Atenei: distinguiamo le vittime dai corrotti, costituiamoci parte civile e chiediamo il risarcimento dei danni

Uvaputtanella

NATI NON FOSTE A VIVER COME BRUTI…

Cosimo Loré. Spifferi di corridoio portano lamenti di alcuni sostenitori della tesi che l’attuale attività investigativa, incidente sulla vita accademica anche senese, sia il segno del danno prodotto da coloro che si son fatti carico di adire vie legali e organi di stampa, perché sia fatta piena luce − e presi idonei provvedimenti − sul dilagante malaffare che sta mettendo a rischio la sopravvivenza della nostra gloriosa istituzione.

Un simile comportamento è stigma certo di inidoneità etica, medica e legale − e di correlato abusivismo professionale e professorale − per l’evidenza della inversione, infame sul piano morale e infima su quello scientifico e “clinico”, delle responsabilità, per cui, a fronte di un fenomeno che colpisce tutti gli afferenti alla comunità universitaria, si accusano i pochi che tentano di risanare una simile piaga…

Né si può fare a meno di stigmatizzare le parole assai avventate di coloro che, anche in passato, hanno cercato poco onestamente e senza alcuna dignità scientifica di buttarla in battuta, invocando luoghi comuni nel caso del tutto inappropriati quale quello del far d’ogni erba un fascio o delle rare mele marce che non incidono sul corretto andamento delle attività e sul presunto danno alla nostra immagine.

Entrambe le tipologie di tali poco seri soggetti paiono ben lontane dal rigore morale e dalla cultura scientifica proprie dell’accademico di rango, che “sente” di rappresentare la prima istituzione della nazione e che non confonde in palese malafede vittime e corrotti, analfabeti e colti, meritevoli e abusivi: atto dovuto per la costituzione di parte civile è il giusto risarcimento dei danni provocati all’ateneo…

Quale esempio chiarificatore di gravità ed ubiquitarietà geografica e disciplinare del fenomeno in questione vale per tutti il caso del Prof. Giorgio Chinnici da Palermo, che ha abbandonato anzitempo la toga accademica indignato per la brutalità con cui era stata anteposta a 30 professori doc una ricercatrice, così carente di titoli e meriti da ben rubricarsi “inclassificabile”. L’ambito scientifico? Criminologia!

Occorre un piano di risanamento e una forte spinta per la rinascita dell’Università

Oxford

Con l’ottava puntata dell’inchiesta su “concorsopoli”, Anna Maria Sersale (inviata del “Messaggero”) affronta le ragioni del declino dell’ateneo senese.

SIENA, CONCORSOPOLI NELLA OXFORD ITALIANA

Anna Maria Sersale. L’ITALIA non ha più la sua Oxford. A Siena, una delle più antiche università dopo Bologna, irrompono le inchieste della Procura. Ferite che non sarà facile guarire. I concorsi alterati, i patti segreti, gli accordi sottobanco per mandare in cattedra i protetti di questo o quel barone, hanno svilito la dignità dell’antica accademia che ha 766 anni di vita. Avere chiuso gli occhi sui conflitti di interesse, sulla politica dello “scambio” e sull’occupazione di posizioni di forza per accaparrare carriere, consulenze, e attività extra-universitarie, ha avuto effetti deleteri. I “finti” concorsi, che in tutti gli atenei sono stati funzionali alla continuità del potere, costituiscono l’aspetto più vistoso del declino al quale ora la nuova gestione di Siena cerca di mettere riparo. Mentre i vertici accademici tentano di ripristinare regole certe, la Procura va avanti spedita. È di pochi giorni fa la decisione di chiedere il rinvio a giudizio di sei docenti, per due concorsi da associato e ricercatore su cui gravano pesanti sospetti. Due le denunce.

