Cosa fanno “in realtà” i ricercatori? Insegnano e negarlo è pura ipocrisia

miur.jpgStavrogin. A chi dice che «il lavoro del ricercatore è del tutto volontario» io risponderei che è «spontaneamente obbligatorio»; del resto la stessa figura del ricercatore nel nostro sistema ha contorni assai vaghi e vorrei sapere cosa potrebbe fare un “ricercatore” laddove la ricerca non c’è, o almeno non c’è a livelli così intensi da giustificare un impegno a tempo pieno, se non il docente. Il “ricercatore” in Italia è solo il primo gradino della carriera di docente, roba che prima regalavano, mentre adesso è la meta agognata e irraggiungibile di una generazione intera di docenti a cottimo (afferrare il miraggio di mille euro e qualche cosa: una vera utopia!). Io conosco diverse situazioni in cui i ricercatori tengono da sempre corsi, tanto che se vai a chiedere lor se mai hanno insegnato, rischi il linciaggio: insegnano almeno quanto i più blasonati colleghi (mi verrebbe anche da dire, talvolta “invece dei” più blasonati colleghi).
 Dunque prendiamo atto che – ad eccezione di situazioni di cui non sono a conoscenza, privilegiati, imboscati – i ricercatori sono nel nostro sistema docenti, che fanno quello che fanno tutti gli altri docenti per un ammontare di ore – al di là delle ciance – più o meno identico e identici obblighi in ordine alla didattica. Diciamo pure un’altra cosa: se l’andazzo fosse quello di venti anni fa (ai tempi delle carriere fluide e delle vacche grasse), molti di questi “ricercatori”, semplicemente sarebbero associati (se non ordinari) e veramente temo che talvolta simili etichette significhino assai poco. Ciò che è insopportabile ed omertoso, è che taluni fingano ancora oggi di non rendersene conto, chiedendosi cosa fanno “in realtà” i ricercatori: i ricercatori insegnano, anzi, siccome contano ai fini dei conteggi dei requisiti minimi, nella fase in cui il personale docente viene man mano pensionato, sono diventati docenti preziosi, punto e basta; ma pagati poco e nella congiuntura senese, senza alcun futuro. Se smettessero di insegnare, i loro corsi chiuderebbero e verosimilmente chiuderebbero anche diversi corsi di laurea tout-court: per favore, andate a vedere, negarlo è pura ipocrisia e sarebbe onesto che almeno questo venisse riconosciuto: moralmente, magari, con un obolo di dieci centesimi.