Dopo le polemiche un libro del massimo esperto sul Costituto senese del 1309-1310

Questo blog in passato si è diffusamente occupato della querelle sul Costituto senese del 1309-1310 e delle polemiche che coinvolsero studiosi come Marcello Flores D’Arcais, Pierre Toubert, Franco Cardini, Paolo Prodi, Gabriella Rossetti, Gigliola Soldi Rondinini, Ernesto Galli della Loggia ed il Ministro dei Beni culturali dell’epoca, Francesco Rutelli. In questi giorni è uscito un libro di Mario Ascheri sul Costituto e di seguito riportiamo integralmente la presentazione fatta da Gabriella Piccinni su “La Nazione di Siena” del 23 gennaio 2010.

I SEGRETI DEL COSTITUTO ALLA PORTATA DI TUTTI

Libretto di Ascheri-Papi per capire l’antica «Carta»

Gabriella Piccinni. Il settecentesimo anniversario della traduzione in volgare italiano del Costituto senese del 1309-1310 – che il Comune di Siena ha deciso di festeggiare con una lunga serie di proposte di teatro, musica, cinema, mercati, visite guidate – non ha mancato di stimolare parallele iniziative di ricerca, divulgazione e didattica storica, in parte coordinate dal Comune stesso, in parte autonomamente promosse. Stranamente, proprio il testo del Costituto in quanto tale – che ci è pervenuto in due stupendi codici miniati oggi esposti a palazzo pubblico – è rimasto finora un po’ in ombra.

Iniziano a colmare la lacuna un paio di nuove iniziative che in un certo senso interpretano i principi che guidarono gli antichi governanti senesi, quando ebbero l’idea di tradurre in “volgare di buona lettera grossa, ben leggibile et bene formata” un insieme di norme e leggi che regolavano la vita pubblica per renderle comprensibili anche a chi, ed era certo la maggior parte, non conosceva la lingua latina in cui erano state fino ad allora scritte. La prima di queste due iniziative di divulgazione è da pochi giorni in libreria e si deve a Mario Ascheri e Cecilia Papi (Il “Costituto” del Comune di Siena in volgare (1309-1310). Un episodio di storia della giustizia?, edizioni Aska, Firenze). La seconda vedrà la luce nei prossimi mesi con il titolo “Il Costituto spiegato ai ragazzi” e sarà frutto del lavoro di Duccio Balestraci (edizioni della Fondazione Mps), ma non è difficile immaginare che se ne gioveranno anche i genitori.

Composto da una novantina di pagine di formato tascabile, il volumetto di Ascheri-Papi si compone di due parti. Cecila Papi si occupa delle note linguistiche, fornendo alcune esemplificazioni di parole rare o totalmente scomparse nella lingua attuale, mentre la parte quantitativamente maggiore è quella storico-giuridica curata da Mario Ascheri.

L’autore, dopo aver spiegato perché le città comunali produssero i propri statuti mettendo per scritto norme di diritto vigenti, ricorda che a Siena già aveva prodotto testi tradotti in volgare anche prima del Costituto. Ripercorre poi la storia degli statuti senesi precedenti – che trovano la loro forma più compiuta nel testo in latino del 1262, del quale pure si dispone di una bella edizione – e quelli seguenti, in particolare quello del 1339, battezzato dall’autore “del Buongoverno” perché contemporaneo agli affreschi di Ambrogio Lorenzetti in palazzo pubblico. Infine l’autore inserisce il Costituto del 1309-10 nell’ambito delle risposte politiche ad una congiuntura eccezionale, rappresentata dal conflitto tra il culmine della crescita della città e le avvisaglie della crisi e, soprattutto, nel contesto di uno scontro tra il Comune e gli operatori del diritto (giudici e notai) in tema di amministrazione della giustizia, nel quale inquadra la crescita di ruolo di un “notaio potente”, Ranieri di Ghezzo Gangalandi, che materialmente in un anno porta a termine quell’operazione “di propaganda” della traduzione e scrittura in uno stupendo italiano che rende il Costituto senese un monumento della nostra lingua delle origini.

Infine, non poteva mancare un poco del piglio polemico che conosciamo a Mario Ascheri. “Il Costituto volgarizzato non è una costituzione”, così titola un paragrafo dove spiega che siamo di fronte soltanto ad un testo giuridico nel quale anche le norme che riguardano l’organizzazione pubblica sono sempre inserite nell’ottica del podestà che deve curarne l’applicazione e che non è corretto nemmeno parlare di democrazia per la Siena comunale.

