Sciascia 2: «Paura di vincere»

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Leonardo SCIASCIA. «In politica sembrava ovvio (e ancora sembra ai più) che una parte volesse prevalere sull’altra, che una minoranza volesse diventare maggiornza; che si volesse, insomma, vincere. Ma lentamente ci accorgeremo che la politica è ai giorni nostri condizionata dalla paura di prevalere, di vincere; e che quella che si suol dire l’arte della politica consisterà nel trovare gli accorgimenti più acuti e più nascosti per non prevalere, per non vincere.»<p

Quali incentivi perderà l’Ateneo di Siena per una impropria programmazione del fabbisogno di personale?

Rettoratointerno150 Nei primi tre mesi del 2005, per porre fine all’anarchia di taluni Atenei sul reclutamento di personale, il ministero dell’Università predispose gli strumenti per verificare, con procedura informatizzata, l’effettiva compatibilità delle assunzioni, sbloccate dalla finanziaria. Con le note e circolari inviate ai rettori, il Ministro introdusse regole e vincoli precisi che gli atenei devono rispettare per vedere soddisfatte le loro richieste. Con una di tali note, Prot. 416/21 marzo 2005 e destinata al Presidente della Conferenza dei Rettori delle Università Italiane (Crui), vengono individuate alcune linee guida (indicatori) che le università dovranno seguire, nella loro programmazione del fabbisogno di personale, se vorranno ottenere incentivi ministeriali. Indicatori di composizione: su 100 docenti vi dovrebbero essere 23 ordinari, 32 associati e 45 ricercatori; per i tecnici ed amministrativi non si dovrebbe superare il 30% dei punti organici di tutto il personale in servizio. Indicatori di carico didattico, riguardanti il rapporto tra studenti iscritti e numero di docenti, quale criterio da assumere per individuare specifici fabbisogni di personale docente. Indicatori di “ringiovanimento” che consentano, sulla base dei profili di età dei docenti, particolari interventi di reclutamento per la sostituzione per tempo dei più vecchi con giovani leve di ricercatori. Indicatori d’impegno scientifico per sostenere particolari attività di ricerca scientifica sulla base dei risultati raggiunti.
Il presidente della Crui informò giustamente i suoi colleghi rettori dell’esistenza di tali linee guida, ma non il suo Ateneo. Come mai? Gli altri atenei hanno discusso tali linee guida nella loro programmazione del fabbisogno di personale, ma non l’Università di Siena. La nota 416 non è mai arrivata in Senato Accademico, in Consiglio di Amministrazione e nelle Facoltà. Nel 2005 è stata inviata al ministero una programmazione che non ha tenuto conto di tali indicatori e, verosimilmente, l’ateneo senese sarà ulteriormente penalizzato.Pubblicato da: il Cittadino Oggi 9 aprile 2006.

Vivere la legalità: dall’educazione alla legalità alla “cultura” della legalità come pratica diffusa

rettoratointerno150Il Comitato Nazionale per la Legalità, la Cittadinanza e lo Sviluppo ha promosso la Giornata “Scuola e Legalità” affinché le scuole diventino luoghi privilegiati di rispetto dei diritti umani, di pratica della democrazia e di solidarietà. Il Comitato ha, inoltre, diffuso un manifesto che è un invito a riflettere sul rispetto delle norme e delle regole quale fattore fondamentale per la convivenza civile, nella vita quotidiana, a scuola come nella società e, riteniamo, a maggior ragione nell’Università.

Ateneo di Siena: si è dimesso il rettore Prof. Piero Tosi

Il professor Piero Tosi ha presentato questa mattina al ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca le dimissioni dalla carica di rettore dell’Università di Siena.
Le motivazioni in una lettera inviata alla comunità accademica senese.

