La proposta dell’on. Franco Ceccuzzi (Pd) di una “Legge speciale per l’ateneo senese” – con la quale si chiede allo Stato un contributo straordinario a fondo perduto di 100 milioni di euro per far fronte al disavanzo – è considerata demagogica e propagandistica o una goliardata. L’on. Ceccuzzi, però, ha accompagnato la sua proposta con dichiarazioni che nessuno della sua parte politica aveva mai fatto. Infatti, nel chiedere che vengano individuati senza alcuno sconto i responsabili, indica, tra le cause del dissesto, anche una pessima amministrazione e un’insufficiente attenzione dell’ambiente circostante. Accogliendo l’invito, ci chiediamo prima di tutto a chi si riferisce l’on. Ceccuzzi quando parla di pessimi amministratori: a Luigi Berlinguer, Piero Tosi e Silvano Focardi? Ad uno dei tre o solo ai primi due? E i presidi? E il nucleo di valutazione? Chi, tra i direttori amministrativi? Per ambiente circostante si riferisce forse a: Comune, Provincia, Fondazione MPS, sindacati? Cercheremo di chiarire alcuni di tali quesiti.
Franco Ceccuzzi. (…) Sono tante le cause che hanno portato a questa situazione di crisi finanziaria. Talune oggettive, per colpa dei tagli alla finanza pubblica, che da quasi 20 anni colpiscono il sistema universitario; altre soggettive che chiamano in causa una pessima amministrazione dell’Ateneo e un’insufficiente attenzione dell’ambiente circostante di cui tutti ci dobbiamo fare carico. (…) chi scrive ha contribuito, come altri, a candidare ed eleggere amministratori locali, ad esprimere quel complesso di orientamenti che caratterizzano una classe dirigente in una determinata fase storica e che comprendono tutte le forze politiche, compresa l’opposizione. Per questi motivi, mentre, senza alcuno sconto, vanno ricercate le responsabilità di chi ha contribuito a causare un tale indebitamento che mette in discussione la vita stessa dell’ateneo e getta cattiva luce sulla città, in Italia e non solo, tutta la classe dirigente deve essere consapevole che nei libri di storia le responsabilità verranno ascritte a questa generazione e non si fermeranno al rettore o al direttore amministrativo di turno. Ognuno, per il ruolo che ricopre, deve adoperarsi al massimo per portare un contributo alla causa del risanamento e al rilancio dell’Università (…).
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On.le Ceccuzzi i libri di storia diranno che siete stati voi la rovina di Siena e dell’università. E che avete perseguitato pesone oneste solo perché lontane dal vostro pseudoriformismo. Vergognati! Un immenso buco morale all’università l’han fatto i vostri ideologi che prima pappavano con l’URSS poi si son spartiti la torta coi DC. Siete un esempio morale. E avete la fortuna che Siena è piccola e il popolino è nell’oppio paliesco. State attenti alla rivoluzione.
Bardus
Il ruolo di Berlinguer m’ha ricordato la querela che lui disse di aver fatto con Tosi quando, alle prime avvisaglie serie della crisi, furono indicati da Libera Siena come responsabili se non altro sul piano politico-morale. Che fine ha fatto quella querela lo sapete?
Sarebbe interessante saperlo, vero amici di Libera Siena? Si potrebbe fare un bel 2+2…
Archimede
Guardate cosa Vi ho trovato oggi…
Impegno per Siena (Liste Civiche Senesi)
“Università e PD”: quale modello per il futuro?
Nel corso della sua recente comunicazione, pubblicata con particolare rilievo dalla stampa locale, riferendo sulle decisioni adottate nella prima riunione (14 gennaio 2009) del consiglio di amministrazione parzialmente rinnovato, il Rettore dell’Università Prof. Focardi ci ha informati sull’esito dell’incontro preparatorio sul tema della “governance”, che tutti vogliono radicalmente cambiata, in vista dei lavori cui si accinge l’apposita Commissione, alla quale è demandato l’arduo compito di ridisegnare, tra l’altro, soprattutto la governance del nostro ateneo.
Nell’augurare buon lavoro ai commissari oberati da cotanto impegno, il Rettore ha manifestato l’auspicio che “il modello che scaturirà da questo percorso comune sia basato su concetti quali, l’autonomia, la responsabilità, l’ascolto, la capacità decisionale, ecc…”, tutti obiettivi condivisibili, soprattutto ovvii, ma incapaci, se non tradotti in precisi schemi organizzativi, a partorire i modelli più diversi e, talvolta, addirittura contrastanti.
E questo è possibile se non si identifica in modo non equivoco quale deve essere la vera “mission” di una istituzione universitaria. E proprio su questo tema si sviluppa il confronto politico, registrato anche in passato, ma rivelatosi apertamente anche lungo il percorso di questa crisi che ha investito l’Università senese, soprattutto tra coloro che l’hanno accusata di non produrre “brevetti” e coloro che ne rivendicano la natura come produttrice di cultura.
Guardando, ad esempio, a sinistra, si possono, rileggendo le numerose dichiarazioni riportate dalla stampa, locale e nazionale, da parte di autorevoli esponenti politici, registrare almeno tre categorie di modelli di gestione delle istituzioni accademiche. Tralascio le voci che si sono concentrate soltanto sulla richiesta pura e semplice della cacciata dell’attuale “governance” – in soldoni, insomma: “via il Rettore” – forse rimproverato per non essersi dimostrato sufficientemente docile alle pretese di un mondo politico troppo abituato a esercitare la propria egemonia su questa antica e nobile istituzione, che ha conquistato il suo status prestigioso proprio dall’autonomia da condizionamenti inopportuni e pretenziosi.
