Un paese di baroni o di bari?

paesedibaroni.jpgUn nuovo libro sul malcostume accademico: Chiarelettere editore, Milano 2009, € 14,60.
Sommario. Prima parte (Un sistema «mafioso»): Gli infiltrati tra i baroni. La grande truffa dei concorsi. Parentopoli d’Italia. Seconda parte (I poteri che contano): La massoneria in cattedra. Mafia e ‘ndrangheta alla conquista di Messina. Poteri trasversali. Baroni virtuali. Terza parte (La politica): Le consulenze. I baroni del Mediterraneo. Un esercito di primari. La facoltà dei figli di papà. Epilogo (La rivolta): Il coraggio di testimoniare. Il Masaniello di Modena. L’architetto che voleva diventare associato. Quirino Paris, profeta in patria. L’indovino. Il capopopolo figlio del preside.

Davide Carlucci e Antonio Castaldo. Questo libro racconta l’università dei privilegi e anche l’università di chi lavora seriamente tutti i giorni e per pochi soldi. Le storie e le testimonianze di chi si è ribellato contro i concorsi truccati rivelano un sistema fortissimo, basato molto sull’obbedienza e molto meno sul merito: esistono delle vere e proprie gerarchie nazionali per ogni disciplina, chi occupa il vertice comanda su tutti. Il libro è dedicato ai tanti «ribelli» che in questi ultimi anni hanno denunciato abusi, hanno aperto blog e siti internet contro il malcostume accademico, e hanno scritto, spesso firmando con nome e cognome, ai quotidiani nazionali. E ai tantissimi professori e ricercatori onesti. Perché non perdano la speranza. Per non darla vinta ai baroni, e per non essere costretti un domani a comportarsi come loro. Grazie a essi l’Italia risulta ai primissimi posti di una speciale classifica di merito stilata dalla rivista «Nature» nel 2004, e calcolata in base alla proporzione tra investimenti ricevuti e qualità delle pubblicazioni sulle principali riviste di ricerca internazionali. Come dire: nonostante i pochi soldi, i concorsi truccati, la corruzione e molto altro, i ricercatori italiani ottengono risultati eccezionali. Incredibile ma vero.

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43 Risposte

  1. «Come dire: nonostante i pochi soldi, i concorsi truccati, la corruzione e molto altro, i ricercatori italiani ottengono risultati eccezionali. Incredibile ma vero.»

    Forse perché non tutti i concorsi sono così… “truccati”, non credete? Forse perché non tutti coloro che si reputano geni (in quanto bocciati) lo sono veramente, non vi pare? Fermo restando che i metodi di reclutamento “all’italiana” fanno comunque schifo, così come fanno schifo le forme contrattuali a cui sono aggiogati i ricercatori e il metodo di finanziamento della ricerca stesso.
    Una prece: quando si parla di “concorsi truccati”, fatti salvi i casi di conclamato malaffare, onde evitare i consueti fiumi di melassa retorica, si specifichi gentilmente cosa si intende (poiché di mestieri altamente specialistici si tratta e non di uscieri del Monte o impiegati delle Poste, che possono essere all’evenienza anche estratti a sorte). Questi ragionamenti, secondo i quali la virtù scaturisce dalla somma di innumerevoli vizi, richiamano alla mente la “Favola delle api” di Mandeville…

  2. Il paese dei ciechi di quel noto scrittore di fantascienza che si ricredette pure sull’URSS di Lenin e di Stalin… Questa è l’Italia. Come hai ragione. Specificare. Ma che i concorsi siano pilotati ne ho le prove. Poi è vero che molti bocciati non erano dei “geni”. Ma i giudicanti? Sgarbi ha promosso Toti “Direttore di Museo”. Con simile promoter, auguri.
    Il Bardo

  3. Mi dice male e al cinghiale (che tra poco potrà dormire sonni tranquilli per la chiusura della caccia) non ci posso andare. Piove. Vi racconto una storiella non prima di aver osservato che sarebbe il caso di utilizzare espressioni più precise perché altrimenti si rischia la figura del sorite, quell’argomento cioè che sfrutta la vaghezza di un’espressione per dimostrare ciò che altrimenti non potrebbe mai essere dimostrato (un chicco di riso è un mucchio di riso). “Truccato” è per l’appunto un concetto inesatto e vago che permette a molti intervenienti a chi di fare la vittima sacrificale (Paolo) a chi di fare la verginella (Stavrogin).
    Avanti con la storiella.
    Dunque si prenda una materia che sia insegnata in tutte le università d’Italia, per esempio Storia delle Patate Fritte. Avendo circa settanta cattedre di storia delle patate fritte disseminate per tutta la penisola si può ragionevolmente ritenere che ci siano una ottantina di ordinari, circa sessanta associati e – diciamo – sessanta ricercatori (= 200 persone). Si bandiscono i concorsi per ricercatore. Lo sapete benissimo tutti, quindi non entro nello specifico, che vengono banditi a tornate e si suppone che a un certo momento si bandiscano in tutta Italia dieci concorsi. A Storia delle Patate Fritte ci sono delle scuole come in tutte le materie, alcune delle quali prevalenti e, nello specifico diciamo che Roma, Firenze, Milano e Torino (al Sud fanno sempre razza a parte e quindi Napoli e la Sicilia sono dei compartimenti stagni cui non si può mettere mano in alcun modo) prevalgano per la straordinaria conoscenza della storia delle patate fritte, nonché degli oli di semi e di arachidi utilizzati, per non parlare del fatto che vari criteri di appartenenza che vanno dai legami familiari a quelli politici (più i secondi che i primi ad essere onesti) fanno prevalere Firenze e Roma. Si fanno delle preriunioni in questi Atenei testé nominati da cui vengono fuori le indicazioni, dopodiché si mandano dei delegati – faccio sempre un esempio eh – a Torino dove di Storia delle Patate fritte ad essere onesti non ne capiscono granché (il teorema delle rondelle del dodici ha perpetrato tutto il suo devastante effetto), però stanno dietro ai concorsi (anzi addirittura ci sono due ricercatori e un associato che non combinano una beneamata minchia da anni, da sempre però si occupano di concorsi) e poi ci sono sempre i criteri politici no? Cosa ci fanno i delegati a Torino alla riunione? In realtà è una riunione della Cupola dove vengono decise le commissioni. E difatti da lì si dipartono come colombe dei bigliettini (o pizzini che dir si voglia) per ogni Ateneo contenenti i nomi dell’associato e del ricercatore che devono essere votati per la prima sede, poi per la seconda e così via (non smettete di leggere perché non sto scherzando). I membri interni li hanno già eletti i rispettivi Consigli di Facoltà dopo un bagno di sangue in Senato per avere il posto da bandire. Dopo che si sono formate le commissioni in siffatta maniera, se c’è necessità prima si faceva un po’ di telefonate per dissuadere ove ce ne fosse bisogno eventuali candidature sgradite, ora siccome in Italia viene intercettato anche il gatto (e ridagli coi gatti), tale dissuasione avviene ad alti livelli nelle riunioni dei capibastone. Et voilà il gioco è fatto. Fra l’altro all’ottanta per cento dei concorsi partecipano solo il numero di persone esatto per riempire i posti, soprattutto in quelli di ricercatore. Dopo la riforma dei concorsi di associato e ordinario, che fino a un certo punto erano nazionali, tali regole vengono applicate pedissequamente anche per queste categorie, pari pari.
    Cosa si inferisce da quanto vi ho appena raccontato? Secondo me:
    1) che si devono chiamare le cose col proprio nome: i concorsi sono così, non sono truccati o pilotati, sono fatti in questa maniera;
    2) che tutto questo è assurdo perché non ci sono in tutta italia 200 specialisti di Storia delle Patate Fritte, ce ne sono forse dieci e gli altri sono delle scartine, tanto è vero che in altri tempi quando si voleva studiare filosofia si andava a Parigi da tutta Europa, quando si voleva studiare Giurisprudenza si andava a Bologna (sempre da tutta Europa) e così via;
    3) che non è un caso che il Tractatus logico-matematico di Wittgenstein è giustamente considerato il punto di svolta della filosofia moderna e segnatamente la settima proposizione;
    4) che i Senati sono Senati da 2500 anni e non sono cambiati: non si possono battere in nessun modo. Chi ha provato a sconfiggerli ha fatto una brutta fine;
    5) che dati questi sistemi è ovvio che all’estero i ricercatori italiani hanno successo, perché viene valutata la loro ricerca e non la loro appartenenza o meno ad un gruppo di potere; d’altro canto ho detto da qualche altra parte in questo blog che qualcuno disse una volta che la RAI avrebbe funzionato quando si sarebbe chiamata BBC (argomento di scottante attualità fra l’altro);
    6) che il feudo è una categoria dello spirito, secondo la nota espressione vichiana, e non un istituto che ha avuto un enorme successo in passati (neanche da tanto) momenti storici ed altrettanto si può sostenere per la servitù della gleba che – fra l’altro – con questo sistema di localizzazione dei concorsi tutti ha ripreso a splendere – come diceva Petrolini – più bella e più superba che pria.
    Una piccola nota lo’ale: il nostro Senato non ha bisogno di bagni di sangue perché per effetto della presenza di una maggioranza schiacciante di Lettere (3/12) e Medicina (2/12) le altre sei facoltà sono messe a fare da tappezzeria e a raccogliere le briciole, sempre in seguito ad una serie di suppliche ai signori e padroni. E difatti quali sono le facoltà che hanno più personale docente di tutti? Basta andare a vedere gli appositi schemetti pubblicati ormai diverso tempo fa su questo stesso blog.
    Vi lascio a meditare. Colgo l’occasione per dire ad Arlecchino che qui non se ne sa una mazza delle porcherie della Fondazione per la bella ragione che non ne sa una mazza nessuno salvo i membri della Fondazione medesima (e il Sindaco con la sua Giunta obviously). Quindi queste informazioni le chieda per esempio al Prof. Ascheri che spesso interviene qui, dato che egli è consigliere comunale e quindi ha accesso agli atti e non a dei poveri matti che si accapigliano per una Università migliore di quella che l’imperscrutabile disegno divino (e politico) ha dato loro in concessione. Di certo – mancando circa 250.000.000 all’appello – i soldi della Fondazione non sono finiti all’Università.
    Un logorroico Favi di Montarrenti

