E c’è chi entra in Università, ne esce andando in pensione e poi ci rientra

Si è detto da più parti che «la voragine nell’ateneo senese è stata provocata da chi ha privilegiato interessi propri e delle proprie corti.» Uno degli ultimi esempi di tale malcostume riguarda l’acquisto, senza la necessaria autorizzazione del CdA, di 300 copie del libro in onore di Luigi Berlinguer. Nel ricostruire la vicenda, è saltato fuori un altro episodio emblematico dell’uso per fini personali della cosa pubblica. Occorre ricordare che l’ex rettore Berlinguer, un anno e mezzo dopo il suo pensionamento, avvenuto nel maggio 2003, chiese di essere riassunto dall’università di Siena. In effetti, rientrò in servizio il 10 dicembre 2004 ma, contestualmente, fu messo in aspettativa, in quanto membro del Consiglio superiore della magistratura. La notizia, tenuta nel massimo riserbo, fu resa pubblica a fine febbraio 2005 dal settimanale Il Mondo, che ne spiegò anche il motivo: Berlinguer puntava alla Corte costituzionale. Ma il centrosinistra aveva già un candidato ufficiale in Luciano Violante, presidente dei deputati Ds. Ecco spiegata la ragione della segretezza. E il motivo del ritorno in servizio? Probabilmente l’ex ministro riteneva, a torto o per prudenza, che l’art. 135 comma 2 della Costituzione («I giudici della Corte costituzionale sono scelti (…) tra i professori ordinari di università in materie giuridiche…») si riferisse ai soli docenti in ruolo. Questo spiacevole episodio fu ben presto archiviato di fronte alle crescenti resistenze, anche interne ai Ds, che raggiunsero l’apice quando Forza Italia pose il veto sul nome di Violante che, il 24 maggio 2005, fu costretto a ritirare la sua candidatura. Alla Consulta fu poi eletto, il 22 giugno 2005, Gaetano Silvestri, Preside di Giurisprudenza all’Università di Messina.

Ecco, con il rientro in servizio di Luigi Berlinguer – ne parlarono anche il “Corriere di Siena” e “il Cittadino Oggi” – maturò l’iniziativa della pubblicazione dei due tomi. Sarebbe bene che i numerosi allievi, amici e conoscenti dell’ex rettore si assumessero la responsabilità e l’onere dei festeggiamenti in suo onore, compresa la stampa dell’opera.

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Una Risposta

  1. Questi uffici sono dell’opinione che 26.210 euro debbano essere pagati di tasca propria da chi ha stipulato il contratto senza averne l’autorità o comunque non facendolo passare dai preposti organi, vale a dire Maurizio Boldrini. Va altresì data ragione al Prof. Giovanni Grasso sulle corresponsabilità e quindi per dare un aiutino ecco a chi vanno richiesti i soldi: Antonio Cardini, Saverio Carpinelli, Giuliano Catoni, Giulio Cianferotti, Floriana Colao, Fulvio Mancuso, Paolo Nardi. Se poi, visto che sono tutti berlingueriani e tosiani di ferro, volessero dare una mano per quella faccenduola dei debiti e per quell’altra dei 38,8 milioni di disavanzo, sarebbero i benvenuti.
    Poi questi uffici hanno un’altra domanda, per tornare ai due tomi in onore del Sultano di Stigliano “promossi dalle Università di Siena e di Sassari”. Sarebbe possibile sapere cosa ci ha messo Sassari? Che hanno fatto, solo la promozione? Hanno dissestato anche loro l’Ateneo o si sono giovati dei dissesti altrui?
    Questi uffici comunque rimangono convinti che l’unico sistema per combinare qualcosa passi per l’intervento dei Carabinieri e non per le indagini interne. E anche quello potrebbe non essere sufficiente.

    Di questi uffici: Cesare Mori

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