Cosa fanno “in realtà” i ricercatori? Insegnano e negarlo è pura ipocrisia

miur.jpgStavrogin. A chi dice che «il lavoro del ricercatore è del tutto volontario» io risponderei che è «spontaneamente obbligatorio»; del resto la stessa figura del ricercatore nel nostro sistema ha contorni assai vaghi e vorrei sapere cosa potrebbe fare un “ricercatore” laddove la ricerca non c’è, o almeno non c’è a livelli così intensi da giustificare un impegno a tempo pieno, se non il docente. Il “ricercatore” in Italia è solo il primo gradino della carriera di docente, roba che prima regalavano, mentre adesso è la meta agognata e irraggiungibile di una generazione intera di docenti a cottimo (afferrare il miraggio di mille euro e qualche cosa: una vera utopia!). Io conosco diverse situazioni in cui i ricercatori tengono da sempre corsi, tanto che se vai a chiedere lor se mai hanno insegnato, rischi il linciaggio: insegnano almeno quanto i più blasonati colleghi (mi verrebbe anche da dire, talvolta “invece dei” più blasonati colleghi).
 Dunque prendiamo atto che – ad eccezione di situazioni di cui non sono a conoscenza, privilegiati, imboscati – i ricercatori sono nel nostro sistema docenti, che fanno quello che fanno tutti gli altri docenti per un ammontare di ore – al di là delle ciance – più o meno identico e identici obblighi in ordine alla didattica. Diciamo pure un’altra cosa: se l’andazzo fosse quello di venti anni fa (ai tempi delle carriere fluide e delle vacche grasse), molti di questi “ricercatori”, semplicemente sarebbero associati (se non ordinari) e veramente temo che talvolta simili etichette significhino assai poco. Ciò che è insopportabile ed omertoso, è che taluni fingano ancora oggi di non rendersene conto, chiedendosi cosa fanno “in realtà” i ricercatori: i ricercatori insegnano, anzi, siccome contano ai fini dei conteggi dei requisiti minimi, nella fase in cui il personale docente viene man mano pensionato, sono diventati docenti preziosi, punto e basta; ma pagati poco e nella congiuntura senese, senza alcun futuro. Se smettessero di insegnare, i loro corsi chiuderebbero e verosimilmente chiuderebbero anche diversi corsi di laurea tout-court: per favore, andate a vedere, negarlo è pura ipocrisia e sarebbe onesto che almeno questo venisse riconosciuto: moralmente, magari, con un obolo di dieci centesimi.

26 Risposte

  1. Come non essere d’accordo? Al 120%?

  2. Ripeto quanto appuntato ad altro post: ci dice per favore a noi esterni quanti e quali corsi a Siena crollerebbero se i ricercatori non fossero docenti?
    Grazie molte da
    a.

  3. Arlecchino, non credo affatto che tu sia un esterno e credo al contrario che la tua sia solo una domanda retorica: lo sai benissimo. Altrimenti dovrei persuadermi che realmente vivi in una grotta, scrutando confuse ombre delle cose sulle pareti. Ma a quanto pare siamo al negazionismo. Fammi un favore, chiedi al Focardi di cacciare anche i ricercatori, dopo i precari: àpres nous, le déluge! Vedrai che ridere…

  4. Uscendo dalla platonica grotta possiamo concretizzare le idee. Una è questa: Focardi obbedirà solo alla sua lobby di partito. Inutile chiedere. Inutile dare. Egli sa solo prendere. Come i suoi stimatissimi – si fa per dire – predecessori. L’Università è ridotta a una conca di leccaculi. E del resto è espressione della società. Fa quasi piacere che un Napolitano, da sempre craxiano, migliorista, abbia accolto assieme ai governanti, i fan di un fuggiasco e di un corrotto corruttore (vedasi le sentenze passate in giudicato). Fa quasi piacere vedere un consiglio comunale ridotto pressappoco a una latrina, dove i problemi dei cittadini sono fumosi o inesistenti ma in compenso non mancano gli elogi al fuggiasco di Hammamet e si suona la fanfara della più ignobile demagogia.
    I professori universitari – tranne pochi casi di onesto lavoro – possono pure essere ricevuti in pompa magna nelle alte sfere, ma il popolo li ha bollati per sempre come mafiosi.
    bardus

  5. Stavrogin, non è stato chiesto di cacciare alcun ricercatore mi pare, ma una risposta circostanziata ad Arlecchino è possibile. Vi pare?
    Il prof. Grasso o il Favi così esperti di tabulati dovrebbero poter dire quanti sono i titolari di corso non associati o ordinari. È un dato non indifferente, perché per gli altri il corso si deve presumere, per loro no. E sono il 40% del corpo docente o ricercatore che dir si voglia.

