La riforma Gelmini in pillole: codice etico, federazione e fusione di Atenei, fondo per il merito degli studenti, decreti legislativi

Dopo la pubblicazione della prima, ecco la seconda parte – inviataci da un assiduo lettore del blog – dello schema con brevi commenti della riforma Gemini.

Otto der Kommissar. Entro centottanta giorni dalla data d’entrata in vigore della riforma, il Senato Accademico è tenuto ad adottare  un codice etico. Del codice etico si è ampiamente discusso nelle pagine di questo blog e non ritengo utile aggiungere nulla, se non che si tratta di operazione inutile, dannosa e, forse, pericolosa…

Le modifiche statutarie, da adottarsi entro 6 mesi dall’entrata in vigore della riforma, sono proposte da un organo composto da quindici componenti (il Rettore con funzioni di Presidente, due Rappresentanti degli Studenti, sei designati dal Senato Accademico e sei dal Consiglio di Amministrazione). Il nuovo statuto è adottato con delibera del Senato Accademico, previo parere favorevole del Consiglio di Amministrazione. Sono previsti meccanismi in caso di inerzia degli Atenei. I vecchi organi collegiali decadono al momento della costituzione di quelli previsti dal nuovo statuto.

Per quanto riguarda le federazioni (anche limitatamente ad alcuni settori di attività o strutture) e le fusioni di due o più Atenei, si riportano le principali norme:
• Le finalità della federazione o fusione consistono nel miglioramento della qualità, dell’efficienza e dell’efficacia delle attività istituzionali e gestionali, nella razionalizzazione della distribuzione delle sedi universitarie etc…
• Il procedimento di federazione o fusione ha inizio sulla base di un progetto deliberato dai competenti organi di ciascuno degli Atenei interessati e sottoposto per l’approvazione all’esame del Ministero, che si esprime entro tre mesi, previa valutazione dell’ANVUR. Detto progetto contiene, in forma analitica, le motivazioni, gli obiettivi, le compatibilità finanziarie e logistiche nonché le proposte di riassegnazione dell’organico e delle strutture.
• Le procedure di mobilità dei professori e dei ricercatori nonché del personale tecnico-amministrativo sono specificamente regolate dal progetto di cui sopra. In particolare, per i professori e i ricercatori, l’eventuale trasferimento avviene previo espletamento di  procedure ad istanza degli interessati. In caso di esito negativo, il Ministro può provvedere d’ufficio al trasferimento del personale interessato disponendo altresì incentivi finanziari (che nel testo licenziato in prima lettura dal Senato erano eventuali: l’eventualità si è persa per strada diventando necessarietà… qualche lobbie si è opportunamente attivata?).

Le disposizioni sulla mobilità relative a federazione e fusione si applicano anche ai processi di revisione e razionalizzazione dell’offerta formativa e della conseguente disattivazione dei Corsi di Studio universitari, delle Facoltà e delle Sedi universitarie decentrate.

Passo all’analisi del titolo II della legge, relativo a norme e delega legislativa in materia di qualità ed efficienza del Sistema Universitario… presso il Ministero è istituito il Fondo per il merito degli studenti universitari finalizzato a promuovere l’eccellenza e il merito fra gli studenti dei corsi di laurea e di laurea magistrale. Il fondo è destinato all’erogazione di premi di studio, di buoni studio, e di finanziamenti per le specifiche finalità del fondo.

Il Governo è altresì delegato ad adottare, entro il termine di dodici mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, uno o più decreti legislativi finalizzati a riformare il sistema universitario per il raggiungimento dei seguenti obiettivi:

a) Valorizzazione della qualità e dell’efficienza delle università, attuata con l’introduzione di meccanismi premiali nella distribuzione delle risorse pubbliche. Nell’esercizio della delega il Governo è tenuto a conformarsi ai seguenti principi:
• introduzione di un sistema di accreditamento delle Sedi e dei Corsi di studio universitari, fondato sull’utilizzazione di specifici indicatori (definiti ex ante dall’ANVUR) per la verifica del possesso dei requisiti didattici, strutturali, organizzativi, di qualificazione dei docenti e delle attività di ricerca, nonché di sostenibilità economico-finanziaria;
• introduzione di un sistema di valutazione periodica basato su criteri e indicatori (stabiliti ex ante, da parte dell’ANVUR) dell’efficienza e dei risultati conseguiti nell’ambito della didattica e della ricerca dalle singole università e dalle loro articolazioni interne;
• potenziamento del sistema di autovalutazione degli Atenei;
 definizione del sistema di valutazione e di assicurazione della qualità degli atenei in coerenza con quanto concordato a livello europeo etc., etc..