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E se ci costituissimo parte civile nella “tangentopoli” universitaria?

ombraseraw.jpgCosimo Loré. Caro blog il senso della misura,
i figli migliori di questa Italia chiedono: “perché non scoppia uno scandalo tipo Tangentopoli?!” Guardo, anzi studio, con attenzione e un giurista vicino mi spiega il significato “legale” dell’inchiesta torinese. Scrivo come cittadino italiano e professore universitario che ti ringrazia d’aver messo così assiduamente la tua home page a disposizione dell’emergenza accademica primaria che esige interventi eccezionali, urgenti e appropriati, perché la “meglio gioventù” tra i nostri studiosi d’eccellenza sta emigrando altrove e il caso del Dottor Dario Farina, già assegnista al Politecnico di Torino, “trombato” al concorso per ricercatore, ora Professore di ruolo in Danimarca, docet: costretto alla “fuga” dopo dieci anni di proficua attività di ricerca sotto la guida di Roberto Merletti, cattedratico leader del miglior gruppo di ricerca in Europa per il suo specifico settore di scienze ingegneristiche applicate. La pregevole inchiesta di Riccardo Iacona e Manuela Maddaloni nel programma televisivo W L’ITALIA dimostra in modo “scientifico” che proprio negli Atenei risultati in passato in pole position come Torino (e Siena!) si sta alacremente lavorando per lo sfascio e la perdita di credibilità tramite concorsi legalmente truccati volti ad accaparrarsi i rari preziosi posti di ruolo come ricercatore universitario nelle più diverse discipline scientifiche delle aree di ingegneristica e biomedica. Inaudito e indecente il fatto, sistematico, di barare proprio nell’istituzione che ha per unico compito l’oggettivazione della realtà producendo scienza grazie a conclamate onestà e indipendenza intellettuali.
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L’ombra lunga dei protagonisti reali del declino dell’Ateneo senese

ombraseraw.jpgIl settimanale il Mondo, oggi in edicola, pubblica un breve articolo, di seguito riprodotto, che stimola alcune riflessioni sulla mutazione profonda, avvenuta nei 12 anni della gestione Tosi, nel governo dell’Ateneo senese, che rischia il collasso. Chi sono oggi i protagonisti della nostra università? Sono sempre i docenti, gli studenti e il personale tecnico-amministrativo?

SIENA, L’EX RETTORE TOSI PREPARA IL RITORNO

Fabio Sottocornola. A Siena molti sono convinti che Piero Tosi voglia tornare al potere, magari ripartendo dalla sua facoltà di medicina. L’ex rettore dei rettori (in quanto capo dell’ateneo toscano e della Crui) era stato sospeso a febbraio 2006 dal gip senese per irregolarità in alcune nomine e concorsi. A metà maggio partirà il processo nel quale è difeso dall’avvocato Franco Coppi. Ma Tosi è anche in attesa di altri eventi, per esempio che si dimetta Alberto Auteri, preside di medicina, che di recente è stato attaccato sulla stampa locale per le troppe cariche ricoperte. Infatti è anche direttore di un dipartimento e delegato del rettore Silvano Focardi alla sanità. A marzo Auteri ha lasciato quest’incarico, rilanciando la questione delle incompatibilità. Che riguarderebbero i professori Marcello Flores d’Arcais e Riccardo Mussari, fratello di Giuseppe, numero uno di Mps, e il preside di lettere ad Arezzo Camillo Brezzi, assessore: tutti considerati vicini a Tosi. Finora nessuno ha lasciato le poltrone. All’ex rettore fa gioco anche il duro scontro in atto da settimane tra Focardi e i sindacati, Cgil in particolare, che in passato avevano definito «privo di ogni fondamento» il dibattito sul buco finanziario (33,8 milioni nel 2005) dell’università. Il 2 aprile si sono interrotte le relazioni sindacali dopo che Focardi ha respinto la richiesta di rinviare un cda: all’ordine del giorno, l’approvazione di regolamenti come quello sull’accesso agli atti amministrativi, previsto da una legge del 1990 e mai attuato e uno sulla «valutazione della retribuzione e della prestazione dei dirigenti».