Elezioni del rettore: altro decreto illegittimo da ritirare subito

OmbraSconcerta che, anche in un momento così delicato per il nostro Ateneo, si continui a disattendere leggi e regolamenti. L’unico decreto legittimo per la regolamentazione delle operazioni di voto è quello emesso dal decano, in data 11 gennaio 2006, ai sensi dell’articolo 2 del Regolamento elettorale. Tutti gli altri decreti emanati in seguito non hanno fondamento giuridico. Il seggio di Arezzo, sulla cui costituzione concordo, richiede una modifica del Regolamento elettorale in base all’iter seguente: delibera del Senato Accademico, delibera del Consiglio di Amministrazione, decreto rettorale, sua pubblicazione e, 15 giorni dopo, entrata in vigore (Art. 6 dello Statuto). Come mai il Senato non ci ha pensato prima? In fondo, lo scorso 2 febbraio è stato aggiornato il regolamento per consentire al personale a tempo determinato di partecipare al voto. Non serve dire che ad Arezzo vi è una postazione di voto, in quanto giuridicamente esistono i seggi, non le postazioni di voto. E, comunque, il Senato Accademico non può cambiare il regolamento sei giorni prima del voto, senza il rispetto delle procedure previste. Invito coloro che hanno adottato tali modifiche a ben riflettere, onde evitare che possano essere chiamati a risponderne personalmente. Infine, evenienza da non sottovalutare, qualcuno potrebbe impugnare i risultati elettorali.

In morte di Luca Coscioni: un bellissimo ricordo di Antonio Tombolini

Luca_CoscioniScandalo su scandalo. Strumentalizzare la propria malattia, e cioè se stesso, e farsi strumentalizzare dai radicali: può esserci in Italia qualcosa di più tremendo e riprovevole? No, non può esserci. Non a caso Luca ha dovuto pagare cara questa sua scelta. Morto oggi a causa di quella malattia, certo. Ma colpito prima e di più, mille e mille volte, in questi anni, e con pari violenza, dall’indifferenza dei più, dal pietismo ipocrita di altri, dal dileggio di molti, dal compatimento degli imbecilli. Colpito, e da oggi perfino: morto. Ma morto in battaglia. Perché c’è morte e morte. Perché c’è una morte che è cessazione della vita, puro spegnersi, puro spreco di vita inutile. E c’è una morte che è invece dono della vita, che è dare la vita, e dare la vita per i propri amici. Luca oggi è morto: è morto a forza di dare la vita, e di darla per i propri amici. E non c’è amore più grande di questo. Non c’è. (Antonio Tombolini)
Antonio Tombolini. In morte di Luca Coscioni: nessuno ha un amore più grande di questo

Vivere (e morire) con Dignità.
di Luca Coscioni

Sciascia 1: La superiorità di un’idea va dimostrata coi fatti e continuamente

Leonardo-SciasciaLeonardo SCIASCIA. «Si è del tutto dimenticato che la superiorità di un’idea rispetto a un’altra non si afferma una volta per tutte, né soltanto attraverso le parole. La superiorità va dimostrata coi fatti, e continuamente. Ogni giorno, ogni ora, ogni minuto; nelle cose grandi e in quelle piccole e minime – sempre si dovrebbe tener presente che stiamo confrontandoci, che le idee che noi professiamo stanno confrontandosi con altre che disapproviamo e rifiutiamo; e che le disapproviamo e rifiutiamo proprio perché inferiori; e che la loro inferiorità è data dall’appoggiarsi agli istinti invece che alla ragione, agli appetiti invece che all’intelligenza, al torto e al sopruso invece che al diritto e al rispetto, all’avarizia invece che alla generosità – e così via.
Non basta dirlo, che stiamo dalla parte giusta, per essere creduti. Bisogna darne dimostrazione ed esempio: costantemente, fermamente. A rischio dell’impopolarità e del dileggio, poiché tra le sciagure del nostro paese è quella che soltanto «il far torto o patirlo» sono ugualmente popolari e riscuotono uguale rispetto.»

