Una riflessione di Cesare Segre (Corriere della Sera, 6 febbraio 2009) sul progetto di legare i finanziamenti alla produttività dei docenti.
Quantità e impact factor non sono criteri per valutare il merito
Cesare Segre. Uno dei gesti più nefasti della contestazione del ’68 e seguenti fu il vilipendio della «meritocrazia». I più non furono convinti, è ovvio, ma rimase un certo scrupolo a esplicitare il rapporto tra una promozione o una nomina e i meriti di chi ne godeva. Ora, a parole, si vuole far dipendere finanziamenti e aumenti di stipendio dalla qualità o produttività dell’opera prestata da una persona o gruppo di persone. E si tende a definire dei criteri «oggettivi» per valutare i meriti. Facciamo una breve rassegna delle idee che si affermano, ormai quasi dappertutto, esemplificando sul settore dell’Università e della ricerca.
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A conclusione del suo incarico di ambasciatore USA in Italia durato 41 mesi, Ronald Spogli, finanziere e professore universitario californiano di origini italo-americane (un nonno era di Gubbio) ha rivolto ad alcuni giornalisti un
La proposta dell’on. Franco Ceccuzzi (Pd) di una “

Stavrogin. Dove eravamo rimasti prima delle vacanze? Non ricordo a che punto era il dibattito circa il risanamento. Allora, vendiamo Pontignano o vendiamo al mercato degli schiavi un po’ di ricercatori, salvando gli edifici, monumenti che nondimeno rimarranno irrimediabilmente vuoti, a causa del blocco degli avvicendamenti e degli imminenti pensionamenti? Come freniamo l’esodo inevitabile verso altre sedi di quegli studenti più motivati, che non intravederanno qui la possibilità di continuare gli studi ai livelli specializzati, e probabilmente di quei docenti che si vedono qui preclusa ogni possibilità di carriera? Il piano di risanamento è anche piano di rilancio?
Oggi la minestra della ministra Gelmini è legge e dunque aut mangiare ’sta minestra, aut saltare: gli atenei con i conti a posto potranno assumere nuovo personale; si distribuiscono soldi alle università in base a standard di qualità. La lista dei “buoni” – leggo – sarà compilata a breve in base ai parametri individuati dal Civr (Comitato di indirizzo per la valutazione della ricerca) e dal Cnvsu. “Il blocco al 20 per cento del turn over stabilito dalla Finanziaria 2009 prevede una deroga per gli atenei virtuosi, che potranno coprire fino a metà dei posti liberatisi per effetto dei pensionamenti a patto di destinare il 60 per cento dei nuovi ingressi ai ricercatori”: riuscirà la retorica della peccatrice pentita, dell’università che risorge dalle ceneri dopo aver effettuato un serio e contrito esame di coscienza a guadagnare a Siena l’indulgenza plenaria o almeno uno sconto di pena?
Pubblichiamo una parte dell’articolo (
Il Consiglio d’amministrazione dell’Università di Siena ha approvato ieri il bilancio di previsione 2009 caratterizzato da un principio di discontinuità rispetto alle gestioni precedenti e rispetto all’incoerenza delle previsioni del gettito complessivo delle entrate e delle uscite realizzatesi negli esercizi finanziari precedenti. «L’intento è stato quello di dare un quadro doverosamente realistico, basato su dati rigorosi e affidabili, su importi di contributi che sono già noti o con sufficiente grado di certezza giuridica ai fini del relativo accertamento. Il documento presentato è caratterizzato dunque da stime di carattere prudenziale sul fronte delle entrate ed è opportunamente misurato riguardo alle spese, in relazione alle previsioni definitive del 2008, comprese quelle che hanno registrato significativi scostamenti rispetto alle previsioni iniziali.» Redatto secondo un criterio modulare, il documento di previsione finanziaria per il 2009 è caratterizzato dalla massima ponderatezza e, al contempo, dalla possibilità di apportare agevolmente le variazioni che si renderanno necessarie durante l’anno sulla base delle ulteriori entrate effettive. Pertanto la regolarizzazione del quadro riepilogativo si determinerà in occasione dell’approvazione del Conto consuntivo per l’esercizio finanziario 2008.

















