Con la “primavera” senese è nata una mosca sperabilmente ostinata e fastidiosa

Moscaalnaso_2Nelle edicole senesi è oggi in vendita a 0,20 € un agile periodico (8 pagine, 25×34 cm) di libera informazione intitolato “La Mosca al naso”. Riportando il primo editoriale del periodico, rivolgiamo ai colleghi della redazione i nostri più sinceri auguri nella speranza che il sicuro successo li convinca a trasformarlo presto in quotidiano.

Editoriale
Eccoci qua! Abbiamo pensato che nell’informazione locale mancasse qualcosa: la voglia di dirci anche Ie cose meno piacevoli e di riderci sopra senza timore di passare per denigratori di Siena e del suo prestigio. Ed allora ecco qua, un periodico nuovo di zecca che guarderà ai fatti cittadini con ironia, senza la pomposità spesso imperante. Sappiamo che non tutti gradiranno, soprattutto quei vertici cittadini abituati all’adulazione ed all’adorazione, seppur talvolta velata da una qualche battuta banale. La nostra Mosca sa quindi in partenza che potrà essere fastidiosa, che farà spesso saltare, appunto, “la mosca al naso”, ma è proprio quello che vogliamo. Aiutateci a farla volare in libertà. Ad essere insistente ed imprevedibile, dandoci notizie anche minime, mandandoci foto, suggerimenti, interventi magari brevi; tante chiacchiere non aiutano a capire il succo. Ma scherzare non vuol dire banalizzare. Gli argomenti più rilevanti per la vita cittadina saranno al centro della nostra attenzione e qualche volta non potremo fare a meno di approfondirli. Sempre, ovviamente, con ironia e semplicità. Auguri a tutti gli “addetti ai lavori” per gli impegni che Ii attendono. Un cardiale saluto di benvenuto ai lettori.
La Redazione

Viaggio in Internet sui politici di professione nel governo

Mario_caligiuriUn articolo dell’amico Mario Caligiuri alla scoperta, dai siti Internet di Camera e Senato, del curriculum «professionale» dei politici al governo (dal Quotidiano Nazionale del 25 febbraio 2007).

Campano tutti (o quasi) di politica, ma nelle biografie provano a nasconderlo

Mario Caligiuri. E dire che come fantasia avevano addirittura superato Walt Disney. ‘La carica dei 103’ membri del Governo Prodi si è infranta dopo solo otto mesi di fronte ad un voto di fiducia sulla politica estera. Perché è successo? E per responsabilità di chi? Come nel racconto La lettera rubata di Edgar Allan Poe, la risposta è lì, davanti agli occhi di tutti. Colleghiamoci su Internet per vedere chi siano i protagonisti di questa vicenda italiana. Cominciamo, per comodità di analisi, dai due dissidenti che hanno fatto mancare i due voti decisivi: i senatori Fernando Rossi e Franco Turigliatto. Rossi è di Ferrara ma, chissà perché, è stato nominato nelle Marche: come si è visto, il Senato non poteva fare a meno di lui. Da primo firmatario ha presentato due disegni di legge ed è intervenuto tre volte in assemblea e sei volte in commissione. Finora non si è sforzato granché, ma ritengo che sia nella media. Turigliatto almeno è stato indicato nella regione di nascita: il Piemonte dalle carducciane ‘scintillanti vette’. Un solo disegno di legge porta per prima la sua firma ed è intervenuto tre volte in assemblea. Anche lui non è Stakhanov. Una lancia però va spezzata: forse, a differenza del Segretario di Rifondazione Franco Giordano e di tanti altri, loro due avevano preso sul serio la manifestazione di Vicenza e anche nelle votazioni al Senato ritenevano di stare ancora sfilando in piazza delle Erbe. Nessuno li aveva avvertiti del ‘contrordine compagni’.