Atenei americani d’eccellenza con studenti funzionalmente analfabeti

bencivengaRiflettiamo con Ermanno Bencivenga, da 30 anni negli Stati Uniti, sul provincialismo, i centri d’eccellenza e la fuga dei cervelli in Italia. (La Stampa 11 aprile 2007)

NON MI UNISCO AI CERVELLI ITALIANI

Un noto filosofo che insegna in California spiega perché non andrà al raduno di Washington. «Ma quale eccellenza? Basta con le reti per pochi privilegiati»

Ermanno Bencivenga. Ci sono due cose che mi preoccupano nell’appello all’unità, o almeno alla creazione di una «rete», associato alla riunione di studiosi italiani in programma a Washington il 13 e 14 aprile (e presentata ieri su La Stampa). Primo, il suo provincialismo. Io sono italiano, legato da rapporti e affetti ampi e profondi al mio paese d’origine; e sono anche americano, avendo vissuto negli Stati Uniti per quasi trent’anni, cioè quasi tutta la mia vita di lavoro, e avendoci tirato su una famiglia. Non mi considero però un italo-americano o nessun’altra creatura con trattini; né un cervello in fuga (da che? aveva senso parlare di fuga dalla Germania nazista, ma non dall’Italia del dopoguerra); né particolarmente rappresentativo della cultura italiana o europea.
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Malauniversità: Siena di nuovo sulla stampa nazionale

Espresso6apr2007L’ombra lunga della precedente gestione pone l’Ateneo senese, ancora una volta, sotto i riflettori della grande stampa nazionale. Il servizio di copertina dell’Espresso contiene una scheda (intitolata “Tra baroni e camici bianchi, Sanità, ricerca, università: quando il conflitto d’interessi è all’ordine del giorno”) che evidenzia pochi casi di una realtà molto più vasta e difficile da correggere.

Malauniversità: Siena ancora sulla stampa nazionale

IlmessaggeroCon la seconda puntata, Anna Maria Sersale, nella sua inchiesta su “Concorsopoli”, ha intervistato anche due colleghe senesi, T. Hadjistilianou ed A. Fioravanti, che hanno partecipato al concorso per professore associato rispettivamente in “Oftalmologia” e “Reumatologia”, finiti entrambi nel mirino dei giudici. Si riportano i passi corrispondenti, mentre per la prima puntata si veda: Anna Maria Sersale, Gli Atenei dei patti segreti (il Messaggero 24 marzo 2007).

CATTEDRE SU MISURA PER PROFESSORI SENZA TITOLI

Anna Maria Sersale. (…) A Bologna per un posto di oftalmologia al Sant’Orsola per poco non si sono ammazzati. Ci sono state pesanti minacce ai commissari. E perfino un proiettile mandato per posta a uno che stava per smascherare la manovra. Dopo gli arresti la Digos indaga. «Tutti dicevano che il concorso era fatto su misura per la moglie di un primario», racconta Theodora Hadjistilianou, di nazionalità greca, da trent’anni in Italia, una delle concorrenti, che per titoli scientifici poteva piazzarsi al primo posto. «Sono stata sentita come persona informata dei fatti – spiega la Hadjistilianou – Eravamo una decina di concorrenti, poi, come al solito, molti si sono ritirati. Sono andata da un avvocato, ma non ho ancora presentato denuncia. Mi sono detta che forse è meglio restare ricercatrice, lo sono da quindici anni, piuttosto che essere giudicata da una commissione del genere e vincere un concorso sporco. Non è escluso che venga tutto annullato. Intanto continuo il mio lavoro al Centro dei tumori agli occhi, dove curo molti bambini».