b) Revisione della disciplina concernente la contabilità, al fine di garantirne maggiore trasparenza ed omogeneità, di consentire l’individuazione dell’esatta condizione patrimoniale dell’Ateneo e dell’andamento complessivo della gestione, anche in coerenza con la programmazione triennale di Ateneo. Sono inoltre previsti meccanismi di commissariamento in caso di dissesto finanziario degli atenei. Nell’esercizio della delega il Governo è tenuto a conformarsi ai seguenti principi:
 introduzione di un sistema di contabilità economico-patrimoniale e analitica, del bilancio unico e del bilancio consolidato di ateneo (i principi contabili e gli schemi di bilancio sono stabiliti e aggiornati dal Ministero, di concerto con il Ministero dell’economia e delle finanze, sentita la Conferenza dei rettori delle università italiane) garantendo la predisposizione di un bilancio preventivo e di un rendiconto in contabilità finanziaria;
 adozione di un piano economico-finanziario triennale al fine di garantire la sostenibilità di tutte le attività dell’ateneo;
 determinazione di un limite massimo all’incidenza complessiva delle spese per l’indebitamento;
 determinazione di un limite massimo delle spese per il personale di ruolo e a tempo determinato;
 introduzione del costo standard unitario di formazione per studente in corso;
• previsione della declaratoria di dissesto finanziario nell’ipotesi in cui l’università non possa garantire l’assolvimento delle proprie funzioni indispensabili ovvero non possa fare fronte ai debiti liquidi ed esigibili nei confronti dei terzi;
• disciplina delle conseguenze del dissesto finanziario con previsione dell’inoltro da parte del Ministero di preventiva diffida e sollecitazione a predisporre, entro un termine non superiore a centottanta giorni, un piano di rientro da sottoporre all’approvazione del Ministero, di concerto con il Ministero dell’economia e delle finanze, e da attuare nel limite massimo di un quinquennio; previsione delle modalità di controllo periodico dell’attuazione del predetto piano;
 previsione, per i casi di mancata predisposizione, mancata approvazione ovvero omessa o incompleta attuazione del piano, del commissariamento dell’ateneo e disciplina delle modalità di assunzione da parte del Governo, su proposta del Ministro, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, della delibera di commissariamento e di nomina di uno o più commissari, ad esclusione del rettore, con il compito di provvedere alla predisposizione ovvero all’attuazione del piano di rientro finanziario;
• previsione di un apposito fondo di rotazione, distinto ed aggiuntivo rispetto alle risorse destinate al fondo di finanziamento ordinario per le università, a garanzia del riequilibrio finanziario degli atenei etc. etc.

c) Introduzione di un sistema di valutazione ex post delle politiche di reclutamento degli atenei, sulla base di criteri definiti ex ante. In particolare è prevista una quota non superiore al 10 per cento del fondo di funzionamento ordinario legata a meccanismi di valutazione delle politiche di reclutamento degli atenei, elaborati da parte dell’ANVUR (e fondati su: produzione scientifica dei professori e dei ricercatori successiva alla loro presa di servizio; percentuale di ricercatori a tempo determinato in servizio che non hanno trascorso l’intero percorso di dottorato e di postdottorato o, nel caso delle facoltà di medicina e chirurgia, di scuola di specializzazione, nella medesima università; percentuale dei professori reclutati da altri atenei; percentuale dei professori e ricercatori in servizio responsabili scientifici di progetti di ricerca internazionali e comunitari; grado di internazionalizzazione del corpo docente).