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Caro amico rettore ti scrivo

PentagrammaCosimo Loré. Caro Amico e Magnifico Rettore di Siena,
ti scrivo in ragione della materia, e so che per te il pensiero della medicina legale non può essere certo il primo, ma ti ricordo che il settore scientifico-disciplinare comprende anche la criminologia, e per questo ti scrivo. Ti scrivo perché è mio dovere segnalarti che il crimine accademico organizzato sta portando alla dissoluzione dell’intera struttura e al collasso del nostro ecosistema e questo è un fatto che ti compete come ecologo. In queste ore sono usciti i libri di amici a me assai cari, uno firmato con uno pseudonimo e l’altro da Eugenio Picano (Impact Factor > 750): Candido o del porcile dell’Università italiana e La dura vita del beato porco. In entrambi i casi, fossi il maiale adirei le vie legali come vittima della palese diffamazione, posto che il suino non provoca alcun danno anzi… ma quando si tratta della corruzione della massima istituzione scolastica… Vedi, Silvano, come te sono ormai un veterano con 35 anni di ruolo, 27 di cattedra, 8 di senato, centinaia tra articoli e volumi, didattica da laringite cronica (da causa di servizio), depressione, ansia. E come te non avrei mai voluto bussare alle procure toscane, pugliesi, etc. per contrastare condotte criminali che non cessano neppure dinanzi a provvedimenti giudiziari esemplari, quali la rimozione coatta del tuo predecessore. Ora, però, partono i processi penali e pertanto nessuno si può, né si deve, nascondere scaricando su noi due e pochissimi altri ogni rischio e responsabilità, perché non è da uomini civili ma da personaggi infimi e infami. Dobbiamo insieme, proprio sedendoci uno accanto all’altro, guardandoli in faccia e verificandone con atti scritti ufficiali la buona fede, stanare chiunque si nasconda o tenti di fare il furbo sulla pelle del nostro ateneo. Qui non ci si conta, tecnica utile ad eleggere un rappresentante, qui essere in tanti, come nella storia criminale della razza umana è sempre accaduto, non qualifica né esonera dalle proprie responsabilità. Non c’è più tempo ed atti forti, da parte di uomini veri, si impongono, senza ambiguità né dilazioni; per quel che mi riguarda, da sempre scrivo come ben pochi fanno e con costoro ho l’onore ed il gusto di identificarmi… Mi riferisco a studiosi del calibro di Eugenio Picano che tuttora malgrado le coraggiose denunce e le clamorose intercettazioni e gli arresti dei “capi” della cardiologia italiana non intravede alcuna riparazione dei danni. Cito questo ricercatore del CNR collaboratore del mio gruppo di ricerca per i meriti scientifici superiori internazionalmente riconosciuti e perché è provato che è stato vittima di delinquenti in associazione tra loro (almeno secondo le ammissioni degli stessi nelle intercettazioni acquisite come prova). Sai bene che perfino se si tratta delle cattedre di cardiologia (la ricerca e la cura del cuore, per Dio!) lo schifo tracìma e la fogna è stata ormai scoperchiata dalla Guardia di Finanza che ha portato in galera o ai domiciliari più di un big. Leggi quel che è pubblico e pubblicato ovunque e non solo negli atti giudiziari.

Malauniversità a confronto: i chimici in Basilicata e a Siena

UnibaslogoContro l’indifferenza e l’ignavia è giunta l’ora della rottura anche nell’Università. Come diceva Leonardo Sciascia, «credo si possa usare il verbo rompere in tutta la sua violenza morale e metaforica. Rompere i compromessi e le compromissioni, i giochi delle parti, le mafie, gli intrallazzi, i silenzi, le omertà; rompere questa specie di patto tra la stupidità e la violenza che si viene manifestando nelle cose italiane; rompere l’equivalenza tra il potere, la scienza e la morte (…); rompere le uova nel paniere, se si vuol dirla con linguaggio e immagine più quotidiana, prima che ci preparino la letale frittata.» Consideriamo il ruolo dei “barbari” nell’Università, partendo dai chimici, con un articolo sull’Università della Basilicata, valido anche per la realtà senese. Con due differenze: a Siena la situazione è ancora più drammatica (ci ritorneremo con dati precisi) e, cosa più importante, è a rischio un Ateneo di 766 anni d’età, non un 25enne come l’Università della Basilicata. Dell’Ateneo lucano ci siamo già occupati: si veda il primo e secondo articolo.