Mi riferisco, intanto, ad un primo modello che ritrovo nelle proposte avanzate da Luciano Modica, responsabile per l’università per il PD, e Dino Marchese, responsabile del “Forum per l’Università. Modica si chiede se “Siena se la sente di iniziare, da subito, di voltare pagina e divenire esempio nazionale della rinascita, con un consiglio di amministrazione completamente diverso, fatto di persone che non vengono dall’interno dell’Ateneo, ma da amministratori? (insomma, da manager).
Marchese propone un modello “che separi funzioni gestionali da affidare ad un consiglio di amministrazione ristretto, non elettivo, composto da esperti qualificati di nomina dei portatori di interessi istituzionali locali, regionali e nazionali, presieduto dal rettore elettivo, da funzioni di programmazione didattica e di ricerca, affidato ad un senato accademico a cui partecipa il rettore, ma che può avere un diverso presidente.
Si tratta di proposte che meritano attenzione, ma che suscitano, in pratica, numerosi interrogativi, se inquadrati nella realtà territoriale senese. Pur apprezzando il principio della “distinzione” (non certo della “separazione”) delle funzioni, dalle nostre parti si corre il rischio che i cosiddetti “portatori di interessi istituzionali”, nelle loro scelte, non siano liberi, ma costretti a designare i soggetti che impongono i partiti di riferimento. Perché, da noi, è sempre avvenuto così.
Ma nel PD non sembra risuonare un sola voce, perché leggo sulla stampa nazionale un progetto che Maria Pia Garavaglia esibisce come “L’università che vuole il PD”. E, a proposito della “governance”, si legge in questo documento, apprezzabile nella completezza del suo disegno generale, la seguente proposta:
“5. Governance universitaria più responsabile, lasciando ampia autonomia a ciascuna università; rettore elettivo; consiglio di amministrazione nominato su proposta del rettore approvata dal senato accademico, presieduto dal rettore, nel quale si deliberi ogni decisione gestionale; senato accademico elettivo che svolge le funzioni di indirizzo culturale, di garanzia e di controllo, di delibera dello statuto; organizzazione interna stabilita dallo statuto”.
Siamo di fronte, come ognun vede, a due progetti completamente diversi; nel primo si registra la presenza di due organi (consiglio di amministrazione e Senato), in una posizione di quasi reciproca estraneità, in una situazione in cui il baricentro del potere si sposta al di fuori dell’università, con un rettore che diventa ostaggio di un organo politicizzato oppure composto da esponenti di una tecnocrazia, propensi a considerarlo soprattutto un “brevettificio”; nel secondo modello abbiamo un rettore che, con il nobile scopo di garantire un raccordo tra le due funzioni, finisce con l’accentrare su sé stesso tutti i poteri, riportando il baricentro totalmente dentro l’orizzonte universitario ed escludendo ogni raccordo con la società civile.
Ora, siccome il candidato predestinato a diventare uno dei “portatori di interessi istituzionali” (Bezzini), definendo l’attuale governance “inadeguata, ha dichiarato che “siamo pronti a fare la nostra parte”, sarà il caso che il PD, anche considerandosi un partito che si sta muovendo alla ricerca di una “identità plurale”, come ha detto un giovane dirigente di recente, parli, se ne è capace, con una voce sola.
E non sarebbe male se la stessa voce facesse conoscere la sua opinione su una sorta di terzo modello, dai contorni piuttosto confusi (ma non tanto) che è affiorato durante le giornate più infuocate della vertenza università, nelle dichiarazioni di una sorta di capopopolo che, in rappresentanza dell’area più turbolenta della galassia studentesca, ha invocato l’avvento di una università “pubblica, libera e di massa”.
Va benissimo “pubblica e libera”, anche se non sarebbe male qualche chiarificazione sul significato dell’aggettivo “pubblico”, ma “di massa” proprio non si riesce a capire che cosa voglia significare. Certo, l’università deve essere aperta a tutti, a prescindere dalle condizioni sociali di origine, ma, se “di massa” significa che tutti gli italiani di ambo i sessi, per diventare cittadini, debbono essere in possesso di una laurea, allora non ci siamo. Se si pensa di risuscitare il 18 politico, di funesta memoria, meglio abolire il valore legale del titolo di studio e garantire il percorso accademico solo a chi se lo merita.
E pensare che proprio il Sen. Modica ha definito (e giustamente) l’Ateneo senese “prestigioso e che può farcela a salvarsi” puntando proprio sulla “qualità” del sistema formativo. Non si vede pertanto come si possa coniugare la ricerca dell’eccellenza con l’infantile proposta di trasformare un istituzione accademica in una sorta di “scuola dell’obbligo”.