  4. Mi hai schiacciato… bisogna rileggerti con calma. Mi pare però che il quid non venga mutato. I concorsi son tali solo di nome… La “chiamata” altra cosa. Io sarò anche vittima sacrificale ma ho 20 libri al mio attivo e innumerevoli publicazioni, magari su piccole testate. Perché all’Univ. pr Stranieri (mi dicono) ci sono ordinari con solo 2 libri al loro attivo?
    Non è polemica ma interrogazione.
    Bardus

  5. Quanto può dirsi, si può dir chiaro; e su ciò di cui non si può parlare, si deve tacere, emerito Favi: premesso che il buon Wittgenstein fu il primo a violare il suo stesso precetto, come vuoi che nel paese dell’eufemismo, dei parolai un tanto all’ora, delle mezze verità e dell’eufemismo, in cui il cieco si chiama non-vedente, la mafia non ci risulta, la crisi non c’è perché i ristoranti sono pieni e la genuflessione si chiama flessibilità, una simile proposizione possa aver successo? L’aneddotica vuole che sul frontone dell’accademia platonica ci fosse una scritta che intimava a coloro che pretendessero di varcare quella soglia, di studiare preventivamente dieci anni di matematica; ma qui, porca miseria, chiunque abbia delle velleità politiche incomincia a parlare come Heidegger.

  6. Come sei noioso, Favi! M’hanno avvertito subito i miei laureati all’estero (nel fiorentino!).
    Ti sei dimenticato che la Fondazione MPS – pur figurando giustamente tra gli enti dipendenti dal Comune di Siena; il sindaco nomina metà del Consiglio! – è ‘privata’ grazie a un’altra ‘Fava’ – non si può mettere neppure minuscola per tutte le cariche che ha rivestito!
    Morale: a ogni richiesta legittima di trasparenza – dare le carte! – delle liste civiche la Fondazione ha risposto picche e potete immaginare come sia stata endorsata dai nostri ‘moderni’, aperti al futuro, Democratici di sinistra! “Affare nostro è”
    Ho proposto mille volte che venissero resi pubblici almeno i proponenti non accettati nei contributi con le loro domande motivate: l’avete visti Voi?
    Capite che qui siamo all’ABC della democrazia! E poi i DS-PD dell’Ateneo (o i loro amici della CGIL e Rifondazione) chiedevano ad esempio che il rettore scegliesse il DA consultando, vero? È la loro “par condicio”, quella che seguono anche nei media senesi: grande apertura, ma per sé soltanto! Chiusura a tutti gli altri come in URSS a suo tempo: per la libertà di stampa degli altri mancava… la carta! Tutto dimenticato naturalmente, salvo nella prassi. Intanto il Senato fiorentino, informa il sito competente di cui qui avete il link, propone di pensionare i ricercatori con 40 anni e Concetta Bianca ha scritto una giustissima rìkettera. L’ho approvata mandando queste righe al sito:
    «La lettera di Concetta Bianca è perfetta. Notare che l’assenso è dello stesso organo che a suo tempo propose di destinare le risorse a quei posti di ricercatore! Ora spara nel mucchio? È la cosiddetta valutazione del merito? O riconosce implicitamente che fa le sue scelte a capocchia?
    E le superiori esigenze della ricerca a suo tempo “attentamente” valutate? A rigore, il Senato dovrebbe se mai selezionare tra chi merita di rimanere e chi no! Ma chi garantisce che non finisca nel clientelismo politico-familiare? Dalle contraddizioni del sistema non si esce.»
    Cordialmente,
    Mario Ascheri, Roma Tre

  7. @ Paolo
    Il Tractatus che cito nel testo supera a stento le cento pagine ed è stato scritto da uno che regolava a mazzate dei bimbetti delle elementari dell’Alta Austria perché non capivano la matematica che insegnava (pensa un po’! Uno che era nato in una famiglia dove i milioni scorrevano a fiumi), il che non ha impedito che a Oxford lo pregassero in ginocchio di andare a fare il professore lì. Per converso ti potrei citare professori di storia contemporanea che di libri non ne hanno scritto nemmeno uno, limitandosi a curatele, articoletti su riviste dove per sapere che significa impact factor vanno a vedere sul vocabolario, ma avendo strette connivenze con altolocati politici del fu PSI si sono ritrovati per l’appunto professori. Oppure con la massoneria. Oppure con la Curia. Il che fa tornare il discorso a quanto asserisco nel post.

