La voragine nei conti dell’ateneo senese ed il blocco delle progressioni economiche dei dipendenti

ombraseraw.jpgIl “Corriere di Siena” di oggi pubblica la seguente mia replica all’articolo sull’università di Siena del consigliere comunale Agostino Milani.

EFFETTI DELLA CRISI SU TUTTI

Con riferimento all’articolo di Agostino Milani sull’Università (Corriere di Siena del 2 gennaio), vorrei fare alcune precisazioni. Gli effetti della crisi dell’ateneo senese ricadono su tutti e, purtroppo, maggiormente sulle categorie più deboli (B e C) tra il personale tecnico ed amministrativo. Ma un costo altissimo, sperabilmente non letale per l’istituzione, lo stanno pagando anche le attività istituzionali. Come non ricordare i tanti precari della ricerca costretti ad andar via, la riduzione delle dotazioni per Dipartimenti e didattica, la cancellazione dei finanziamenti interni per la ricerca, il taglio degli assegni e delle borse di dottorato?

Un’altra doverosa precisazione è quella sulle progressioni economiche di tutti i dipendenti. Gli adeguamenti economici automatici, infatti, riguardano sia i docenti che il personale tecnico ed amministrativo; nel 2009, però, sono stati congelati per tutti a causa della voragine nei conti dell’università. Esistono anche altre progressioni: per i docenti ci sono i concorsi da ricercatore ad associato e da associato ad ordinario; per il personale tecnico ed amministrativo le progressioni orizzontali, all’interno della stessa categoria (da C1 a C2, C3,….; da D1 a D2, D3…. ecc.), e quelle verticali, da una categoria a quella superiore (da B a C; da C a D; da D ad EP). Tali progressioni di carriera – sia per il personale tecnico ed amministrativo che per i docenti – sono state bloccate perché economicamente non compatibili. Pertanto, mettere sullo stesso piano categorie non omogenee, come nell’articolo citato, è fuorviante. Infatti, gli adeguamenti economici, dovuti per legge, non sono paragonabili con le progressioni di carriera, programmabili dalle sedi. Così non è vero che sono «automatiche le progressioni dei docenti e soggette ad approvazione quelle per il personale tecnico ed amministrativo». Qualsiasi provvedimento riguardante i docenti – si tratti di reclutamento di ricercatori, di associati o di ordinari – è soggetto ad approvazione delle Facoltà, del Senato accademico e del Consiglio di amministrazione, che ne accerta la copertura finanziaria. Allo stesso modo è sottoposto ad approvazione del Consiglio di Amministrazione qualsiasi tipo di progressione (orizzontale e verticale) del personale tecnico ed amministrativo.

Ovviamente, le condizioni attuali dell’ateneo senese, rendono possibile solo gli adeguamenti economici, previsti dalla legge e dal contratto collettivo nazionale del lavoro, da corrispondere a tutti i dipendenti, forse, nel 2010.

31 Risposte

  1. Qualche precisazione sulla questione “Ateneo Senese
    A questo punto è il caso di intervenire per qualche precisazione, dal momento che su blogs e giornali vengono fatte affermazioni che peccano di diversi vizi: lo sparare nel mucchio mi pare quello peggiore; ad esso si aggiunge una lettura spesso distorta e faziosa della ormai pluriennale vicenda che riguarda l’Ateneo senese. Per giunta mi pare che tutto venga spesso decontestualizzato e questa pratica – ovviamente – nuoce alla correttezza degli interventi.
    Mi presento: mi chiamo Silvio Pucci e dalla fine del 2007 rivesto la carica di segretario della sezione senese della Confsal Snals Università–Cisapuni, una confederazione sindacale di comparto autonoma, apartitica ed aconfessionale.

    Prima questione che ritengo fondamentale e che attiene alla pratica sopra deprecata di “sparare nel mucchio”: le sigle sindacali non sono tutte uguali e non hanno tutte la medesima posizione. Per rendersene conto basta compiere le seguenti operazioni: leggere i verbali dei tavoli di contrattazione e, ciò che viene fatto evidentemente senza la necessaria attenzione, leggere i giornali locali (Corriere di Siena, Zoom, La Nazione Siena, Il Cittadino Online) degli ultimi sedici mesi. Ci si renderebbe conto che, al contrario dei Confederali, alcune sigle, fra cui quella che indegnamente presiedo, non hanno mai partecipato a tutte quelle riunioni (in particolar modo alludo ai c.d. Tavoli interistituzionali) in cui sono state tenute posizioni e prese decisioni che non abbiamo condiviso né nella pratica, né nella teoria. Quindi quando sui blogs suddetti e sui giornali si utilizza la generica locuzione “il sindacato” si commette – me lo si lasci dire – una grave e pericolosa inesattezza.
    Per rimanere sulle ultime tematiche, le cosiddette PEO (progressioni economiche orizzontali), mi si lasci ripetere quanto ho fatto mettere a verbale nella contrattazione del 30 dicembre 2009, quando – coerentemente con la dizione “contrattazione” – ho riconosciuto lo sforzo compiuto dall’Amministrazione nell’inserire a bilancio sotto la voce dedicata al salario accessorio del personale TA la medesima cifra dell’anno precedente e nell’iniziare – sia pure non ufficialmente dietro avviso – le procedure per le selezioni legate alle PEO: «La nostra sigla apprezza la posizione della Parte Pubblica qui rappresentata dal Magnifico Rettore e dal Direttore Amministrativo ed è addirittura favorevole al rilascio di una dichiarazione congiunta [poi non condivisa da altri e quindi mai rilasciata]. La nostra sigla è altresì favorevole alla chiamata di un terzo, ispettore del Ministero dell’Economia e Finanza, che poi tanto terzo non è visto che si tratta di un alto funzionario dello Stato e l’Ateneo – è bene ricordarlo – è un’Amministrazione Pubblica, perché si faccia chiarezza sulla corretta formazione del fondo in parola e ci si comporti poi di conseguenza. La nostra sigla tiene però a ricordare che in tutto il mondo occidentale vigono i principi di legalità e responsabilità, il che significa che le leggi ci sono, ordinate gerarchicamente (Costituzione, Leggi della Repubblica, CCNL che è equiparato a norma di rilevanza costituzionale, Statuti e Regolamenti) e che vanno rispettate. A ciò segue il principio di responsabilità: ove verranno verificate delle scorrettezze o degli errori, in buona o cattiva fede commessi, l’Amministrazione dovrà provvedere immediatamente a far pesare le responsabilità su coloro che tali errori o scorrettezze hanno commesso.»

