C’è un solo perdente: l’università di Siena

unisiperdeCome previsto, è stata una riunione del Corpo Accademico allargato accesa, quella del 21 settembre, che ha discusso della crisi del nostro Ateneo. Una processione di ambizioni personali ha reso poco incisivi gli attacchi programmati al rettore Silvano Focardi che, con inattesa agilità, ha vanificato il tentativo di trasformare il dibattito in campagna elettorale, quella del prossimo anno, per l’elezione del rettore. Le critiche, se  pure in molti casi condivisibili nella sostanza, sono state indebolite dai proponenti che da sempre hanno rivestito ruoli di responsabilità nel nostro Ateneo. Non è emersa alcuna reale strategia alternativa a quella dell’attuale rettore e, purtroppo, neanche l’autorevolezza necessaria ad una fase di tale gravità. Non è chiaro chi abbia vinto; ma è certo che c’è un solo perdente: l’università di Siena.

Sullo stesso argomentoGiovanni GrassoAttacchi al  rettore e ambizioni personali (Corriere di Siena, 23 settembre 2009).

42 Risposte

  1. Università ormai ridotta ad ambizione personale, carrierismo, lobbies politiche e cosche mafiose o di tal stampo: e la massoneria che, probabilmente, aleggia su tutto… Ha perso l’università, una débâcle per la cultura. Scusate il presenzialismo ma in fondo il mio cuore soffre, e soffre anche per il decadimento della città, al di là delle solite decantate sorti magnifiche e progressive. Che venga un Veltro, che ci siano òmini co’ coglioni!!!

  2. Una tristezza infinita… sentire il rettore litigare come un bimbo con Mussari, con Riccaboni… la platea che ulula al solo sentir nominare il termine mobilità… con il sindacalista che ha il coraggio di dire che i 1200 tecnici reggono la baracca… che tristezza davvero… e le domande? Nessuna risposta.

  3. Condivido i post di Paolo il Bardo e cal: solo un requiem senza pace.
    Non c’è futuro.

  4. Ora che anche Berlusconi ha annunciato che riformerà l’università in quattro e quattr’otto, da qui ad Ottobre, avrei voluto solo, in questa congiuntura, capire meglio quale sarà l’avvenire dell’antico e ipotecato “Studium Senese”. In effetti, l’unica cosa che ho capito dell’intenso ed appassionato dibattito culturale è la seguente: se vi fosse maggior omogeneità politica fra università, istituzioni locali e Monte dei Paschi, grazie a questo unguento le cose fluirebbero più facilmente (“è questo l’odontalgico/mirabile liquore/dei topi e delle cimici/possente distruttor”); se il Monte avesse un individuo gradito al comando, sarebbe più benevolo nei confronti dell’università. Ordunque, se in particolare l’uomo del Monte, fosse al comando, comanderebbe pertanto la confraternita a lui vicina. Siccome se comandasse la confraternita a lui vicina, il “criterio di risanamento” essendo presumibilmente (come accadrebbe del resto per ogni altra confraternita) quello di Cecco: “torrei le donne giovani e leggiadre/le vecchie e laide lasserei altrui”, si può su questa base vaticinare quale sarà il presumibile futuro dell’ateneo, supposto che non chiuda, una volta eventualmente ribaltato l’attuale rettore. Ossia chi saranno i sommersi, chi saranno i salvati. Altro non ho capito. Ulteriori, più espliciti disegni “intelligenti” non ne intravedo.
    Questa chiamasi “autonomia universitaria”.

    P.S. Ragguagliatemi: e se la Regione non si piglia Le Scotte? No Martini, no party…

  5. E se la Regione le paga quanto il Monte ha valutato Pontignano? Un vecchio avvocato di mia conoscenza sentenziava: articolo quinto, chi ha i quattrini ha vinto.

  6. …Ma, guardate, i problemi cittadini, oltre quelli dell’università, si vanno accumulando, checché ne dicano i boss politicanti al potere e le cornacchie al megafono, i sicofanti e le sicofanti. Han mai pensato lorsignori ai disagi creati dai continui lavori in corso, dalle partite di calcio infrasettimanali associate al mercato (la città scoppia)? Poi le file al pronto soccorso, indecenti, le ore trascorse nello spedale in attesa di un cane che ti visiti?? Come sembra lontano il tempo in cui le “pasionarie” femministe e i loro cavalier serventi (gli “ominicchi”) si pavoneggiavano solo per il fatto che il partito le aveva nominate fresche fresche e freschi freschi proff d’università, taroccando già allora concorsi e quant’altro… Il rettore stava dalla loro, era anzi uno di loro. Il popolo-bue li votava, illuso dal simbolismo operaio e comprato da un piatto di lenticchie… Ora persino questo rettore Focardi, che non era e non è “un cuor di leone”, sta sulle balle alla solita Casta. E al peggio non c’è mai fine. Ma la crisi imperverserà, l’università verrà sfasciata (Bernardino Albizzeschi si rivolti pure nella tomba!) e allora tornerà d’attualità qualche teorico della guerra, magari Clausewitz unito a Sun Tzu e Lin Piao. Il processo pubblico attende i malfattori e i distruttori della cultura e della città: il nodo scorsoio sarà all’orizzonte. Purtroppo tutti ne soffriremo, grazie agli ingordi e agli incoscienti delinquenti.
    Bardo