    @ Stavrogin
    E’ esattamente come dici tu: chiunque abbia velleità politiche comincia a parlare come Heidegger (sul quale peraltro suggerisco a chi non l’avesse fatto di andare a leggere quanto ha da dire il buon Thomas Bernhard in “Antichi Maestri”). Volevo solo soffermare l’attenzione sulla vera realtà dei concorsi, mondando le affermazioni da percezioni personali e cercando (non so con quanto successo) di diminuire l’entusiasmo (come peraltro avevi fatto tu in occasione del libro di Perotti) per queste opere senza dubbio veritiere, ma – ahimé – temo del tutto inutili e che verranno dimenticate presto.

    @ Ascheri
    Caro professore, absit iniuria verbis! Io sarò noioso, ma lei deve capire che proprio la totale mancanza di trasparenza che caratterizza le dinamiche politiche di codesta città fa sì che non se ne sappia nulla davvero di questi perversi intrecci che la Fondazione (e chi la Fondazione controlla) sminestra con una molteplicità di enti. La Biotech, i duecento monasteri di Roma di suore mantellate e crocifisse e così via. Come si fa a sapere qualcosa se non si sa nemmeno chi fa domanda per i fondi? Sono rapporti improntati ad un tale personalismo che davvero si può chiedere solo ai diretti interessati, se non membri della Fondazione o del Comune (o alla Fava direttamente) almeno a chi sta dall’altra parte. Peraltro è difficile anche concepire come arrivi al monastaro delle suore umiliate e schiaffeggiate di Roma la notizia che la Fondazione emette il bando per interventi. Chi le avverte? Boh! Sa benissimo lei, per aver fatto domanda mille volte (salvo mille volte vedersela rifiutata) che sono anche domande difficili da fare e certo alcuni enti dovrebbero commettere errori formali, se non sostanziali. Eppure a costoro i soldi arrivano e ad altri no. Bisognerebbe sapere chi degli universitari è presente in Biotech o come diavolo si chiama e poi magari si potrebbe ottenere qualche risposta in più. Non è a caso che parlavo in coda al mio post di “imperscrutabile disegno divino”. Le cose a Siena accadono per imperscrutabili motivi (imperscrutabili per chi non fa parte della banda). D’altro canto anche con questa storia dell’Ateneo, delle Fondazioni di diritto pubblico, sulla quale mi dicono si sia parecchio rallentato, i burattinai erano sempre della stessa risma. Questo Baronti per esempio qualcuno me lo vuole spiegare come sia possibile che sia assessore regonale all’Università? Uno che faceva pezzi di plastica a Peccioli è diventato uno specialista di questioni universitarie a livello regionale? Va bene che illustri letterati ci raccontano di operai del quartiere di Ottakring a Vienna che divengono latinisti (Heimito Von Doderer, La scalinata), ma sono per l’appunto romanzi (e che romanzi!).
    Anche il Senato senese ha deciso di prepensionare i ricercatori con quarant’anni di servizio e – come quasi tutto quello che fa il Senato – a capocchia, vien da sé.
    Ho uno zio avvocato che sostiene che l’unico articolo di legge che conta è l’articolo quinto: “Chi ha i quadrini ha vinto”.
    Saluti dal Favi di Montarrenti

  8. Solo una precisazione: il Perotti lo pubblicizzavo io, poiché nel “magma” attuale mi pareva almeno coraggioso e controcorrente. Panorama desolante. Presto andrò in Facoltà, speriamo bene, almeno per l’importante opera che scrivo.
    Paolo

  9. @ Favi
    Se si intende “parlare” come Heidegger senza pensare come lui, siamo d’accordo. Non ci scordiamo però che quel signore ha scritto Sein und Zeit e un saggio su Hölderlin (tralasciando il resto) che i nostri germanisti si stanno affannando da anni a demolire senza riuscirci. In quanto a Bernhard e ai suoi furori, ogni tanto è bene prenderlo con le molle, a sentir lui Dürer era un protonazista.

  10. «“Truccato” è per l’appunto un concetto inesatto e vago che permette a molti intervenienti a chi di fare la vittima sacrificale (Paolo) a chi di fare la verginella (Stavrogin).» favi
    ———————
    Emerito Favi, io non voglio fare la verginella e credo di aver guadagnato i galloni sopravvivendo ad innumerevoli tranelli e attentati; a tal punto non sono illibato, che in precedenti messaggi ho ironizzato con sereno disincanto sull’atteggiamento di gazzette e azzeccagarbugli che oramai ad ogni concorso, seguito dall’inevitabile ricorso, ciclostilano – a seconda di chi paga di più, delle convenienze ed inconvenienze politiche – stancamente il medesimo comunicato, in cui si dà annuncio al popolo che un uomo ha morso un cane, che quello che ha vinto, in realtà era quello che avrebbe inevitabilmente meritato di perdere ecc.; una retorica troppo facile che oramai giustifica il linciaggio, la presunzione mista ad incompetenza, l’arrivismo dei pigri e degli Oblomov che sognano spettacolari carriere senza avere la forza d’animo di sollevare il loro venerabile deretano dalla poltrona, le cartate di fango sull’università e l’ignavia di chi non si rende conto della differenza tra la carriera scientifica e un comodo posto al Monte o all’ufficio del catasto.
    O forse ritieni anche tu che nessuno di coloro che tengono in piedi (non mi riferisco ai politicanti che l’hanno dissanguata) l’istituzione universitaria dovrebbero vergognarsi di rivelare ai figli il loro mestiere, come afferma il raccomadato Brunetta, diventato professore grazie ad una sanatoria?
    Quanto al Sorite, ve n’è un esempio spettacolare nell’Antico Testamento (chi ha orecchie intenda): “Davvero sterminerai il giusto con l’empio? [24] Forse vi sono cinquanta giusti nella città: davvero li vuoi sopprimere? E non perdonerai a quel luogo per riguardo ai cinquanta giusti che vi si trovano? [25] Lungi da te il far morire il giusto con l’empio, così che il giusto sia trattato come l’empio; lungi da te! Forse il giudice di tutta la terra non praticherà la giustizia?”. [26] Rispose il Signore: “Se a Sòdoma troverò cinquanta giusti nell’ambito della città, per riguardo a loro perdonerò a tutta la città”. [27] Abramo riprese e disse: “Vedi come ardisco parlare al mio Signore, io che sono polvere e cenere… [28] Forse ai cinquanta giusti ne mancheranno cinque; per questi cinque distruggerai tutta la città?”. Rispose: “Non la distruggerò, se ve ne trovo quarantacinque”. [29] Abramo riprese ancora a parlargli e disse: “Forse là se ne troveranno quaranta”. Rispose: “Non lo farò, per riguardo a quei quaranta”. [30] Riprese: “Non si adiri il mio Signore, se parlo ancora: forse là se ne troveranno trenta”. Rispose: “Non lo farò, se ve ne troverò trenta”. [31] Riprese: “Vedi come ardisco parlare al mio Signore! Forse là se ne troveranno venti”. Rispose: “Non la distruggerò per riguardo a quei venti”. [32] Riprese: “Non si adiri il mio Signore, se parlo ancora una volta sola; forse là se ne troveranno dieci”. Rispose: “Non la distruggerò per riguardo a quei dieci”. [33] Poi il Signore, come ebbe finito di parlare con Abramo, se ne andò e Abramo ritornò alla sua abitazione. ecc. ” (Genesi)