  6. Vorrei anche vedere che uno li cacci… costano un 4 di un ordinario e lavorano di più…

  7. Non è facile rispondere ai quesiti posti perché i dati aggiornati dovrebbero fornirli i Centri servizi delle Facoltà.

    N. Ricercatori nell’ateneo senese (compresi 6 assistenti): 399

    Facoltà di Medicina e Chirurgia:
    N. ricercatori (compresi 4 assistenti): 144
    N. ricercatori senza insegnamento: 9

    Facoltà di Farmacia:
    N. ricercatori (compreso 1 assistente): 27
    N. ricercatori senza insegnamento: 2

    Facoltà di Economia:
    N. ricercatori: 30
    N. ricercatori senza insegnamento: 2

    Facoltà di Giurisprudenza:
    N. ricercatori: 24
    N. ricercatori senza insegnamento: 7

    Facoltà di Ingegneria:
    N. ricercatori: 23
    N. ricercatori senza insegnamento: 1

    Facoltà di Lettere e Filosofia:
    N. ricercatori: 66
    N. ricercatori senza insegnamento: 4

    Facoltà di Scienze Matem. Fis. Naturali:
    N. ricercatori (compreso 1 assistente): 65
    N. ricercatori senza insegnamento: 4

    Facoltà di Scienze Politiche:
    N. ricercatori: 20
    N. ricercatori senza insegnamento: 0

  8. Già questi sono numeri vergognosi… Ricordo a tutti che la didattica per un ricercatore è volontaria… Sarei curioso di vedere quanti ricercatori fanno più ore di lezione dei proffs nei loro rispettivi dipartimenti… Senza contare il nero… ovvero le lezioni ufficialmente dei prof e in realtà svolte da altri…

  9. Credo che Arlecchino sarà soddisfatto. Veramente vergognoso come dice Cal! Ma da qualche parte ho letto che il rettore o chi altri ha rilanciato le 120 ore obbligatorie per ordinari e associati? Vi risulta? Queste sono le notizie che dovrebbero andare sui giornali (e al Ministero), no?

  10. Sì ma formalmente ci sarà chi ne fa anche molte di più… ma poi in aula chi ci va? Perché quello che hanno tradizionalmente fatto i dottorandi, gli assegnisti, ovvero i precari, adesso toccherà ai ricercatori…

  11. Non ce l’ho con i ricercatori, non capisco come sia venuto fuori. Semplicemente, sono i più presenti, sembra, nei dibattiti, certo in comparazione con i ‘docenti’ ufficiali. Vista poi la situazione scandalosa emersa è chiaro che sentano più di altri le ingiustizie. Tutto vero. Ma non vuol dire che siano tutti santi. Tra di loro perché dovrebbero esserci persone meno dedite che tra le altre due categorie? Non sono selezionati da loro, da questi ultimi? E non è stato detto mille volte anche in questo blog che sono concorsi spesso a candidato unico? La vicenda Coluccia, oggi sulla Repubblica del capoluogo c’è il nome (a Siena non s’è fatto mi dicono), non va anche in qusto senso?
    Io volevo solo dire non facciamone una categoria al di là di ogni discussione. Tutto qui. La si rivolti come un calzino come si dovrebbe fare con le altre due di docenti. Par condicio nei controlli, che mi sembrano oggi ugualmente inesistenti per tutti. Anche gli studenti hanno le loro responsabilità perché dovrebbero denunciare più fortemente le situazioni di degrado didattico. Ne avete mai visto uno intervenire? O va meglio così anche a loro?

  12. Si è vero quello che dici… ma riflettiamo un attimo: tu sei un barone nel senso paradigmatico del termine ovvero potere tanto, competenze abbastanza limitate, voglia di lavorare quasi nulla. Chi ti metti intorno? Dei fannulloni come te o dei giovani bravi e vogliosi di far carriera che puoi spremere come limoni?
    Forse sono più presenti perché sono quelli che hanno più da guadagnare in un cambio di prospettiva dell’università… mentre il barone medio supporta gattopardianamente lo status quo… o no?

