Guerra di toghe o toghe di guerra?

Roberta Anguillesi. Le case e gli uffici dei giornalisti Carlo Vulpio (Corriere della Sera), Gianloreto Carbone (“Chi l’ha visto”, rai 3), dell’editore, del direttore e del cronista del settimanale di Matera “Il Resto” Nino ed Emanuele Grilli e Nicola Piccenna, nonché l’ufficio del capitano dei Carabinieri Pasquale Zacheo, comandante della compagnia di Policoro (MT), sono stati perquisiti, su ordine della Procura della Repubblica di Matera, in seguito alla denuncia di alcuni personaggi coinvolti nell’inchiesta “Toghe Lucane”, inchiesta portata avanti dalla Procura di Catanzaro (Luigi De Magistris) su presunte complicità tra amministratori, esponenti politici, giudici e funzionari delle forze dell’ordine nella gestione “disinvolta” di fondi pubblici per la sanità. Uno dei denuncianti è il sen. Buccico, ex membro del Csm, oggi sindaco di Matera eletto per Alleanza Nazionale, il quale, essendo indagato per gravi reati, ha pensato bene di denunciare per diffamazione chi osava scriverne. Così, dopo aver dichiarato pubblicamente che “A questo Vulpio, costi quel che costi, bisogna tappargli la bocca”, è passato ai fatti: una denuncia per diffamazione che si è poi trasformata in un’accusa che deve far riflettere, formulata con uno zelo inquietante dal PM: Associazione per delinquere finalizzata alla diffamazione a mezzo stampa e rivelazione di segreto d’ufficio.

(…) Dunque alcuni, per fortuna solo 5, giornalisti e un comandante dei Carabinieri rischiano da tre a sette anni di galera per aver fatto informazione; per aver raccontato, reso pubblico e addirittura approfondito una vicenda in cui sono coinvolti pubblici amministratori, cariche pubbliche e pubblici denari, e queste attività vengono giudicate dalla PM Annunziata Cazzetta di Matera comparabili e parimenti perseguibili a quelle delle mafie, dei rapitori di bambini, degli spacciatori di calibro, delle bande armate. Un mostro logico prima che legale, un’abiura di tutte le libertà, di tutti i diritti e i doveri, di tutte le garanzie democratiche costate secoli di evoluzione sociale. Allora, se questo in Italia è possibile, se è tollerato, se questo paese non capisce e reagisce alla gravità di questo e dei molti abusi che fanno di noi un paese a democrazia limitata, e se ancora ci si ostina a non comprendere che questa classe politica, e una parte dei ‘notabili’, pur di non abdicare è pronta a fare un allegro falò di tutte le regole, bruciando magari 5 giornalisti e un carabiniere per fermare un magistrato che fa soltanto il proprio lavoro. Se continuiamo a lasciare che questo accada appassionandosi, magari, all’ultimo collaudato specchietto mediatico per allodole miopi, se non si reagisce profondamente e senza ambiguità a questa ennesima, macroscopica, dimostrazione muscolare da regime, questo paese andrà incontro all’iceberg e vi si schianterà e stavolta definitivamente.