Università: colpo mortale ai comitati d’affari riuniti nella Crui

Il Tar boccia l’Ateneo di Siena: lo Stato non eroga i 46 milioni di euro

Orlando Pacchiani. Al bilancio dell’Università di Siena continueranno a mancare oltre 46 milioni di euro, quelli che l’ateneo aveva chiesto allo Stato per reintegrare la corresponsione degli aumenti di stipendio per il personale dal 1993 al 1999 e dal 2000 al 2005 (quando è cambiata la normativa sulla base della Finanziaria del 2000). La prima sezione del Tar della Toscana ha pubblicato la sentenza che boccia il ricorso presentato nel 2005, definendolo «infondato»: l’Università non ha diritto ad alcun rimborso. E questo perché la legge 537/93 «non impone allo Stato di coprire “a pie’ di lista” le spese sostenute dagli atenei per il rispettivo personale e non attribuisce, dunque, alIe Università un diritto soggettivo perfetto (incondizionato) ma si limita ad istituire un fondo vincolato». Una batosta, per l’ateneo senese, secondo cui le spese per il personale – inclusi gli aumenti retributivi – avrebbero dovuto invece fare sempre carico al bilancio dello Stato, anche in caso di eccedenza rispetto al fondo ordinario. In totale, la richiesta era di condannare il ministero dell’Università al pagamento di 46 milioni di euro.
 Una cifra che però, almeno per quanto ha deciso il Tar, non entrerà nelle casse delI’ateneo. Che anzi viene bacchettato nella sentenza: «Se si può parlare di diritto soggettivo delle Università, si tratta solo del diritto alla piena e corretta distribuzione del fondo ordinario, salvi i limiti di quest’ultimo, fissati di anno in anno mediante lo stanziamento delle leggi di bilancio dal legislatore, il quale si è riservato di determinarlo a propria discrezione, nel quadro della progressiva riduzione dell’impegno finanziario dello Stato per le Università, con l’attribuzione a queste ultime dell’autonomia e dell’inerente responsabilità». Motivo per cui le Università non devono poter prevedere entrate eccedenti quel fondo.