    Passo a dire la mia (visto che non la posso dire in altre sedi evidentemente riservate ad altri) su una serie di proposizioni spigolate qua e là fra blogs e giornali.

    Viene sostenuto su Il senso della misura che «i rappresentanti del personale tecnico amministrativo nel consiglio di amministrazione sono stati o sono tuttora segretari di qualche confederazione a conferma di quanto sto dicendo»: l’affermazione è vera solo per due su tre. Il rappresentante che è stato eletto con l’appoggio solamente esterno di Confsal Snals Cisapuni e Cisal e che ha stravinto nelle elezioni suppletive del gennaio 2009 con 221 voti, non ha mai fatto parte di segreterie o organi dirigenti sindacali. Lo stesso vale per chi l’ha preceduta, vale a dire l’attuale Responsabile dell’Ufficio Ragioneria. Entrambe sono due semplici iscritte.

    Ancora viene sostenuto nel medesimo luogo: «Nell’Ateneo senese vi è un esubero di personale: ci sarà pure esubero di docenti in qualche settore scientifico-disciplinare, ma quello che è evidente, anche ai dirigenti sindacali, vi è un esubero di amministrativi, circa 600, assunti in maniera clientelare. Si percorra pure la strada del prepensionamento dei docenti (la risposta, fortunatamente per l’istituzione, sarà limitata) ma quello che è imprescindibile è porre in mobilità gli amministrativi. Quanti e quali? Vi sono circa 300 amministrativi che sono stati stabilizzati illegalmente, quando la voragine nei conti era già nota agli organi di governo: mancava per tutti il budget e mancavano per molti i requisiti per la loro assunzione.»

    La locuzione «in qualche settore scientifico-disciplinare» si commenta da sé, se si considera che i docenti sono 1060 oltre la metà dei quali concentrati in tre sole Facoltà su nove (Medicina e le due Lettere). Direi che la successiva affermazione «assunti in maniera clientelare» riferita al personale tecnico amministrativo vada ricontestualizzata, includendo anche i docenti. Ma la cosa più grave è quanto viene sostenuto subito dopo a proposito della mancata copertura finanziaria delle stabilizzazioni. Nel Corpo Accademico Allargato del 21 settembre 2009 è stato sostenuto dal Magnifico Rettore, dati alla mano, che dal 1999 al 2009 (leggi 2008 ché le assunzioni sono bloccate da oltre un anno) sono stati assunti 318 ricercatori. Visto che tutto il personale grava sul medesimo FFO (Fondo di Finanziamento Ordinario) se mancava la copertura per gli stabilizzandi (e non c’è dubbio che fosse così), mancava anche per i suddetti ricercatori, nonché per le chiamate (o per i concorsi banditi localmente) di professori associati e ordinari. Tertium non datur.
    E questo della mancata copertura finanziaria è comunque un problema a tutto tondo che agisce ad effetto domino su tutta la gestione degli ultimi dieci anni. Mi chiedo come si possa pretendere che a pagare per tutti siano soltanto le categorie già svantaggiate, cioè B, C e D (visto che per EP e Dirigenti i conti “tornano”). E non è vero che a bilancio non ci sono gli incrementi stipendiali per docenti e ricercatori; ci sono e con gli arretrati del 3.77% a decorrere dal 1.1.2009. L’onere totale sul bilancio è di quasi 11.500.000 di euro (cap. 03701 e seguenti). Se, per assurdo, si rinunciasse a quelli si potrebbe fare a meno – per dire – della manovra di prepensionamento, considerata la pericolosità che quest’ultima comporta: rinunciare a 90 e più docenti sarebbe distruttivo per la didattica considerata la perversa logica dei c.d. “minimi mussiani” per l’attivazione dei Corsi di Laurea e l’ulteriore restringimento di tali minimi che si prevede nel DDL Gelmini. E distruggere la didattica significa venir meno alla missione dell’Ateneo.