QUEI CONTI CHE NON TORNANO…
Da: la Nuova Basilicata (22 gennaio 2005)
Nino Grasso. (…) Sarebbe ingiusto scaricare solo sui livelli centrali responsabilità che vanno ricercate anche qui, in Basilicata. E che probabilmente affondano le radici in una serie di errori passati, figli di un inopinato gigantismo e di una smania di spesa, spesso anche futile e ingiustificata dalla cruda realtà dei numeri. Ci sono corsi di laurea, come quello di Chimica, che hanno in media tra gli otto e i dieci studenti all’anno. E sono anche i corsi che costano di più per la presenza di un buon numero di professori ordinari e associati, oltre che di ricercatori e contrattisti. Per non parlare dei laboratori tecnici, che proprio perché improntati ad una organizzazione particolarmente sofisticata sul piano della sicurezza, assorbono ingenti risorse finanziarie. Da profani verrebbe da chiedersi: ne vale la pena? Quanto costano alla collettività quegli otto o dieci laureati in Chimica che l’Università sforna al termine di un lungo ciclo di studi, quando ci sono migliaia di giovani lucani che affollano, fuori regione, i corsi di legge, scienze politiche, economia e commercio, medicina? Però proprio perché ci troviamo dinanzi ad un bene di tutti i lucani, un bene sinora gestito come cosa personale da qualche piccolo “barone” di spocchiosa prepotenza (…), è assurdo pensare di affrontare la crisi attuale con i metodi del passato. Vale a dire: piangendo miseria, addirittura nello stesso momento in cui si stanno per assumere 22 nuovi ricercatori. Per cui, si reclamano soldi, ma senza dar conto di come li si spende. (…) L’Università non solo deve dar conto, come è giusto che sia, dei soldi che spende. Ma deve concordare con le istituzioni le azioni da intraprendere. (…) E mettersi costantemente in gioco. Pure a costo di operare dolorose amputazioni, in presenza di corsi di laurea sicuramente prestigiosi, come quello di Chimica. Ma che forse non ci possiamo più consentire in un corretto rapporto di costi e benefici.

Malauniversità: un libro che si legge tutto d’un fiato

Zagaria_processoIl libro non è “vecchio di stampa”, anzi … è uscito lo scorso gennaio. Ma gli argomenti riguardano la solita malauniversità che, ormai, è presente praticamente in quasi tutte le sedi. «Un libro veloce come un articolo di quotidiano, ma di largo respiro come un saggio», si legge nel retro di copertina. Molti i riferimenti che riguardano l’Università di Siena. Buona lettura.

Cristina ZagariaProcesso all’Università. Cronache dagli atenei italiani tra inefficienze e malcostume. Dedalo, 2007.
Un lucido e documentato atto d’accusa contro l’università di «Cosa Nostra». Intercettazioni telefoniche, confessioni, conversazioni rubate con microspie e denunce raccontano il volto malato degli atenei italiani da Palermo a Milano. Questo libro vuole capire cosa sta succedendo, senza finti pudori. È un immaginario processo all’università, dall’ultima riforma Moratti ai primi passi del governo Prodi. Un libro veloce come un articolo di quotidiano, ma di largo respiro come un saggio. Storie vere, avvincenti, con nomi e cognomi di singoli atenei, professori e studenti. Storie, però, che al di là della cronaca, diventano esempi generali e offrono uno sguardo senza censure su un’università in cui esiste un «galateo» delle buone regole per truccare i concorsi; un’università nella quale, in una logica tribale, si accavallano e si sovrappongono leggi di «territorio», «di sangue», «di fedeltà» e dove comunque vince quasi sempre il potere. Una rigorosa ricostruzione che propone ai lettori la fotografia di un’università irrimediabilmente malata, smascherando debolezze e inefficienze di politici e istituzioni.

24 febbraio: trionfo della Pietà Rondanini

RondaniniNon solo leggi ad personam ma ad personas
Aldo Ferrara e Giovanni Grasso. Con l’informale espressione legge ad personam s’intende una legge (o atto avente forza di legge) che si ritiene sia stata realizzata mirando specificamente al raggiungimento di determinati effetti favorevoli (o sfavorevoli) per una singola e individuata persona o ristretto gruppo di soggetti, nonostante possa essere formulata, apparentemente, in modo generale. La locuzione, mutuata dal latino, è entrata nell’uso comune tramite il gergo politico e giornalistico.
Dal punto di vista giuridico, salvo i casi in cui vengano dichiarate incostituzionali, le cosiddette sono degli atti normativi formalmente legittimi, anche se di dubbia correttezza sotto il profilo etico e deontologico, non in diretto contrasto con i fondamentali principi di generalità e astrattezza del diritto. Va notato che tali leggi sono sul crinale scivolosissimo non solo del conflitto d’interesse, sul quale vige una normativa imprecisa ed incerta, ma sul più consistente reato d’interesse privato. Ricostruiamone la cronistoria.
Alcuni costituzionalisti hanno anche definito legge “ad coalitionem” la legge elettorale del 2006 che, data la morfologia delle formazioni politiche all’atto delle elezioni governative, si riteneva dovesse permettere ai partiti della coalizione di centrodestra di ottenere un numero di seggi fortemente superiore rispetto a quanto sarebbe avvenuto con la precedente normativa.
Esistono altre forme d’applicazione delle leggi ad personam?