  7. …ancora una volta, o Bardo, fai onore a questo blog con scritture che rispetto all’andazzo paion sacre, ma hai notato il silenzio spinto a mutismo e la paralisi delle manine di lorsignori incapaci di un pur vago argomento logico che vada oltre le minacciate querele? Prosopopea e pompa dismesse e non per rinuncia o stanchezza ma per insostenibil peso giudiziario e inibito abuso dell’erario, ora vivon nell’attesa dei favori che la prassi legale riserva ai potenti e nega ai villani! Ma noi siam qui in rappresentanza di vittime che – da cattivi docenti poco dignitosi e assai omertosi – spesso, per antiche sudditanze, rigettan inchieste e pure indennizzi, improbabili, ma pur sempre esigibili. E il tempo e l’oblio son gli altri alleati sicuri di questi malvissuti, ma noi siam sempre qui come solo in rete è dato fare a tenere vivo il ricordo di questo malaffare che un primato ci ha dato per cui solo un pazzo potrebbe ancora affermare che nella presente fase “Siena trionfa immortale”! CL

  8. E di mobilità non si parla… ma qui ci sono 500 tecnici di troppo e 92 ordinari pensionabili…

  9. «E di mobilità non si parla… ma qui ci sono 500 tecnici di troppo e 92 ordinari pensionabili…» cal

    ………………
    Caro Cal, non per insistere, non voglio difendere una “categoria”, ma mandare 92 professori in pensione, ora che la Gelmini ha annunciato un inasprimento (addirittura) dei gia rigidi “requisiti minimi” di Mussi, che di per sé costituirà un problema drammatico, ha dei costi, oltre che dei vantaggi, che non possono essere allegramente ignorati. Probabilmente implica smantellare immediatamente un discreto numero dei nuovi corsi che partiranno questo Ottobre: e a questo punto si tratta di smantellare intere facoltà. Chi ci guadagna? Il personale tecnico? I precari? Ricevo, by the way, un comunicato sindacale che, mentre attacca questo blog, continua beatamente ad ignorare il problema: visto che il reclutamento è bloccato sine die, rimpiazziamo i docenti prepensionati con i famigerati quaranta camerieri in esubero? Non mi pare che né il decreto Mussi, né l’imminente decreto Gelmini lo consentano. Allora domanderei solo una cosa, ad autorità accademiche e sindacati: per favore, qui nessuno ha ricette miracolose, ma assumetevi la responsabilità delle vostre parole e dei vostri atti; dite cioè quali sono le conseguenze delle vostre proposte, senza cavalcare la facile demagogia del “tanto sono tutti fannulloni”, perché anche se metteste un docente ad insegnare a catena diciotto ore al giorno, ai fini dei decreti Mussi/Gelmini conterebbe sempre per una unità.

  10. Caro Cal
    a parte le obiezioni di Stavrogin, che sono irrefragabili, che significa pensionandi, che potrebbero andare in pensione, perché hanno raggiunto i requisiti per andarci. Ma se non ci vogliono andare non possono essere costretti a farlo. Il pensionamento anticipato è stato attuato durante lo smantellamento della siderurgia di Stato con effetti economici paurosi. Furono gettati al vento miliardi per mandare a casa lavoratori di cinquant’anni come se ne avessero lavorati quaranta, con conseguente liquidazione, entità del mensile e in più una buonuscita, contrattata ad personam con le nefandezze che si possono immaginare. Tutto questo con gli argomenti di Almaviva: “O ti prendi quest’anello o due palle nel cervello”, consistendo le palle in trasferimenti a Taranto o peggio. Non è pensabile che un provvedimento del genere poi fosse applicabile solo a Siena, il che innescherebbe una reazione a catena in tutte le università, con conseguenze catastrofiche sul bilancio dell’INPDAP. Le leggi ci sono e vanno osservate sempre, quando ti educano e ti tutelano e quando contrastano con il tuo interesse contingente. Rileggiti il discorso dei Nomoi nel Critone e prendi atto che questi principi sono invalsi nella civiltà occidentale dal quarto secolo avanti Cristo. Da quaggiù non si sente che abbaiare, ma come ha annotato Cechov, quando sei nel gregge è inutile che abbai, scodinzola.