    Ma soprattutto, pur riconoscendo la correttezza (almeno per alcuni casi) della parola “cogestione”, viene in essere la domanda: chi è preposto a prendere queste decisioni? La risposta è: gli organi di governo. Gli organi di governo, così come previsto dallo statuto vigente, sono il Rettore, il Senato Accademico, il Consiglio di Amministrazione. In tutti questi organi la rappresentanza del personale tecnico amministrativo è di 3 persone contro 36. Non mi sembra il caso di aggiungere altro… A meno che non si voglia sostenere che tali organi per anni non siano stati bypassati con decisioni prese altrove e da altri soggetti. Se così fosse ancora una volta si dovrebbe far cadere la scure della responsabilità su costoro, in modo ancora più violento, in quanto si paleserebbe che il governo dell’Ateneo degli ultimi anni ha seguito logiche “altre”.

    Si sostiene – conti alla mano – che si dovrebbe fare a meno non solo dei trecento suddetti, ma di altri trecento. Può darsi che sia così, ma eventualmente il criterio meramente cronologico del momento dell’assunzione per determinare il personale da porre in mobilità sarebbe il peggiore possibile. Si ricorda che è compito preciso degli organi di governo stabilire il fabbisogno di personale tecnico-amministrativo e la pianta organica, mentre alla dirigenza è demandato il controllo su tutte le funzioni e mansioni svolte singolarmente dai dipendenti. Nel caso, che eventuale non è perché è chiaro che si dovrà procedere ad una manovra di mobilità (meglio volontaria, ovviamente), sarà necessario che costoro si prendano la responsabilità e l’onere di stabilire criteri di opportunità e produttività sulla base di un’analisi attenta e giusta e non procedere con meri criteri cronologici che di giusto, sia chiaro, non hanno proprio niente.

    In ultimo leggo nel blog di Stefano Bisi una polemica sul bando di un concorso per ricercatore a tempo determinato. Anche su questa vicenda chiarezza deve essere fatta su alcuni punti: 1) i fondi esterni, sui quali vengono banditi i concorsi di quel genere (e sui quali vengono, ad esempio, spesso comprate apparecchiature), non è affatto vero che non appartengono all’Ateneo, tant’è che sopra di essi grava una ritenuta del 10%; 2) in passato spesso sono state avallate pratiche scorrette che vedevano bandire posti di ricercatore a tempo indeterminato che avrebbero dovuto essere a tempo determinato perché basati su un cofinanziamento esterno limitato nel tempo; una volta terminato il cofinanziamento il ricercatore è rimasto a carico del FFO: ancora una responsabilità degli organi di governo che però – per motivi che non è dato conoscere – hanno la medesima composizione da anni, fatta salva qualche eccezione dovuta al naturale alternarsi dei Senatori e dei Consiglieri.
    Chiedo scusa per la lunghezza del mio intervento, ma dopo mesi di silenzio, voluto da un lato e forzato dall’altro, ho sentito il bisogno di far chiarezza su posizioni di cui evidentemente non è stato tenuto conto.

    Silvio Pucci

  2. «La locuzione “in qualche settore scientifico-disciplinare” si commenta da sé, se si considera che i docenti sono 1060 oltre la metà dei quali concentrati in tre sole Facoltà su nove (Medicina e le due Lettere).» Silvio Pucci

    ……………………
    Mi pare di aver udito che cinquecento di questi mille se ne vanno in pensione nel corso del prossimo decennio. Non essendo possibile rimpiazzarli stabilmente nemmeno uno per sette o otto anni, effettuando un elementare calcolo dei “requisiti minimi di docenza” richiesti per tenere in piedi un corso di laurea introdotti da Mussi ed in procinto di essere alzati dalla Gelmini, si potrebbe constatare che una parte considerevole di quello che attualmente è l’ateneo senese, in termini di facoltà e corsi di laurea -nonostante la già effettuata soppressione di trentaquattro corsi di laurea-, si appresta ad essere inesorabilmente smantellato. Mi consta inoltre che la didattica e la ricerca siano il “core business” dell’università e non vedo quindi, continuando a pestare il pedale sull’ “esubero” dei docenti (ma lo sapete quanti ricercatori, stabilizzati o precari, quante vite, sono state rovinate da questa situazione?), cosa si pensa che debbano fare un migliaio di impiegati, quando non esisterà più il loro impiego. Prescindere da queste considerazioni significa perdere e far perdere tempo al prossimo.

  3. Solo una doverosa precisazione all’intervento di Silvio Pucci.
    Ad oggi i docenti dell’Università di Siena non sono 1060 ma 1024 così distribuiti:
    325 Ordinari
    300 Associati
    393 Ricercatori
    6 Assistenti ruolo esaurimento

  4. Pucci solo qualche considerazione…

    1) 300 unità di personale stabilizzate in una sola volta a fronte di 318 ricercatori in 10 anni… non è proprio uguale… e guardi i nomi tra quei trecento e le parentele…
    Anche per i ricercatori c’è nepotismo? Non lo so… ma questo non giustifica l’altro… o no? Sennò è la vecchia solfa socialista… io rubo ma rubano tutti… tutti colpevoli non tutti innocenti…

    2) L’università è ente che fa didattica e ricerca. I ricercatori fanno questo. Il personale TA dovrebbe fare il supporto. C’è troppo supporto. Amen.