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Per l’Università della Basilicata sassi e virus pari son

IlrestoAppena 25enne l’università della Basilicata, ma molto chiacchierata. Dopo il primo articolo, di seguito il secondo, che suscita, nel lettore, tanti interrogativi. A chi giova che vi sia un virologo a dirigere il Dipartimento di Geologia? È normale che un rettore riceva bacchettate dalla Regione per un illecito amministrativo e contabile? Può un rettore, coinvolto nelle irregolarità gestionali dei fondi europei, continuare a restare al suo posto? Nel caso di inerzia, l’iniziativa spetta al Ministro o, com’è successo a Siena, alla Procura della Repubblica?

IL DANNO MILIARDARIO ALL’UNIVERSITA’ DI BASILICATA
Da: IL RESTO (27 gennaio 2007)
Filippo De Lubac. Quella “testarda” della prof. Colella è riuscita a realizzare il progetto europeo più ambizioso in una situazione organizzativa difficile. Ha anche fornito risultati superiori al finanziamento ricevuto, talmente apprezzati dagli enti regionali da essere stati pubblicati a loro spese e divulgati online su siti regionali, nonché su riviste scientifiche internazionali. Lei ed il suo dipartimento erano diventati i maggiori referenti scientifici sulle risorse idriche e sul monitoraggio ambientale della Val d’Agri, grazie anche alla collaborazione del Politecnico di Torino, abbassando per giunta i prezzi di mercato in un’area dove erano previsti enormi finanziamenti (10 miliardi di lire per la realizzazione di un sistema di monitoraggio ambientale e 6 miliardi l’anno per 15 anni per la sua gestione). Ma il boccone appetitoso, ovviamente, faceva gola a molti. Al punto che, referente di questo monitoraggio, è diventato IMAA-CNR, del cui consiglio scientifico fa parte l’ing. B. De Bernardinis (ex docente di Ingegneria dell’Unibas), esponente del Gruppo 183, nonché direttore dell’Ufficio Pianificazione, Valutazione e Prevenzione dei Rischi del Dip. della Protezione Civile di Roma, i cui interlocutori nell’Ateneo lucano risiedono nei dipartimenti di Ingegneria del DIFA e del DISGG. Inquietante, e diciamo poco, è quello che abbiamo scoperto in merito alla vicenda giudiziaria: che i documenti contabili del progetto della prof. Colella sono stati trafugati; che il suo studio è stato ripetutamente perquisito; che il consulente della polizia e principale accusatore è stato un ricercatore del DISGG, vicino al Magnifico Prof. Tamburro, al secolo P. Harabaglia, geofisico. Lo stesso che dopo aver eseguito un monitoraggio delle acque privo di rigore scientifico, causando seri danni al progetto della prof. Colella, diventava “l’esperto scientifico” del Dip. della Protezione Civile della Provincia di Potenza in un megaprogetto europeo sul monitoraggio delle acque dove addirittura coordinava team multidisciplinari.

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Malauniversità: lo sguardo si allunga