  11. Corpo Accademico Allargato: un’inutile passerella
    (…) Ciò a cui abbiamo assistito è stato uno spettacolo triste. Un’inutile passerella di discorsi vuoti e spesso finalizzati ad altro, non certo a chiarire e a confrontarsi sulle prospettive di rilancio per il prossimo futuro. Evidenziamo anche il grave tentativo di dividere la comunità universitaria fra buoni e cattivi, indispensabili e sacrificabili, che soprattutto una componente tenta di portare avanti. Lo abbiamo denunciato in quella sede e lo ribadiamo ora, questo comportamento miope non porta giovamento a nessuno. Invece, perplessità ha suscitato l’assenza di interventi e analisi dalla componente tecnica amministrativa, forse un’occasione mancata di far valere le nostre ragioni. (…)
    Per la RdB/Cub Università di Siena
    Lorenzo Costa

  12. Infatti, prof. Loré, i soliti manutengoli di regime e le lor cagne, son pronti a querelare e a tappare la bocca a chi dice la verità. Più che progressisti assomigliano agli scherani hitleriani alla fine del regime. Ma son sicuri al 100 per 100 di vincere nei pur distratti tribunali? Ma chi ha fatto lo scempio? O non sghignazzavano e gavazzavano fino ad ora?? E perché alcuni “tecnici” son divenuti professori e altri no? E le domande potrebbero moltiplicarsi all’infinito. Ma, poi, chi ha ridotto a bunker la cittade con divieti su divieti e poi alle necessità del cittadino si risponde con melensi e idioti articoli sui foglietti di regime finanziati dal solito noto ente e dai compari? La verità è che la Casta ha da molto escluso i non affidabili dando loro gli avanzi. Si può baciare le mani a Vossignoria… oppure prender l’armi come nel dramma shakespeariano e decapitare il Padrino… o i Padrini-Padroni.
    Essere o non essere, questo è il dilemma. (Shakespeare).
    Bardus

  13. «E di mobilità non si parla… ma qui ci sono 500 tecnici di troppo e 92 ordinari pensionabili…» Cal

    Cal, voglio solo farti notare che è inutile puntare il dito su una classe piuttosto che un’altra. Affermazioni di questo tipo sono solo ciniche e infantili. Hai pensato alle conseguenze interne se una parte del personale avesse la meglio su quell’altra? L’università sarebbe in grado di mantenere la coesione dopo una simile ferita? Qualunque sia l’origine dei dipendenti, questi vanno trattati con rispetto. Credo sia prudente per tutti misurare le parole e pensare che 500 tecnici amministrativi o 92 ordinari sono anche persone.
    La crisi può essere affrontata in tanti modi. Certo! Ma credo che un po’ di dignità (cosa rara nell’Italia del XXI secolo) non guasti.

  14. – Potremmo poi gonfiare enfaticamente il messianismo alla Bloch e dire speranza come resistenza, oppure attendere una implosione come il biblico storicista Benjamin… intanto, però, alla inutile passerella dei testacchioni baroni, si accompagna la solita stampa locale di bassa lega: i Feltri e le Concite non ci interessano ma qui neppure un 16° di costoro – che poi non son mica tanto giornalisti neppur loro… Che ci dobbiamo accontentare del patinato “Carroccio” dell’abile smaliziato Senio Sensi (che vuol darci una idea di città…)? Taccio dei giornali veri e propri. Il “buco” e la crisi sono stati visti solo scandalisticamente, e neppure per quel verso.

  15. Quello che si profila – fra problemi locali e legislazione nazionale – è lo smantellamento di mezza università; sopravviveranno alcune isole politicamente protette, mentre altri si salveranno dal naufragio con la provvidenziale scialuppa della pensione e non si danno perciò troppa pena. Non so se è chiedere troppo, ma mi domando se qualcuno ha pensato al destino di chi si trova imprigionato in sala macchine, mentre la nave affonda. Una prece.

  16. Chissà se al Santa Maria della Scala al forum di “Liberal”, tra le sparate di D’Alema, Casini, Pisanu, si sarà accennato – almeno – alla crisi della “nostra” università, della cittadella del Sapere (ehm…). Il tema era quello della pace e la pace non è non correlata alla cultura, non ne è disgiunta, anzi! Ma conoscendo i nostri politicanti della democrazia autoritaria… avranno preferito i pasticcini offerti dall’Amerikano mentre una divinità vociava forse “pe’oro!”.
    Il Bardo

  17. Bravo, Paolo! Sì, chi c’è passato, può fare un réportage del SMS? Ma bisogna prepararsi al peggio: a leggere cose vomitevoli…

  18. Dài, ce faccia ride’!!! Che si rida almeno nella tregenda… Ci vorrebbe forse Nerone che canta e suona con l’arpa, in questo caso.

