L’Università di Siena come ammortizzatore sociale

Le dichiarazioni sull’Università del candidato sindaco sostenuto da: “Nuovo Polo per Siena” (Fli, Api, Udc), “Liste Civiche Senesi” e Lista civica “Per Corradi sindaco”.

Gabriele Corradi. Due anni fa qualcuno ha alzato il coperchio e ci si è accorti di un buco da 250 milioni di euro che non avviene dalla mattina alla sera, viene da lontano, volontariamente è stato tenuto nascosto. Si è presa l’università come ammortizzatore sociale, senza nulla togliere a loro ma si sono assunte persone che non servivano per creare consensi, basterebbe guardare il rapporto tra dipendenti e professori che c’è – per dire – alla Bocconi. E si sono aperte sedi in tutti i paesi da Colle a San Giovanni Valdarno. Arezzo costa 13-14 milioni di euro l’anno, ma perché se Arezzo vuole l’università non se la paga? E così Grosseto. Come se ne esce? Col concorso di tutti e l’aiuto del Ministero, con cui bisogna avere rapporti: non si può sempre criticare la Gelmini, bisogna parlarci e trovare insieme la soluzione. E ragionare con Comune e Provincia anche per un riequilibrio del personale, che è giusto non perda il posto e lo trovi in un altro ente.

Bisogna ripartire per creare un centro di eccellenza: io ho frequentato il primo corso di Scienze Economiche e Bancarie a cui venivano da tutta Italia, perché era l’unica; adesso perché uno deve venire a Siena a fare Economia e Commercio se lo trova da tutte le parti? Se non si ricrea eccellenza, la gente non viene. Negli ultimi cinque anni l’ateneo ha avuto 5.000 studenti in meno, che sono 5.000 posti letti in meno, 10mila pizze al giorno in meno. Uno si domanda perché uno studente dovrebbe venire, cosa offre Siena: un luogo di aggregazione? Un cinema? Perché non facciamo pubblicità per richiamare gli studenti? Io quando perdevo 20 clienti in una filiale mi chiedevo il perché e mettevo in piedi le azioni per recuperarli. L’avete vista un’iniziativa dell’università, del Comune, della Provincia, delle istituzioni messe insieme per provare a riattirarli?’

A Siena non è pensabile di portare le industrie, oggi che chiudono in tutta Italia. Noi abbiamo l’industria della cultura, dobbiamo puntare su cultura e turismo. Poi, quando l’università riprende un po’ di fiato dalla crisi attuale, un’altra cosa che dovremmo fare è puntare sulla ricerca: non solo Siena Biotech, ma creare incubatori. Cito la realtà di Pisa: accanto alla Scuola Sant’Anna e alla Normale nascono decine di aziende fatte da giovani studenti che provano a sviluppare la ricerca che fanno dentro l’università, è un motore perché riesce a dare opportunità di lavoro ai giovani. Mi stupisco che a Siena non si sia creata questa opportunità: non è semplice, non si fa dalla mattina alla sera, ma lavoreremo anche su questo, per permettere a chi si laurea di rimanere.