di Siena: lo Stato non eroga i 46 milioni di euro

Orlando Pacchiani. Al bilancio dell’Università di Siena continueranno a mancare oltre 46 milioni di euro, quelli che l’ateneo aveva chiesto allo Stato per reintegrare la corresponsione degli aumenti di stipendio per il personale dal 1993 al 1999 e dal 2000 al 2005 (quando è cambiata la normativa sulla base della Finanziaria del 2000). La prima sezione del Tar della Toscana ha pubblicato la sentenza che boccia il ricorso presentato nel 2005, definendolo «infondato»: l’Università non ha diritto ad alcun rimborso. E questo perché la legge 537/93 «non impone allo Stato di coprire “a pie’ di lista” le spese sostenute dagli atenei per il rispettivo personale e non attribuisce, dunque, alIe Università un diritto soggettivo perfetto (incondizionato) ma si limita ad istituire un fondo vincolato». Una batosta, per l’ateneo senese, secondo cui le spese per il personale – inclusi gli aumenti retributivi – avrebbero dovuto invece fare sempre carico al bilancio dello Stato, anche in caso di eccedenza rispetto al fondo ordinario. In totale, la richiesta era di condannare il ministero dell’Università al pagamento di 46 milioni di euro.
 Una cifra che però, almeno per quanto ha deciso il Tar, non entrerà nelle casse delI’ateneo. Che anzi viene bacchettato nella sentenza: «Se si può parlare di diritto soggettivo delle Università, si tratta solo del diritto alla piena e corretta distribuzione del fondo ordinario, salvi i limiti di quest’ultimo, fissati di anno in anno mediante lo stanziamento delle leggi di bilancio dal legislatore, il quale si è riservato di determinarlo a propria discrezione, nel quadro della progressiva riduzione dell’impegno finanziario dello Stato per le Università, con l’attribuzione a queste ultime dell’autonomia e dell’inerente responsabilità». Motivo per cui le Università non devono poter prevedere entrate eccedenti quel fondo.

Il «commensale abituale»: una figura trascurata nelle indagini sulla malauniversità

Che almeno gli odierni “mediocri in tutto” arrivassero ai livelli dei “castrati” d’un tempo

Cosimo Loré. Caro Tommaso Gastaldi, sono felice di avere fatto il mio dovere di accademico, che ha a cuore la propria communitas (universitas), nel darti sostegno sia per le iniziative “diplomatiche” dei contatti con i politici (Ignazio Marino risponderà mai alla tua coraggiosa denuncia?!) che per la migliore formulazione ed il più rapido esito delle iniziative giudiziarie, ormai indilazionabili, nei confronti del rettore Renato Guarini, del Preside Luciano Benadusi e del Prof. Alfredo Rizzi (Presidente della Commissione di concorso denunciata), per i fatti commessi in violazione delle norme civili, penali e amministrative, da te esposti con tale evidenza che neppure un’insostenibile malafede potrebbe aprire ai dubbi. Ai più ad esempio sfugge che alle commissioni concorsuali è vietato di accedere non solo al “parente fino al quarto grado”, bensì anche a chi è “legato da vincoli di affiliazione, o è convivente o commensale abituale”, e che tra le ipotesi di reato vanno annoverate anche le fattispecie contemplate dagli articoli del codice penale inerenti “falsità commesse da pubblici ufficiali” e anche colui che, pur “senza essere concorso nella falsità, fa uso di un atto falso”, oltre alle altre correlate e conseguenti di associazione a delinquere (in ogni settore bene o male agisce una ristretta e chiusa cupola), falso ideologico, truffa continuata all’erario, favoreggiamento. Questo straordinario impegno ci è richiesto dalla emergenza accademica italiana e dalla esigenza di provvedimenti urgenti, anche di tipo giudiziario e comunque massivi ed eccezionali, vista la mutazione in corso che sta snaturando l’universitas, trasformata ormai in azienda per di più fallita (si vedano i bilanci), in una agenzia di collocamento non condizionata né dalle compatibilità amministrative né dai meriti dimostrati né dalla sua unica finalità e ragion d’essere che è la ricerca scientifica, in un feudo di parenti e non, sempre più scadenti attraverso reati perpetrati con volgari trucchi privi di qualsiasi destrezza. Quel che colpisce è il cognome coincidente, ma quel che manca, anche a chi non è figlio d’arte, è un minimo curriculum vitae come è accaduto nel tuo ed in innumerevoli concorsi: a Siena tocca far intervenire la forza pubblica quasi ogni volta che viene espletato un concorso per ricercatore… Concordo: “oltre agli abusi, osano tentare di perseguitare (anche paventando il licenziamento) coloro che li denunciano. Con il favoreggiamento attivo di Rettori, Ministri e Sottosegretari che rimangono indifferenti, con atteggiamento del tipo non vedo non sento non parlo, di fronte ad ogni tipo di denuncia e sollecitazione. Scarsi in decoro accademico e dignità personale…”.
Facciamo che finisca presto l’era di questi uomini incapaci, falliti anche nella finzione di autorevolezza, che sanno affermare forza regalando posti, come ben dici, ai loro “ciucci a comando” aspiranti cavalli di Caligola. Dio volesse che gli odierni “mediocri in tutto” arrivassero agli ammirevoli livelli dei “castrati” d’un tempo.