  19. È notte fonda e sono sveglio… come dice una canzonetta… ed è bene così, perché su RTV38 ho assistito all’ultima comica. “Partenza col turbo” era il titolo di un fogliucolo locale evidenziato dalla redazione televisiva. Si riferiva all’università senese. Iscrizioni da boom, dicono, tutti in fila. Il buco sarà risanato e Siena è l’ok delle facoltà – ma chi li paga, Berlinguer e la fola della “piccola Oxford” o chi fa “il mestiere di storico”…?? -. L’Università, han detto, darà lavoro: c’è economia e il Monte che tira, poi si può optare per medicina (magari, alle brutte, si faranno i “medici senza fontiere”… ma mai senza stipendio).
    Ve l’ho raccontata così, fresca fresca come il polpo che vendono sui banchi di Salonicco.
    Il Mana Poet alias Bardo

  20. Mi sa che non mi son spiegato.
    I 92 sono persone che spesso hanno più di 60 anni – avrebbero i requisiti per andare e non vanno. Costano 130mila l’anno di media… Prenderebbero il differenziale stipendio – pensione più – si vocifera 30mila euro l’anno. Non mi pare male. Non rientreremo nei requisiti? Faremo meno corsi. Non molti di meno perché basta assumere qualche ricercatore… presente? Gente di 30 anni che costa un quinto e spesso lavora il triplo…? Personale amministrativo… non mi fate ridere… si parla di mobilità non di licenziamenti… comunque il posto è salvo… sarebbe male di andare a lavorare in provincia o in qualche comune invece che ad unisi… sempre lavoro pubblico eh… 36 ore alla settimana incluse le pause caffè… e per qualcuno anche la spesa… Ma chi si lamenta ha la vaga idea di quante persone – anche quelle – se ne stanno andando perché letteralmente sbattute fuori? Ha presente quanti dei 350 assegnisti dovranno trovare qualcosa fuori una volta scaduti?

  21. «Non rientreremo nei requisiti? Faremo meno corsi.» cal
    ………………..
    Beh, potremmo cominciare col sopprimere il tuo corso di laurea, il tuo dipartimento e la tua disciplina … Battute a parte, il momento è grave: ti ricordo che abbiamo testé soppresso trentaquattro Corsi di Laurea (che io manco sapevi che ve ne fossero così tanti!); ti notifico altresì che la ministra si accinge a irrigidire tutti i parametri (alzare i minimi, impedire di fatto gli “accorpamenti”…) onde per cui qui il problema non sarà più quello di “tagliare altri corsi”, perché temo non ci sia più un fico secco da tagliare, senza cancellare interi settori e sconquassare intere facoltà: non se ne uscirà tanto facilmente, tantomeno se ne uscirà con la demagogia. Vuoi cancellare interi comparti dell’università di Siena? Bene, ma ricorda che una volta rotto un vaso è poi ben difficile rimettere assieme i cocci.

  22. Leggo in un comunicato targato Flc-Cgil di Siena pervenuto tramite posta elettronica a tutti i dipendenti dell’università di Siena il 23 settembre 2009: “…perché accanto ai fino ad oggi tanto vituperati bilanci in rosso, organici gonfiati e opinioni di blogger da quattro soldi, crediamo debbano essere riconosciuti anche buoni servizi erogati, professionalità di vario genere ed eccellenze di cui, nei momenti opportuni, in molti si sono fregiati.”
    No comment

  23. Caro Cal,
    ti propongo una soluzione alternativa a costo zero e di sicura presa sull’attuale governo:
    basterebbe ritoccare un gingillino (Leggi: abolire l’ingiusta discriminazione stabilita da) la Legge 4 novembre 2005, n. 230, art 1, al suo comma 10 e permettere finalmente al Personale Tecnico Amministrativo di poter assumere incarichi didattici.
    Ossuvvia, se c’è da fare dei sacrifici per reggere la baracca, si faranno….

    E poi ha ragione Stavrogin, la soluzione per uscire dalla attuale crisi non è certo quella di tagliare alcunché. Per far fronte a questo tracollo economico c’è bisogno di innovare, di puntare sulla ricerca in modo da attrarre finanziamenti (di cui il 10% entra nelle casse unisi) e “attestati” di merito.
    Dobbiamo quindi essere grati a tutti quei decani over 60 che hanno riempito e continueranno a riempire (per altri 10/20 anni) le casse del nostro ateneo e le giovani menti che un giorno (non molto lontano) saranno a loro volta… over 60.