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7 Risposte

  1. OK, grazie, prof. Grasso!
    A proposito di libri, però, mi sembra urgente piuttosto chiedere come è la situazione acquisti: le biblioteche in questa situazione di bilancio continuano a comprare, ad aggiornare le collane e ad acquisire le novità? In pochi anni una biblioteca se non è accudita diventa un ferro vecchio. Chi può porrre il problema che sono acquisti urgenti in Senato e CdA? Si può anche risparmiare sul riscaldamento, sul personale, su cosa volete, ma non sugli acquisti.
    Questo è un appello al Rettore e a tutti i ricercatori – quelli che ancora fanno ricerca intendo! Grazie!

  2. Ma non vi sono solo le biblioteche di facoltà. Una volta andai a Lettere per prenotare “Gli anormali” di Foucault e mi dissero “Abbiamo l’Opera Omnia del Foucault”. Non era vero e provvidero all’acquisto! Per quanto concerne la biblioteca pubblica, il “centro sociale” secondo un ex direttore che si laureò quando era già stato fatto direttore, in quanto funzionario di partito (indovina quale?) e grazie a un professore amicissimo e militante, un amico mi dice: “Non abbiamo, a Siena, una biblioteca!”. Anche un noto ideologo del Pd sputa fuoco per la “gentilezza” che vigeva agli Intronati. Forse son troppi e troppo poco motivati, casi encomiabili a parte. Scusate il percorso dell’Assoluto in diacronismo storico-metastorico. Premetto che non sono un’anima bella hegeliana…
    bardus

  3. Caro Giovanni Grasso,
    mi segnala Mario Ascheri che la mia piccola recensione al libro suo e di Cecilia Papi ha ricevuto interesse su questo blog e vengo a leggervi, ringraziandovi dell’attenzione. Ho recensito il volume, dopo una breve conversazione con Mario, nell’intento – che con lui condivido – di valorizzare la conoscenza del Costituto senese, di cui molti parlano ma poco leggono, di riassumerne alcuni contenuti e di segnalare ai lettori alcune iniziative di studio e divulgazione che vedranno coinvolti nei mesi prossimi diversi studiosi di storia senese e non, italiani e non, tra i quali lo stesso Mario Ascheri e la sottoscritta, in un clima di collaborazione e scambio largo di idee e di letture. Vedo che ne viene data una interpretazione polemica, della quale francamente non trovo giusitificazione nelle mie righe – né credo che ce l’abbiano trovata gli stessi autori – se non per quel piccolo riconoscimento della nota vivacità di Mario, che non può che fargli piacere perché è un tratto della sua personalità, di cittadino e di studioso.
    Che tra gli studiosi di cose medievali, poi, si stia discutendo sul ‘segno’ più profondo che la storia di Siena assunse in quegli anni cruciali e contraddittori a cavallo tra Due e Trecento è un dato di fatto storiografico, così come è un dato di fatto che la lettura prende diverse sfumature a seconda che si scelga l’angolo visuale della storia politico-istituzionale, o di quella politico-sociale, o giuridica o artistica, e che la cosa più difficile nel nostro mestiere di storici è tenerli per quanto possibile tutti insieme. Per questo ci attendiamo – sia Mario Ascheri che la sottoscritta ed altri – un passo avanti nelle nostre conoscenze dal convegno scientifico del prossimo aprile. Per il resto mi pare che la polemica che richiami nel titolo sia nata tutta dentro il blog (cosa che ovviamente è del tutto legittima, ma non riguarda sul serio né me né Mario).
    Ti rubo ancora un po’ di spazio. Non credo di fare un torto al giornale che ha ospitato le mie righe segnalando che l’articolo – che avevo mandato senza concordarne prima la lunghezza – è stato tagliato nella parte finale, come si fa in questi casi in tutte le redazioni del mondo. Per completezza e perché credo che sia gentile verso gli autori, aggiungo qui sotto la parte mancante.
    Cordiali saluti Gabriella Piccinni

    «Infine, non poteva mancare un poco del piglio polemico che conosciamo a Mario Ascheri. “Il Costituto volgarizzato non è una costituzione”, così titola un paragrafo dove spiega bene che siamo di fronte soltanto ad testo giuridico, nel quale anche le norme che riguardano l’organizzazione pubblica sono sempre inserite nell’ottica del podestà che deve curarne l’applicazione e che non è corretto nemmeno parlare di democrazia per la Siena comunale (come, del resto, per nessuna altra città del tempo).
    Ma perché mai il Costituto dovrebbe essere una Costituzione? È sottinteso ma abbastanza evidente che Ascheri vuole qui criticare il dibattito sul modo in cui le varie costituzioni contemporanee hanno affrontato il tema dei diritti umani che il Comune ha promosso nei mesi scorsi, tra le altre iniziative, nell’ambito dei festeggiamenti di questo antico statuto. Non è difficile comprendere che in queste righe il destinatario del volumetto muta un poco: non più solo il senese curioso della storia patria, al quale lo specialista spiega un contenuto scientifico, ma il senese-cittadino, che si vuole vigile sull’azione culturale dei suoi governanti.
    Il tema è stimolante e, del resto, sull’uso pubblico della storia nella contemporaneità da qualche secolo dibattono fior di uomini di cultura, ma non è certo possibile entrare nel merito in queste poche righe, se non per ribadire che – naturalmente – la storia va conosciuta per se stessa, ricostruendola con rigore scientifico, serenità, e in genere con grande fatica, anche – e forse tanto più – quando l’intento è di proporla ad un pubblico largo. Eppure, e sono sicura che su questo anche Mario Ascheri è d’accordo, benvenga la storia ogni volta che riesce a servire da spunto, stimolo, anche solo occasione per una riflessione sull’oggi.»

