Decidi tu che segno lasciare. Firma la petizione contro le mutilazioni genitali femminili

Ci sono tanti modi di fare violenza su una donna. Alcuni sono addirittura legali. Le Mutilazioni Genitali Femminili sono una pratica crudele che ogni giorno fa 8000 giovani vittime. Ora dipende anche da te. Puoi lasciare che quest’orrore continui oppure puoi firmare perché una risoluzione ONU nel 2011 metta al bando queste mutilazioni, per sempre.

Appello per una messa al bando universale delle mutilazioni genitali femminili all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel 2011

Noi sottoscritti cittadini di tutto il mondo e militanti per i diritti umani, riuniti oggi dopo anni di lotta affinché le mutilazioni genitali femminili siano riconosciute e condannate come violazione del diritto all’integrità della persona e coscienti che un divieto delle Nazioni Unite rafforzerà e apporterà un nuovo slancio agli sforzi che sono ancora necessari per eliminare la pratica ovunque nel mondo:

– chiediamo all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite di adottare una risoluzione per mettere al bando le mutilazioni genitali femminili ovunque nel mondo.
– chiediamo ai nostri governi, così come a tutte le organizzazioni internazionali e regionali, di sostenere e promuovere l’adozione di questa risoluzione nel 2011.
– invitiamo i cittadini di tutto il mondo a sostenere e firmare questa petizione per mettere al bando questa violenza generalizzata e sistematica commessa contro le donne e le bambine in violazione del loro diritto fondamentale all’integrità personale.

La Campagna di Non C’è Pace Senza Giustizia, dell’Inter-African Committee on Traditional Practices Affecting the Health of Women and Children (IAC- CIAF), della rete EURONET e dell’Associazione La Palabre, ha come obiettivo la promozione dell’adozione di una Risoluzione di messa al bando universale delle mutilazioni genitali femminili (MGF) da parte della 65a Assemblea Generale delle Nazioni Unite.

Il nostro lavoro consiste nell’accrescere l’informazione e la sensibilizzazione dei paesi membri, delle agenzie e delle istituzioni che operano nell’ambito delle Nazioni Unite, accrescendo la consapevolezza del pubblico internazionale sulle MGF e sulle azioni che l’Assemblea generale dell’ONU, gli Stati interessati e la società civile stanno mettendo in atto.

Le mutilazioni genitali femminili sono una violazione dei diritti umani e una forma di violenza contro le donne. Il termine descrive tutte le procedure che implicano la parziale o totale rimozione degli organi genitali femminili o qualsiasi altro danno arrecato agli organi genitali della donna.

Le MGF sono praticate prevalentemente in 28 paesi africani ma anche nella penisola araba, nel Medio Oriente e nel sudest asiatico. Le MGF erano praticate in secoli recenti anche in Europa e in Nord America, dove l’immigrazione ha reintrodotto il fenomeno nei ultimi decenni, così come in Australia, Nuova Zelanda e in alcune parti dell’Africa dove non era presente.

Ad oggi in 19 dei paesi africani più afflitti dalla pratica é finalmente vietato mutilare. L’accelerazione dell’impegno legislativo in molti paesi é anche frutto di una mobilitazione internazionale che ha visto risultati straordinari quali l’adozione nel 2003 e l’entrata in vigore nel 2005 del Protocollo dell’Unione Africana sui Diritti delle Donne in Africa, che all’Articolo 5 prescrive l’adozione di legislazioni nazionali contro le MGF.

Il crescente impegno dimostrato anche a livello internazionale dagli Stati interessati e dalla stessa comunità internazionale, così come l’impegno della società civile africana nel promuovere strumenti internazionali che aprano varchi politici a livello locale, si traducono in una richiesta sempre più netta di una messa al bando internazionale delle MGF.

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2 Risposte

  1. Un orrore che deve finire!!!

  2. Certo, va bene, solo che ogni tanto qualcuno si sveglia e dice: “no alle mutilazioni genitali femminili” o qualcos’altro.

    Quale responsabile del club UNESCO locale, ancora nel 2007, per la festa della donna, proposi la visione del bellissimo film “Moolaadé” di Ousmane Sembene, al Cineforum (Piazza dell’Abbadia di Siena).
    Specificavo nei comunicati stampa e quant’altro, che la questione non era (è) legata a precetti religiosi, che niente aveva (ha) a che fare con la religione musulmana, che è solamente una pratica tradizionale, arcaica, in uso in alcuni paesi.

    Fortunata coincidenza, quasi contemporaneamente, mi arrivò un comunicato in cui si diceva che “una conferenza di eruditi islamici e medici ha dichiarato al Cairo che “le mutilazioni… sono contrarie ai più alti valori dell’Islam…”.
    In Italia c’erano (ci sono) ancora talmente tanti casi da far ‘sì che um medico di Firenze (terra nostra!), invitò a fare soltanto un tagliettino alle bimbe (o qualcosa del genere), per figurare una mutilazione, o che altro (ho dati più precisi).

    Non trovai, scandalosamente, alcuna solidarietà. Anzì, sia dal Comune, che dalla Provincia, venni emarginata in modo scandaloso, tanto da escludermi perfino quando, cercando di capire certi atteggiamenti, proposi la semplice lettura della Dichiarazione Universale dei diritti dell’Uomo.
    La proiezione del film la pagai io; per consolazione c’erano tante persone, ma quanta amarezza! Trattata come un cane, da donne per di più, in un problema così doloroso. Sorvoliamo… ma che strana gente trovo io a Siena.
    Ora come ora, quello che potrebbe essere molto utile per lo sradicamento di tale orrenda pratica, è far sottoporre bimbi e bimbe (non solo le bimbe, la questione è delicatissima), ad una visita medica prima di essere accolti alla scuola materna ed elementare.
    Il discorso è lungo, ma se nella nostra terra solo una bimba sarà tagliuzzata, la responsabilità ricadrà su chi, a suo tempo, avrebbe potuto (dovuto) ascoltarmi, o, in alternativa, proporre qualcos’altro.

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