  24. Pensate che i baroni siano felici di avere intorno PTA che insegna negli atenei? Già gli viene l’ittero quando si avvicinano agli Insegnanti di Lingua Straniera… che loro considerano carne da macello e non certo insegnanti…
    I baroni sostengono di essere gli unici erogatori del vero sapere, della didattica infusa, della scienza distillata.

  25. Akaki, puoi essere certo che molto presto arriverà il giorno in cui i baroni pregheranno in ginocchio al PTA di accettare docenze.

    Aspetta le prossime mosse della Gelmini e vedrai!

  26. …dipende: ci sono “tecnici” che valgono decine di “prof” se solo si giocasse a fare squadre eccellenti per confronti vincenti in cui non si bari sistematicamente e non sia quasi tutto finto e falso a livello di competizione concorsuale (a medicina ci sono più processi penali che prove!). La scienza è troppo spesso ridotta o a sfruttamento dell’altrui lavoro e talento o a simulazione succube di comitati di affari piuttosto che a Scuole e Maestri!
    Un esempio convincente? Si vada a vedere il curriculum del “tecnico” Domenico Mastrangelo in pubmed o anche solo scrivendo nome cognome in un qualsiasi http://www.google.it! E si vada poi nella Procura della Repubblica di Siena ad esaminare gli atti dei processi penali pendenti in cui è scritta la vera storia di un mancato professore, che si è per la prima volta sentito così apostrofare al termine di una udienza processuale dal Pubblico Ministero Dottor Mario Formisano: “Complimenti, Professore!”
    CL

  27. Caro Cal
    ti sei spiegato benissimo, anzi, sviluppando la tua geniale intuizione potremmo avviare la seguente procedura. Amleto, essendo pazzo, viene mandato in Inghilterra dove, essendo tutti pazzi, nessuno se ne accorgerà, così sarà dei 500 tecnici, che, essendo dei fannulloni, una volta distribuiti a pioggia in provincia e nei comuni, si mimetizzeranno alla perfezione. Come tutti sanno poi quelle amministrazioni hanno un estremo bisogno di personale e sono prontissime a mettere i posti vacanti a disposizione di chiunque si faccia avanti, non avendo alcun interesse, contrariamente all’università, a gestirli da sé, e di quelli ci saremmo finalmente liberati. La proposta del prepensionamento dei 92 professori è invece pregna di fruttuose evoluzioni. Poiché un ricercatore di 30 anni, e a maggior ragione un assegnista, costa, come giustamente affermi, 5 volte meno e lavora il triplo, si potrebbero, al medesimo costo, assumere 460 tra ricercatori e assegnisti al posto dei 92 professori pensionati (92×5=460) i quali, siccome lavorano il triplo, farebbero il lavoro di 1380 professori (460×3), con enormi vantaggi, sia per la didattica che per la ricerca. Strano che questa idea non sia venuta a Tosi.
    Che 5 ricercatori, al posto di Cesare Segre, possano fare poi il medesimo lavoro è un problema che lasciamo dirimere a Stavrogin, ancora legato a modelli culturali altmodisch.
    P.S. Lascia perdere il Critone.

  28. «…ci sono “tecnici” che valgono decine di “prof” se solo si giocasse a fare squadre eccellenti per confronti vincenti in cui non si bari sistematicamente…» Loré

    Si potrebbe chiedere agli oltre 300 assegnisti di confrontarsi (anche se in inferiorita’ numerica) con gli oltre 1000 tecnici in una sfida curriculare su pubblica piazza, una sorta di Reality tipo “vediamo chi non arriva alla fine del mese” con in premio “il posto fisso”!. Volendo si potrebbero includere anche i neoricercatori in modo da conferire loro la conferma per pubblica acclamazione.
    Si potrebbe allestire un bello spettacolo in piazza del campo con gli over 60 sul palco d’onore ad esibire il pollice circondati da tutta la docenza in parata e dare agli studenti l’incarico della eliminazione via nomination… pagano le tasse, avranno pur diritto a decidere da chi essere istruiti.

    Potrebbe essere una soluzione moderna per ridistribuire/mobilitare il personale di unisi e razionalizzare le risorse.