d) Revisione della legislazione di principio in materia di diritto allo studio con definizione dei livelli essenziali delle prestazioni (LEP) erogate dalle università statali. Nell’esercizio della delega il Governo è tenuto a conformarsi ai seguenti principi:
• definire i LEP, anche con riferimento ai requisiti di merito ed economici, tali da assicurare gli strumenti ed i servizi, quali borse di studio, trasporti, assistenza sanitaria, ristorazione, accesso alla cultura, alloggi, già disponibili a legislazione vigente, per il conseguimento del pieno successo formativo degli studenti dell’istruzione superiore e rimuovere gli ostacoli di ordine economico, sociale e personale che limitano l’accesso ed il conseguimento dei più alti gradi di istruzione superiore agli studenti capaci e meritevoli, ma privi di mezzi;
 garantire agli studenti la più ampia libertà di scelta in relazione alla fruizione dei servizi per il diritto allo studio universitario;
 definire i criteri per l’attribuzione alle regioni e alle province autonome di Trento e di Bolzano del Fondo integrativo per la concessione di prestiti d’onore e di borse di studio, di cui all’articolo 16, comma 4, della legge 2 dicembre 1991, n. 390;
 favorire il raccordo tra le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, le università e le diverse istituzioni che concorrono al successo formativo degli studenti al fine di potenziare la gamma dei servizi e degli interventi posti in essere dalle predette istituzioni, nell’ambito della propria autonomia statutaria;
 prevedere la stipula di specifici accordi con le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, per la sperimentazione di nuovi modelli nella gestione e nell’erogazione degli interventi;
 definire le tipologie di strutture residenziali destinate agli studenti universitari e le caratteristiche peculiari delle stesse etc. etc.

Sono queste le disposizioni della legge che hanno suscitato le maggiori perplessità: sono sembrate troppe le materie delegate al Governo… in ogni caso, preme ricordare, gli schemi dei Decreti Legislativi sono adottati previa intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, e sono trasmessi alle Camere per l’espressione del parere delle Commissioni parlamentari competenti per materia…

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10 Risposte

  1. Buon anno a tutti.
    Non ho ben capito se e come la riforma servirà a limitare i costi. La possibilità di fare le federazioni potrebbe servire allo scopo ma il grosso problema dell’esplosione di cattedre e corsi di laurea (171.415 insegnamenti, 2.500 corsi di laurea di primo livello, 2.500 di secondo livello nel 2007, http://www.rinnovareleistituzioni.it/cattedre.html ) mi pare che non venga toccato.

  2. ma pensi che in toscana tra pisa, firenze e siena-arezzo ci sono non meno di 6/sei Facoltà di Lettere più quel pozzo di sprechi che è l’Istituto del prof. Schiavone (sinistra di “Repubblica”, inquisito per sprechi, vero?): se la Regione volesse non potrebbe promuovere un confronto positivo come si dice?
    Farne tre veramente buone non sarebbe un’idea?

  3. Roberto e Laura, due luci nelle tenebre…

  4. Speriamo che si possa effettuare una razionalizzazione degli insegnamenti, ai fini di un risparmio delle poche risorse a disposizione.
    Per esempio a Siena in certe facoltà ci sono corsi di laurea seguiti al primo anno solo con una decina di studenti….. se intanto si eliminassero si farebbe cosa giusta.

    Quando le università erano serie erano gli studenti che sceglievano le sedi più prestigiose…… con le riforme di questi 20 anni sono state le università che hanno inseguito gli studenti dentro casa loro.

  5. Ma il grosso problema dell’esplosione di cattedre e corsi di laurea (171.415 insegnamenti, 2.500 corsi di laurea di primo livello, 2.500 di secondo livello nel 2007, http://www.rinnovareleistituzioni.it/cattedre.html ) mi pare che non venga toccato. Roberto Petracca

    A quello ci pensa il DM 17 del settembre 2010 che sarà già attivo dal 2011/2012. Per unisi si avrà una ulteriore riduzione dei corsi di laurea/laurea magistrale che rimarrano probabilmente non più di una cinquantina. Quanto all’esplosione delle cattedre, il blocco del turnover e la paralisi dei concorsi hanno già iniziato ad operare ben prima della riforma (a unisi negli ultimi due anni il corpo docente è sceso di più di 120 unità). Il problema è che sia la riduzione dei corsi di laurea che del personale docente non è basata su criteri di qualità o efficacia ma sulla distribuzione dei docenti nei settori disciplinari derivante dalle politiche passate e sull’età anagrafica dei docenti…

