Alla ricerca di un nudo d’epoca per pubblicizzare il vino della Certosa di Pontignano a Siena

2012: Michela Ferrero, vignaiola di 80 anni; in realtà Milly Cooper, escort di 97 anni

2012: Michela Ferrero, vignaiola di 80 anni; in realtà Milly Cooper, escort di 97 anni

Giorno importante, il 18 aprile 2012! Non perché Fabio Garagnani (all’epoca parlamentare bolognese del Pdl) avesse proposto di fare festa, anziché il 25 aprile, il 18, a suo dire vera data fondante della democrazia italiana. Ma perché quel giorno, su La Stampa e su Intravino, era uscita la notizia di una “provocatoria” iniziativa della Cantina Clavesana che, per pubblicizzare il suo vino, aveva scelto tre foto che ritraevano nuda Michela Ferrero, una vignaiola di 80 anni. Il progetto e anche le foto, secondo Intravino, sono del “creativo svizzero” (definizione della Stampa) Mario Felice Schwenn (“Brand Architect”); il vino è il Barolo, che «non teme il tempo e mantiene intatto il suo fascino a qualunque età», proprio come la vignaiola. La risonanza dell’iniziativa “provocatoria” effettivamente ci fu, con qualche strascico polemico. Infatti, otto giorni dopo, un commento di Laura su “Intravino” segnalò che il blog “Paesaggi dell’anima” aveva precisato che la donna «spacciata per “vignaiola”, in realtà era Milly Cooper, che, tra l’altro, non aveva 80 anni ma 97, non era vignaiola ma escort». Non solo, ma in precedenza (il 30 marzo 2011), lo stesso blog aveva pubblicato un post su di lei (“A 96 anni… piace un casino!”) con biografia, guadagni e una delle tre foto che, un anno, dopo sarebbero servite per la campagna pubblicitaria della cantina Clavesana.

Non si sa se Milly Cooper sia ancora in vita, ma, in ogni caso, quale rapporto ha la vicenda con l’Università di Siena? La palma, per arrivare al nord, deve passare dal centro: da Siena è passata negli anni ’90 e ha trovato in unisi il clima propizio alla sua vegetazione.

Nel 2001, Piero Tosi (all’epoca rettore) e Mario Felice Schwenn firmarono il loro «epocale contratto, il primo contratto di joint-venture pubblico-privato nella millenaria storia dell’Università di Siena». L’Azienda Dievole prese in affitto dall’ateneo senese gli 11 ettari di terreno agricolo della Certosa di Pontignano a canone zero, per i primi 5 anni: con l’impegno di investire 500mila euro per una riorganizzazione generale del territorio circostante. Per i successivi 20 anni, Dievole avrebbe pagato un canone di € 52,00 l’anno per colture specializzate quali vite, olivo, cereali, ortaggi, erbe aromatiche e officinali. Poteva finire così, con questo regalo a Dievole? No di certo! L’università scelse un ex dipendente con il compito di verificare l’applicazione del contratto alla modica cifra di € 48.000, che, considerando l’azione legale, in seguito da lui promossa, è costato all’Ateneo senese circa 60.000 €. Il primo Chianti Classico D.O.C.G. Certosa di Pontignano, 6.600 bottiglie bordolesi prodotte, è un blend policlonale di Sangiovese, annata 2005. Il contratto di fornitura del vino per il Ristorante Certosa di Pontignano prevedeva un prezzo troppo caro (3,5 € a bottiglia), addirittura più alto del prezzo spuntato dai commercianti. Quando, il 24 settembre 2008, fu reso pubblico il buco di bilancio da 270 milioni di € nell’Università di Siena, la Certosa di Pontignano fatturava mediamente 1,2 milioni di € l’anno, aveva 41 dipendenti e contribuiva anch’essa ad alimentare la voragine nei conti dell’Ateneo senese. In seguito, la decisione degli organi di governo dell’Università di vendere la Certosa, per ripianare il buco, si rivelò subito impraticabile proprio a causa di quel contratto d’affitto dei terreni agricoli, che scadrà nel 2026 e che, alla fine, avrà reso all’Ateneo, in 25 anni, 1.040 euro. A fronte dei 60.000 euro già spesi dall’Università per l’attività di sovrintendenza dell’ex dipendente universitario.

Pubblicato anche da:
il Cittadino online (19 aprile 2017) con lo stesso titolo;
Lo Stanzino Digitale (19 aprile 2017) con lo stesso titolo.