Magister
Vedo ora il commento di “magister”, nick un po’ pomposo per la verità, sulle proposte del PD sulla riforma della governance della Università. Questo tema è sicuramente centrale per il rinnovamento ed il risanamento delle Università italiane, e della stessa Università senese, come sappiamo attraversata da una crisi profonda. Una ragione importante della crisi sta infatti nella dissociazione tra autonomia e responsabilità, il punto di partenza di qualunque ragionamento sulla governance è la constatazione evidente che ai cambiamenti della autonomia, dei percorsi di laurea, della crescita delle iscrizioni non ha corrisposto un cambiamento dei modelli di governo, che sono rimasti quelli di quando le Università erano un fatto di élite. È un tema serio, da affrontare con rigore, e senza demagogia, ed aggiungo senza tirare le posizioni altrui per la giacchetta, per motivi di polemica politica. Vediamo di fare un po’ di chiarezza sulle effetive cose che ho detto, diradando quella che mi pare una confusione delle critiche di “Magister”.
Primo punto la polemica nominalistica sulla separazione dei compiti tra consiglio di amministrazione e senato accademico (o come si chiamerà dato che in alcuni statuti si chiama senato delle rappresentanze). Il punto è semplice: non ci possono essere due organismi i cui compiti si sovrappongono, è una questione sia di efficacia, che di democrazia, la separazione dei compiti non è estraneità reciproca, ma anzi contribuisce al dialogo tra gli organismi, è la confusione che genera conflitto, competizione ed estraneità. È un principio semplicissimo.
Secondo punto la supposta contraddizione tra le proposte fatte localmente dal sottoscritto e il modello nazionale della Garavaglia… sarebbe sufficiente che Magister leggesse i documenti per capire meglio. Il documento presentato dalla Garavaglia parla esplicitamente di norme minime di legge, lasciando agli statuti della Università la loro esplicitazione. Dice che il Senato nomina il consiglio di amministrazione su proposta del Rettore, cioè parla della procedura, ma lascia la definizione della composizione del consiglio di amministrazione alla autonomia degli statuti delle Università. Infatti, nelle mie proposte avanzavo una ipotesi di composizione del consiglio di amministrazione, in relazione alla situazione concreta ed alla storia della Università di Siena. Ipotesi compatibile con la procedura prevista dalla proposta Garavaglia. Si parla di due cose diverse: procedure e composizione, ed uno statuto può benissimo stabilire vincoli alla composizione di un organismo, non capisco dove starebbe la contraddizione.
Terzo punto… chi ha mai detto che i membri del consiglio di amministrazione non possano essere soggetti della stessa comunità universitaria?Questa è proprio una invenzione di Magister! Ho solo detto una cosa diversa, e cioè che, a differenza di come è ora, un consiglio di amministrazione non può essere elettivo, in rappresentanza (numerosa!) degli interessi interni delle varie categorie, la mia proposta è che sia di numero più ristretto (da nessuna parte, tranne che nelle Università ci sono consigli di amministrazione di quasi 30 memmbri) e di nomina, non elettivo, composto da persone con competenze certificate di capacità di amministrare.
Questo per la ragione elementare del principio di responsabilità generale sui risultati degli amministratori, che devono rispondere a tutti e non solo alla categoria che li ha eletti. Mi sembra esattamente il contrario della lottizzazione che teme il suddetto Magister.
Che una parte (non tutto) importante del consiglio di amministrazione possa essere espressione di quelle istituzioni locali e regionali, che tanto hanno supportato la Università, che tuttora la supportano ed a cui si viene a batter cassa nelle difficoltà, non mi sembra una lesione della autonomia, al contrario mi sembra un fatto di trasparenza. La separazione dei compiti di cui sopra garantisce la autonomia piena della didattica e della ricerca, che rimane competenza del Senato, senza interferenze, mentre il consiglio di amministrazione deve occuparsi di gestire le risorse nella maniera più efficiente, evitando gli sfracelli che sono avvenuti. La proposta inoltre dice con chiarezza che è il Rettore la figura che ha il compito di garantire la unitarietà della Università, ma corregge una anomalia davvero strana e cioè un Senato che ha il potere di sfiduciare il Rettore, ma che viene presieduto dallo stesso Rettore… davvero buffo.
Insomma la governance è materia delicata e seria, che deve tenere insieme autonomia, unitarietà, equilibrio e non concentrazione dei poteri, leggittimi interessi da rappresentare, efficienza di amministrazione.
Non sono un presuntuoso, ed è possibile che le proposte che ho avanzato non riescano a tenere conto di tutto, ma sono una persona seria e chiedo serietà, vorrei sapere visto che parlano dei modelli degli altri, quale è la proposta delle liste civiche, se ne hanno una.
Due ultimi commenti.
Per favore smettiamola di fare illazioni non sostenute da fatti: quando mai l’attuale Rettore è stato criticato per non essere stato docile alle supposte pretese del mondo politico? Qui siamo alla pura propaganda politica, che prescinde dalla razionalità, a meno di affermare che i Rettori, come i Papi non sono criticabili. Sono convintissimo che le responsabilità per la gravissima situazione vengano da lontano, oltre che da una generale situazione nazionale, ma anche il presente non è esente, ed ognuno deve rispondere per la carica che occupa, altrimenti siamo allo scarica barile, e non è serio.
Infine la Università è pubblica, libera e di massa… non intendo fare l’avvocato del giovane che ha detto la frase, ma mi irrita che lo si strumentalizzi. Nel 1960 si iscriveva alla Università il 7% dei diplomati, oggi si iscrive il 41% dei diplomati, che è una percentuale esattamente in linea con i paesi più avanzati nella cultura e nella ricerca, e non mi sembra che per questo Cambridge, la Sorbona, Princeton eccetera siano diventati dei liceoni… il problema delle Università italiane non sta nel numero degli iscritti.