    3) Sulla cogestione – la politica non c’entra nulla secondo lei? È serio o sta scherzando? lo sanno tutti che la Cgil pesa più della sua rappresentanza in un ente di sinistra… e anche in questo ateneo… non ci prenda per fessi… per favore… non è 3 su 36 ma il peso politico dei sindacati…

    4) I posti da ricercatore TD vanno su fondi esterni. Che tali sono. Punto. Il 10% è una taglia che unisi mette solo per prendere un po’ di risorse… sennò è come dire che il ricavo di un commerciante è anche di chi lo costringe a pagare il pizzo…
    sul punto 2) se sa cose le denunci… facciamo chiarezza…

    saluti

  5. […] Gennaio 2010 di cisapuni Su Il senso della misura, Il Cittadino on Line e Stefanobisi.it trovate la lettera che il segretario Silvio Pucci ha inviato […]

  6. Pucci altre considerazioni……

    1) Quanti TA sono stati stabilizzati in 10 anni??? Vorrei conoscere il numero.
    2) Sono uno dei 318 ricercatori stabilizzato con regolare concorso dopo 15 (quindici) anni di precariato e non ho mai sentito nessuna sigla sindacale spendere una parola in più per quelli che come me hanno fatto un lavoro sottopagato e non riconosciuto. Siamo politicamente invisibili.
    3) Perché ci tirate sempre in ballo come se fossimo una inutile zavorra? Eppure è anche grazie al nostro notevole supporto didattico e di ricerca che questo ateneo va avanti! Noi portiamo profitto!!
    4) Infine non è l’ora di smettere questa guerra tra poveri per cercare a chi dare la colpa?

    saluti

  7. «Sono uno dei 318 ricercatori stabilizzato con regolare concorso dopo 15 (quindici) anni di precariato e non ho mai sentito nessuna sigla sindacale spendere una parola in più per quelli che come me hanno fatto un lavoro sottopagato e non riconosciuto. Siamo politicamente invisibili dani

    Prego Giovanni Grasso di incorniciare queste parole di profonda verità.

  8. Scrive Lorenzo Costa (per la RdB Pubblico Impiego Università di Siena): «Non esiste assolutamente la possibilità di sostenere che se siamo sopra al 90% di spesa per il personale le PEO (progressioni economiche orizzontali) si possano bloccare; nessun contratto nazionale, né norma finanziaria ha mai fatto riferimento a questo tetto come vincolante per la conclusione della procedura. Altrimenti se si dovesse procedere in questa direzione sosterremmo con forza che allora anche gli aumenti stipendiali dei docenti devono sottostare a questo vincolo. Avrebbe il Direttore Amministrativo la capacità di imporre ai suoi “ex-colleghi” docenti tale impostazione?»

    E si continuano a scambiare lucciole per lanterne, confondendo le progressioni economiche orizzontali del personale tecnico ed amministrativo con gli adeguamenti economici sia dei docenti che degli amministrativi. Vediamo se riesco a spiegarmi con uno schema rimandando al post per le altre argomentazioni.

    Sono automatici, non soggetti ad alcuna approvazione del CdA, e quindi confrontabili tra loro:
    a) gli adeguamenti economici dei docenti;
    b) gli adeguamenti tabellari previsti dal CCNL dei non docenti.

    Non sono automatici ma soggetti ad approvazione del CdA e quindi confrontabili tra loro:
    c) le progressioni di carriera dei docenti;
    d) le progressioni orizzontali e verticali dei non docenti.

    Gli aumenti stipendiali dei docenti e gli aumenti tabellari dei non docenti sono dovuti per legge e sono in gran parte consolidabili nel FFO; non potranno “sottostare ad alcun vincolo” e le minacce non servono.
    Altra cosa sono le progressioni di carriera dei docenti e dei non docenti che si potranno realizzare solo in presenza della copertura finanziaria.

    Concludendo, in questa assurda contrapposizione tra docenti e personale tecnico ed amministrativo si potranno confrontare solo dati omogenei: lucciole con lucciole e lanterne con lanterne. Pertanto non è possibile confrontare:
    a) con d) oppure
    b) con c).

    Capisco che i sindacalisti tirino l’acqua al loro mulino, ma è incomprensibile il silenzio assordante degli organi di governo e della Direzione amministrativa. O dobbiamo dedurre che non conoscono l’argomento!

  9. Ma la direzione amm.va e l’ufficio del personale di unisi sono quelli che non sapevano che il contratto del DA per statuto dura 4 anni… e che la legge ne prevede 3… e loro volevano fare il contratto annuale a Barretta….
    Questo è il contraltare di competenze amministrative che si contrappone alla fame di posti e di spese dei docenti… auguri…

  10. No, ti sbagli. Quello che dici tu è il Consiglio di Amministrazione la cui composizione è la seguente

    Prof. Silvano Ettore Focardi
    Prof. Giovanni Minnucci
    Prof. Antonio Davide Barretta
    Prof. Mariano Bianca
    Prof. Giuseppe Catturi
    Prof. Maria Michela Muscettola
    Prof.ssa Anna Coluccia
    Prof. Alessandro Donati
    Prof.ssa Natascia Tonelli
    Prof. Aggr. Giuliano Cinci
    Prof. Aggr. Maria Frosini
    Prof. Aggr. Walter Renato Gioffre’

    Dott. Diodato Angelaccio
    Dott. Laura Berni
    Dott. Giuliana Geremia

    Sig.ra Francesca Giuli
    Sig.ra Rodolfo Montagnani
    Sig.ra Antonio Morrone
    Sig.ra Giulio Pacifico
    Sig.ra Antonio Pagliaro