  6. Già! È vero! I decreti ministeriali!
    L’ho letto. Bel decreto, non si discute. Con i suoi numeri, i suoi allegati e le sue equazioni.
    Come a dire che quando si tratta di cambiare qualcosa affinché tutto rimanga come prima si fa una bella riforma con un gran battage parlamentare e mediatico, sfociando nell’incendio di Roma come ai tempi di Nerone. Quando invece si fanno le cose sul serio e si tagliano soldi, professori, corsi di laurea e ricercatori basta e avanza un ministro solitario e disperato che immerso nella tenebra più cupa del suo palazzo elucubra monocraticamente un’equazione di Schroedinger (Einstein si sta scazzicando nella tomba) capace di smantellare l’università pubblica, sfociando in un’epidemia di malattia del sonno che colpisce specificatamente le opposizioni.
    Mi torna in mente ancora Churchill: La democrazia si estrinseca al meglio quando comandano in due ed uno dei due è malato.
    Diciamocelo alto e forte: la riforma non è una riforma. È una raffinata operazione di propaganda ad uso e consumo dei prepotenti mezzi di comunicazione di massa controllati da sua emittenza il Presidente del Consiglio dei Ministri della Repubblica Italiana (quello che, per questo, gli stranieri dissero che era unfit). Infatti la riforma affronta di petto il vapor vacuo e parla di misteri insondabili e fumosi quali, in un paese capace di prendere a calci i suoi premi Nobel, sono il merito, le valutazioni ed i premi ai virtuosi.
    Invece le cose serie non le fa la riforma Gelmini discussa in parlamento ma Tremonti e Gelmini soli e dimenticati che, col rischio di essere tacciati poi di cialtroneria, invece di razionalizzare l’esistente scelgono la strada facile di segare soldi in maniera lineare, ‘ndò cojo cojo, segando il futuro di domani insieme ai soldi di oggi, mentre il parlamento serve solo per la propaganda, i comizi e le televisioni. Quando il pubblico rischia di addormentarsi organizzano una bella scazzottata da curva Nord e rimettono in moto la macchina della pubblicità. Alternativamente, per distogliere l’attenzione dai fatti, intervengono Sallusti e Feltri con qualche simpatico escamotage di bassa lega ma di gran richiamo mediatico, ampiamente giustificati dal loro dovere professionale che gli impone di aumentare le tirature dei loro giornali con ogni mezzo.
    Dato che sognare è gratis, personalmente avrei di sicuro stroncato l’università attuale, ma non dalle segrete del mio palazzo ministeriale, non riformando il fumo e né elucubrando equazioni capaci di creare corsi di laurea z a studenti x e professori y. Avrei democraticamente chiamato l’esercito ed i pompieri per stroncare i parassiti di ogni razza, risma, censo e religione nelle università, alla luce del sole, del parlamento e delle piazze. Avrei chiamato tutti alla rivoluzione. Tenendo bene in mente che mentre noi, in nome del debito pubblico, dobbiamo usare la nostra creatività per stroncare le vergogne della nostra università facendo leva sui tagli invece che sugli investimenti, la Germania continuava a investire in ricerca, istruzione e cultura mentre tagliava in tutti gli altri settori. Infatti la Germania è uscita dalla crisi, mugugna sull’euro come su una palla al piede, ha un futuro roseo ed ha Volkswagen che viaggia a gonfie vele, mentre noi siamo sempre in crisi, siamo attaccati all’euro come una cozza al suo scoglio, abbiamo stroncato il nostro futuro a colpi di machete ed abbiamo un italo-canadese nervoso che per sfuggire ai parassiti pensa di spostare Fiat in Croazia, Turchia, Brasile e Detroit e ora pro nobis amen.

  7. Mi pare che ci sia un po’ di confusione.

    L’istituzione di nuovi corsi non influenza direttamente il bilancio e, soprattutto, la loro abolizione non lo influenza (quasi) per niente.

    La spesa (almeno negli atenei poco virtuosi come il nostro) è influenzata soprattutto dal personale. E la quantità di personale (o altre spese) che si può sostenere non dipende dal numero di corsi, ma dal numero totale di studenti.