Forse l’espressione Università di massa non è felice, per i simboli sbagliati che evoca, ma i tempi di una Università per i rampolli delle famiglie ricche sono fuori dalla storia… come diceva Totò in un famoso film… fatevene una ragione… arrangiatevi.
Stamani, cari amici, prima di andare al lavoro ho freddato un capriolo a 365 metri e ora mi appresto a scuoiarlo e a cucinarlo. Ho fatto bene a confidare nella mia capacità di colpire alla lunga distanza. Prima di fare le fettine di capriolo fritte (una squisitezza), passo a commentare – se non vi dispiace – il discorso di Marchese qui sopra che mi sembra – posso sbagliare – faccia acqua da tutte le parti. Meno male non è un presuntuoso, se la prenderà meno.
Va premesso che, dopo l’acclarato dissesto dell’Ateneo, è singolare che chiunque si senta in diritto di bacchettare e proporre vertiginose riforme, le quali a tutt’oggi – da dove vengano vengano – danno l’impressione di essere immaginate da gente che ne capisce ben poco di queste faccende. E d’altro canto – l’ho detto già in altre occasioni – cos’altro ci si può aspettare da politici che hanno la posizione che hanno solo per meriti partitici, che provengono dal cursus (dis)honorum del sindacato per passare alle varie Federazioni giovanili e quindi approdare al Partito che – forte della posizione sul territorio – li ricopre di cariche date (diciamolo una volta per tutte) a capocchia.
Come dice il mio Maestro: andiamo!
Marchese: «…proposte del PD sulla riforma della governance della Università. Questo tema è sicuramente centrale per il rinnovamento ed il risanamento delle Università italiane, e della stessa Università senese,»
Favi: ma chi l’ha detto? Su cosa si basa questa certezza? Le Università virtuose (esistono anche quelle, poche, ma esistono) hanno la stessa struttura sputata di quelle viziose. Gli statuti degli Atenei che compongono il consorzio Aquis sono identici al nostro e prevedono esattamente lo stesso bilanciamento (o sbilanciamento, questo lo possiamo concedere) degli organi.
Marchese: «una ragione importante della crisi sta infatti nella dissociazione tra autonomia e responsabilità, il punto di partenza di qualunque ragionamento sulla governance è la constatazione evidente che ai cambiamenti della autonomia, dei percorsi di laurea, della crescita delle iscrizioni non ha corrisposto un cambiamento dei modelli di governo, che sono rimasti quelli di quando le Università erano un fatto di élite.»
Favi: falso. Per le ragioni suesposte e perché lo statuto dell’Ateneo non è così vecchio e sicuramente successivo alla famosa legge sull’autonomia (382). E per giunta le iscrizioni sono di nuovo in calo e i corsi stanno tornando indietro rispetto al macello che ne era stato fatto e il modello di “gòvernans” – se fosse vero quanto afferma Marchese – dovrebbe quindi tornare a splendere, mentre per sua stessa affermazione così non è.
Marchese: «È un tema serio, da affrontare con rigore, e senza demagogia, ed aggiungo senza tirare le posizioni altrui per la giacchetta, per motivi di polemica politica.»
Favi: quindi è evidente che Marchese ed il PD tutto (nonché la CGIL della quale Marchese è stato segretario provinciale per tanto tempo) non sono adatti a trattarlo vuoi perché politicizzano qualsiasi cosa, vuoi perché della demagogia ne hanno fatta una bandiera irrinunciabile. Ricordo anche – en passant – che parte di queste belle proposizioni sono ricalcate su quanto ebbe ad affermare quel Carneade al tavolo di lavoro sulla “gòvernans” organizzato dalla CGIL.
Marchese: «Primo punto la polemica nominalistica sulla separazione dei compiti tra consiglio di amministrazione e senato accademico (o come si chiamerà dato che in alcuni statuti si chiama senato delle rappresentanze). Il punto è semplice: non ci possono essere due organismi i cui compiti si sovrappongono, è una questione sia di efficacia, che di democrazia, la separazione dei compiti non è estraneità reciproca, ma anzi contribuisce al dialogo tra gli organismi, è la confusione che genera conflitto, competizione ed estraneità. È un principio semplicissimo.»
Favi: prima di tutto viene da chiedersi se Marchese abbia letto lo Statuto dell’Ateneo e, se sì, viene da chiedere a lui dove l’abbia mai vista la sovrapposizione di compiti tra Senato e Consiglio, visto che i due articoli che trattano dei due organi specificano chiaramente che il primo ha competenza in materia scientifica e didattica, il secondo amministrativa e gestionale. Mi sa che deve fare confusione tra Senato accademico e Senato della Repubblica e Consiglio di Amministrazione e Camera dei Deputati: lì sì che c’è una perfetta sovrapposizione dei compiti (la funzione legislativa).
Marchese: «Il documento presentato dalla Garavaglia parla esplicitamente di norme minime di legge, lasciando agli statuti della Università la loro esplicitazione. Dice che il Senato nomina il consiglio di amministrazione su proposta del Rettore, cioè parla della procedura, ma lascia la definizione della composizione del consiglio di amministrazione alla autonomia degli statuti delle Università.»