  11. @ Outis
    È evidente dal contesto che sia io che Stavrogin facevamo un riferimento al “parlare” e non al “pensare”. Quindi siamo d’accordo. E siamo d’accordo anche sul modo di parlare e pensare di Bernhard che spesso sono eccessivi e dettati solo dalle sue idiosincrasie (anche se il passo in questione si riferiva al modo di “parlare” e non di “pensare” di Heidegger e il protonazismo di Duerer era un mettere in evidenza la sua mania di mettere al muro gli animali o pezzi di essi nella sua foga umanistica).

    @ Stavrogin
    Spero solo che tu non abbia preso come un insulto il mio “verginella”. Ho solo anticipato quanto da te affermato proprio ora. E già che c’ero, raccontando come vanno i concorsi, ho affinato quanto aveva da dire Outis qualche giorno fa con il suo teorema delle rondelle del dodici, stemperando le affermazioni tue e di Giovanni sullo svuotamento dei palazzi. Che si tratti di storia delle patate di fritte o di chimica organica è lo stesso: non ci sono in Italia 200 e passa fenomeni della storia delle patate fritte e non ce ne sono altrettanti per la chimica organica o per la psicopatologia delle sopracciglia. Né è richiesto che ci siano. Portando il discorso alle estreme conseguenze ciò vale a significare che se ci si inalbera in questo modo per l’impossibilità di reclutare ancora si è convinti del contrario, cioè che ci siano centinaia e centinaia di persone che sono fuori dall’Università ingiustamente, precarie e così via che invece meriterebbero la cattedra per chiara fama à la Majorana. Invece di Majorana ce n’era uno e gli altri sono scartine, di Rubbia ce n’è uno e a Lecce – dove gli hanno negato il posto di associato – c’è in cattedra la duecentesima scartina e così via. In cattedra c’è per l’appunto Brunetta, in cattedra c’è Buttiglione (roba da matti), in cattedra (una delle otto di diritto romano a Roma La Sapienza e delle 12 complessive nella sola Roma) c’è Diliberto che si è segnalato alla scienza romanistica per aver fatto un catalogo della propria collezione di palingenesi delle XII tavole letteralmente pieno di errori di trascrizione (dalla stampa eh non dagli originali) e di latino (non so se mi spiego). Perché accade tutto questo? Perché dati i meccanismi che vi ho descritto (scioccamente perché sono sicuro che li conoscete benissimo) questa è tutta gente che si è messa in fila e aspettato il proprio turno, pienamente conscia che le esigenze di reclutamento per la didattica e la ricerca avrebbero portato al loro reclutamento, previa sacrosanta analisi dei loro requisiti politici piuttosto che censuali piuttosto che familiari piuttosto che inerenti al colore delle loro cravatte, tutto, ma proprio tutto salvo che le loro capacità scientifiche e/o didattiche. E certo che non è da vergognarsi di dire al proprio figlio che si è professori, semmai è da vergognarsi di dirgli come nel 99 per cento dei casi lo si è diventati, perchè mentre i risultati possono essere più che buoni per non dire ottimi, si può ben asserire che quasi nessuno è libero dal peccato originale del reclutamento.
    E visto che ci siamo, lancio un altro sasso nello stagno: ad un’attenta analisi tanto del testo di legge che dei “rumours” a proposito dei regolamenti attuativi del medesimo testo, sono pronto a scommettere che la legge Gelmini sull’Università sarà l’ennesimo buco nell’acqua. E lo dico proprio per quanto attiene alla vexata quaestio del reclutamento.
    Buonanotte dal Favi di Montarrenti

    P.S. Pur avendola letta con attenzione e continuando a compulsarla via via che ne ho la necessità (per non parlare di Ezechiele 25,17 reso celebre da Tarantino), la Bibbia non fa parte delle mie letture preferite. Faccio quindi i complimenti a Stavrogin per averci sottoposto un sorite di cui sono sicuro non sarei mai venuto a conoscenza.

  12. Non mi sento vittima sacrificale ma come metterla che a scienze politiche un prof mi propose di “essere figura intermedia” durante un concorso purché non avessi richiesto la cattedra? Come lo chiami Stavrogin? E come chiamare un concorso a univ. per stranieri dove un italianista di Pisa mi disse: si, questo concorso è stato fatto per me, ho molte pubblicazioni, finalmente smetto di far la fame…
    Poi su Heidegger: in “Sein und zeit” egli dice dell’opera d’arte che “ci chiama” dalle rovine e che esiste la cosità della cosa… Si potrebbe tradurre anche con quiddità… Il concetto, o amici, è lo stesso (credo).
    Paolo Bardo

    P.S. Sulla storia dell’arte interpellate il “professor” Toti: pare sia un asso! E, per favore, non scomodatemi Omar Calbrese, sennò semo fritti!… Come disse Pinocchio all’Omino Verde, quandoi cadde nella rete: Sò fritto!
    (Caviamocela da noantri, come chioserebbe il Cenni).
    Il Bardatissimo Bardo

  13. Prima di andare avanti con tanta dottrina, cari amici, mi dovete dire se avete da qualche parte letto di smentite o correzioni circa l’affermazione del Gran Maestro GOI a Corsera 23 u.s. sul suo “appannaggio” di 250 milioni annui (un po’ aumentato negli ultimi anni come quello di Mussari Pres. MPS, che pare suo amico).
    Noi che ci occupiamo per così dire e fino a prova contraria di ‘istruzione’ in un Paese di nuovo fino a prova contraria ‘democratico’ cosa dobbiamo fare? Che cosa vuol dire che il capo di un’associazione lecita ovviamente – la libertà di associazione è sacra e occasionalmente anche protetta dalla Costituzione – prende una cifra da capogiro del genere? Per fare che cosa? Da chi, come quota associativa degli iscritti?
    Cosa possiamo insegnare alcunché ai ragazzi sapendo cose del genere? Altroché vergognarsi di essere professori! C’è da vergognarsi per non fare convegni su un problema del genere!
    Interpretazione di un appannaggio
    Storici contemporanei (o delle religioni?) date una risposta per favore… Se c’è qualche massone in ascolto abbia la bontà di intervenire, lo prego caldamente. Io me ne torno nel passato… quanto era meglio!
    Archie