Puntaperotti_1Non vi è scienza senza etica: chi è operoso ma omertoso è indegno della cattedra
Cosimo Loré. A Bari (si veda anche lo storico articolo di Bolzoni) come a Bologna (si veda anche e poi il commento di Balzanelli) esiste il fenomeno della collaborazione tra cattedratici e criminali comuni: a Bari da tempo avviene, come ben ricordano eccellenti cardiologi pisani candidati a suo tempo ad un concorso a professore di cardiologia; a Bologna, come gli arresti attestano, l’intreccio intimo è già stato produttivo di danni, come ben sanno valenti oftalmologhe senesi; le Procure barese e felsinea lavorano come quella senese e pisana, ma preoccupa assai l’inerzia rilevabile altrove, il silenzio dei Rettori interrotto solo dal tentativo di minimizzare la gravità di fatti, il cui significato trascende i singoli diritti calpestati perché riguarda la credibilità della istituzione e la sicurezza della popolazione, la faccia tosta di docenti anche di governo dell’ateneo senese che firmarono e fecero (sic!) firmare irresponsabilmente (per presunta immunità accademica?!) ambigui atti di interferenza indebita sulle gravi iniziative giudiziarie in corso che avevano indotto il Gip a rimuovere il rettore. Anche a Siena i concorsi sarebbero del tutto degenerati se non ci fossero stati candidati coraggiosi (reumatologi, criminologi, oftalmologi), cattedratici corretti (neurologi, anatomici, fisiologi) e avvocati degni di rappresentare la giustizia e di indossare la toga (troppo rari in verità). E chi è oggetto di provvedimenti giudiziari tenta di fare la vittima, esibendo la propria operosa carriera e, sottovoce, promettendo vendette, come si sa bene. Sfuggono a troppi, invece, i prerequisiti del professore universitario “indipendenza e onestà intellettuali” senza le quali gli scienziati diventano addirittura pericolosi e nocivi, come la storia insegna con il lungo elenco degli accademici asserviti al potere o autori di crimini contro l’umanità. Siena ha avuto un passato glorioso e oggi ha un Rettore Magnifico che meritano di essere sostenuti apertamente, lealmente, concretamente nell’attuale critica fase di transizione e di indagini penali, anche per i tanti che hanno dedicato vita, anima e cuore al nostro ateneo.

Dopo il ponte di Messina, uno sguardo dalle torri di Bologna

BolognaAldo Ferrara. Concorsi truccati all’università di Bologna. Sotto inchiesta con l’accusa di violenza privata ai danni di un loro collega e a tre commissari di un concorso per un posto di professore associato di Oftalmologia. In manette sono finiti gli autori materiali delle intimidazioni. Dopo aver letto l’articolo del Quotidiano Nazionale-il Resto del Carlino e quello di Repubblica, alcune considerazioni.
Prima. Dal Ponte (che non c’è, ricordate) vedevamo con lungimiranza la possibilità di un crimine che, invece, la magistratura bolognese ha, per fortuna, sventato.
Seconda. Questa volta Messina c’entra in positivo, essendo, presumibilmente, un suo ricercatore, parte lesa; ma Messina è sempre in ballo.
Terza. No amici cari, non c’è in ballo solo oculistica, anche se le cronache sono ricche di oftalmologi. Ve ne sono anche altri, di altre discipline. Ma trattandosi di oculistica chi vuol vedere, veda.

Ribollita sull’Ateneo senese nella stampa nazionale

RibollitaUn altro articolo, sul buco di bilancio lasciato da Tosi nell’ateneo senese, con vecchie, del giugno 2006, e nuove notizie.

Da: L’Indipendente del 15 febbraio 2007
L’EREDITA’ DI TOSI ALL’UNIVERSITA’ DI SIENA
Quali sono le dimensioni del buco di bilancio dell’Università di Siena ereditato dalla gestione dell’ex rettore Piero Tosi? C’è chi dice che si tratti di 33 milioni di euro, altri garantiscono che i milioni di ammanco siano addirittura 55. Cifre da capogiro comunque. E come nota Economy di questa settimana «Se si considera che gli studenti sono circa 18 mila si deve dedurre che il passivo viaggia tra i 2 e i 3 mila euro a testa. Tutto questo nonostante i 9 milioni di euro che la Fondazione Monte dei Paschi di Siena versa ogni anno nelle casse dell’ateneo». Una valutazione su cui non concorda la stampa senese che nelle settimane scorse aveva scritto che «tutto il dibattito alimentato in questi ultimi mesi sul grave buco finanziario, dovuto alle precedenti gestioni, è assolutamente privo di ogni fondamento». I revisori dei conti però nella relazione al bilancio scrivono che nel 2005 «sono state disposte spese eccedenti le autorizzazioni contenute nel bilancio di previsione e nelle successive variazioni» raccomandando all’amministrazione di fare impegni di spesa «soltanto in presenza di effettive e formali disponibilità finanziarie» e chiedono di «adottare senza indugi le iniziative idonee al rientro del disavanzo». Il nuovo rettore Silvano Focardi ha intanto annunciato che a giugno incontrerà il ministro dell’Università e della Ricerca Fabio Mussi. È presumibile la conversazione investirà la grave situazione dell’università senese.