Favi: ma ci mancherebbe altro! Abbiamo davanti agli occhi un disastro del quale (oltre al gruppetto di dirigenti cooptati e ad un paio almeno di Rettori) il Senato è principalmente responsabile e qui si propone di dare tutti i poteri al Senato, incluso quello di nominarsi coloro i quali devono esercitare il controllo sulle proprie delibere, nonché vigilare sulla spesa e sulla copertura finanziaria. Geniale! E su proposta del Rettore poi! Faccio un esempio: il buon Tosi propone al Senato composto dai Presidi i membri del CdA. Risultato: Tosi va in Senato e – forte dell’appoggio di coloro i quali abbiamo parlato fino alla nausea – decide, delibera, approva, smanetta, inciucia e poi porta tutto all’approvazione di un branco di pecore che a Rettore e Senato devono la loro presenza in quell’organo. Già hanno fatto schifo così, figuriamoci se si desse luogo a questa proposta.
Marchese: «Infatti, nelle mie proposte avanzavo una ipotesi di composizione del consiglio di amministrazione, in relazione alla situazione concreta ed alla storia della Università di Siena.»
Favi: direi proprio di no, perché altrimenti avrebbe proposto il contrario di quello che ha detto.
Marchese: «Terzo punto… chi ha mai detto che i membri del consiglio di amministrazione non possano essere soggetti della stessa comunità universitaria? Questa è proprio una invenzione di Magister!»
Favi: sarebbe stata l’unica cosa sensata della proposta. Presumibilmente Magister – per non sparare sulla Croce Rossa – aveva attribuito questa intenzione almeno per salvare qualcosa.
Marchese: «Ho solo detto una cosa diversa, e cioè che, a differenza di come è ora, un consiglio di amministrazione non può essere elettivo, in rappresentanza (numerosa!) degli interessi interni delle varie categorie, la mia proposta è che sia di numero più ristretto (da nessuna parte, tranne che nelle Università ci sono consigli di amministrazione di quasi 30 membri) e di nomina, non elettivo, composto da persone con competenze certificate di capacità di amministrare.»
Favi: ci sono CdA composti anche da un numero superiore di membri, se è per quello. Bisogna vedere quante quote della società ci sono. E se devono avere competenze certificate (da chi? Dal Rettore? Dal Senato? Andiamo benino sì!) siamo certi che non possono essere docenti universitari, questo è poco, ma sicuro. La storia fra l’altro è lì a dimostrarcelo. Se c’è qualcuno di competente nelle rappresentanze dei docenti in CdA è un caso fortuito e comunque è sempre in minoranza.
Marchese: «Questo per la ragione elementare del principio di responsabilità generale sui risultati degli amministratori, che devono rispondere a tutti e non solo alla categoria che li ha eletti. Mi sembra esattamente il contrario della lottizzazione che teme il suddetto Magister.»
Favi: a parte che per immaginarsi dei membri del CdA che approvano le delibere “ad minchiam” per rispondere solo a chi li ha eletti ci va una bella fantasia e comunque gli amministratori di un ente pubblico devono rispondere allo Stato perché amministrano denaro pubblico. Siccome, poi, nella “gòvernans” immaginata da Marchese i membri del CdA sono nominati dal Senato su proposta del Rettore ed è provato che il Senato è l’organo lottizzato in massimo grado, si trasferirebbe la medesima lottizzazione anche in CdA che è proprio quello che Magister sostiene e con ragione.
Marchese: «Che una parte (non tutto) importante del consiglio di amministrazione possa essere espressione di quelle istituzioni locali e regionali, che tanto hanno supportato la Università, che tuttora la supportano ed a cui si viene a batter cassa nelle difficoltà, non mi sembra una lesione della autonomia, al contrario mi sembra un fatto di trasparenza.»
Favi: cosa?! Le istituzioni locali hanno supportato chi? Da chi si viene a batter cassa? Ed anche lo si fosse fatto le istituzioni hanno sganciato un solo euro? Ma per piacere. Da quattro mesi questa parte abbiamo assistito a un diniego dietro l’altro da parte delle cosiddette istituzioni locali, bacchettate sulle mani da parte di questo o quel presidente o sindaco o assessore di qualunque ente locale, Rettore sbeffeggiato in pubblico da amministratori locali e presidenti di banca (senza fare nomi eh). A parte il fatto che a quanto se ne sa anche istituzioni locali (e banca appresso) sono ad un passo ad avere – rispetto parlando – le pezze al culo anche loro (azione della banca a 1.02, non so se mi spiego).
Marchese: «La proposta inoltre dice con chiarezza che è il Rettore la figura che ha il compito di garantire la unitarietà della Università, ma corregge una anomalia davvero strana e cioè un Senato che ha il potere di sfiduciare il Rettore, ma che viene presieduto dallo stesso Rettore… davvero buffo.»
Favi: sarà anche buffo, ma a parte che è un’ipotesi residuale nello statuto e che non è stata applicata neanche di recente quando lo si è proposto da parte di alcuni integerrimi Senatori, cosa ci sia di strano che il presidente (elettivo) di un organo possa essere messo in discussione non si capisce.
Marchese: «Insomma la governance è materia delicata e seria…»
Favi: ecco, appunto, e quindi la si lasci decidere a chi ne ha competenza e diritto, sempre che sia vero che va cambiata.
Marchese: «ma sono una persona seria e chiedo serietà, vorrei sapere visto che parlano dei modelli degli altri, quale è la proposta delle liste civiche, se ne hanno una.»
