Ma cosa è costato il cosiddetto risanamento (vero o presunto)? L’Università di Siena non sarà più come prima!

Altan-futurodimerda

Rabbi Jaqov Jizchaq. Non vorrei che le legittime e sacrosante obiezioni del prof. Grasso (riprese da Piccini) venissero strumentalizzate per incanalare il dibattito in una direzione sbagliata: “da mihi ubi consistam, et terram coelumque movebo”, dice Archimede, ma qual è l’ubi consistam, il fondamento stabile, la base del ragionamento, quando parliamo de “l’università di Siena”? Pare, infatti, che, sia per i sostenitori delle tesi di Riccaboni, sia per i contestatori di queste tesi, “l’università di Siena” costituisca una sorta di Essere parmenideo: uno, eterno, indivisibile, uguale a se stesso, immutato dal 2007 a oggi, cosicché quando la macchina ripartirà, basterà solo togliere un po’ di polvere, un’occhiata alla batteria, gonfiare le gomme e controllare l’olio. Non vorrei cioè che si dimenticasse cosa è costato il cosiddetto “risanamento” (vero o presunto). Questo concetto, che cioè niente sarà più come prima, è chiarissimo ai senesi quando parliamo del MPS. Curiosamente pare che non lo sia quando parliamo di università.

Dal sito MIUR ricavo questi dati. Complessivamente, dopo l’avanzamento di carriera di una quarantina di persone (i “nuovi professori” 🙂 ), vi sono 709 docenti (256 associati, 273 ricercatori e 180 ordinari) più 17 ricercatori a tempo determinato (così dice il sito MIUR). Si sono persi 350 docenti. Dal grafico in alto a destra si evince che un altro centinaio di docenti si accinge a uscire di ruolo e non credo che il miglioramento dei conti consenta la ripresa del turn-over a pieno regime (come invece gradualmente accadrà in altri atenei ricchi e virtuosi, aumentando così il divario). Questo ha significato una riduzione notevole dell’offerta formativa e della mole di ricerca. In buona sostanza l’ateneo senese è stato dimezzato, e siccome ciò è avvenuto a casaccio, il corpo docente che puoi utilizzare per i tuoi radiosi progetti di rilancio è al momento semplicemente quello sopravvissuto alla carneficina (che in parte non c’entra un tubo con codesti progetti), più un po’ di ricercatori “di tipo B” con contratto a tempo determinato che sperabilmente entreranno nei ranghi, ma non prima di cinque o sei anni (e per i quali, peraltro, a differenza dei loro colleghi “old style” a tempo indeterminato, non so se siano previsti incarichi didattici).

Mi sorprende che il dibattito prescinda completamente da questo tema. “L’università riparte”, ma che vuol dire? Cosa si accinge a ripartire? Nella lotta per accaparrarsi il titolo di università eccellente onde primeggiare nelle classifiche internazionali, e non solo in quelle surreali del CENSIS, ti devi misurare (cito gli atenei italici presenti nelle classifiche QS) con atenei in piena ascesa tipo il Politecnico e la Statale milanesi, con i loro complessivamente 3400 docenti e oltre 100.000 studenti, o Padova, che sfoggia 60.000 studenti e oltre 2000 docenti, Pisa con i suoi 46.000 studenti e 1454 docenti (più altri 120 al Sant’Anna), o Torino, con i suoi 1900 docenti e 62.459 studenti, e non mi è proprio chiaro come ciò possa avvenire, né pertanto quali progetti bollano realmente in pentola per Siena.

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2 Risposte

  1. p.s. tanto per fornire qualche altro dato, mentre Siena perderà quasi 500 docenti (benché il nostro Rettore continui a vantare i nostri famosi 45 “nuovi” docenti di cui sopra-in realtà, avanzamenti di carriera), Pisa, a detta del loro Rettore, ne GUADAGNERÀ 1000! Non è chiaro dunque come si possa competere, onde evitare di essere risucchiati nell’orbita di un ateneo di tale massa, con delle disparità che nei prossimi anni andranno enormemente crescendo:

    “PISA. Il rettore Massimo Augello saluta l’ateneo annunciando una manovra espansiva che vale fino a 10 milioni di euro: 200 nuovi professori assunti (compresi gli avanzamenti di carriera) e alcune decine tra tecnici, amministrativi e bibliotecari. “Dal 2010 al 2016 arriveremo ad assumere più di mille persone – commenta il rettore – cifre che non hanno eguali nella storia dell’ateneo pisano…”

    http://firenze.repubblica.it/cronaca/2016/05/05/news/universita_pisa_e_siena_verso_il_voto_augello_in_sei_anni_mille_assunzioni_risultato_straordinario_-139166653/

    • (segue)

      Scovo sempre su Repubblica queste tre domande rivolte ai candidati rettore senesi http://www.iannaccone.org/wp-content/uploads/LaRepubblicaFirenze_Universita-12Aprile2016.pdf

      DOMANDE PER I CANDIDATI A SIENA

      1. I tempi del bilancio in rosso di Siena sembrerebbero lontani. Dopo alcuni anni di cautela è arrivato il momento di tornare a investire: quali le priorità?

      2. Siena è una città piccola, che ha fatto la sua forza nell’essere a misura di studente. Eppure in dieci anni le iscrizioni sono calate del 62%. Come riconquistare la fiducia dei giovani?

      3. Quale sarà la vocazione dell’Università di Siena per il futuro?

      Colgo tre brani dalle risposte:

      ROSSI. “Non è ammissibile distinguere tra sapere e ricerca utili e inutili sulla base del loro “valore di mercato”. Senza la ricerca “pura”, la ricerca applicata si inaridisce. Il necessario rapporto con ilmondo del lavoro non può tradursi in una riconversione dell’Università in un’Accademia professionale di massa. L’Università non insegna solo una professione, ma anche un metodo di pensiero.”

      Parole sacrosante…non solo perché, come diceva un famoso scienziato, non è possibile giustificare l’attività di nessun vero scienziato/a sulla base dell’ ”utilità” immediata del suo lavoro, quanto forse per il suo opposto: oramai (almeno da Hiroshima in poi) gli intrecci tra scienza pura ed applicata e le ricadute a breve termine sono tali, da rendere tale distinzione, non solo eticamente insostenibile, ma anche teoricamente insensata: simul stabunt vel simul cadent. Peccato che un aspetto del cosiddetto risanamento sia stato proprio la cancellazione, già effettuata o in corso, di tutte le aree delle scienze astratte e speculative. Un processo, temo, oramai irreversibile. Non so se dalle ceneri sorgerà un vendicatore.

      FRATI. “Innanzitutto la ricerca, con investimenti finanziari e in risorse umane, anche attraverso un programma di sostegno al reclutamento di giovani talenti.”

      Si, ma con quali danari? Date le persistenti condizioni finanziarie dell’ateneo (frettolosamente dichiarato “risanato”) non ti verrà consentito di accedere a quote significative di turn over. E la situazione al riguardo è quella drammatica più volte ribadita.

      PETRAGLIA. “Va fatto un salto di qualità per garantire un’offerta formativa competitiva a livello internazionale, potenziando e valorizzando lauree specialistiche, master, dottorati di ricerca e scuoldi specializzazione. L’obiettivo è far parte delle prime 100 migliori Università europee.”

      Giustissimo…ma il “risanamento”, se non erro, è avvenuto dimezzando il corpo docente e chiudendo decine di corsi di laurea (moltissime magistrali) od accorpandone altri: non ci giurerei sul fatto che ciò che è rimasto in piedi sia il meglio che c’era. Per non dire della strage di dottorati: il programma di riduzione dell’ateneo senese a “teaching university”, cioè sede distaccata produttrice di diplomati triennali, va avanti subdolamente. Sempre Repubblica http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2016/03/13/voti-risultati-e-cifre-indicano-futuri-diversi-per-toscaniFirenze09.html?ref=search descrive infatti così la “mission” dei tre atenei toscani:

      ” Pisa sta consolidando la sua tradizione in materie scientifiche (anche grazie alla Scuola Normale e del Sant’Anna) con una forte attenzione alla formazione post laurea e alla ricerca. Siena è una università specializzata nella didattica di primo livello per alcune discipline”.

      Allora vorrei capire se il nostro agitarsi non sia puramente velleitario, visto che i giochi paiono già fatti politicamente “in alto loco”.

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