    Sig. Vareno Cucini (Rappresentante Comune di Siena)
    Dott. Flavio Mocenni (Rappresentante Amministrazione Provinciale di Siena)
    Dott. Carmine Diurno (Rappresentante Camera di Commercio, Industria, Artigianato e Agricoltura di Siena)
    Dott. David Cantagalli (Rappresentante del Governo)
    Avv. Pasqualino Paulesu (Rappresentante Banca Monte dei Paschi di Siena)

  11. Una macchina amministrativa con buoni quadri intermedi ma senza dirigenti veri

    Ha perfettamente ragione Cal. Mi sembra, però, che esageri quando addirittura invoca “competenze amministrative”. Forse non sa che nel nostro ateneo le competenze amministrative (e non solo quelle amministrative; ma questo è un altro discorso che riprenderemo) per almeno 15 anni sono state considerate (e lo sono tuttora) un “optional”. Diversamente non ci troveremmo nelle condizioni in cui siamo. Qualsiasi provvedimento non deve corrispondere alle norme vigenti ma alla prassi instauratasi da anni. Si fa in quel modo perché si è sempre fatto così, per consuetudine; alla fine la prassi diventa norma e la norma regola (a volte anche scritta). La legge prevede che i contratti per Direttore amministrativo durino da 3 a 5 anni? Se lo Statuto dell’ateneo senese stabilisce, correttamente, una durata di 4 anni che volete che facciano i responsabili degli uffici a Siena? Non pretenderete mica che rispettino la legge e lo Statuto? Preparano un contratto di 1 anno, la durata richiesta dagli organi di governo.
    Eccoli i guasti irrimediabili provocati dagli organi di governo negli ultimi 20 anni; sono sotto gli occhi di tutti: una macchina amministrativa con buoni quadri intermedi ma senza dirigenti veri. E a nulla serve, come è stato fatto finora, la promozione a dirigenti di alcuni di quei quadri intermedi.

  12. «Preparano un contratto di 1 anno, la durata richiesta dagli organi di governo.» Giovanni Grasso

    Era quello che volevo dire. Ho solo risposto troppo sinteticamente. Gli uffici, quasi tutti, fanno esattamente ciò che viene deliberato dal CdA (e dal Senato, ma questo è un altro discorso). Ora, analizziamo la situazione: il CdA e, più in generale, gli organi di governo, in quanto tali, producono delle delibere cui va data esecuzione da parte degli uffici. È vero che gli uffici e soprattutto i dirigenti dovrebbero conoscere le regole, ma è altrettanto vero che le dovrebbero conoscere (e rispettare) gli organi di governo che invece, fatte salve rarissime eccezioni, sono composti da persone che di regole, bilanci, leggi, numeri non ne sanno assolutamente nulla e, cosa ancora più grave, in anni e anni di esercizio del potere (ché di niente altro si tratta) non hanno imparato niente. Siccome però, soprattutto il CdA, ha delle competenze economiche e finanziarie su un’azienda (pubblica) dove svolazzano per l’aere quasi trecento milioni di euro (pubblici) l’anno, mi chiedo come sia possibile che di 25 persone solo due o tre abbiano contezza di quello che stanno approvando. Mi sembra – senza mezzi termini – che sia una cosa pazzesca. L’esempio riportato è micidiale: il CdA, per ragioni che è facile intuire bieche, pretende che il DA sia nominato in carica per un anno (cioé fino all’entrata in carica effettiva del nuovo Rettore) e quindi, infischiandosene di guardare anche un bignamino della Pubblica Amministrazione, delibera la nomina per un anno. Passa il tutto a degli uffici che – colpevolmente per carità – stipulano il contratto per un anno. Mi chiedo: chi se ne è accorto che la legge prevedeva un contratto da 3 a 5 e lo Statuto di 4 anni? Non certo il CdA, ma qualche ufficio, tanto che il CdA è stato convocato ad horas per rimediare all’immane bischerata.
    Il bilancio viene preparato dagli uffici e approvato dal CdA, giusto? E perché mai, si chiede la quasi totalità dei membri, noi dovremmo imparare a leggere un bilancio? E quando poi viene scoperto che il bilancio (più correttamente i bilanci di anni) che hanno firmato e approvato è falso, c’è la corsa da un lato a riversare la colpa sugli uffici, dall’altro a giustificare la propria inettitudine chi perché un biologo, chi perché è un filosofo, chi perché è un medico, chi perché è un politico (i membri esterni) e così via. Ma l’argomento non prova niente perché – per fare un esempio – un membro del CdA mi risulta sia un professore di farmacia eppure siccome fa parte di un organo di governo, è stato votato e il suo deliberato influisce sui destini di moltissime persone mediante il maneggio di cifre, quelle riportate sopra, che fanno impallidire anche solo a nominarle, si è informato, ha studiato, si è rotto le scatole compulsando leggi e regolamenti (cosa che non fa certo parte delle sue competenze professionali) e quando vota favorevole o contrario sa cosa sta facendo. Beh, quanto detto vale per un numero residuale di consiglieri e ciò, a mio modesto parere di boscaiuolo, costituisce, assieme indubbiamente a quanto asserisce Giovanni nel commento precedente, la principale causa del disastro che si è abbattuto sull’Ateneo.
    Non vi interesserà e non c’entra niente con l’Ateneo, ma oggi la mia squadra di caccia al cinghiale ha messo a bilancio 12 cinghiali abbattuti, il che – considerate le spese per il granturco e per i cani che il nostro segretario ci ha comunicato e che il consiglio ha approvato – fa intravedere un notevole attivo visto che la stagione chiude tra sei cacciate e con quelli di oggi fanno 92 cinghiali tondi tondi.
    Un saluto dal Favi di Montarrenti