Antonella Fioravanti è una reumatologa. Il suo concorso per un posto da associato e bandito a Siena è nel mirino della magistratura. «Avevo fiutato delle irregolarità, avevo capito che stava succedendo qualche cosa di poco chiaro – afferma -. Alla fine mi sono trovata in mano prove scottanti e ho presentato un esposto denuncia. Non posso dire di più perché ora tutto è coperto dal segreto istruttorio. Il magistrato si è reso conto che le cose che avevo raccolto avevano un fondamento. Ha mandato carabinieri e polizia il giorno delle prove. Il blitz ha portato al sequestro delle carte e dei computer. Il processo inizierà il 5 maggio. Il bando era uscito nel 2005, sulla bocca di tutti girava il nome del vincitore. Nel bando erano stati inseriti requisiti ad hoc per agevolare il prescelto e che poi servivano per la chiamata in servizio. Il posto è uno ma gli idonei sono due. Sono andata dal magistrato ma c’è molta gente che subisce, hanno paura dell’ostracismo, si sa che chi denuncia, chi fa ricorso, chi vuole smascherare il sistema dei concorsi pilotati, poi viene escluso senza più speranze». «Ma la cosa più assurda – sostiene ancora la Fioravanti – è che il concorso è andato avanti, nonostante il sequestro, come se nulla fosse stato. Quello di cui si diceva ha vinto e ora è in servizio. Molti degli sfidanti erano stati scoraggiati prima delle prove, e invitati a mollare». (…)

Malauniversità: non mi manda Picano

BeatoporcoEugenio Picano
La dura vita del beato porco
Carriere, cattedre e concorsi nella nostra Università
Il Pensiero Scientifico Editore, 2a ed., Roma 2007, € 12,00.

Dopo la prima edizione (marzo 2002), giunge alla seconda l’ironico e spietato atto d’accusa di uno dei cardiologi italiani più famosi nel mondo. “Un ambiente di lavoro povero impoverisce anche i ricchi di talento, come la desertificazione che, avanzando, inaridisce le piante grasse”, afferma l’autore. Per scongiurare il pericolo che il talento si spenga prima di maturare a causa della cronica mancanza di opportunità, occorre adottare al più presto un nuovo modello di vita accademica. Meglio se questo modello obbedisce ad alcune clausole di estetica sociologica, se rispetta le nuove regole dell’antitrust e se è anche legale ed etico.

Beppe Grillo e le preoccupazioni del sindaco di Siena

BeppegrilloBeppe Grillo ha iniziato il suo spettacolo “Reset”, a Siena, raccontando che la sera precedente era stato contattato da una persona che, qualificatasi come portavoce del Sindaco, manifestava le preoccupazioni del primo cittadino per il previsto intervento di Mauro Aurigi. Grillo propone un contradditorio, nel corso della trasmissione, mediante un collegamento telefonico skype con il sindaco stesso. Il sedicente portavoce del sindaco declina l’offerta, ringrazia e non si fa risentire. Il filmato presentato da Aurigi nel corso dello spettacolo è visibile su You Tube.

Per abolire l’attuale legge elettorale e ridurre a due i mandati dei parlamentari

Mariocaligiuri_2I funzionari di partito sono oggi la prima professione in Parlamento: 21,4% alla Camera e 19,5% al Senato. È il risultato dell’attuale legge elettorale, delle liste bloccate e dell’abolizione del voto di preferenza. Di seguito le proposte di Mario Caligiuri pubblicate sul Quotidiano Nazionale (12 marzo 2007).

Assalto al Parlamento dei funzionari di partito: diciamo basta con un referendum

Mario Caligiuri. Quando parla Luciano Violante, non lo fa uno qualsiasi. Bisogna stare sempre attenti a quello che dice. Dopo essere stato il presidente della Commissione Antimafia negli anni caldi di tangentopoli e della decapitazione del ceto politico di tutti i partiti, tranne il suo, fece il presidente della Camera. Nell’intervento di insediamento si riferì anche ai reduci di Salò: si vede che pensava più in alto. Nella legislatura successiva da presidente della Camera, d’amblai lo diventò del solo gruppo dei ds: in democrazia, soprattutto in una come la nostra, è una circostanza perfettamente normale. Adesso ha chiesto il rinvio della raccolta delle firme per il referendum elettorale. Ma l’abolizione di questa legge non era un punto irrinunciabile previsto nelle 281 pagine del “sacro testo” dell’Ulivo? In tutte le piazze italiane i candidati del centro sinistra si erano stracciati le vesti per dire a chiare lettere che, una volta al governo, avrebbero cancellato con un tratto di penna una legge antidemocratica.

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