  29. …la confusione regna sovrana: qui si continua a parlare indifferentemente di “tecnici” e di “amministrativi” o congiuntamente fino alla sintesi dell’acronimo PTA!
    Dopo averlo scritto e illustrato anche con grafici suggestivi e dimostrativi puoi, o Giovanni, ribadire per la miliardesima volta chi sono, quanti sono, cosa fanno, come sono stati assunti, stabilizzati, promossi, incentivati i “tecnici” e gli “amministrativi”, categorie ben distinte e diverse?
    Se poi si vuole perseguire una indistinta, insensata (e iniqua!) confusione si può allora incentivare il colossale cartaceo, inventare inusitati improbabili “uffici”, boicottare ogni forma di informatizzazione delle procedure a cominciare dal bilancio e dalla didattica, conferire docenze d’ogni tipo agli impiegati specie se impegnati in partiti e sindacati, liquidare i professori e chiunque abbia uno straccio di curriculum e – come del resto si tenta – dare la colpa del disastro alle vittime a cominciare da coloro che hanno lanciato l’allarme e restaurare in pompa magna chi ha depredato e devastato l’ateneo abusando delle proprie cariche e della altrui ingenuità!
    Prof. Cosimo Loré

  30. I dati che mi sono stati richiesti si trovano in un post precedente. Come si può vedere, le unità di personale amministrativo e tecnico, al 31 dicembre 2008, sono 1.496. Le unità di personale dell’Area Tecnica, Tecnico-Scientifica ed Elaborazione dati sono 420. Quanti siano realmente i tecnici di laboratorio non sono in grado di dirlo e l’Amministrazione universitaria non ha mai risposto a questa elementare domanda. Rispondiamo da soli analizzando i seguenti 420 nominativi. Buon lavoro.
    Giovanni Grasso

  31. … i Tecnici ad ogni effetto che fanno ricerca e portano soldi al fondo di finanziamento ordinario sono, a un esame di chi conosce le persone, circa 150. Tutta la sfilza di commenti qui presenti che si riferiscono ad una uniforme galassia di PTA ed alle possibili soluzioni della crisi è falsata in partenza perchè non considera che il rapporto tra Tecnici ed Amministrativi è di 1 a 10. Ed è fra i cento e passa Tecnici che si può fare un’analisi!
    Uno studente sano di mente e di cuore non andrà a pagare le tasse e non si giocherà il futuro nelle sedi che – non più rubricabili come atenei e fuor di ogni tradizione e definizione internazionale – vedessero impiegati e sindacalisti insegnare ed i professori di ruolo messi all’uscio, si badi bene, per pagare e promuovere impiegati!! Che ci si debba ridurre a tali precisazioni è rob de mat
    Se il capitano stesse al timone della nave non saremmo naufraghi al verde e pure stoltamente e impunemente dileggiati!
    Cosimo Loré

  32. Vedo che ho scatenato un vespaio… dove ognuno difende il suo orticello. Rispondo sperando di includere tutti…
    @stavrogin che suggerisce di tagliare il mio di corsi… beh io sono stato tagliato… non il mio corso/i che hanno a Dio piacendo molti studenti. Il taglio ed i pensionamenti riguardano tutte le facoltà d’Italia, la stretta c’è per tutti, non solo per noi. Se qualche docente pensionabile vuole ancora lavorare lo può fare gratis… per me dopo 40 anni è ora di lasciare il testimone.
    @outis lo so bene che le amministrazioni sono tutte overstaffed… ma occorrerà provarci a togliere un po’ di gente o no? Sono tutti davvero così tremendamente importanti e insostituibili i 1400? Qualcuno certo che si… ma altri…
    Se il PTA vuole avere incarichi didattici per me nessun problema: che partecipasse ai bandi. Che si possa fare il salto da PTA a ricercatore invece non sono d’accordo, per ovvie ragioni. L’idea non è venuta al Tosi perché il Tosi ha buttato dentro tanta altra gente… perché far fare due lavori alle persone se con due persone si hanno poi più voti e consenso?
    Se i 5 ricercatori non si fanno, non faranno mai il lavoro di Cesare Segre… sulla sfida sui cv… io sono ben pronto… se ricordate le proteste dei precari, una di queste era proprio sui cv… temo che ci sarebbero delle sorprese però…

  33. Lo sapete che anche la moglie del “guerrafondaio” D’Alema è ricercatrice? È stato bello vedere attorno a D’Alema al Santa Maria della Scala antichi e nuovi pescecani miliardari ex poveracci e voltagabbana.
    “Dalle biblioteche escono i massacratori” (Brecht)
    Il Bardo