  13. Dipende, caro, dipende! In genere i modesti non ci si mettono intorno gente che possa dar loro ombra e non sanno riconoscere i “buoni”.
    Fosse così semplice come tu dici!
    Comunque i dati che avete pubblicato sono sconvolgenti e segnalano un problema enorme. Il decreto Gelmini mi pare che di status non parli per quelli in servizio e sono quasi la metà dei docenti italiani. Non è incredibile? Non è certo materia da lasciare alla “autonomia”, bona questa…
    A chi giova questa imprevidenza?

  14. Beh, che i ricercatori sono docenti lo stabilisce lo Statuto autonono dell’Università di Siena (Art. 60 – Ai fini dello Statuto, dei regolamenti e degli atti dell’Ateneo s’intendono per docenti, i professori straordinari, ordinari, associati, di ruolo e fuori ruolo ed i ricercatori). Poi si può pensare all’evoluzione della normativa sull’attribuzione dei carichi didattici (fino al famoso “professore aggregato”). I ricercatori insegnano…
    Più che altro, quando si arriverà a contrattualizzare anche il personale docente?

  15. «È stato deciso che, nel rispetto delle proprie esigenze organizzative, le singole Facoltà attuino la programmazione didattica assegnando ai professori ordinari e associati a tempo pieno un compito didattico (lezioni e laboratori nei corsi di laurea e laurea magistrale, dottorati di ricerca e scuole di specializzazione) compreso di norma fra 90 e 120 ore.» Il Magnifico

    …tzè, dilettanti!

    «Nella seduta odierna è stata, inoltre, riaffermata l’importanza dell’impegno dei Ricercatori universitari, degli Assistenti del ruolo ad esaurimento, dei Tecnici laureati in possesso di specifici requisiti previsti da norme,
    nonché dei professori incaricati stabilizzati, nello svolgimento di attività didattiche: impegno ancora più significativo perché volontario.»
    Il Magnifico

    prego, non c’è di che…..

  16. Grazie cari compagni ricercatori! Anche se nessuno vi ha chiesto niente, il vostro capitano vi ringrazia, a nome di tutto l’equipaggio, di aver viaggiato unisi.
    Siamo spiacenti per i disagi causati da Dottorato di Ricerca, Post Dottorato, Assegni di Ricerca, Borse di Studio e contratti affini che siete stati costretti a subire nel tragitto.
    Per i futuri passeggeri, consigliamo le nuove offerte ad esaurimento: Tecnico Emerito, Segretario ad Honorem, Direttore parcheggi e Fotocopiatore capo.

    P.S. Se incontrate qualche “raro” esemplare di assegnista o ricercatore TD, potreste fargli presente che i lavandini di Banchi di sotto hanno ancora quelle fastidiose perdite…?

  17. Mi sono laureato all’Università di Pisa circa 30 anni fa. Ho dei ricordi impressionanti e straordinari dei miei professori. Andavo alle loro lezioni con commozione, desiderio. Mi insegnavano a studiare, a cercare, a indagare i fatti e le ipotesi della vita. Erano professori e tenevano i loro corsi, noi eravamo studenti e fieri di assistervi.

    Con tutto il rispetto per i ricercatori, non mi pare onesto che i ragazzi paghino le tasse universitarie per essere allievi di semplici ricercatori o assegnisti di ricerca, che non hanno molto da insegnare. Così come, per carità, il 90% dell’odierna classe docente universitaria.

  18. Akaki, “semplici” ricercatori!?!?!?!?!?! Ma in che mondo vivi? Mi pare che il tuo discorso equivalga più o meno al diniego del voto alle donne della contrada dell’Oca, tanto è fuori dal mondo. I professori dei tuoi ricordi diventarono tali in due o tre anni (magari con la sanatoria dell’ ’81, come l’incorruttibile Brunetta il breve), fortuna che, come ricorda Idaros, non è toccata a chi sia nato più tardi.
    Bene, vedo che ora, dopo la decimazione dei precari, è di moda insultare i ricercatori: chi ha portato l’ateneo senese a questo disastro, evidentemente non vuol lasciare tracce dietro di sé: muoia Sansone con tutti i filistei?

  19. Caro Akaki,
    è propio vero, che bello che era il rumore del gessetto sulla lavagna, le fotocopie ingiallite, la ricerca per mesi sul cartaceo e i finanziamenti a pioggia….

    I giovani d’oggi, dopo soli 10 anni di ricerca in giro per il mondo pretendono già di saper fare il panforte e di aver capito il senso della vita… gnamo via!!