  13. Ma scusate non c’era anche un rappresentante della Regione in CdA? Siena era presentata come ultramoderna per questo legame col territorio!
    Stavrogin ha più che ragione: l’Università morirà per mancanza di docenti negli insegnamenti fondamentali. Perciò problema ricercatori senza statuto legale anche nella riforma Gelmini, 4/10 del personale docente a Siena, diviene essenziale. C’è chi dice che talora non fanno nulla, altri che fanno tutto loro invece dei residui 6/10 del personale.
    Io sento dire che il loro lavoro è del tutto volontario, non soggetto in pratica a controlli perché non dipendono più dai baroni come un tempo ma dal Dipartimento. Ne sapete di più?
    Grazie, a.

  14. «Io sento dire che il loro lavoro è del tutto volontario, non soggetto in pratica a controlli perché non dipendono più dai baroni come un tempo ma dal Dipartimento. Ne sapete di più?
    Grazie»
    a.

    Volontario?!?!??! Io direi “spontaneamente obbligatorio”; del resto la stessa figura del ricercatore nel nostro sistema ha contorni assai vaghi e vorrei sapere cosa potrebbe fare un “ricercatore” laddove la ricerca non c’è, o almeno non c’è a livelli così intensi da giustificare un impegno a tempo pieno, se non il docente: il “ricercatore” in Italia è solo il primo gradino della carriera di docente, roba che prima regalavano, mentre adesso è la meta agognata e irraggiungibile di una generazione intera di docenti a cottimo (afferrare il miraggio di mille euro e qualche cosa: una vera utopia!). Arlecchino, io conosco diverse situazioni in cui i ricercatori tengono da sempre corsi, tanto che se vai a chiedere lor se mai hanno insegnato, rischi il linciaggio: insegnano almeno quanto i più blasonati colleghi (mi verrebbe anche da dire, talvolta “invece dei” più blasonati colleghi).
    Dunque prendiamo atto che – ad eccezione di situazioni di cui non sono a conoscenza, privilegiati, imboscati – i ricercatori sono nel nostro sistema docenti, che fanno quello che fanno tutti gli altri docenti per un ammontare di ore – al di là delle ciance – più o meno identico e identici obblighi in ordine alla didattica. Diciamo pure un’altra cosa: se l’andazzo fosse quello di venti anni fa (ai tempi delle carriere fluide e delle vacche grasse), molti di questi “ricercatori”, semplicemente sarebbero associati (se non ordinari) e veramente temo che talvolta simili etichette significhino assai poco. Ciò che è insopportabile ed omertoso, è che taluni fingano ancora oggi di non rendersene conto, chiedendosi cosa fanno “in realtà” i ricercatori: i ricercatori insegnano, anzi, siccome contano ai fini dei conteggi dei requisiti minimi, nella fase in cui il personale docente viene man mano pensionato, sono diventati docenti preziosi, punto e basta; ma pagati poco e nella congiuntura senese, senza alcun futuro. Se smettessero di insegnare, i loro corsi chiuderebbero e verosimilmente chiuderebbero anche diversi corsi di laurea tout-court: per favore, andate a vedere, negarlo è pura ipocrisia e sarebbe onesto che almeno questo venisse riconosciuto: moralmente, magari, con un obolo di dieci centesimi.

  15. Ergo… il confine tra ricercatore e libero docente (a regola chi insegna e fa un corso in università a paga zero) è pressoché osmotico, per non dire inesistente. I privilegi alla corte senese poi ci sono eccome: gli ex barricaderi insegnano… a come “fregare” il prossimo e il fisco… Io stesso, come ricercatore prossimo ho fatto parte di un corso, sono “salito in cattedra”, e senza prostrarmi nel feudo di storia. Ecco perché poi la gente mi dà il titolo di professore, anche se non so se piangere o gioire, viste le sorti mafiose della categoria. Neppure il mago di Oz (quel libro metafora del conio d’argento) potrebbe far nulla…
    bardissimo

  16. Stavrogin dice cose “sacrosante”. Io sono un ricercatore che ha sempre fatto didattica (ufficialmente) da molti anni ; ho l’incarico in 2 corsi di laurea ed in 8 scuole di specializzazione ed a fine anno accumulo le stesse ore di didattica di un associato (a costo zero, però mi posso fregiare del titolo di professore aggregato). Poi faccio anche quello per cui mi pagano, cioè ricerca… fondi permettendo… e di una cosa ho la certezza ormai: morirò ricercatore! Comunque un pensiero mi raggela… C’è ancora chi si chiede che cosa facciamo??????? Ma arlecchino dove vive!!!!!!

