L’università di Siena come carne di porco

Ne “il Cittadino online” Giovanni Elia pubblica un articolo sull’Università di Siena intitolato, «Osservazioni senza veli: Unisi, un gigante annegato». In un passo dell’articolo si legge: «A due anni dall’esplosione del caso mediatico del “buco” (ma qualche volenteroso urlava nel deserto parecchio tempo prima, nell’indifferenza generale)…». Sarebbe interessante sapere da Elia chi è questa voce che urlava nel deserto.

Giovanni Elia. In uno dei molti splendidi racconti di James Ballard, uno tra i maggiori scrittori anglosassoni del secolo scorso, la vita di un tranquillo paese viene sconvolta dalla misteriosa apparizione del cadavere di un gigante sulla spiaggia dell’abitato. La prima reazione degli abitanti è di stupore, meraviglia e fascinazione, ma col passare del tempo il corpo viene prima derubricato a dato di fatto, poi ignorato ed infine – mentre le spoglie stanno per disfarsi – mutilato senza ritegno, fino a che sulla spiaggia non rimangono che poche enormi ossa.
L’Università di Siena, all’inizio di questo 2011, è nella stessa situazione. A due anni dall’esplosione del caso mediatico del “buco” (ma qualche volenteroso urlava nel deserto parecchio tempo prima, nell’indifferenza generale) si deve purtroppo constatare che parecchi ancora non si rendono conto che quel gigante è tecnicamente già annegato – o meglio, è stato fatto annegare.

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Per le Liste Civiche Senesi e il Nuovo Polo l’università di Siena è sul baratro e i vertici dell’ateneo stanno a guardare

Liste Civiche Senesi, API, FLI, UDC. Dopo la nota vicenda, non ancora conclusa dal punto di vista giudiziario, sull’elezione del Rettore dell’Università di Siena e dopo l’altrettanto nota vicenda della nomina del nuovo Direttore Amministrativo, le Liste Civiche Senesi ed il Nuovo Polo (UDC, FLI, API) vogliono osservare che, indipendentemente dalle inchieste, pure importanti, che dovranno far luce sulle responsabilità penali e civili, esistono anche delle responsabilità etiche e accademiche. I vertici dell’Ateneo, Rettore e Direttore Amministrativo, affrontano con eccessiva lentezza le decisioni che invece appaiono improcrastinabili, senza dimostrare una qualsiasi strategia. Il piano di risanamento, diventato obbligatorio con l’approvazione del DdL Gelmini, che era stato già stilato da Focardi-Barretta e approvato dal Consiglio di Amministrazione, ha subìto uno stop e circolano voci di una riscrittura. Ma intanto il tempo passa ed il piano è quasi ormai scaduto, visto che le finanze dell’Ateneo sono sull’orlo del crollo definitivo, con un bilancio di previsione per il 2011 in dissesto per oltre 38 mlioni di euro. La relazione dei Revisori dei Conti al bilancio è stata negativa, ma lo stesso è stato ugualmente approvato sia in Senato Accademico che in Consiglio di Amministrazione, pur con cinque voti contrari. In ogni caso, le speranze che forse Riccaboni coltivava per una vagheggiata fondazione immobiliare con il MPS, sono state mandate in fumo dal veto dei Revisori dei Conti. Il pagamento degli stipendi di gennaio è stato possibile anticipando 5 milioni del Fondo di Finanziamento ordinario, ma per febbraio già non c’è garanzia di questo, mentre la Banca MPS non ha ancora concesso (e non si sa se e quando lo farà) l’anticipazione di cassa richiesta di 20 milioni di euro e resta in alto mare la vendita della certosa di Pontignano.

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La Lega suona la sveglia per la conclusione delle indagini sul dissesto dell’università di Siena

Lega Nord – Toscana. Prima di chiedere ai dipendenti dell’Ateneo di sacrificarsi per salvaguardare l’Istituzione cittadina, il duo Riccaboni – Fabbro avrebbe fatto bene a chiedere verità e giustizia per il deficit dell’Ateneo ed una rapida conclusione delle indagini, ancora vergognosamente aperte.

È assurdo che i diritti dei lavoratori dell’Ateneo siano stati e vengano ancora una volta brutalizzati: il dissesto dell’Ateneo non deve essere considerato la causa per imporre sacrifici a chi, con il pauroso dissesto, non c’entra nulla, vale a dire i dipendenti dell’Università: vogliamo che chi ha danneggiato le finanze e l’immagine dell’Università e della Città abbia, finalmente, un nome e cognome e possa essere consegnato alla giustizia ordinaria, per pagare penalmente i danni fatti: a due anni dall’inizio dell’indagine ancora non si muove foglia.