    E che vorranno mai insegnare un “Ricercatore Semplice” o un “Fido Assegnista”? È vero, bravo! Gli andrebbe vietato per statuto di fare didattica! Lasciamola fare ai canuti professionisti, magari aumentandogli un po’ lo stipendio…

  20. Trionfale per il raggiungimento di quota 100 cinghiali abbattuti, vengo e dico la mia.
    Secondo la mia modesta opinione sarebbe stato più corretto intitolare il post in questione: «Cosa fanno “in realtà” alcuni ricercatori? Insegnano e negarlo è pura ipocrisia». Dopodiché farne immediatamente un altro intitolato: «Cosa fanno “in realtà” alcuni ricercatori? Una beneamata minchia a parte riscuotere lo stipendio (basso o alto che sia) e negarlo è pure ipocrisia». Infine si sarebbe potuto dar vita ad una serie di post identici nei titolo sostituendo alla parola “ricercatori” di volta in volta le parole “associati”, “ordinari”, “tecnici”, “bibliotecari”, “amministrativi”, “sindaci”, “parlamentari” e così via.
    Purtroppo si sta verificando un fenomeno che tempo fa avevo preconizzato: la guerra tra poveracci, molti dei quali non hanno ancora realizzato minimamente in che disastrosa situazione si trova l’università. L’Ateneo si è trasformato in un gigantesco mondo pre hobbesiano in cui ogni uomo è lupo verso gli altri. D’altro canto, essendo finite e dissipate e scialacquate tutte le risorse ognuno si arrocca sulla propria (e della propria classe di appartenenza) posizione, sputando giudizi a dir poco tranchant su tutti gli altri.
    Peccato, veramente peccato perché la situazione avrebbe richiesto un “fare sistema” e non un continuare una tendenza che ormai è propria di tutta la città. Non so se avete notato (lo dico soprattutto per Stavrogin aka Fliegendehollander e Akaki) che il buon Bisi se ne guarda bene dal fare post che riguardino l’Ateneo, un po’, credo, perché il suo grande nemico, Miccolis, è stato finalmente defenestrato, un po’ (o più di un po’) perché si è reso conto che è proprio il “sistema Siena” che sta crollando e chi gli ispira (o impone) la linea editoriale non desidera che l’Ateneo venga – correttamente dico io – preso ad esempio di un sistema che è fallito nella maniera più miseranda. E non vedo come una persona di buon senso possa negare l’assoluta verità di quanto asserisce kerans nel post su Sindaco e Presidente della Provincia.
    In base a tutto ciò assumo che le previsioni di un brutto epilogo per questa vicenda siano assolutamente azzeccate e, lo dico dal profondo del cuore, me ne dispiaccio non poco.
    Un Favi di Montarrenti diviso tra la gloria dei cento cinghiali e l’amarezza per il fosco destino dell’Ateneo

  21. Dal mio “semplice” punto di vista, butto la il titolo per un nuovo post: «Cosa fanno tutti gli straordinari professori di Akaki quando devono decidere sulla conferma di un ricercatore che non fa una beneamata minchia?»
    Ovviamente il loro dovere! E la storia si ripete….

  22. Mah. Complimenti a Favi, per le scorribande venatorie pare molto redditizie e divertenti.
    Per il resto, avevo semplicemente rievocato un ricordo dei miei studi pisani che nessuno può togliermi o levigare, dal momento che rimane impresso in me come una delle cose più belle del mio trascorso.
    Che posso dire, lo so che alcuni ricercatori sono molto preparati, non sono sciocco, lo so che insegnano spesso con più competenza di certi docenti.
    Ma il mio ricordo, assieme a quello dei gessetti che rovesciavano polvere tra le lavagne e il pavimento, non me lo toglierete.
    Ma che noia, questa città, e questi cittadini così grigi. Par di camminare per le vie del centro. Senza un raggio di sole, neppure a luglio.
    Sistema Siena. Mah.