Favi: meno male che non se ne doveva fare una questione politica… E se si mette maiuscolo PD si mette maiuscolo anche Liste Civiche.
Marchese: «Per favore smettiamola di fare illazioni non sostenute da fatti: quando mai l’attuale Rettore è stato criticato per non essere stato docile alle supposte pretese del mondo politico?»
Favi: sempre da quattro mesi a questa parte.
Marchese: «a meno di affermare che i Rettori, come i Papi non sono criticabili.»
Favi: «mi sa che c’è un equivoco. Sono criticabili tanto i Rettori che i Papi. È Dio che non è criticabile (per chi ci crede, chi non ci crede non si mette a criticarlo).
Marchese: «Sono convintissimo che le responsabilità per la gravissima situazione vengano da lontano, oltre che da una generale situazione nazionale, ma anche il presente non è esente, ed ognuno deve rispondere per la carica che occupa, altrimenti siamo allo scarica barile, e non è serio.»
Favi: benissimo. Cominciamo a far rispondere quindi nell’ordine il Rettore, il Sindaco, il Presidente della Provincia, il Presidente della Fondazione e il Presidente del MPS. Occupano delle cariche no? E allora rispondano.
Marchese: «Nel 1960 si iscriveva alla Università il 7% dei diplomati, oggi si iscrive il 41% dei diplomati, che è una percentuale esattamente in linea con i paesi più avanzati nella cultura e nella ricerca, e non mi sembra che per questo Cambridge, la Sorbona, Princeton eccetera siano diventati dei liceoni…»
Favi: una cosa sono i Paesi, una cosa sono le Università di eccellenza dei Paesi. Tolta l’ultima che è privata (come quasi tutte quelle statunitensi e quindi lì l’eccellenza la fanno coi quadrini), le altre non mi pare che siano da portare ad esempio. E per di più la Sorbona – Marchese non lo sa, ma come potrebbe saperlo? – è in una crisi spaventosa di qualità e di iscrizioni, sopravanzata da quasi tutte le altre Università di Parigi.
Marchese: «ma i tempi di una Università per i rampolli delle famiglie ricche sono fuori dalla storia»
Favi: per questa specifica frase rimando a quanto detto sopra nella dotta discussione fra Outis e Stavrogin, dove si dimostra – oltre al fatto che qualcuno capace di incarnare un mondo di cultura, di scienza e di bellezza ancora c’è – che questa dei rampolli delle famiglie ricche è una situazione al di là di qualsiasi certezza.
Buona serata da un analitico Favi di Montarrenti
Bravo Favi! Io continuo a pensare che queste discussioni sono fatte per deviare l’attenzione dalle responsabilità dei docenti (e rettori) e rappresentanti messi dagli enti fin qui… l’università non va bene perché lo statuto non è fatto bene! Quello fatto da un ingegnere istituzionale come Berlinguer dopo tante sperimentazioni? E se docenti di tale livello hanno sbagliato, come possono non sbagliare quelli attuali, immersi nella crisi, con la finanza aggiro, e pertanto assai nervosi?
Le Liste Civiche mi pare che facciano bene a non entrare in questi pelaghi, caro Marchese; bisogna non cascare nelle trappole tese dagli avversari. Qualunque statuto si faccia, se si mettono i soliti politici o fedeli in attesa di poltrone sempre più lucrose non si farà un passo avanti. Insomma, non prendeteci per i fondelli!
Grazie, Archie
Voi lo’ali potete perdere un’informazione importante:
Il Corriere fiorentino di oggi riporta, commentando il taglio dei dipartimenti e informando che il 31 marzo si saprà l’ammontare esatto del debito, la dichirazione di Omar Calabrese, coordinatore, ricorda l’articolista Giovanni Senatore, della Scuola Superiore di Scienze Umane dell’Università di Siena (braccio dell’omonima voragine esistente a Firenze?) sempre illuminante: «I conti non sembrano affatto così drammatici, bisogna comunque prendere atto che la situazione debitoria c’è: un piano di risanamento va fatto, è ovvio.»
Adesso però qualche bischero non ne vorrà trarre argomenti a favore dei pensionamenti anticipati e coatti, voglio sperare. Parce, parce…
Arlecchino
«I conti non sembrano affatto così drammatici…»
Soprattutto se i soldi non sono i tuoi; un tempo si chiamava finanza creativa, ma oggi potremmo ribattezzarla finanza “soggettiva” (guarda Omarre quant’è bello….)
Fantasmagorico!
Fortunatamente il Paolone non l’ha letta la dichiarazione comica dell’anno: perché non proporla per l’home page dell’Università?
Se il rettore la porta in Procura può darsi che invece di 3 ore lo rilascino dopo 3 minuti… è quello di Youtube, no, ‘sto sentenzione che piace tanto al “Corriere della Sera”? Dimenticavo che l’Ermini, direttore del “Corriere fiorentino” in questione, l’han preso anche lui all’Università di Siena. Vero o falso?
E, chiaramente, può anche essere bravissimo come giornalista, per carità d’iddio…, come lo è, dicono, l’Omar semiologo.
Che stupido! 2+2, Arlechi’, Tuo aff.mo
Archie
…comunque, se non vogliono veder scorrere il sangue, qui è bene che si mettano d’accordo: l’altro ieri i sindacati diramavano un dispaccio allarmistico in cui si paventava la possibilità che nel mese di Marzo l’università non paghi gli stipendi. Omarre (quant’è bello) invece dice che i conti non vanno così male.