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L’intreccio di pubblico e privato: dalla Certosa di Parma alla Certosa di Pontignano

La Certosa di Pontignano

La Certosa di Pontignano

E perché il «soggetto privato gestore della Certosa di Pontignano ha offerto ospitalità» al Rettore e ai Direttori di Dipartimento lo scorso 10 giugno? L’altra domanda, quella posta col sorriso dal sindacato USB P.I. (il pranzo chi lo paga? Il Rettore di tasca sua o si usano i fondi di rappresentanza istituzionale?), aveva individuato quelle due legittime strade. Esistevano altre possibilità? Certamente! Gli ospiti potevano portarsi il panino e le bevande da casa o pagare alla romana il conto al gestore privato. Invece, l’opzione seguita dal rettore (accettare l’ospitalità offerta dal gestore della Certosa di Pontignano) necessita di una spiegazione sul piano etico e giuridico.

Rabbi Jaqov Jizchaq. (…) tra le righe di questa stendhaliana corrispondenza intorno alla Certosa, leggo che comunque è un dato quasi certo che tra breve, dopo aver sbaraccato le Facoltà, i vecchi corsi (più volte) e i vecchi dipartimenti, toccherà sbaraccare di nuovo, dopo tre anni, diversi dipartimenti e corsi di laurea e giocare ancora con i cocci dei vasi per assemblarne di nuovi, quasi ignari del secondo principio della termodinamica. Le roi s’amuse: ma non si rendono conto le competenti autorità che tessono i nostri destini di distruggere via via, in questo modo, smontando e rimontando con uno “sperimentalismo” da apprendisti stregoni, ciò che molta gente ha costruito con anni di fatica? Cosa dobbiamo attenderci, un ritorno alle vecchie Facoltà, con un po’ di gente nel frattempo fatta fuori od emarginata, come in una resa dei conti, oppure dipartimenti ancor più cinobalanici di quelli attuali? Se il secondo caso è evidentemente assurdo, nel primo non si capisce perché allora si sia proceduto allo smantellamento delle Facoltà, per poi tentare di rimetterle assieme in un pallido simulacro di quello che furono. L’unica domanda che sorge spontanea è quella, amletica, se c’è del metodo in questa follia. Spero che anche i rappresentanti delle OO.SS alzino un po’ il tiro porgendo finalmente attenzione al problema delle strutture: se gli stabilimenti continuano a chiudere, con la fuoriuscita del 50% del corpo docente a turn over fermo, o ad essere resi improduttivi, è difficile pensare che non ci saranno conseguenze per le maestranze.

Angelo Riccaboni. Con riferimento alla nota inviata ieri a firma USB P.I., dove si ipotizzava che per l’incontro periodico del Rettore con i Direttori di dipartimento tenutosi il giorno 10 giugno a Pontignano fossero stati utilizzati fondi pubblici, si precisa che l’ospitalità è stata offerta dal soggetto privato gestore della Certosa.
 Questo in un’ottica di valorizzazione e promozione della nostra bellissima Certosa come centro per convegni e attività legate alla formazione e alla ricerca e di condivisione degli investimenti fatti e delle migliorie apportate alla struttura.

È un giornalista o un giornalaio chi scrive dell’Ateneo senese usando solo le veline del rettore?

Altan-merdaventilatore

Il supplemento del Sole 24 Ore (1 aprile 2015) pubblica un lungo articolo sugli atenei toscani a firma di un freelance che in rete si presenta con il seguente profilo: «Giornalista fin dal primo giorno di vita. Amante delle novità, cerco tutto ciò che ha un senso nella nostra vita. E lo scrivo. Mi lamento per tutto (tranne che per la Fiorentina)! L’anti-genio per eccellenza. Presunto giornalista o, più semplicemente, giornalaio… Ma sempre e comunque IDOLO!!!».

Peccato che, per descrivere la “nuova vita economica” dell’ateneo senese, abbia “cercato” pochissimo, niente, altrimenti avrebbe evitato tutti gli strafalcioni presenti nel suo articolo. Infatti, gli studenti (la fonte è il SIGRU, sistema informativo gestione delle risorse umane dell’Università di Siena) sono 14.793 e non 16.099; pertanto, il calo degli iscritti nell’anno corrente non è del 4% ma supera il 9%; la vendita dell’Ospedale “Le Scotte” non può essere attribuita, implicitamente, all’attuale rettore; il prepensionamento dei docenti non è opera di Riccaboni; con la “coesione interna” non si «rialza» certo l’ateneo senese, al massimo si fanno delle buone polpette, se il macinato è di buona qualità; s’è proceduto in modo oscuro all’esternalizzazione della Certosa di Pontignano, mantenendo gli oneri più pesanti per l’ateneo; la crisi, cominciata nel 2000, è scoppiata nel 2008 e non è certo «partita anche per la riduzione del fondo di finanziamento ordinario (Ffo)», il cui calo è successivo; infine, il giornalista “anti-genio per eccellenza”, invece di riportare acriticamente i risultati trionfalistici forniti dal rettore per gli esercizi 2013 e 2014, consulti i bilanci (in fondo, scrive per un giornale economico!): sarò lieto di discutere con lui se gli eventuali “attivi” siano reali o l’effetto di un sapiente maquillage. Sempre che, come scrive il giornalista freelance, «tutto ciò abbia un senso nella nostra vita».