Al Palio di Siena tra vip e veline della malauniversità

 

Striscia Palio

QUESTA VOLTA A CHI TOCCHERA’ IL “TAPIRO”: A STAFFELLI O A UN RETTORE?

Che ci fa il 2 luglio, Valerio Staffelli, l’inviato di “Striscia la notizia”, tra gli ospiti di Silvano Focardi, rettore dell’Università di Siena, affacciati su Piazza del Campo dalle finestre di palazzo Chigi-Zondadari? Ovvio, assiste al Palio, tra uno spumante e qualche tartina insieme ad Antonio M. Tamburro, Francesco Tomasello e Augusto Marinelli, rispettivamente rettori di Basilicata, Messina e Firenze (università molto chiaccherate per nepotismo e/o bilanci in rosso e/o affari). Staffelli sicuramente approfitterà dell’occasione per realizzare una delle solite inchieste di Striscia su argomenti scottanti come questi.

Caro Focardi, tra i tagli previsti per il 2007 nell’ateneo senese vi sono anche quelli, pari a 1,5 milioni di €, per attività istituzionali (dotazioni ai Dipartimenti e Facoltà, supplenze e contratti) mentre lei continua a spendere 156.000,00 € d’affitto ogni anno per questo palazzo che consente la visione del Palio ai suoi ospiti. Lo sa che la finanziaria impone che, a decorrere dal 2006, le pubbliche amministrazioni non possono effettuare spese di rappresentanza superiori del 50% di quanto sostenuto nel 2004? Lei, invece, le raddoppia! Va bene che ha ereditato questa spesa, ma non sarebbe il caso di interrompere la locazione, vista anche la possibilità di recedere senza penali?

Caro Tamburro, l’università della Basilicata è nota a “Striscia” per lo sperpero dei fondi post-terremoto: 7,5 milioni di € per costruire serre mai utilizzate dagli studenti di agraria (ne ha parlato anche il procuratore generale della Corte dei conti lucana, Michele Oricchio). Ci sono poi 2 milioni di €, stornati da altri capitoli di spesa, anticipati dall’ateneo ad alcuni docenti, tra i quali figura il suo nome, per studi sul territorio non finiti nei tempi previsti e che, non restituiti, hanno creato un «buco» nel bilancio 2003 e danni all’erario. Ci sono i costi incredibili per corsi di laurea con una media di 8-10 studenti all’anno. Ma c’è di più. Il sostituto procuratore di Catanzaro, Luigi De Magistris, sta indagando su alcuni docenti dell’ateneo lucano, compreso l’ex rettore Lelj Garolla di Bard, nell’ambito dell’inchiesta sul presunto «comitato d’affari» che strozza la regione e ne controlla l’attività economica: il pm parla di «sodalizio criminoso in grado di condizionare l’attività delle istituzioni». Agli ambienti accademici lucani, interessati ai temi come i rischi ambientali e le georisorse naturali, premono soprattutto le consulenze sulle risorse idriche, sul sistema di monitoraggio ambientale delle aree petrolifere, sul sito nazionale di scorie radioattive a Scanzano Ionico e quelle sull’erosione della costa, cementificata con villaggi di lusso. Una lobby d’affari che avrebbe schiacciato qualsiasi oppositore, com’è accaduto ad Albina Colella, docente di geologia, denunciata con modalità molto strane proprio dal Prof. Tamburro e sospesa dal servizio, nonostante la contrarietà del CUN. Infatti, per la procura di Catanzaro si potrebbero ipotizzare “tentativi di ritorsione“, per le posizioni assunte dalla geologa in merito al sito di Scanzano e ad altre vicende, come Marinagri.

Caro Marinelli, lei è rettore dal 1° novembre 2000, ha chiuso il bilancio 2006 con un disavanzo di 18 milioni di € che diventeranno 32 nel 2007 e, invece di fare autocritica e proporre un serio piano di risanamento, continua con l’inconsistente accusa allo Stato, reo di non trasferire gli incrementi stipendiali del personale agli atenei. Non solo, lei, il primo responsabile della politica del suo ateneo, pretenderebbe anche, a questo punto, che a pagare gli stipendi del personale fosse il Tesoro, con buona pace dell’autonomia finanziaria istituita nel 1994.

Caro Tomasello, sicuramente «saranno fortunate coincidenze che molti docenti del suo ateneo abbiano legami di parentela fin troppo stretti»; sarebbe utile, però, sapere se condivide, in proposito, il seguente pensiero di un suo collega siciliano. «È normale che i figli seguano le orme del padre. Di solito non hanno alcun privilegio, anzi il cognome rischia di diventare un peso. L’unico vantaggio è vivere in un ambiente familiare dove si parla di medicina».