  14. Ohi, ohi, Goi… E io che riemergo da “querelles” sulla Dialettica e sull’Antiaristotelismo ma Aristotelismo per sussunzione della Scuola Francese, che tanto è ghiotta, pare, al palato del Calabrese, resto basito.
    Per adesso siamo alle armi della critica… ma domani, di fronte a tanto egoismo?
    Bardus

  15. No, Archie, che di’ non può esser vero!
    Dammi gli estremi dell’articolo perché SE è vero c’è da fare una rivoluzione…come, Kaka che fa un lavoro produttivo di pubblicità ecc. ecc. prende solo 100 milioni e ‘sto lestrofante 250? pari al deficit dell’Università di Siena?
    Questo almeno è stato fatto in più anni…i 250 li prende ogni anno…percò forse vuol esser rieletto?!?
    E io che mi accontento d’uno stipendiuccio e di qualche bicchiere di vino di straforo nelle cantine di Padron mio… oddio, dal Raffi ci andrei sbito, chissà le briciole dei pasti quanto sono ricche, no?
    Arlecchino

  16. archie, te l’ho trovato io…Corriere del 22, innanziatutto, p. 21. Parla di 185 alla prima elezione (che prima aveva detto del ’99) e dice che ‘poi’ la giunta adeguò a ‘250 milioni’ (la rielezione in effetti è del 2004, stando a quanto dichiarato prima). Che dire? c’è ambiguità (voluta? strana) ma mi sembra così grossa da essere impossibile.
    Anche così non è male…stipendietto da manager npon da poco, ma il Vostro Rettore tra stipendio e appannaggio di carica non prenderà più o meno lo stesso al lordo? Scusate la mia ignoranza.
    Arlecchino

  17. Quanti sono i casi di mancata conferma nei ruoli a professore associato o ordinario? Penso non superano le dita di una mano. Ma succede che, nell’approssimarsi dell’espletamento di una procedura concorsuale ritualmente bandita a professore di I fascia, al quale ovviamente partecipa, fosse opportuno eliminare da subito un potenziale concorrente screditando l’attività scientifica con un giudizio negativo di conferma, nonostante il giudizio positivo deliberato dalla facoltà al compimento del triennio. Nulla sarà lasciato al caso: è giusto che la magistratura amministrativa e penale accerti eventuali nessi di causalità e quant’altro per fare luce sulla sgradevole vicenda. Perché mai nel campo universitario non esiste una commissione disciplinare che infligga sanzioni come succede regolarmente per i ruoli della magistratura? È da tanto che me lo chiedo e non so darmi risposta.
    Una piccola testimonianza

  18. Vorrei solo completare l’ottima descrizione dei concorsi data dal Favi con la loro fase iniziale, senza la quale il resto secondo me non si capisce del tutto.
    Perché un concorso esista deve essere bandito (nel senso di emettere un bando. 🙂 Perché sia bandito, devono (dovrebbero) esistere sulla carta le risorse per sostenere le spese che ne deriveranno (stipendi, attrezzature ecc). E magari dovrebbe esistere la necessità e la disponibilità di un docente di quella materia adeguato alla bisogna.
    Eccettuata la disponibilità formale dei soldi per lo stipendio (chiamati “punti di budget”), nulla o quasi di questo in realtà viene discusso per bandire un concorso: Una volta che il rettore annuncia la disponibilità di fondi per bandire concorsi, inizia la rissa fra lupi prima in senato (per spartire la carcassa fra le varie facoltà) e poi all’interno delle facoltà (per spartire il bottino ottenuto dai rappresentanti in senato). Il motivo principale di tanta guerra non è sopperire a necessità didattiche, ma più semplicemente che ogni “posto” ottenuto (purché si possa controllare chi lo otterrà), corrisponde ad un voto in più in futuro per l’elezione di preside, rettore e quant’altro. È una questione di potere. Da qui la necessità che un docente, per ottenere che sia bandito un concorso nella sua materia, debba dimostrare innanzi tutto di avere l’accordo con la “cupola” del suo settore disciplinare per “portare in porto” il concorso per il candidato prescelto (perché il vincitore, a sua volta andrà a modificare gli equilibri elettorali all’interno del settore disciplinare).
    Solo a partire da questo si capiscono i meccanismi perversi dei concorsi. E solo da questo si capisce che anche il mentore onesto che voglia portare alla cattedra un allievo meritevole deve passare attaraverso lo stesso meccanismo: per mettere in cattedra un Rubbia bisogna truccare il concorso nello stesso modo che per metterci la moglie del cognato.
    E da qui secondo me deriva un’altra considerazione, che cioè il problema non è il meccanismo concorsuale, né vi si può porre rimedio modificandone le regole: abbiamo già sperimentato senza esito le elezioni e i sorteggi, i concorsi nazionali e locali. Il problema è il modo in cui i concorsi vengono banditi ed il motivo per cui lo si fa.
    Prendiamo esempio da una squadra di calcio: nessun presidente se ha bisogno di un centravanti farebbe un concorso. Sceglierebbe lui quello che gli pare più adatto fra quelli che si può permettere. Ma per le squadre di calcio esiste un parametro abbastanza chiaro (la classifica, Moggi permettendo) per valutare il successo o l’insuccesso. Per l’università questo manca tuttora.

    saluti,
    Sesto Empirico

  19. Dopo le dimissioni del Prorettore, prof. Santoro, il magnifico Rettore è rimasto desolatamente solo e forse deciderà anche lui di abbandonare. Ma chi si occuperà allora del risanamento e della difficile gestione della crisi? Aiutiamo il Rettore in questa fase complessa ma mettiamoci la faccia e le competenze. Possibile che il prof. Grasso non riesce (o non vuole), nonostante le numerose sollecitazioni, ad organizzare un incontro pubblico sulla situazione dell’Università di Siena? Allora dovremo arrenderci al solito intervento politico-istituzionale che legittimerà un altro rettore sicuramnte più in linea con i poteri di questa città. Che delusione…

  20. Ok, Arlecchino, non era possibile, ma il Corriere della sera è stato volutamente ambiguo forse perché ho saputo bene che c’è un altro candidato forte. Raffi viene presentato male perché si era appoggiato pesantemente ai massoni toscani e al loro capo dei maestri venerabili, cioè lo Stefano Bisi del Corsiena portavoce di fatto del MPS banca (Mussari, pare figlio di un massone calabrese che ha avuto la stessa posizione di capo regionale del Bisi) e dei Ds-PD senesi, Bezzini-Cenni-Ceccuzzi.
    Gli ex-DC come Mancini alla Fondazione servono (e incassano).
    Archie