  17. Vive nelle cantine, caro amico, nonostante abbia qualche pubblicazione non spregevole, si dice. E fortunatamente ci sono le cantine e speriamo esistano sempre, perché se aspetto il recupero dell’Università di Siena… Io ho informazioni diverse, perché dipenderà come al solito dalle situazioni. Come ci sono ordinari lazzeroni, perché non dovrebbero esserci anche i ricercatori tali? Solo che loro non scrivono nel blog: gli uni e gli altri semplicemente se ne fregano di Stavrogin, di Bardus ecc. tanto riscuotono ugualmente. Comunque le Vostre indicazioni di corsi di laurea che funzionano grazie a loro sono verificabili, o no? Perché qualche anima pia non controlla? Quali corsi crollerebbero senza i ricercatori? Chi lo sa? Non è interesse generale, oltreché di questo blog saperlo?
    Grazie, con un brindisi bene augurale di buon Chianti dal Servitore Vostro
    Arlecchino

  18. Mi sembra di capire che arlecchino vive proprio nelle cantine… Riguardo ai lazzeroni ci sono a tutti… ma proprio a tutti i livelli… (compreso il suo!!)… e tutti riscuotono lo stesso; è ovvio che questo non giustifica niente. Riguardo l’attività didattica dei ricercatori, questa è verificabile perché gli incarichi sono assegnati e approvati dalla Facoltà e poi ci sono i registri delle lezioni firmati dal docente… Comunque mi sorge un dubbio… ma Arlecchino ha un po’ il dente avvelenato con i ricercatori???

  19. Oggi 20 c.m. il giornale “La Nazione”, oltre alle noitiziole sui pizzicagnoli e il calciomercato, ha dato la notizia che la magistratura ha incriminato 3 amigos di Medicina come taroccatori di concorso. Chi ne sa di più… parli. Son queste le belle notizie!
    bardo

  20. Corollario
    E speriamo che almeno tremino nu poco i baroni seppur protetti dalla cosca partito. Ora però son preoccupato nu poco anch’io, ma per opposti motivi: Di Pietro, un onorevole, ha dichiarato che il Parlamento è retto da una cosca mafiosa e un giudice ha messo nero su bianco che… le donne dell’Oca (O’a per l’Amerikano) non han diritto al voto. Sempre più democratico il mondo paliesco, la giostra dove la plebe si cazzotta e i signori se la ridono debbrutto… Il mondo ci ride dietro e i parrucconi ruotano attorno al Potere e al Denaro come i pianeti attorno al Sole.
    Bardo galileiano

  21. @ Silvio Pucci:
    «…il che significa che le leggi ci sono, ordinate gerarchicamente (Costituzione, Leggi della Repubblica, CCNL che è equiparato a norma di rilevanza costituzionale, Statuti e Regolamenti) e che vanno rispettate.»

    Come ho detto e ripetuto, sono un medico con 31 anni di laurea (laureato a Chieti il 26 ottobre del 1979, con 110 e lode), quattro specializzazioni (Ematologia, Oncologia, Farmacologia Clinica, Oftalmologia, Certificato Omeopata con corso triennale), oltre cento pubblicazioni su riviste internazionali, esperienza documentata in genetica, epidemiologia, biologia molecolare. Inquadrato, presso questa università, al livello Tecnico D3 dal 2003 (quindi da 7 anni privato dell’opportunità di una qualsiasi progressione, orizzontale, verticale o obliqua!!!)… Più recentemente (Febbraio 2009) “sconvenzionato” (e con stipendio dimezzato) perché l’Azienda ospedaliera non trova più una collocazione per me (e meno male che di specializzazioni ne ho quattro!)
    …Mi faccia sapere, per gentilezza, quale Costituzione, quale legge della Repubblica, quale Statuto o quale Regolamento può tollerare una vergogna e uno schifo del genere!

    P.S. Sono certo che le leggi ci sono… ne abbiamo riempiti trattati interi… il problema è rispettarle le leggi e avere il coraggio morale e civile di denunciare e mandare in galera chi non le rispetta!!!

    Attendo con trepidazione una sua replica.

  22. Santo Cielo, dottore, ma che dice? È una situazione al di là del prevedibile! Ora non dovrebbero arrivare posti di ricercatore con il miliardo strappato all’ultimo momento? Dovrebbero tener conto o no di situazioni come queste?
    In www ci sono mille offerte internazionali per le persone qualificate come Lei, ma perché non deve poter rimanere da noi?

  23. @ Silvio Pucci: «Nel caso, che eventuale non è perché è chiaro che si dovrà procedere ad una manovra di mobilità (meglio volontaria, ovviamente), sarà necessario che costoro si prendano la responsabilità e l’onere di stabilire criteri di opportunità e produttività sulla base di un’analisi attenta e giusta e non procedere con meri criteri cronologici che di giusto, sia chiaro, non hanno proprio niente.»

