Ateneo senese: la rinascita è possibile se si attua il piano di risanamento approvato

Si riporta un articolo di Gaetano Quagliariello pubblicato oggi dal Corriere di Siena e da l’Occidentale.

DAL RISCHIO CRAC ALLA RINASCITA
Il caso dell’università di Siena può diventare emblematico

Gaetano Quagliariello. Perché il caso dell’università di Siena può diventare emblematico dello stato dell’università italiana? E perché potrebbe indicare la strada di come trasformarla, evitando sprechi, rendendola competitiva, mettendo finalmente al centro l’interesse della comunità e degli studenti?
La risposta è semplice. Lo stato comatoso dell’università di Siena rimanda a responsabilità diffuse che si sono stratificate nel tempo. Non consente, dunque, discorsi ideologici né tanto meno la possibilità di scaricare le colpe su Mussi o sulla Gelmini. E neppure, per intero, su questo o su quel rettore. I fatti possono essere ricostruiti come una favola della quale non sappiamo ancora se vi sarà un lieto fine.
C’era una volta una università, antica, nobile e prosperosa: una delle più ricche del reame, invidiata da tutte anche per il contesto di storia e bellezze artistiche che le faceva da cornice.
Un brutto giorno, all’improvviso, la bella università scopre di essere gravemente malata di un male che le era lentamente e silenziosamente penetrato nelle ossa senza che nessuno se ne accorgesse. Cos’era accaduto? Nel corso degli anni vi era stata una sottostima dei residui passivi, che unita alla sovrastima delle entrate realmente esigibili ha determinato un disavanzo insopportabile.
In sintesi: a fronte di entrate sovrastimate e spese sottostimate, per fronteggiare le uscite correnti e i bisogni di cassa, si è scoperto che erano stati ritardati i versamenti all’Inpdap per un importo di 99 milioni di euro nonché un pagamento dovuto all’Irap per un importo di 27 milioni di euro (comprensivi delle relative sanzioni). È previsto, inoltre, uno scoperto di conto corrente di 44 milioni di euro al 31 dicembre 2008 e disavanzi di varia natura dovuti alle eccessive spese. Sicché il totale dei debiti ammonta a oltre 170 milioni di euro.

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