  21. Ma son sempre io “dall’estero” a dovervi soccorrere di informazioni?
    Mi hanno ora aggiornato su un incontro di ieri ai Lions con il presidente Fondazione diretto dai direttori di Nazione e Corriere di Siena che si sono limitati, noblesse oblige, a domande di routine. C’era invece l’Ascheri (senior) che – ricordati i dissensi come risultanti dallo Zoom in edicola – ha chiesto se non credeva pericoloso per la patrimonializzazione della banca costringerla a dare utili, visto che è già nell’elenco degli aiuti governativi; inoltre se non pensava che fosse bene cambiare il management della banca ai prossimi rinnovi visto che viene giudicato del tutto insufficiente (ha consegnato un indice circolante in internet) e che, sotto l’attuale, l’azione MPS è scesa da oltre i 5 euro a 1,15, quant’era ieri. Il presidente ha risposto confermando la sua fiducia agli attuali vertici e candidamente affermato che le nomine toccano a chi ha legittimazione elettorale: sindaco e presidente della provincia (ma l’arcivescovo che legittimazione popolare ha?)! Dimenticando che all’assemblea dei soci lui è il socio di maggioranza proponente…
    Arlecchino Vostro

  22. Mussari fijo d’un capobastone massone? Mi spiego tutto, se lo sapevo non gli indirizzavo alcuna lettera – che infatti è lettera morta. L’ex PCI ha mollato col comunismo e si è adagiato sul “libero mercato” a tal punto che ora, qui, è esso il mercato. Innocenzo III dice che ogni male deriva dall’egoismo, dalla crapula, dall’amore del denaro (“Sulla miseria umana”). Ecco perché a Siena e all’Università gronda, come in un film del regista di “Fragole e sangue”, il Male.
    A Lorsignori tutto e alla plebe (noi) un fico secco. È questa la democrazia della cosca senese e dei partiti.
    Bardus

  23. @ Tramonto
    Per quanto ho detto poco fa a Stavrogin sulle dimissioni del Santoro, mi sembra che la tua depressione sia quanto meno opinabile. Figuriamoci se il Rettore è rimasto solo e sconsolato. Vorrai dire: meno male il Rettore è rimasto solo. E purtroppo non è vero perché la bandaccia di scalzacani che non riusciamo a levarci di torno con la stessa relativa facilità con cui ci siamo finalmente liberati di Bigi e Santoro continua a rimanere dove è e a frapporre ostacoli di ogni genere esercitando la ormai famigerata “gòvernans”.
    Purtroppo al “tramonto” di certa gente non ci siamo e dubito che riusciremo a far pesare loro le responsabilità non civili e penali, ma accademiche, politiche e strategiche che hanno accumulato nel corso dell’ultimo quindicennio.
    A meno che…
    Ave et vale dal Favi di Montarrenti

  24. A meno che non sorgano docenti e studenti che decidano di farla finita col Sistema-Mafioso Bi-partisan. Gravi le colpe mostruose della “Sinistra”,… ma quando si finisce assoldati da Fondazione MPS…
    Maledetta fame dell’oro!
    Bardus

  25. Vedi, Sesto, se per ogni settore disciplinare ogni nuova forza si iscrivesse in un albo in cui rendere conto della sua attività annuale e la categoria superiore dello stesso settore avesse l’obbligo di valutare in modo pubblico il suo operato, non solo si avrebbero professori consapevoli di quello che si fa nel proprio orticello ma anche responsabili dell’avanzamento di questo o quello. Le assunzioni si dovrebbero fare seguendo o ‘sfidando’ quei giudizi – e motivando in tal caso anche più dettagliatamente, naturalmente – di nuovo in modo pubblico, accanto a quei giudizi… non credo che tutti potrebbero o vorrebbero limitarsi alle formule stereotipe dei concorsi attuali… sarebbero come recensioni: che restano!
    Archie

  26. Basterebbe una commissione fatta di docenti extramoenia, di sindacalisti, di pubblici amministratori della città e di semplici cittadini che amano la cultura e la loro storia. Addio allora cosche mafiose e intrallazzi. Mi dai il posto, ti voto, io divento fancazzista e cucco, metto al pigio gli inferiori… Così, ora, va il mondo e Siena non è da meno, anzi. E non c’è semiologo del kakkio che possa smentire ciò. Né poracci Amerikani e storiche ammuffite…
    Bardus

  27. E, a proposito della loro crapula… Vi ho visto magnare a quattro palmenti… dovete pur divertirvi coi soldi che voi proff intascate “illecitamente”…
    «La gola vuol tributo caro, ma rende profitto ignobile: perché quanto più son delicati i cibi, tanto più fetido è lo sterco. Più laido è lo scarico quanto più smodatamente s’è mangiato: di sopra e di sotto gettando puzzo orribile e sconcio rumore.» (Innocenzo III).
    E meditate almeno la saggezza del papa che incoronò Francesco:
    «L’uomo cupido ed avarissimo possiede dunque le sostanze senza ragione… Chi è malvagio a se stesso come potrebb’essere buono per gli altri?» (Innocenzo III).
    Andate pure a nuotare nei miliardi in Fondazione, carpite pure denari su denari o proff dei miei stivali: siete inutili a voi stessi e al prossimo. Parassiti! E non siete più neppure a tempo a “pentirvi”.
    Intanto il bu’o s’allarga, checché ne cianci Vedovelli and company…
    Bardus meditativo

  28. A proposito del finanziamento dei ricercatori e docenti non strutturati, ma quando la finiremo con questo ridicolo pauperismo dei contrattucci da mille euro all’anno ed altre consimili ridicolaggini? Esiste un paese del mondo civile dove la ricerca e la carriera dei giovani ricercatori sia trattata in termini di elemosine come da noi? Il guaio è, come ho già scritto, che nel sistema nostrano tutte queste figure “precarie“, o anche non precarie (i ricercatori) appaiono personaggi in cerca d’autore, con ruoli scarsamente definiti e retribuzioni pessime. Il tipo di selezione che ne scaturisce è evidente: l’apoteosi del dilettantismo e dei figli di papà. Date un’occhiata qui per vedere come funzionano le cose nelle terre emerse:
    http://chronicle.com/cgi2-bin/texis/jobs/search
    Leggo poi che il sindacato aveva proposto, in occasione della Finanziaria 2008, l’istituzione di “tenure track”

    «Una Tenure Track che consente un primo ingresso come ricercatore con la tutela del contratto a TD e con la sua sindacalizzazione. Dopo un triennio ci sarebbe il definivo accesso alla carriera previa valutazione».