Figuriamoci se andavano male! Non sarebbe l’ora di porre un argine a questo delirio?
Cari amici
è stupefacente vedere come i vecchi potenti (coi soldi degli altri) continuino inde-fessamente a propalare la propria dabbenaggine. E mi stupisco che al Corriere della Sera, giornale diretto da persona seria e preparata, continuino a dare affidamento a personaggi quali quelli che in questo blog abbiamo imparato a conoscere bene e – per naturale conseguenza – a diffidarne.
Avrei da dirne tante, ma mi limito ad osservare solo una cosa: com’è possibile che una percentuale così alta di “addetti ai lavori universitari” – segnatamente professori – non si sia resa conto di chi sia e chi rappresenti il Direttore Amministrativo. Il quale – per parte propria – lo ha detto in tutte le lingue e lo sta dimostrando in tutti i modi che ha due giubbetti di cui uno non conta niente e l’altro che è l’unica cosa che conta. I conti vanno malissimo perché le cifre erano esatte. Solo che – come in pochi si sperava – finalmente chi di dovere si è reso conto che l’occasione era troppo ghiotta per sbriciolare quel sistema di potere e magheggio che si era instaurato fin dai primi anni ’80 in quest’Ateneo ed ha agito di conseguenza. Questi meschinissimi rappresentanti del vecchio (dis)ordine annaspano alla ricerca di ossigeno e – contestualmente – cercano il calcio d’angolo, la melina, la zona cesarini (sono appena tornato da una partita a calcetto a Rosia). Sono tattiche dilatorie che non porteranno ad alcun risultato perché il sistema (savianamente inteso) è crepato in modo insanabile. La mia povera nonna – donna di modestissime capacità intellettive – usava però sempre sostenere che “chi troppo vuole nulla stringe”.
Un Favi di Montarrenti autore di una prestigiosa prestazione come attaccante
@ Stavrogin
Dimenticavo: di quai sindacati parli? Perché anche per loro, o almeno per qualcuno di loro è arrivato il castigamatti. A me non è arrivato niente qui alla Colonna, ma non stento a credere che a voi sia arrivato qualcosa. Comunque qualsiasi cosa ci fosse scritto (per caso era in unno e grondante di punti esclamativi?) si trattava di frescacce senza fondamento. Nel mese di marzo gli stipendi li pagano eccome e vedrai che nei mesi successivi ci saranno altre sorprese. Ma c’è della gente che deve cominciare a preoccuparsi sul serio.
Un apocalittico Favi di Montarrenti
…Fingono che non sia accaduto quasi nulla… La faccia tosta di Omarre è ormai leggenda. Credo che passerò alla storia come unico professore a far gratis lezioni, e non voglio l’appoggio né di Gatto e tantomeno di Volpe per la “propedeutica”. La Volpe ora – vedi Il Gazzettino – parla di qualità museali e Bisi fa echi raglianti su Englaro e quant’altro. La banda di potere che ha sm… l’università prosegue la sua demagogica e nefasta opera. Disinformazia, vero???
Gongolano, hanno già in tasca parte delle opposizioni, “pagando” parte di prc ecc. Noi però, sia chiaro, non faremo i migrantes!
Bardo
OK, Favi e Paolo, ma Rifondazione per quel che so è sempre in maggioranza del Cenni a Siena e se mai, bada!, sta tirando la corda in vista delle prossime nomine: non hanno uno dei loro in Fondazione? Piuttosto, vista la distensione domenicale, mi dite che fine han fatto Ascheri e Lorè? Ne sento la mancanza.
Come sento la mancanza di risposte al mio quesito: dove si rispetta l’obbligo del rendiconto triennale di associati e ordinari ex 382?
Archimede
@ Archimede
Le nomine le faranno anche e la corda la possono tirare in tanti, ma qualcosa mi dice che se non hai quattrini da distribuire delle nomine te ne fai di poco; e siccome la banca è nelle condizioni in cui è e non si possono distribuire ricciarelli e panforti le conseguenze mi sembrano evidenti. Ascheri e Loré sinceramente non so che fine abbiano fatto. Last but not least: chi rispetta l’obbligo del rendiconto ex 382? Ahahahaha: nessuno o una percentuale così vicina allo zero da essere praticamente zero. Ma non a Siena e basta. Per quanto il mio guardo spazi dalla sopraelevata Colonna di Montarrenti la risposta è sempe la solita: Outis, cioè Nessuno.
E d’altro canto l’ultimo articolo che Giovanni ha postato è scritto da uno che detiene un’apposita carriola per portarsi dietro gli attributi senza la quale non potrebbe deambulare. Andrebbe letto con più attenzione di quanto suppongo non sia stato fatto.
Un domenicale Favi di Montarrenti
…Ma non solo la Fondazione, che campa il Belli, l’Arcagnolo Gabriello e altre “simpatiche canaglie”, ma anche altri posticini caldi (hanno quei del prc et alii). Il fatto è che non si vigila sulla qualità, altro che palle sparate da professori senza laurea da 40 anni sulla cresta dell’onda (ero piccino, loro già prof… La “Laura” un conta, basta le amicizie giuste al posto giusto ecc.). Spero che Loré e Ascheri stian bene e che si faccian vivi, magari con qualche miagolio nella città murata e del silenzio che in quanto a cultura e apertura è battuta da Colle di val d’Elsa, la guelfa.
