Politica, pubblica amministrazione, atenei: cosa hanno in comune? La democrazia incompiuta!

rettoratointerno150Aldo Ferrara. C’è un sottile filo di continuità che lega la legge elettorale con il governo delle strutture dello Stato e quindi anche gli Atenei. A partire dalla modifica della preferenza multipla, fino ad arrivare alla legge elettorale maggioritaria, il cosiddetto “mattarellum”, la vita politica italiana ha cambiato progressivamente volto. Quale che sia il giudizio politico sul maggioritario, sta di fatto che uno degli argomenti cosidetti vincenti è stato quello di assicurare stabilità nel governo del Paese e del Comune. Già però in prima istanza viene da pensare che stabilità vuol dire continuità di atti amministrativi e politici, che distinguono una maggioranza cui l’elettore ha affidato un mandato pieno per una legislatura. Ma continuità vuol dire anche perseveranza della gestione quando essa non è ispirata a principi rigorosi o di capacità. Se si incappa in un amministratore corrotto o incapace, gli atti amministrativi distinti da tali metodi si perpetuano per l’intera legislatura o mandato.

Il mandato pieno affidato con sistema maggioritario, non più reversibile perché dotato di maggioranza stabile, porta ad un atto amministrativo distinto il più delle volte non in senso pluralistico bensì monocratico. Per la propria conduzione, l’Amministratore, a qualunque livello appartenga, non ha che uno strumento: dotarsi di uomini propri ed affidabili. Come fa ogni Sindaco che affida il proprio contingente di Polizia Municipale ad un uomo di fiducia, così come avviene con il delicato compito di Segretario Comunale, che prima era simbolo di imparzialità amministrativa mentre oggi è alle dirette dipendenze del Sindaco. Questo sistema amministrativo, definito spoiling system, è la brutta applicazione di quanto avviene in Paesi ove il maggioritario è in vigore da tali e tanti anni, da crearsi dei limiti auto-imposti, come le automatiche dimissioni di personale politico e amministrativo, a fine mandato non più rinnovato. Che vi siano state storture, non vi sono dubbi ma certamente il vecchio sistema di concertazione, basato sulla distribuzione proporzionale, funzionava, anche se spesso veniva paralizzato. Quel sistema non era esente da guasti ma non presentava alcun fattore limitante la gestione democratica ed era comunque garante di rappresentatività. I pieni poteri affidati da qualunque forma di maggioritario, inteso come potere democraticamente attribuito, inducono al processo dello spoiling tramite cooptazione, spesso non condivisa. Da qui il successivo passaggio è quello di auto-costruirsi una maggioranza intangibile che mette al riparo da ogni forma di critica ma anche di confronto e che possiamo definire potere auto-gestito. Ne consegue una maggioranza sine die fino al termine del mandato. Volete un esempio? Un preside che a fine mandato, facendo coincidere i termini temporali, chiede un certo numero di ruoli sa di poter contare sui voti di coloro che copriranno quei ruoli.
Questa ampia capacità di dominanza amministrativa ha portato ad alcune conseguenze, di cui vanno distinti i livelli, ma che certamente si ascrivono alle medesime cause. Innanzitutto la possibilità, sempre sfruttata di creare leggi ad hoc, ovvero leggi ad personam, che sovvertono il principio dell’alternanza perché derivano dall’abuso che sostituisce l’uso corretto dello strumento amministrativo e legislativo.
L’esempio di leggi siffatte è lunghissimo, sin da quelle create da un Presidente del Consiglio fino all’ultimo amministratore. Un esempio di come le leggi possano essere cambiate da chi ha il dovere di farle applicare e da qui la genesi di un conflitto d’interessi. Questo aspetto negativo della vita pubblica di oggi ha un duplice aspetto: il conflitto d’interessi è già presente quando il personaggio si immette in una carica, in conflitto con le sue attività, e quindi qualcun altro deve o dovrebbe impedirlo. Oppure, questo è l’aspetto più inquietante, il conflitto è generato in corso di un mandato pubblico ed il controllato altri non è che il controllore che dovrebbe impedirlo. Gli esempi sono sotto gli occhi di tutti.
L’estremizzazione dei concetti sopra riferiti porta ad un livello di vera arretratezza democratica, in definitiva una sorta di larvata strisciante dittatura, con una “d” fin troppo minuscola. Il nostro prossimo Rettore dovrà porre mente locale a questo modo di governance a partire dall’affidamento di ampi poteri di controllo agli organi collegiali esistenti ma non funzionanti a dovere.

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