No allo sviluppo incontrollato dell’Ateneo: riequilibrare il rapporto città/università

rettoratointerno150Vincenzo la Pietra. Noto innanzitutto che dall’insieme delle idee che esprimono i 5 candidati al rettorato non emerge alcuna novità rispetto al passato: tutti si soffermano sulla gestione corrente, in una quasi generale continuità di indirizzo rispetto a quanto è accaduto nell’ultimo ventennio. A mio parere non si tratta però di introdurre qualche apprezzabile cambiamento nella gestione per renderla più trasparente e partecipata, ma bisogna chiedersi innanzitutto se la scelta di fondo, ormai vecchia di anni, di perseguire uno sviluppo caotico e incontrollato dell’Ateneo ha ancora una sua intrinseca validità. Per rispondere a questa domanda basta riflettere un momento sui dati attuali dell’Università di Siena: circa 20.000 studenti, provenienti in grandissima parte da lontano; 1.200 dipendenti; 1.100 docenti a diverso titolo.
Il tutto si compendia in una realtà che finisce per diventare una città nella città. A cosa serve tutto questo?
In primis, a far crescere e lievitare il costo complessivo della vita: aumento degli affitti; aumento dei consumi dei beni e conseguente lievitazione dei prezzi; aumento delle tensioni sociali e dei conflitti. Tutto questo è un bene per la città e per i suoi ospiti? A mio parere, è necessario riequilibrare il rapporto città/università, prendendo atto che la città può rendere un buon servizio a se stessa e alla comunità universitaria se il rapporto si assesta intorno ai 12.000 studenti.
Il fenomeno incrementativo, oltretutto, non può essere contenuto ricorrendo all’espediente di creare inutili centri universitari in periferia e istituendo insignificanti corsi di laurea, a gettone, nei centri della provincia. Così facendo s’impoverisce ulteriormente il livello dell’Università di Siena tanto da ridurla a poco più di un liceo. Occorre quindi stabilire un numero di accesso limitato per tutte le facoltà puntando sulla qualità della formazione anziché sulla quantità degli studenti.
Quella di Siena non può essere una delle tante Università italiane che producono diplomi accademici. L’Università di Siena deve mirare alla formazione di alti livelli di professionalità, perseguendo dei primati che, oggi, neppure la benevolenza dei diretti interessati possono accreditare. A Siena, insomma, bisogna creare un vero centro d’eccellenza. C’è un qualche candidato disposto a riflettere su queste brevi considerazioni?

Obbligo di denuncia

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Obbligo di denuncia ampio: il dipendente pubblico deve avvertire la Procura degli illeciti

L’impiegato pubblico ha il dovere di denunciare tempestivamente alla competente Procura della Repubblica e della Corte dei Conti ogni attività illecita e dannosa, e se si sottrae a tale dovere, risponde in solido dei danni, come se li avesse cagionati. (Sezione I centrale della Corte dei Conti, 31 agosto 2005, N. 266/A).

Politica, pubblica amministrazione, atenei: cosa hanno in comune? La democrazia incompiuta!

rettoratointerno150Aldo Ferrara. C’è un sottile filo di continuità che lega la legge elettorale con il governo delle strutture dello Stato e quindi anche gli Atenei. A partire dalla modifica della preferenza multipla, fino ad arrivare alla legge elettorale maggioritaria, il cosiddetto “mattarellum”, la vita politica italiana ha cambiato progressivamente volto. Quale che sia il giudizio politico sul maggioritario, sta di fatto che uno degli argomenti cosidetti vincenti è stato quello di assicurare stabilità nel governo del Paese e del Comune. Già però in prima istanza viene da pensare che stabilità vuol dire continuità di atti amministrativi e politici, che distinguono una maggioranza cui l’elettore ha affidato un mandato pieno per una legislatura. Ma continuità vuol dire anche perseveranza della gestione quando essa non è ispirata a principi rigorosi o di capacità. Se si incappa in un amministratore corrotto o incapace, gli atti amministrativi distinti da tali metodi si perpetuano per l’intera legislatura o mandato.
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