  23. «Secondo la mia modesta opinione sarebbe stato più corretto intitolare il post in questione: «Cosa fanno “in realtà” alcuni ricercatori? Insegnano e negarlo è pura ipocrisia». Dopodiché farne immediatamente un altro intitolato: «Cosa fanno “in realtà” alcuni ricercatori? Una beneamata minchia a parte riscuotere lo stipendio (basso o alto che sia) e negarlo è pure ipocrisia» Favi
    ————
    …basso, Favi, basso: sciogli ogni dubbio e spero vorrai evitare il ridicolo di parlare della “casta” dei ricercatori e magari sinanco dei precari. Né capisco bene di cosa parli Akaki quando allude ad “alcuni ricercatori”, dipingendo un mondo che non esiste (“Akaki amicus est, sed….”), giacché non capisce che i ricercatori di oggi ai suoi tempi sarebbero stati associati e i precari di oggi, sarebbero stati ricercatori: aggiustiamo un po’ il tiro, perché dai dati riportati da Giovanni Grasso risulta che vi sono trecentonovantanove ricercatori, che non sono “alcuni”, ma oltre un terzo del corpo docente, quasi tutti insegnano e i restanti, non so se facciano una “beneamata minchia”. Segue che se smettessero di insegnare, mancherebbero un terzo dei corsi all’incirca, che pertanto verrebbero soppressi o “mutuati” (da chi?); se non esistessero fisicamente, mancherebbero trecentonovantanove unità ai conteggi cervellotici dei famosi “requisiti minimi” – non è il mio chiodo fisso, ma pare che chi disquisisce su questi argomenti – dai benzinai, ai giornalisti, dalle comari ai sindacalisti -, caldeggiando deportazioni e decimazioni, spesso ignori che vi è questo piccolo dettaglio e queste leggi dello stato da rispettare – dunque provo a riflettere, in una fase in cui cinquecento – giusto? – docenti si avviano alla pensione (verosimilmente in maggioranza associati ed ordinari), che ne sarebbe dei corsi di laurea, se per incanto i “ricercatori” cosiddetti sparissero. Comunque io non credevo di sollevare un polverone, né ho scritto per rivendicare alcunché, né in rappresentanza di alcuno, ma insorgo solo quando quarantenni con famiglia a carico, titoli e benemerenze, vincitori di concorsi (onesti, fino a prova contraria), dopo più che decennale girovagare per mezzo mondo, vengono dipinti come “ragazzaglia”, scolari, “studenti che studiano”, quando invece sono professionisti – come si usa dire ora – che lavorano, e onestamente non credo che vi sia altro luogo del mondo civilizzato dove si abbia una considerazione così bassa della categoria. Credevo anzi di scrivere una cosa ovvia e risaputa, sotto gli occhi di tutti, ossia che i ricercatori sono docenti “ufficiali”, punto e basta. Nei registri c’è pure stampigliato il nome con l’investitura nientepopòdimeno che a “professore aggregato” (molto onor, poco contante… e non si capisce “aggregati” a che cosa, se sovente sono gli unici docenti della loro disciplina), gente che insegna da anni anche oltre le famose 100-120 ore (e sarei cane di andare a vedere se i “profesurun” le fanno tutti quanti), si ciuccia decine di esami, segue tesi di ogni livello, partecipa a comitati e sottocomitati didattico – burocratici e dunque mi sorprendo della sorpresa suscitata: così è, perché le cose, oramai da anni, sono cambiate, rispetto al paradiso terrestre descritto dal nostalgico Akaki. Negare la realtà sotto il profilo psichiatrico è indice di gravi patologie e sotto il profilo storico si chiama “negazionismo”. Quanto ai lazzeroni, hai ragione nel dire che ve ne sono ad ogni livello (come esistono in percentuali forse superiori giornalisti infami, medici criminali, politici ladri, osti della malora, donne di facili costumi, preti pedofili ecc. … ma, recitava una canzonetta, “ho visto anche zingari felici”…). Questo è l’equivoco del brunettismo: perché non li si scovano e denunciano, invece di rompere le balle all’universo mondo? E poi il lazzeronismo a mille euro, converrai, è più economico per l’amministrazione di quello a cinquemila euro. Quanto alla dequalificazione della didattica, non credo proprio che dipenda dal fatto che qualcuno che ha ancora un po’ di energie e conoscenze più fresche insegni: la colpa è semmai della sequela di contro-riforme che hanno assimilato l’università ad una fabbrica di pomodori in scatola, dove gli aspetti quantitativi e statistici prevalgono inesorabilmente su ogni considerazione qualitativa.