  34. «stavrogin che suggerisce di tagliare il mio di corsi… beh io sono stato tagliato… non il mio corso/i che hanno a Dio piacendo molti studenti. Il taglio ed i pensionamenti riguardano tutte le facoltà d’Italia, la stretta c’è per tutti, non solo per noi. Se qualche docente pensionabile vuole ancora lavorare lo può fare gratis… per me dopo 40 anni è ora di lasciare il testimone» cal
    ——————-
    cal, ma stai prendendo in giro o dici sul serio? Il decreto Mussi, così come l’imminente decreto Gelmini, non sono consigli per gli acquisti, ma leggi dello stato; il reclutamento è bloccato finché non rientriamo sotto il 90% del fondo ordinario, ossia, pare, intorno al 2014. Punto e basta. Questi sono i dati di fatto, il resto sono chiacchiere e pie illusioni.
    Continuo a non capire di cosa stiamo parlando: la ricetta di come si cucina un corso di laurea, di quali sono gli ingredienti, delle esatte dosature, è fissata per legge. L’unica novità che si profila è che le dosi verranno aumentate e certe operazioni con cui alcune facoltà hanno tentato di salvare il salvabile, come gli accorpamenti, pare che verranno vietate, mentre tutti tutti i requisiti minimi alzati: questo è quanto. Le decisioni dovranno per forza di cose essere ancora più drastiche di quelle sin qui assunte. Non capisco chi gode nella contemplazione delle “ruine”, né cosa ritiene di poterci guadagnare. Io non godo all’idea che interi comparti spariscano definitivamente dall’università di Siena e anzi, considero questa un’evenienza assai triste e soprattutto un metodo che ci avvia su una china pericolosa: inoltre un innato pessimismo dell’intelligenza (quel poco che madre natura mi ha dato) mi porta a escludere che alla fine siano la saggezza e l’equanimità a governare questa fase. I discorsi che si odono mi paiono infatti essere improntati al principio: “ok i tagli, but not in my backyard”. Oggi come oggi tocca constatare che “qui si ammazza troppo poco”, come diceva quel gerarca fascista: e allora cosa rimarrà? Non c’è da attendersi autocritiche, rinunce o gesta di carità francescana. Coloro che in tempi di vacche grasse (e “dopate”) hanno avuto modo di riempire la madia, moltiplicando le cattedre, sopravviveranno, mentre gli altri soccomberanno e questo è tutto: questo oggi possiamo dirti, questa la “valutazione”, questa la “progettualità” che ci è dato di percepire in questa fase.

  35. Non entro nel merito della questione sollevata da Cal, che vedo ha effettivamente sollevato un vespaio….
    Ricordo solo che già avevo postato un mio commento https://ilsensodellamisura.com/2009/07/per-una-storia-degli-ultimi-10-anni-delluniversita-di-siena/comment-page-1/#comment-2901 e seguenti.
    Rispetto a quei commenti, ora che sono note le linee della commissione prepensionamenti, aggiungo che si tratta di incentivi. Se un professore sente la responsabilià’ della chiusura di un corso di laurea, se ritiene essere un cardine per il suo Ateneo/Facolta’/Dipartimento e il suo senso di responsabilità è superiore all’incentivo economico, può scegliere di non andare in pensione; nessuno lo costringe. È una possibilità di scelta in più che gli si pone davanti.

  36. Vorrei aggiugere delle informazioni a quelle date da Giovanni Grasso sul rapporto Tecnici-Amministrativi e Docenti.
    Faccio presente che i Tecnici amministrativi possono essere di ruolo o a tempo determinato (TD).
    I dati sono accessibili sul sito MIUR http://statistica.miur.it

    Per vostra convenienza ho redatto dei grafici dove è possibile confrontare Siena con tutte le altre università Italiane, situazione al 31/12/2008.
    http://www.pi.infn.it/~stamerra/it/articoli.php?id_edi=28&pg=3

    Per i più pigri riassumo qui le statistiche.

    Rapporto TA (di ruolo) Vs. docenti di ruolo
    – Media nazionale: 0.94 (55155 TA/58713 docenti)
    – Siena: 1.13 (1189/1056)

    Rapporto TA (di ruolo +TD)
    – Media nazionale: 1.12 (65531 / 58713)
    – Siena: 1.42 (1496 / 1056)

    Dalla media nazionale sono state escluse università private, telematiche, e “piccole” (docenti <150), che comunque, considerati i loro piccoli numeri, incidono poco.

    Dai grafici si vede che Siena si pone al 5. posto come numero di TA dopo Napoli-II, Napoli Federico II, Messina e Palermo.
    La situazione cambia se si considerano anche i TA a tempo determinato (vedetevi i grafici).

    Nella stessa pagina trovate anche altre statistiche, che magari con il vostro aiuto potrei completare o integrare.

  37. Nei giorni scorsi per caso ho visitato il sito del ETH di Zurigo che ne rank delle Univesrità è al 24° posto.
    È un politecnico, pertanto al suo interno mancano le facoltà umanistiche, ma rispetto all’Università di Siena ha in più le facoltà di Architettura e Agraria, è diviso in 16 dipartimenti e nella sua storia ha avuto 21 premi Nobel.
    Sapete come è costituito il suo corpo Docente a fronte di circa 20.000 studenti?
    http://www.ethz.ch/studies/index_EN
    350 docenti e 4000 in staff scientifico. Lo staff scientifico forse comprende anche il personale amministrativo.