    Mi perdoni, ma mi pare proprio che non ci siamo. Per quanto mi riguarda (caso sempre personale, ma emblematico e significativo), sono stato messo nelle condizioni di non poter svolgere alcun tipo di attività. Il mio laboratorio di ricerca mi è stato scippato, a questo punto non ho più neanche una stanza che sia mia né un computer, né una stampante. Faccio ricerca ed ancora pubblico su riviste internazionali pagando di tasca mia!!!… e tutto questo per aver avuto l’ardire di partecipare a concorsi ai quali non avrei dovuto partecipare!
    Chiamo a testimoni di questa situazione tutti quelli che mi conoscono: in particolare i professori Cosimo Lorè e Giovanni Grasso, ma anche tutti gli altri più o meno coperti da anonimato in questo blog.
    Adesso lei mi viene a dire che gli stessi che mi hanno ridotto in questo stato sono quelli che devono stabilire i criteri di opportunità e produttività? ma cosa sta dicendo? Allora, secondo lei, invece di mandare via a calci in culo chi ha consentito tutto questo sfacelo morale e questo schifo istituzionalizzato, gli diamo l’onere di scegliere chi è produttivo e chi no?
    Io credo che siamo alla follia… pura follia.
    In omaggio le invio questa bella poesia di Trilussa, sulla quale la invito a riflettere:

    Adamo e la pecora
    Adamo, che fu er primo propotente,
    disse a la Pecorella: – Me darai
    la lana bianca e morbida che fai
    perché la lana serve tutta a me.
    Bisogna che me vesta…Dico bene?…-
    La Pecorella je rispose: – Bee…-

    E l’Omo se vestì. Doppo tre mesi
    la Pecorella partorì tre agnelli.
    Adamo je se prese puro quelli
    e je tajò la gola a tutt’e tre.
    Questi qui me li magno…Faccio bene?…
    La Pecorella je rispose: – Bee…-

    La bestia s’invecchiò. Doppo quattr’anni
    rimase senza latte e senza lana.
    Allora Adamo disse: – In settimana
    bisognerà che scanni pur’a te;
    oramai t’ho sfruttata…Faccio bene?…-
    La Pecorella je rispose: – Bee…

    Brava! – je strillò l’Omo. – Tu sei nata
    cór sentimento de la disciplina:
    come tutta la massa pecorina
    conoschi er tu’ dovere e dichi: bee…
    Ma se per caso nun t’annasse bene,
    eh, allora, fija, poveretta te!

    Attendo sempre con trepidazione le sue repliche.

  24. Sono venuto a sapere a Firenze di questa bella iniziativa:
    “Sciopero generale di tutti i lavoratori della conoscenza, manifestazioni e dibattiti con chi non si rassegna al declino.
    Il 17 novembre 2010 la Flc-Cgil ha proclamato uno Sciopero Generale per tutti i settori della conoscenza.
    Per quanto riguarda l’Università, lo sciopero sarà di 4 ore (ad inizio turno)”.
    Perché non hanno messo Conoscenza? Forse anche Konoscenza era più adatto, no dott. Angelaccio o Iacoboni?

  25. Laura cara,
    prova un po’ a indovinare chi prenderà quei posti di ricercatore (ammesso che ve ne siano e che non arrivino i soliti struzzi populisti a dire “largo ai giovani”!)… se non si farà piazza pulita dei malfattori prima di ricominciare a buttare denaro pubblico in questo pozzo di San Patrizio!
    P.S. Ci diamo del “tu”?

  26. ma per me è un professore, anche se la discrimineranno!
    se mai vengo prima all’Università a fare due chiacchiere appena posso, ma come la si trova?

  27. Contento che mi si rubi il mestiere…di poeta…(vedi sopra). Sottolineo, in base a quanto suesposto, che i soldi e le progressioni vanno solo ai raccomandati e ai legati alle cricche e alle cosche, sia all’università che al comune ecc. Vergognosa, qui, la politica sporca del PD!!! Non si differenzia da altri partiti-mafia. Occorre lottare contro lo stato delle cose. Mi risulta che un prof cgil sia tra gli inquisiti…magari la farà franca qualche proffe senza laurea troppo legato ai ds o qualche scienziato dell’òmo che faceva un tempo il tecnico…si salvano sempre il culo, questi!

  28. Cara Laura,
    credo che se chiede al Prof. Grasso le darà la mia mail per contattarmi. Mi farà molto piacere scambiare quattro chiacchiere di persona con lei.
    Purtroppo dire “discriminato” è dire poco…e mi dispiace perchè tutte le volte che ne parlo sembra che io ne faccia un caso personale; in realtà io credo che se non si possono sanare situazioni moralmente, umanamente e professionalmente disastrose come la mia, le speranze di rinascita per questo ateneo sono prossime allo zero.
    E tenga conto che qui stiamo parlando solo di università, ma le cosche di cui parla molto giustamente “the Bardo” (al quale mai mi sognerei di togliere il mestiere di poeta…la peosia citata è del grande Trilussa!) sono infiltrate e operative, forse ancor più che nell’università, nella stessa azienda ospedaliera…con grave danno, sarei per dire, della povera gente bisognosa di cure…e non parlo solo della malasanità che finisce sui giornali, ma della “malagestione” certamente più grave e quantitativamente di gran lunga più consistente che sui giornali non ci finisce, perchè i politici ci sono dentro fino alle orecchie.

  29. Ok, Nik…io sto scherzando sulla poesia, ovvio. Contento che lei appoggi la mia denuncia…Ieri ho parlato con un altro storico emarginato e a cui han rubato le idee! Vergogna per la casta politica e accademica! Fate schifo!!!

  30. […] Giovanni Grasso. La voragine nei conti dell’ateneo senese ed il blocco delle progressioni economiche dei dipendenti […]

  31. […] Giovanni Grasso. La voragine nei conti dell’ateneo senese ed il blocco delle progressioni economiche dei dipendenti […]

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