    Sarà forse per amore degli anglicismi, ma la tenure è tutt’altra cosa dei nostri contrattucci del menga; leggo ad esempio questa tabella tratta dal sito di una università statunitense:
    Average Salary of Jobs with Related Titles
    In USD as of Jan 28, 2009 25k 50k 75k

    Tenure Track Faculty in New Hampshire
    $47,000

    Assistant Professor of English in New Hampshire
    $42,000

    Assistant Professor of Chemistry in New Hampshire
    $44,000

  29. P.S. aggiungo che, nella situazione attuale (stop al reclutamento, carriere congelate, sbandamento generale in attesa di una chiara definizione dei nuovi corsi di studio, sfaldamento della ricerca…), non è segnato solo il destino dei giovani ricercatori e docenti a contratto, ma anche quello dei (ahimè, non giovanissimi, nel sistema italiano) ricercatori stabilizzati. La macchina si trascina stancamente avanti grazie all’ennesima omertosa ipocrisia per cui il contributo essenziale alla didattica di questi ultimi non viene riconosciuto nemmeno moralmente: si sa che ad essi è demandata una larga fetta degli oneri dei corsi e della burocrazia (credo che la media nazionale sia di un corso su tre; non so come stiano le cose localmente, nelle singole facoltà), che insegnano un numero di ore pari a quelle dei loro fratelli maggiori associati ed ordinari (percependo, by the way, un quinto dello stipendio di questi ultimi) con annessi e connessi, ma nessuno gliene sarà grato nell’al di là e men che mai nell’al di qua, nemmeno con una simbolica medaglia di latta al valor civile. Nell’attuale congiuntura devono solo ringraziare non so quale deità per essere strutturati e dunque non soggetti a licenziamento in tronco; a prescindere da meriti e demeriti, moriranno come ricercatori, pur essendo vissuti di fatto come associati. Alla fine è inevitabile che uno si chieda “che ci faccio io qui”, anche perché il tema della ricerca in senso stretto, non pare in generale oggi una priorità all’ordine del giorno.
    Come nel gioco delle belle statuine, la realtà è stata immortalata e fissata in data Settembre 2008. Onestamente però non credo che si possa andare avanti così, ibernando centinaia di persone in attesa di congiunzioni astrali più favorevoli. Per questo prevedo, se non si chiariranno al più presto le linee del rilancio (accanto a quelle del risanamento) e “nella misura in cui” lo consente il sistema ingessatissimo (cuius regio, eius religio) dell’autonomia feudale degli atenei, una fuga da Siena degli studenti più ambiziosi e dei giovani docenti e ricercatori. Qualcuno forse ritiene che una drastica riduzione delle dimensioni dell’ateneo sia la strada da percorrere, vista l’esperienza fallimentare di un’espansione che è assomigliata di più ad una metastasi; ma a me paiono politiche di poco momento. In ogni caso esorto ancora una volta a discuterne in questo forum.

  30. A proposito del Paese Incivile, intendo fare presto un appello per bloccare la manovra strafascistica di Veltroni che batte il Cavaliere Nero (v. sbarramento elezioni europee al 4%, il Cav. al 5%!). È inciucismo della peggior specie. Così si spazzano via socialisti, neocomunisti, mastelliani, radicali, liste civiche, ecc.. Siena, fulcro del veltronismo: c’è da star lustri!!!
    La Fondazione completamente in mano loro, grazie anche ai rinnegati del sessantotto (chiamiamoli così) come il revisore dei conti, l’eccellenza Belli.
    O Belli!… La lotta continua, comunque!
    Fiero bardo

  31. Bezzini ormai ha trombato tutti, ‘sto colligiano! Vuoi vede’ che lo manda Bastian… contrario?
    Ma il buon Bisi al suo untissimo angolo ha intervistato la rampante Meloni che ha raccontato autentiche fole sulle quote rosa. Ha decantato la Fondazione, come quei “comunisti” decantano il Santa Maria dove alloggiano. I “comunisti buoni”? Quelli che appoggiano il Bilancio Comunale o le rimescolature d’Ateneo. Bello cara Meloni decantare la “cantierabilità” della Fondazione ove aleggia l’Arcangelo Gabriello con tutti quei miliardi inevasi… Ma la Torta attende no? Avanti… dai boss d’Ateneo a quelli contradaioli, vedi quelli citati dal Cenni, ah! ah! ah!… Roba che fa ridere a crepapelle.
    Emergenza democratica! Emergenza democratica! A tutti! A tutti! A tutti!
    Veltroni sta tentando inciucio con Berlusconi sul 4%. È un colpo di stato!
    Così non avrà tra i c…. Mastella, Ferrero, Pannella, i Verdi, il PSI, ecc ecc. Cala la dittatura in Europa. Veltroni è nemico della democrazia rappresentativa e del popolo! Basta con l’inganno! Vigilanza assoluta!
    Ma che dicono intelletuali e artisti di area come Moni Ovadia? Tacciono per la pagnotta? Qui ne va della libertà di tutti!
    Paulus

  32. Dove non c’è Berlusca solo di mezzo, la regola è il silenzio, caro Paolo, ormai dovresti saperlo, perbacco! I PD nazionali e locali sono sempre “buoni”, non lo sai? Come i comunisti di un tempo; hanno la Storia dalla loro o comunque lo pensano e questo basta com’era prima del magnifico 1989. Buffo che siano degli “idealisti”. Che c’è di marxiano in tutto questo?
    Che pena! Chissà Tronti & C. cosa pensano…
    Archimede

  33. Tronti: ci detti l’esame dormiva.
    Si pensi ai disabili in questa Città Felix, ai vecchi, a chi studia per davvero e non pensa solo all’arcigay e all’arcilesbo, svolazzando!!!
    Perché non si mettono telecamere nella ztl di Ravacciano – zona del Cenni – dove teppisti spaccano vetri a macchine e certi amici riempion di cacche di cane le vie?
    E i servizi sociali del comune pensino alle famiglie bisognose. Temete la rivoluzione…
    bardus

  34. Confermo che Focardi era a giro alle 7.30, forse mentre gli altri baroni e baroni “compagni” dormivano alla grossa.
    Capitan Chiocciolino ti pubblicizza un Tartuchino.
    Bardus

  35. …premesso che da quanto ne so, Tronti è in pensione da un decennio circa, a me pare che spesso in questo forum, più che produrre una fotografia della situazione attuale, si indugi sull’Amarcord dei “bei tempi che furono”; dunque non capisco bene di cosa stiate parlando e vorrei, se posso, tornare sul tema dell’ “avvenire delle nostre scuole”.

  36. Ok Stavrogin! … Ma talvolta l’amarcord serve anche per inchiodare alle loro storiche responsabilità i furfanti.
    Tiremm innanz!
    Bardus

  37. La stampa ha scoperto il libro “Un paese di baroni” in cui, ovviamente, i baroni sono quelli dell’Università. Il discorso è il solito. Baroni onnipotenti, concorsi truccati, sistemazione di tutti i familiari regolari ed irregolari, ecc. ecc., stemperato da frasi come: ovviamente non tutti, ci sono anche i bravi e meritevoli, ecc. ecc. Ma quello che rimarrà nell’opinione pubblica sarà certamente la parte negativa. Forse proprio ora che strani pensionamenti (forse in parte rimandati, ma non è detto), riduzione dei finanziamenti, scarso turn over, ecc., mettevano ancora più in crisi l’Università, questo libro porterà un’ulteriore prova a sostegno di chi vuole cambiare l’Università non ascoltando minimamente quanto gli universitari propongono. Forse sarebbe il caso che, oltre a protestare contro i decreti ministeriali, si scriva un “libro bianco” su tutta la parte positiva del lavoro dei docenti italiani, sui concorsi in cui ha vinto il più meritevole, sui ricercatori che fanno ottima ricerca, su chi, avendo una certa età non per questo è un barone (o forse barone si nasce, come direbbe Totò), ecc. ecc., forse il libro venderà meno, ma io per esempio, mi candido ad acquistarne una copia, e non sarò l’unico.
    Giovanni U. Floris

  38. Senta Floris,
    con tutto il rispetto, se pensa sia opportuno scrivere il “libro bianco sui docenti italiani” ci provi lei. Non si rende conto che nei paesi “normali” non c’è bisogno di scrivere libri a difesa perché da sempre un buon lavoro parla da se?
    E la invito a riflettere su questo: se “un paese di baroni” può causare danni, immagini quelli che il suo “libro bianco” potrebbe generare. Con questo non voglio dire che in italia ogni tanto qualche concorso lo vince il più meritevole. E ogni tanto qualche bravo docente fa una qualche scoperta importante. E che qualche docente riesce a formare un allievo in grado di superarlo prima dei 30 anni (per poi andare negli USA). Ma tutto questo non è il punto.