  38. Sempre per completezza ETH non ha 20000 studenti , ma 13000. Le altre facoltà che mancano a ETH sono all’Università di Zurigo che ha 24.000 studenti e il segunete staff:
    479 Prof.
    2674 Ricercatori
    1954 Staff Tecnico amministrativo
    5099 totale
    http://www.uzh.ch/about/portrait/figures_en.html

  39. @stavrogin
    Evidentemente non mi spiego. Se pensioniamo e prepensioniamo e magari un po’ di mobilità… ci scendiamo prima sotto al 90% e allora si può bandire… e salviamo i corsi…

  40. Segnalo un articolo sullo stesso tema di questo post apparso su Zoom (Settimanale di Siena) del 30 settembre 2009. Encelado

    Cantavano i CSI qualche anno fa
    «Voglio ciò che mi spetta, lo voglio perché mio, mi aspetta»

    Pare perfetto per descrivere quanto è accaduto al Corpo Accademico Allargato tenutosi il 21 settembre nell’Aula Magna di Giurisprudenza. La forma è stata quella di un tentativo di impallinare l’attuale Rettore, tentativo andato a vuoto sia nella forma che nella sostanza. I primi quattro o cinque attacchi sono arrivati da coloro che portano anche sulle proprie spalle le responsabilità politiche, strategiche ed accademiche del dissesto. Sentire il Preside e Senatore (nonché Presidente della commissione governance e rapace candidato al prossimo Rettorato) Angelo Riccaboni accusare il Rettore di essere incapace di gestire la situazione, francamente è stato risibile ed ha prestato il fianco ad una facile ribattuta sulla strumentalità elettorale dell’intervento che, in quanto a contenuti e proposte, ha fatto pensare ai più (anche a qualche scettico) che l’attuale Rettore è oro colato rispetto a chi pare aspirare al maggiore scranno dell’Ateneo. Quanto detto per Riccaboni vale a maggior ragione per l’ex Preside e ancora attuale Senatore (in totale quasi quindici anni di Senato) Tommaso Detti. Se si legge l’art. 52 dello Statuto: «1. Compete agli organi di indirizzo e di governo dell’Ateneo: a) definire gli obiettivi, i programmi ed individuare le priorità amministrative; b) emanare le direttive generali per l’azione amministrativa e la gestione del personale; c) adottare i conseguenti atti di organizzazione; d) verificare la rispondenza dei risultati della gestione amministrativa alle direttive generali impartite …[.].» Tanto basta per dire che “non v’è chi non veda” su chi ricadono le responsabilità mostruose di questa tragica situazione. E costoro (unitamente all’ex candidato Prof. Vicino) sono quelli che si propongono per sostituire l’attuale Rettore, addebitargli mancanze che potrebbero, invece, essere imputate anche a loro stessi. Un discorso a parte merita il Presidente della Giunta dei Direttori di Dipartimento che con un attacco violentissimo ha sostenuto la mancanza di condivisione delle misure messe in atto con la Banca, continuando a straparlare della Banca MPS, mentre tutti gli astanti si guardavano sbigottiti, chiedendosi se fosse il caso di ricordargli che il Presidente della Banca di cui parlava è suo fratello. Inoltre, da lì sono emerse critiche alla gestione finanziaria dell’Ateneo che, venendo da un ex Delegato al Bilancio, nonché estensore di un articolo magnificatorio sulla gestione finanziaria dell’Ateneo basato sull’analisi dei bilanci 1985-2004, francamente non si sa dove possano trovare condivisione. Ma la coerenza, si sa, non è dote comune. Insomma, un’inutile parata che, nell’intenzione di chi l’ha sollecitata, non solo non ha raggiunto l’obiettivo, ma ha dimostrato che se il presente non è roseo, il futuro sarebbe ancora più buio se il prossimo rettore scappasse fuori dai redivivi contestatori. Ma, si sa, tante voci sostengono l’imminenza di una soluzione radicale all’Università, e qualcuno è portato a precorrere i tempi.

  41. A proposito di “mobilità”, “brain drain” a “brain circulation”, suggerisco la visione dell’interessante intervista a Antonio Iavarone (Columbia University) e Manuela Arata (CNR): http://tv.repubblica.it/piu-visti/settimana/antonio-iavarone/37347?video=&pagefrom=4

  42. Mi fondo su quanto detto dal “capo del governo” universitario: ci sono cose di alcuni “proff” che la magistratura non sa… Si riferiva a chi ha fatto materialenete il buco? Già, ma i buchi si fanno da soli… nel “Paese delle Meraviglie”.

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