La nuova vita (economica) degli atenei toscani (Sole 24 Ore, 1 aprile 2015, supplemento)

Niccolò Gramigni. Due su tre hanno rischiato il tracollo finanziario. Poi però – nel giro di pochi anni – sono riusciti a riportare i conti in ordine. Gli Atenei di Siena, Firenze e Pisa hanno vissuto un periodo complicato: debiti su debiti (soprattutto per Siena e Firenze), molte scelte sbagliate e un declino che sembrava inesorabile. Dopo la tempesta – anche giudiziaria, per i conti in disordine le spese fuori controllo e perfino la procedura relativa all’elezione del rettore nel 2011 – Siena è riuscita a svoltare: da un debito di oltre 200 milioni di euro, grazie a una politica rigida imposta dal nuovo corso l’Ateneo ha dimezzato l’esposizione finanziaria, che oggi ammonta a poco più di 100 milioni, di cui 71 sotto forma di mutui bancari (spalmati fino al 2026), con circa 9 milioni di avanzo nei conti 2013 e un risultato che dovrebbe essere positivo anche per il 2014. Il risanamento ha portato a diversi sacrifici, tra cui la vendita dell’Ospedale “Le Scotte” alla Regione Toscana. (…) La svolta degli Atenei toscani è, dunque, arrivata. Ecco come.

L’Università di Siena è tornata a programmare e a pensare agli studenti: oggi sono 16.099 gli iscritti, mentre i docenti sono 750 (comprendendo ordinari, associati e ricercatori), per un totale di 62 corsi di laurea. Lo standard qualitativo è alto, tanto che l’Ateneo ha guadagnato il primo posto nella classifica per premialità, a livello nazionale. «Il momento più difficile – spiega a Toscana 24 il rettore Angelo Riccaboni – è relativo al biennio 2010-11, nel momento in cui sono stato eletto. Mi aspettavo una situazione difficile, ma non così critica. Ho dovuto agire di conseguenza. Abbiamo ridotto le società esterne, così come le consulenze e i contratti esterni. Segnalo poi la diminuzione degli affitti e dei materiali di consumo. Abbiamo esternalizzato la Certosa di Pontignano: l’Università non è un ente che gestisce alberghi, per cui quelle 30 persone che erano impegnate in quel luogo sono state utilizzate per altre attività all’interno dell’Università. Inoltre abbiamo aiutato la mobilità volontaria del personale tecnico-amministrativo». 
Un lavoro complesso che ha portato anche all’aumento del carico didattico dei docenti (e al prepensionamento di parte del personale) ma il peggio è passato. “Coesione interna” ripete più volte Riccaboni, nel descrivere il motivo per cui Siena è riuscita a rialzarsi. L’Ateneo ha mantenuto livelli qualitativi alti: «Gli studenti di Siena hanno una certa genialità» commenta con soddisfazione Riccaboni. Nonostante una flessione del 4% del numero di iscritti rispetto allo scorso anno e la razionalizzazione dei corsi di studio, Siena viene scelta per la qualità e l’impatto dei prodotti scientifici realizzati. E adesso? Il bilancio 2014 sarà in equilibrio (nonostante la previsione annuale di -19 milioni per il 2014 e -15 per il 2015, previsioni decisamente prudenti), anche grazie al Fondo di finanziamento ordinario (Ffo) dello Stato e all’aumento di 4,4 milioni rispetto al 2013: un primo segnale positivo, dopo anni di flessione.
Negli anni 2009-2013 Siena ha perso infatti 15 milioni nel finanziamento statale annuo: «La crisi è partita anche per questo motivo, alcune scelte erano basate su finanziamenti che sarebbero dovuti arrivare e che poi invece nessuno ha visto» spiega Riccaboni. Che rilancia, nel nome di Siena: «Vogliamo mantenere questo equilibrio, puntare sui giovani, valorizzare i profili di chi lavora all’interno dell’Ateneo».

Articolo pubblicato anche da:
Il Cittadino Online (2 aprile 2015) con il titolo: Grasso scrive al giornalista che parla dell’università di Siena (Il noto professore e blogger ribatte a quanto scritto sul supplemento de Il Sole 24 Ore).

– Bastardo Senza Gloria (7 aprile 2015) con il titolo: Pubblichiamo un intervento del professor Giovanni Grasso sullo stato della comunicazione riguardo l’Università di Siena.