    Se qualcuno ha assunto dei docenti per dedicarli a corsi che non avevano abbastanza studenti (e quindi non producono introiti) ha fatto un errore di logica ed aritmetica elementare.

    Ma se una università ha assunto troppi docenti, non risparmierà nulla abolendo dei corsi: i risparmi si fanno riducendo il numero di docenti, il che si realizza principalmente non rimpiazzandoli quando vanno in pensione.
    Questo vuol dire che un’ateneo che per un certo tempo ha troppi docenti (e quindi spende più di quanto guadagna), per tornare in pari dovrà ridurre il numero di docenti non al di sotto del numero ottimale, per poter avere più incassi che spese e ripianare il debito. Dovrà procurare gli stessi incassi (numero di studenti) con meno personale.
    Ovviamente è più semplice a dirsi che a farsi.

    L’abolizione dei corsi con pochi studenti ha senso, quindi, quando in seguito a questo processo i docenti cominciano a scarseggiare, per razionalizzare il loro impegno, concentrandolo sui corsi più remunerativi.

    Anche la federazione di università serve principalmente a questo: ad attutire gli squilibri fra le varie discipline in seguito ai pensionamenti non programmati di cui scrive Marco: se è possibile che in un ateneo tutti i docenti di una materia vadano in pensione in un tempo breve (costringendo magari a chiudere un coeso di laurea remunerativo), è meno probabile che questo si verifichi per la stessa materia contemporaneamente in tre atenei.

    Il succo comunque è questo: nei prossimi anni i docenti che rimangono dovranno sobbarcarsi un carico di lavoro molto maggiore non solo di quello attuale, ma anche delle università concorrenti con meno debiti.

    saluti scettici
    Sesto Empirico

  8. A giudicare dal rapporto OCSE 2010 sull’educazione ( http://www.oecd.org/document/0,3343,en_2649_39263238_45897844_1_1_1_1,00.html#ms ) non si direbbe che abbiamo bisogno ridurre docenti e corsi di laurea. Si direbbe piuttosto il contrario. Per l’università spendiamo 39000 dollari a laureato contro una media OCSE di 53000. Per l’istruzione spendiamo il 4,5% del Pil contro una media europea del 5,7%. Per quanto riguarda la percentuale di laureati siamo in una situazione da terzo mondo: abbiamo la metà di laureati rispetto alla media OCSE (14% contro 28%). Nonostante l’esplosione di iscrizioni avvenuta con l’inutile e dannoso 3+2, nella fascia di età tra i 25 e i 34 anni gli italiani laureati sono il 20% mentre nell’OCSE sono il 27%. Il rapporto studenti/docenti è 19,5 in Italia e 15,8 nell’OCSE.
    Abbiamo quindi un futuro roseo e nei prossimi decenni faremo vedere i sorci verdi a Germania, Francia, Inghilterra e Spagna con la nostra cultura, con i nostri prodotti, con la nostra creatività e con la nostra competitività.
    Tanto più se pensiamo che il rapporto OCSE 2010 riporta i dati del 2008 e quindi i numeri peggioreranno quando si faranno sentire gli effetti dei tagli di dieci miliardi che Giulio Tremonti ha sottatto a Mariastella Gelmini ( http://linksiena.tumblr.com/post/1173146457/quando-le-parole-sono-bruscolini-i-ministri-gelmini-e ) conducendo l’operazione in maniera talmente brillante da riuscire a contrabandarsi come un Robin Hood che sottrae ai ricchi per dare ai poveri, col plauso unanime di maggioranza e opposizioni (prova tangibile della crisi profonda che attraversa un PD incapace di essere autonomo e che per sovramercato non si decide chi inseguire tra Fini, Casini, Di Pietro, Vendola e addirittura Tremonti o Bossi).
    In sintesi i numeri dicono che in Italia abbiamo pochi studenti universitari ma ancor meno docenti universitari.
    Dato che siamo tutti concordi nel dire che l’università è inefficiente il quadro si dipinge davvero di tinte fosche. Oltretutto il nostro convincimento collima alla perfezione col fatto che tutte le classifiche internazionali mettono le nostre università agli ultimi posti.
    C’è però un arcano che non mi spiego: perché i nostri laureati sono talmente somari da essere abbastanza ricercati all’estero?
    Personalmente ho il sospetto che le classifiche internazionali siano poco veritiere. Non per cattiva fede di chi le compila ma perché c’è qualcosa che sfugge ai compilatori. Mi chiedo, ad esempio, quanto pesa in tutto ciò la nostra atavica refrattarietà verso la lingua inglese, con conseguenti effetti nefasti in termini di comunicazione internazionale.