Nel frattempo, però, crediamo che l’Amministrazione non debba rimanere insensibile e non debba costringere i più deboli (cioè i dipendenti tecnico – amministrativi nonché gli studenti cui sono state tagliate nell’ultimo Senato anche le borse di dottorato, snaturando in questo modo la funzione stessa dell’Università) a pagare per tutti: il Rettore Riccaboni e il Direttore Amministrativo Fabbro devono fare la propria parte, individuando e prendendo adeguati provvedimenti, attraverso un’indagine interna, nei confronti di chi ha sbagliato, anche sulla base del comma 2 dell’art. 7 della Legge 15/2009.

Cosa riserverà il 2011 all’Università di Siena dipenderà dalla comunità accademica

Cosa riserverà il 2011 all’Università di Siena? Rispondere alla domanda è facile, basta rileggere alcuni degli articoli pubblicati su questo blog nel 2010, di cui si riportano di seguito titoli e link, e riflettere sulla seguente dichiarazione dell’on. Franco Ceccuzzi: ci sono stati «comportamenti predatori nell’Università e chi ha sbagliato deve pagare». I titoli sono del curatore del blog.

Agostino Milani. Ateneo senese: ormai siamo al «redde rationem»

Anfiarao. Università di Siena: risvegli

Giovanni Grasso. La voragine nei conti dell’ateneo senese ed il blocco delle progressioni economiche dei dipendenti

Cecilia Marzotti. Il punto sul dissesto dell’ateneo senese. Reati ipotizzati: falso ideologico, abuso d’ufficio e truffa

Giovanni Grasso. Prime condanne nella concorsopoli senese

Agostino Milani e Massimo Bandini. Ateneo senese: si vive alla giornata e non si interviene sul sistema che ha generato il dissesto

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La riforma Gelmini in pillole: codice etico, federazione e fusione di Atenei, fondo per il merito degli studenti, decreti legislativi

Dopo la pubblicazione della prima, ecco la seconda parte – inviataci da un assiduo lettore del blog – dello schema con brevi commenti della riforma Gemini.

Otto der Kommissar. Entro centottanta giorni dalla data d’entrata in vigore della riforma, il Senato Accademico è tenuto ad adottare  un codice etico. Del codice etico si è ampiamente discusso nelle pagine di questo blog e non ritengo utile aggiungere nulla, se non che si tratta di operazione inutile, dannosa e, forse, pericolosa…

Le modifiche statutarie, da adottarsi entro 6 mesi dall’entrata in vigore della riforma, sono proposte da un organo composto da quindici componenti (il Rettore con funzioni di Presidente, due Rappresentanti degli Studenti, sei designati dal Senato Accademico e sei dal Consiglio di Amministrazione). Il nuovo statuto è adottato con delibera del Senato Accademico, previo parere favorevole del Consiglio di Amministrazione. Sono previsti meccanismi in caso di inerzia degli Atenei. I vecchi organi collegiali decadono al momento della costituzione di quelli previsti dal nuovo statuto.

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La riforma Gelmini in pillole: principî e governance

Riceviamo da un assiduo lettore del blog uno schema, con brevi commenti, della riforma Gelmini.

Otto der Kommissar. La riforma Gelmini è arrivata in Stazione… il viaggio è stato lungo… molti intoppi, qualche abbocco di deragliamento, ma il viaggio è terminato… il Senato della Repubblica ha approvato in via definiva il disegno di legge con 161 sì, 98 no e 6 astenuti.

Una premessa di metodo… questo lavoro si basa su di un testo a fronte preso dal sito del Senato della Repubblica… sono possibili piccoli aggiustamenti derivanti dall’approvazione da parte del Senato di norme di coordinamento. Parto, seguendo del resto lo schema del provvedimento, dal delineare alcuni principî ispiratori qualificanti della riforma:

• il Ministero fissa obiettivi al Sistema universitario e ne verifica il raggiungimento;
• il Ministero distribuisce le risorse pubbliche agli Atenei sulla base degli obiettivi dichiarati e della valutazione dei risultati;
• gli Atenei valutati positivamente possono accedere a forme di sperimentazione organizzativa e gestionale.