Vorrei poi sottolineare un fatto, di “sguincio”. Si parla di università a rotoli… ma, guardate, anche la città non ride mica poi tanto! Ben tre scippi in poche ora, uno vicino casa mia, a Ravacciano, la City del Cenni. Una donna è stata scippata da dei bruti. Una signora si lamentava che le han spaccato lo specchietto retrovisore (costasse un ba’o!), altri fan fare cacca ai cani nei viali e io ho visto coi miei occhi, la sera, uomini e giovanotti “fatti” far pipì su pubbliche vie, con canne al vento… mettesse, il Cenni, una telecamera, visto che l’utenza paga per ztl!!!! E succede qualcosa di grosso? E se qualcuno schiaffeggia a seguito di offese i pubblici amministratori, Cenni in testa? Invece di ponzare allo stadio e seguire le solite banalità di Omarre e Banda, si pensi alla sicurezza e a esaudire i bisogni dell’utenza e di chi (sfortunatamente) è nato sulle lastre o nei dintorni e non può permettersi la colonica.
Bardo
PS. Sull’uso di telecamere qualche politico ha delle perplessità. Può essere… Genki è vicino, in tempi… di Grande Fratello. Comunque speriamo che si studi come fare per dare sicurezza ai cittadini, sennò vedremo in azione Blocco o gli squadristi di “Forza Nuova”. Mandate i cervelloni dai VV.UU., mettete per le vie dissuasori… Studiate the problem!
Come diceva Mefistofele allo studente: “Grigia, mio caro, è ogni teoria,/e verde l’aurea pianta della vita.”
Il Bardo
Non si può tollerare che una vecchietta sia stata derubata e picchiata, buttata a terra! Persino i “drogati” del Grande Fratello, stasera, in una casa di campagna, dicevano di far a fette i teppisti. O Cenni, o amici… nessun dorma!
P.
Cari amici,
non sono per niente scomparso! Solo che non si può seguire tutto e Voi andate proprio bene, e non avete certo bisogno di ulteriori stimoli!
A dire il vero, dell’Università mi occupo un po’ meno: forse me ne sento ormai già fuori… Mi preoccupano di più i consueti riformatori: attoniti già normalmente, chissà ora dopo la batosta sarda.
Il problema Berlusconi diviene anche più chiaro. E le bischerate dell’opposizione come la recente (e fuori luogo) difesa della Costituzione sono anche più controproducenti. Anche Napolitano non è uscito bene. L’intervento pacatissimo del ‘già’ giudice Giovanni Ferraù nella pagina di Sergio Romano (Corsera di domenica 15) lo ha facilmente distrutto. Argomenti analoghi li aveva raccolti una laureanda! (rinvio al sito che mi han fatto gli studenti in FB).
Ma è ancor più buffo che i feroci antipartito, che sparano senza distinguere contro i ‘politici’, abbraccino Di Pietro e i giudici – di nuovo senza distinguere. Intanto i risultati a sinistra del PD ugualmente si son fatti vedere. Qui a Siena Sinistra democratica ha diffuso un promemoria nazionale in 13 punti sulla Questione morale molto interessante e condivisibile, ma è inutile che lo pubblicizzi se non ci dice anche quando lo applicherà alla situazione senese. Forza, Signori, un po’ di coraggio! Cosa vogliono dire quei punti, a proposito, applicati all’Università? A partire da quella di Siena?
Buon lavoro, quindi e a presto.
Mario Ascheri
La videosorveglianza l’abbiamo proposta come Liste civiche ma per la solita faziosità non è stata presa in considerazione. Ora c’è anche il problema dei soldi, come la storia stadio ha evidenziato.
Finché il Comune butterà valanghe di soldi nel Buongoverno di Flores o in concertini con probabile danno alla piazza e ai monumenti (mai fatti rilevamenti sull’intensità dell’impatto e la Soprintendenza generosa concede) è chiaro che questi problemi non potranno neppure essere impostati. Non è neppur chiaro se adeguerà lo stadio esistente alla capienza prescritta per la serie A.
Il 24 abbiamo in Consiglio comunale il bilancio preventivo 2009: capirete perché sono un po’ assente. C’è poi il problema mostre tipo Arte e follia (mai sentito come tema, vero?) con Sgarbi inter alia pagato a livelli stratosferici. Anche qui, tuttavia, sarà ben difficile sapere qualcosa di preciso, visto che c’è l’organizzazione Vernice, società della Fondazione MPS che ovviamente non conosce, come la ‘mamma’, la trasparenza democratica dei conti – con buona pace della nostra sinistra vecchia e nuova sempre plaudente come i media. E poi qualcuno scriveva ‘parce, parce’ sia pur ironicamente?
Perché Italia dei Valori senese non si applica a queste cosette con la stessa foga che mette nel solito, facile, antiberlusconismo a livello nazionale? Ad esempio, dove va ora per le provinciali? Non è solo il PD ad aver problemi, ma ciò comporta problemi di rappresentanza paurosi: avete visto i risultati dell’inchiesta sull’interesse politico tra i giovani? Persino i conti dell’Università di Siena diventano uno scherzo.
Articolo Selvatici: come sempre impeccabile. Ma non è solo al prof. Cotta che bisogna fare quelle domande, no?
M.A.