  24. A parte che essendo in servizio ricercatori con 30 e passa anni di servizio il loro stipendio tanto basso non è, ma comunque cercavo di mettere l’accento su una spiacevole tendenza riscontrata in questa fase in base alla quale mi pare che tutti si ritirino sulle proprie posizioni e da lì sparacchino a casaccio senza prendere la mira. E non prendendo la mira molte delle cose ragionevoli che dici perdono di ragionevolezza nei fatti. Poi c’è da dire che il periodo in cui dovrebbero andare in pensione 500 docenti durerà dieci anni, non tre mesi e, ad ogni buon conto, ritenere di annullare completamente gli effetti di questo cataclisma non importa in quanto tempo è pura utopia. Se e quando l’Ateneo uscirà dall’emergenza, ne uscirà ridimensionato in maniera drastica e definitiva. Non mi stupirei di vedere un’Università dimezzata e dimezzata in tutte le proprie funzioni, incluse quindi quella di insegnamento e quella di reclutamento. Altra cosa è augurarsi che il dimezzamento proceda equamente per tutte le categorie, cosa che io condivido. Ciò non toglie che le leggi dello Stato – che pure sono state bellamente ignorate negli ultimi anni – dovranno pure tenere conto della congiuntura assai particolare. Non dico che abbiano ragione quei politicanti da poco (billigpolitikanten) che continuano a chiedere soldi allo Stato senza darne nemmeno uno loro, ma che almeno lo Stato non sia così fiscale nell’applicazione dei minimi mussiani e gelminiani, questo credo che lo potremmo chiedere con qualche speranza di trovare ascolto.
    Che al momento sia scorso solo sangue innocente, come d’altro canto succede sempre in presenza di disastri di questo genere, è vero (assegnisti, dottorandi, precari tout court), ma questa non mi sembra una ragione dirimente per assegnare la patente di innocenza anche ad altre categorie, perché – così come i ricercatori insegnano e fanno di fatto parte del corpo docente – ne condividono anche le manchevolezze. Ricordo al proposito che il Rettore è eletto quasi esclusivamente dai docenti (il voto del personale TA vale 1/10); ricordo altresì che i ricercatori sono rappresentati in CdA esattamente come i loro più blasonati colleghi ordinari ed associati e che quindi, così come insegnano e seguono le tesi e gli esami, così firmano i bilanci (falsi o veri che siano) e hanno le proprie responsabilità. Il tutto per uno stipendio – lo concedo – più basso, circostanza per la quale non mi sembra possibile chiamare a risponderne altri che non sia il Legislatore.
    Infine non mi pare il caso di mischiare quanto ho affermato io con le tesi di Akaki, perché è veramente un sommare le mele con le pere. Unicuique suum.
    Saluti dal Favi
    (cinghiali abbattuti oggi: 5)

  25. Continuo a ritenere che perdiate del tempo e che sia ridicolo presentare ricercatori martiri e ordinari e associati imbroglioni e fannulloni. A parte il fatto che lo stipendio del ricercatore arriva a quello iniziale dell’associato ed è più che onorevole subito dopo il triennio (quanti ricercatori non lo hanno superato chi lo sa dire?), per cui i mille euro sono un falso bello e buono, non vedo perché loro debbano fare tutti quei corsi di cui sono titolari a Siena diversamente dagli altri: bene o male come gli altri né più né meno, perché dovrebbero fare altrimenti? Che controlli hanno ad es. a Medicina dove sono così tanti? A controllare si perde più tempo che a fare, lo sanno tutti… anche i baroni!
    Piuttosto Stavrogin ha ragione sulla storia dei requisiti, ma anche qui ricorderei che la riforma del 2005 delle 120 ore solo ora e in modo ambiguo è stato deciso di applicarla: non dà ragione a chi dice – come il centro-destra – che la crisi è stata salutare?
    Comunque, è problema da far venir fuori e non mi pare che le forze politiche e sindacali (v. comunicato confederale sulla Gelmini) l’abbiamo capito. Insistere, quindi, e con esempi concreti, gli unici che questa gente possa capire…

  26. A parte il fatto che lo stipendio del ricercatore arriva a quello iniziale dell’associato ed è più che onorevole subito dopo il triennio (quanti ricercatori non lo hanno superato chi lo sa dire?), per cui i mille euro sono un falso bello e buono.
    archimede

    ………………..

    …caro Archimede, a parte il fatto che un ricercatore entra con 1200 euro circa (ed è anche fortunato, di questi tempi), che al momento della conferma (tre anni, che fanno seguito ad una media di dieci anni di precariato, cui si aggiungono estenuanti ed incomprensibili tempi burocratici) aumenti è vero, ma un professore di II fascia alla conferma, da quanto ne so percepisce almeno 400 euro in più e dunque il paragone non regge. Tuttavia non è questione di “prezzo”: nessuno ha presentato i ricercatori indistintamente come “martiri”. Credo che ciò che ho scritto, come REAZIONE a discorsi assai inquietanti che si odono in giro, sia abbastanza chiaro e intelligibile a chiunque abbia VOGLIA di intenderlo. Un saluto.

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