  4. Tutti conosciamo la storia della nostra città.

  5. Caro Giovanni,
    grazie molte per aver caricato la recensione di Gabriella Piccinni e grazie a lei e a chi è intervenuto nel dibattito che ho scorso molto rapidamente perché sono all’estero e in movimento.
    Il blog è sempre vivace, partecipato, il che è molto importante a Siena, dove non è mistero per nessuno che i media soffrono di conformismo feroce (diciamo così…). Se mai, visto che ho preso la parola, lo aggiungo, credo che se ne gioverebbe se si evitassero ripetizioni e attacchi personali. A volte questi fanno perdere alcuni temi importanti introdotti nel dibattito. Ad esempio, qualcuno ha parlato del destino delle biblioteche nell’attuale crisi dell’Università e non mi pare che gli sia stato risposto.
    Quanto al Costituto, è vero che la storia cittadina si conosce a Siena come da nessun’altra parte, ma quest’occasione ha consentito un approfondimento che ha portato a novità: la polemica con gli operatori del diritto non era stata per ora messa a fuoco e mi sembra molto importante sul piano storico e storiografico, al di là della storia di Siena.
    “Costituzione”: no, non ero polemico per il motivo sottile indicato da Gabriella, che avevo trascurato del tutto; solo avevo letto in atti ufficiali tale qualificazione (forse in un’intervista al sindaco) e, senza polemica particolare, ho voluto precisare, perché in effetti il cittadino normale – che non ha il testo né può procurarselo! – fa presto a pensare che il “costituto” sia nome antico di una “costituzione”.
    Democrazia: ho voluto precisare perché la motivazione del “volgare” poteva condurre a eccessi; non era un sistema politico né oligarchico (come si è detto per tanto tempo), né democratico secondo i criteri odierni come si poteva pensare dalla motivazione del volgare; ma certo era partecipato come allora avveniva ormai in pche città italiane. Come avverrà per il Palio più tardi, Siena già allora tendeva a conservare istituzioni che altrove di regola ormai in quel primo Trecento venivano “superate” (signorie).
    Paolo Fedeli: io ritengo mio dovere professionale dare indicazioni e consigli a chi li chiede, qualunque sia il suo status (senza dover privilegiare per opinioni politiche o altro, che non chiedo mai neppure ai miei collaboratori diretti); non vedo problemi.
    Infine, qualcuno ha introdotto uno strano discorso polemico su di me come docente, non saprei su che basi; a Roma Tre so di essere molto stimato e amato: e questo mi basta!
    Grazie, cordialmente
    Mario Ascheri

  6. Salve, sono una giornalista salernitana.
    Per motivi professionali mi sono occupata di “Langobardia Minor” e di scrittura beneventana.
    Sono venuta a conoscenza, del tutto casualmente, di un servizio giornalistico in onda su Rai 3 e dedicato al Costituto senese. Opera di Marco Hagge, coordinatore di “Bellitalia”, il lavoro si voterà, a quanto mi risulta, “tout court” a questa realtà della quale ignoravo l’esistenza.
    Cordialmente

  7. Vorrei solo sapere come si fa a pubblicare col Monte dei Paschi (quale ricco sponsor: W il mercato!), chi ti può raccomandare, quale tessera occorre prendere: stesso discorso vale per i sederi di marmo della burocrazia nullafacenti, per i dipartimenti e per altri enti. Attendiamo di leggere il libretto ascheriano, anche se non è sponsorizzato dal MPS o dal Rotary (almeno credo) e non ha il si stampi di lordmajor. Ma credo faccia parte della “comunità scientifica” e sia ben valutato, all’oppposto di certe merde burocratiche semi-ignoranti che son preposte a giudicare altrui lavori dove non ci capiscono una sega ma sono protette dalla solita mafia cittadina, essendo bene in vista nella società dei cavalli, quella del “berebennannà”.
    Bardo

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