Una risposta a chi si oppone al piano di risanamento dei conti nell’ateneo senese

Si riporta la prima parte della “proposta” di Francesco Forte sul commissariamento dei rettori pubblicata su Libero del 25 ottobre 2008.

SE L’ATENEO FINISCE IN ROSSO IL RETTORE VA COMMISSARIATO

Francesco Forte. Siamo tornati al ’68 con la “okkupazione” delle università, ed i professori brizzolati che fanno i giovinetti, agitandosi nelle lezioni all’aperto. A volte questi professori che fanno i giovinetti, un po’ patetici, altro non sono che ex sessantottini, entrati nelle carriere universitarie senza veri concorsi e che vi hanno progredito grazie a capacità di arrembaggio. Dalle indagini sui giovani laureati, risulta che il 32% degli universitari fa parte della borghesia, il 31 della classe media impiegatizia, solo il 20 per cento della piccola borghesia e il 22 della classe operaia. Dunque sono in gran parte i figli dei benestanti e delle classi medie che beneficiano delle spese pubbliche per l’Università. E questi ragazzi che si agitano, sono i figli di quelli che dovrebbero pagare, con le loro imposte sul reddito, il dispendio universitario. Sicché i figli fanno lo sciopero contro i loro padri. E tutto questo è paradossale perché le Università in Italia sono messe male. Le leggi varate dopo il ’68 hanno stabilito che i rettori sono eletti da tutto il personale docente e non docente. Sicché questa non è più una carica accademica, ma una carica politica e politicizzata, nel più basso dei modi. Vale a dire il sistema del basso impero romano, per cui aveva il potere chi distribuiva più favori, a spese dell’erario.
Ci sono università, come Siena, che se fossero imprese dovrebbero fallire, perché da anni chiudono in deficit e non hanno, adesso, i soldi per pagare gli stipendi. Non è colpa della Gelmini, o di Tremonti, i cui tagli al fondo statale per le Università di 1,5 miliardi cominciano dal 2009. È colpa della gestione dissennata dei fondi pubblici che è stata fatta. O si toglie ai rettori la competenza per le finanze universitarie o si stabilisce un altro sistema di nomina. Le Università con irregolarità di bilancio e in deficit andrebbero commissariate. Poiché prevedo la accusa di attentato alla libertà e maestà della cultura, preciso che il commissariamento non dovrebbe comportare la rimozione dei rettori. Essi dovrebbero rimanere al loro posto, con compiti di indirizzo della ricerca e della didattica, mentre la gestione amministrativa e finanziaria sarebbe del commissario. (…)