  39. Caro Floris,
    quando fa qualcosa sulle università, intanto chieda dove è rispettato l’obbligo di rendiconto triennale per associati e ordinari: l’anagrafe sbandierata recentemente sarebbe già bell’è fatta, grazie alla 382 del 1980 – mi pare. Ne parlano i vecchi professori soltanto ormai…
    Grazie, cordialmente e complimenti per il lavoro svolto dal Suo
    Archie

  40. Pinguino, i giornali (premettendo che la casta dei giornalisti non è migliore di quella universitaria) trattano le faccende universitarie con estrema superficialità e gusto scandalistico.
    Dipingono un mondo di lenoni e baldracche con linguaggio postribolare, omettendo di dire che l’università è specchio della società italiana: fa per caso specie che (come dicono in quel libro) molti rettori siano massoni, come del resto molti giornalisti, politicanti e fors’anco preti? Che la meritocrazia sia frustrata, in una società fondata sul Grande Fardello, sulla raccomandazione che esalta la scorciatoia furbesca, è per caso una peculiarità del mondo universitario? Mi spiego meglio: all’inizio ero un fan di Brunetta, con la sua lotta ai “fannulloni”; poi, quando ha cominciato a dire che tutti sono fannulloni, ho sospettato che non facesse sul serio e soprattutto mi sono chiesto, nel mio piccolo, perché mai io debba seguitare per esempio a sorbirmi un cospicuo surplus di lavoro decisamente poco interessante che sulla carta spetterebbe ad altri (“fannulloni”, appunto), se poi la scure scende indistintamente su di me, come su chiunque.
    Poi Il Giornale scrisse che i docenti guadagnano 10.000 euro al mese (!!!!), e mi domando cosa pensi un ricercatore che entra con 1100 euro a quarant’anni per fare in realtà il lavoro dell’associato, o il precario (quarantenne) che in teoria dovrebbe accontentarsi di 3000 euro all’anno. Infine la storia dei concorsi: siccome tutti quelli che entrano all’università seguono lo stesso calvario (ma qualcuno con l’ascensore…), sparare indistintamente sui concorsi vuol dire asserire che vi sono decine di migliaia di farabutti che di mestiere fanno i chimici, i fisici, i matematici, gli storici, i medici ecc. … insomma, che all’università si annida la peggiore feccia dell’umanità, che chi è dentro, in realtà avrebbe meritato di stare fuori e chi è fuori (benché privo di titoli e benemerenze) avrebbe indubitabilmente meritato di essere dentro. E questo, detto da dei lacché della politica: di quella politica che per inciso, giammai si è cimentata seriamente nell’opera di riforma dei meccanismi che hanno condotto a questa situazione, gozzovigliando anzi allegramente con le spoglie del Caro Estinto, di quella che fu l’università italiana.
    Ho già scritto e ripeto che la faccenda del reclutamento è troppo seria per essere trattata con battute sapide intorno a fratellanze, cuginanze e giri di lenzuola. Soprattutto non la si risolve assimilando i concorsi universitari alla estrazione a sorte della Lotteria di Capodanno per assicurarne una improbabile “obiettività” che deresponsabilizzi chi effettua una scelta, quasi che si dovessero selezionare impiegati delle poste con contratto trimestrale e non personale altamente qualificato (sperabilmente).
    A qualcuno risulta che a Oxford o ad Harward la gente faccia carriera a forza di avvocati, ricorsi, sentenze del TAR?

  41. D’accordo su tutto, Stavrogin!
    Solo in fine non sarei così ottimista, perché il mondo anglo-americano è litigiosissimo e basta un niente per scatenarli con la prospettiva di lucrare la quota-lite, ma almeno non ci sono le nostre commissioni definite per legge….
    archie

  42. Nel settembre 1936, Francesco Chiesa, direttore della Scuola ticinese di cultura italiana in Lugano, scriveva al prof. Manara Valgimigli della R. Università di Padova per invitarlo a commemorare Carducci. Dopo un breve scambio epistolare Valgimigli accettò di fare tre conferenze, o dicerie come le chiamava lui, non su Carducci, ma sui Poemi di Ate del Pascoli. Nell’ultima di queste lettere si fissano le date delle tre dicerie a Lugano, Bellinzona e Locarno “purché dal Ministero giunga il necessario permesso”.
    Ovvero nel 1936 un professore universitario di ruolo (e di fama) doveva ottenere il permesso ministeriale per allontanarsi dal proprio istituto per tre o quattro giorni per attività culturale all’estero, a pochi chilometri dal confine. Il permesso venne e gli svizzeri poterono ascoltare la splendida conferenza di Valgimigli, intitolata “I canti della madre”.
    C’è da meditare.

  43. Ci risiamo. Cambiano i tempi, cambiano i ministri, ma le scempiaggini si ripetono sempre uguali dimostrando, ancora una volta, che per la scuola non c’è salvezza. Il ministro Gelmini ha annunciato che dall’anno prossimo si insegnerà nelle scuole una nuova materia “Costituzione italiana”, cosa ben diversa, dice lei, dalla vieta Educazione civica, e chi la insegnerà? Ci sono già pronte legioni di costituzionalisti, ferrati ed entusiasti, in procinto di erudire i pargoli sulla nostra Carta costituzionale? Nemmeno per idea, l’insegnamento sarà affidato ai professori di materie umanistiche. E perché non a quelli di Educazione fisica, o a quelli di matematica e fisica? Perché mai un insegnante di italiano dovrebbe intendersi di diritto costituzionale, o magari uno di greco e latino. Al massimo costui potrebbe parlare della Athenaion politeia. È lo stesso identico procedimento in base al quale si inventarono su due piedi migliaia di insegnanti di educazione musicale (con i bei risultati che sono sotto gli occhi di tutti), o quando si decise di introdurre nella media inferiore le scienze naturali affidandone la didattica ai professori di matematica che, naturalmente, non distinguevano una piattola da un cavallo se non per il fatto che quest’ultimo ha il pelo. E tutto questo in corpore vili, cioè sulla pelle degli studenti, che si troveranno ad ignorare una materia in più, coadiuvati dai loro insegnanti (si fa per dire). Una salus discipulis, nullam sperare salutem!

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