  9. In Italia abbiamo 1,6 università (ed istituti simili) per milione di abitanti. In Francia ce ne sono 8,4, in Germania 3,9, nei Paesi Bassi 3,4, in Spagna 1,7, nel Regno Unito 2,3 ed in USA 14,5.
    In Italia abbiamo 46,7 università (ed istituti simili) per milione di studenti. In Francia ce ne sono 247,3, in Germania 170,7, in Olanda 96,1, in Spagna 43,8, nel Regno Unito 62,9 ed in USA 252,3.
    Di fronte al suddetto quadretto il trio Berlusconi-Tremonti-Gelmini ha tagliato i fondi all’università per rendere il paese più creativo, istruito, colto e competitivo.
    Per quanto riguarda l’offerta formativa, in Italia abbiamo 5.500 corsi di laurea mentre in Germania ce ne sono 8.955. L’Olanda ha una media di 75.9 corsi di studio per ateneo contro una media italiana di 68.5. I ranking internazionali dicono che l’Olanda ha uno dei migliori sistemi universitari ed ha 96 corsi di laurea con meno di sedici iscritti, 14 dei quali con 2 iscritti ed altri 12 con un solo iscritto.
    L’esplosione dei corsi di laurea che si è avuta in Italia col 3+2 ed a cui si sta imputando una gran mole di colpe in termini di sprechi ed inefficienze pare che sia essenzialmente una cantonata. Il 3+2 ha infatti portato al raddoppio dei corsi ma al loro dimezzamento in termini di durata. Inoltre quando si confrontano i numeri con l’epoca del vecchio ordinamento non vengono conteggiati gli indirizzi che nel vecchio ordinamento c’erano per cui l’esplosione è più apparente che reale.
    Sembra quindi che non vi sia stata alcuna esplosione, degenerazione o inefficienza dell’offerta formativa. Ma la Gelmini giustifica la sua riforma dicendo che serve anche a segare il caos ed i corsi tipo “Benessere del Cane e del Gatto”, “Scienze del Fiore” ed “Enogastronomia Mediterranea”. Guardando fuori casa vediamo che la situazione è ben peggiore in paesi avanzati come l’Olanda, la Fracia, la Germania e gli USA. Se però stentiamo a competere con questi paesi c’è da chiedersi se il caos aiuta o penalizza la competitività. Io penso che il caos è propedeutico alla competitività. Se è vero che l’economia basata sul vino è importante in Italia e Francia e che senza la coltivazione ed il commercio dei fiori un paese avanzato come l’Olanda chiuderebbe battenti.
    Alla Gelmini suggerirei di dare un piccolo contributo al caos istituendo dei corsi universitari sulla salvaguardia del pomodoro nostrale. Penso che potrebbe avere una sua utilità. Se è vero come è vero che il paese del sole, del mare e della pizza ha reintrodotto la schiavitù ed ha sviluppato il caporalato per la raccolta dei pomodori ma nonostante ciò non riesce a competere col mondo ed importa i pomodori coltivati nelle serre olandesi. Olanda che per coltivare i pomodori preferisce usare le cooperative di produttori che collaborano, finanziandole, con le università ed i centri di ricerca invece di usare la schiavitù ed il caporalato.
    I dati sono del 2008 e li ho presi da
    http://www.lavoce.info/articoli/-scuola_universita/pagina1000822.html

  10. Commento alla Gelmini appena arrivato da un collega giurista di Roma 3 con larga esperienza internazionale; può essere scaricato liberamente a
    http://www.sirente.it/9788887847314/ci-vuole-poco-per-fare-un-universita-migliore-vincenzo-zeno-zencovich.html

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