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Siena: in attesa delle elezioni comunali, la denuncia dei “comportamenti predatori” nell’università dilania i partiti senesi

Lega Nord Toscana. Bisogna essere davvero molto sprovveduti, politicamente e non solo, per non sapere che proprio mercoledì 22 dicembre ci sarà, in Senato, l’approvazione definitiva della legge Gelmini sull’Università, quella che prevede, grazie alla Lega, il commissariamento per gli Atenei finanziariamente dissestati: ecco un chiaro esempio di come, all’opposizione, il “primo partito di riferimento”, come tiene a definirsi il PdL cittadino, si caratterizzi per una linea politica da “dilettanti alla sbaraglio”. Così facendo, il partito dell’ascianese (ex DC, ex Altra Siena di Monaci, ex UDC, ex Liste Civiche e sostenitore di Piccini Sindaco alle comunali del 2006, prima di transitare a Forza Italia e poi al PdL, dove finisce la sua travagliata “Odissea”), Claudio Marignani, finalmente, ha gettato la maschera: questa è la solita opposizione schiacciata sui poteri forti senesi, né più né meno del 2006! Il loro unico scopo, alle Comunali del 2011, sembra essere proprio quello di perdere, evitare il ballottaggio, favorire in tutti modi la Sinistra, sperando in qualche posto, puntualmente elemosinato nei CdA della Banca o delle Deputazioni della Fondazione.

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Università di Siena: sindacati che contestano e accusano, sindacati che pongono domande e fanno riflettere e sindacati fiancheggiatori che arrancano

Tra finti risparmi sbandierati alla stampa, sperpero di denaro occultato, indennità non dovute ed in alcuni casi sopravvalutate, privilegi per i soliti noti, dilettanti allo sbaraglio che se stessero fermi farebbero meno danni, ci si avvia inesorabilmente al commissariamento dell’Università di Siena. Non è mai troppo tardi per cominciare a fare un elenco di tutto ciò, specialmente a fine anno, al momento dell’approvazione del bilancio di previsione 2011.

Lorenzo Costa (RdB/USB). Non possiamo accettare il modo di operare dell’Amministrazione sul salario accessorio. Ci si nasconde dietro alla Relazione del Mef per giustificare una scelta politica chiara di distribuzione, fra tutto il personale, di una spesa maggiore derivata da un errore commesso da pochi. Qualcuno ha sbagliato e ora socializza i “debiti”. Per fare questa operazione si fa appello all’art. 40 comma 3-quinquies della legge 165/2001, entrato in vigore il 15 novembre 2009 che non ha effetto retroattivo. Se accettassimo questa posizione saremmo corresponsabili dell’impoverimento retributivo del personale tecnico amministrativo. Se accettassimo questa posizione saremmo corresponsabili della scomparsa del salario accessorio di tutto il personale tecnico amministrativo in categoria B, C, D. In media € 120 mensili a testa.

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L’università di Siena: prospettive per il futuro

Da Facebook una proposta per il risanamento dell’Università di Siena nel silenzio dei vertici dell’ateneo

Maestro James Anderson (Anno domini MMX, die quinque mensis decembris). L’Università di Siena il 23 settembre 2008 viene a conoscenza, ma molti indizi e qualche voce isolata avevano già avvisato ed era stata trattata da Cassandra, di un buco di bilancio da oltre 200.000.000 di euro (l’economista Prof. Frediani ad un certo punto è giunto a sostenere che il buco era di quasi 300 milioni). L’allora Rettore Focardi portò i libri contabili e una memoria in tribunale e questo causò l’apertura di una serie di indagini coordinate prima dal Procuratore Formisano ora passate nelle mani di Francesca Firrao. A luglio scorso Focardi ha perso le elezioni a vantaggio di Angelo Riccaboni (di soli 16 voti e con un’inchiesta aperta sul voto) il quale si è affrettato a far fuori il precedente direttore amministrativo Antonio Barretta e, picchia e mena, è riuscito a nominare Ines Fabbro, ex direttore amministrativo di Bologna condannata dalla Corte dei Conti per danno erariale. Nel frattempo, avendo venduto due palazzi per un totale di 180 milioni di euro, il buco in sé per sé è in buona parte coperto, ma il disavanzo strutturale annuo rimane a livelli mostruosi e può essere quantificato in più di 30.000.000 annui il che rende inutile qualsiasi risanamento visto che il debito si moltiplica continuamente.

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