Sulla “concorsopoli” senese, e non solo, silenzio totale nei media locali

Il bambino de “il Re è nudo”, oggi, è Mauro Barni, professore emerito di Medicina Legale, attuale presidente toscano del Comitato nazionale di Bioetica, già Rettore dell’Università di Siena e dell’Università per stranieri, già sindaco di Siena. Nel brano che segue, tratto da un’intervista al Corriere di Siena, si chiede quello che ogni cittadino si è già chiesto: «perché la storia dei concorsi all’università di Siena finisca per comparire solo sul Messaggero, mentre qui non se ne fa neanche cenno?»

Mauro Barni. « (…) Un errore che scaturisce da un contesto tecnico e quindi diverso da quello sanitario, non può togliere nulla al buon nome della sanità senese. E invece ciò che mi sorprende in questo caso, e in molti altri in questa città, è che si cerchi di creare attorno una cortina fumogena. A Siena siamo troppo convinti di essere i migliori e che non possa accaderci nulla. Così cadiamo sistematicamente nell’errore di sottovalutare ciò che accade. Mi chiedo, in omaggio a che cosa? Il livello amministrativo di questa città lo considero ancora fra i migliori, ma esiste ed è diffusa la tendenza ad ovattare tutto. Anche nel caso di cui la magistratura si sta interessando, non si è sentito il bisogno di documentare prima ciò che stava accadendo. In sostanza a Siena è tempo di farsi meno lodi e di guardare i problemi più concretamente.
(…) Cercando di minimizzare, evitando di parlarne, si generano solo sospetti. Prendiamo un altro caso. E chiediamoci perché la storia dei concorsi all’università di Siena finisca per comparire solo sul Messaggero, mentre qui non se ne fa neanche cenno. È emblematico. La trasparenza serve a rendere consapevoli i cittadini, a non generare paure e timori, e a salvare la sanità buona che nel nostro ospedale è molto ben rappresentata.»

Atenei: distinguiamo le vittime dai corrotti, costituiamoci parte civile e chiediamo il risarcimento dei danni

Uvaputtanella

NATI NON FOSTE A VIVER COME BRUTI…

Cosimo Loré. Spifferi di corridoio portano lamenti di alcuni sostenitori della tesi che l’attuale attività investigativa, incidente sulla vita accademica anche senese, sia il segno del danno prodotto da coloro che si son fatti carico di adire vie legali e organi di stampa, perché sia fatta piena luce − e presi idonei provvedimenti − sul dilagante malaffare che sta mettendo a rischio la sopravvivenza della nostra gloriosa istituzione.

Un simile comportamento è stigma certo di inidoneità etica, medica e legale − e di correlato abusivismo professionale e professorale − per l’evidenza della inversione, infame sul piano morale e infima su quello scientifico e “clinico”, delle responsabilità, per cui, a fronte di un fenomeno che colpisce tutti gli afferenti alla comunità universitaria, si accusano i pochi che tentano di risanare una simile piaga…

Né si può fare a meno di stigmatizzare le parole assai avventate di coloro che, anche in passato, hanno cercato poco onestamente e senza alcuna dignità scientifica di buttarla in battuta, invocando luoghi comuni nel caso del tutto inappropriati quale quello del far d’ogni erba un fascio o delle rare mele marce che non incidono sul corretto andamento delle attività e sul presunto danno alla nostra immagine.

Entrambe le tipologie di tali poco seri soggetti paiono ben lontane dal rigore morale e dalla cultura scientifica proprie dell’accademico di rango, che “sente” di rappresentare la prima istituzione della nazione e che non confonde in palese malafede vittime e corrotti, analfabeti e colti, meritevoli e abusivi: atto dovuto per la costituzione di parte civile è il giusto risarcimento dei danni provocati all’ateneo…

Quale esempio chiarificatore di gravità ed ubiquitarietà geografica e disciplinare del fenomeno in questione vale per tutti il caso del Prof. Giorgio Chinnici da Palermo, che ha abbandonato anzitempo la toga accademica indignato per la brutalità con cui era stata anteposta a 30 professori doc una ricercatrice, così carente di titoli e meriti da ben rubricarsi “inclassificabile”. L’ambito scientifico? Criminologia!

E se ci costituissimo parte civile nella “tangentopoli” universitaria?

ombraseraw.jpgCosimo Loré. Caro blog il senso della misura,
i figli migliori di questa Italia chiedono: “perché non scoppia uno scandalo tipo Tangentopoli?!” Guardo, anzi studio, con attenzione e un giurista vicino mi spiega il significato “legale” dell’inchiesta torinese. Scrivo come cittadino italiano e professore universitario che ti ringrazia d’aver messo così assiduamente la tua home page a disposizione dell’emergenza accademica primaria che esige interventi eccezionali, urgenti e appropriati, perché la “meglio gioventù” tra i nostri studiosi d’eccellenza sta emigrando altrove e il caso del Dottor Dario Farina, già assegnista al Politecnico di Torino, “trombato” al concorso per ricercatore, ora Professore di ruolo in Danimarca, docet: costretto alla “fuga” dopo dieci anni di proficua attività di ricerca sotto la guida di Roberto Merletti, cattedratico leader del miglior gruppo di ricerca in Europa per il suo specifico settore di scienze ingegneristiche applicate. La pregevole inchiesta di Riccardo Iacona e Manuela Maddaloni nel programma televisivo W L’ITALIA dimostra in modo “scientifico” che proprio negli Atenei risultati in passato in pole position come Torino (e Siena!) si sta alacremente lavorando per lo sfascio e la perdita di credibilità tramite concorsi legalmente truccati volti ad accaparrarsi i rari preziosi posti di ruolo come ricercatore universitario nelle più diverse discipline scientifiche delle aree di ingegneristica e biomedica. Inaudito e indecente il fatto, sistematico, di barare proprio nell’istituzione che ha per unico compito l’oggettivazione della realtà producendo scienza grazie a conclamate onestà e indipendenza intellettuali.
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Elezioni del rettore: altro decreto illegittimo da ritirare subito

OmbraSconcerta che, anche in un momento così delicato per il nostro Ateneo, si continui a disattendere leggi e regolamenti. L’unico decreto legittimo per la regolamentazione delle operazioni di voto è quello emesso dal decano, in data 11 gennaio 2006, ai sensi dell’articolo 2 del Regolamento elettorale. Tutti gli altri decreti emanati in seguito non hanno fondamento giuridico. Il seggio di Arezzo, sulla cui costituzione concordo, richiede una modifica del Regolamento elettorale in base all’iter seguente: delibera del Senato Accademico, delibera del Consiglio di Amministrazione, decreto rettorale, sua pubblicazione e, 15 giorni dopo, entrata in vigore (Art. 6 dello Statuto). Come mai il Senato non ci ha pensato prima? In fondo, lo scorso 2 febbraio è stato aggiornato il regolamento per consentire al personale a tempo determinato di partecipare al voto. Non serve dire che ad Arezzo vi è una postazione di voto, in quanto giuridicamente esistono i seggi, non le postazioni di voto. E, comunque, il Senato Accademico non può cambiare il regolamento sei giorni prima del voto, senza il rispetto delle procedure previste. Invito coloro che hanno adottato tali modifiche a ben riflettere, onde evitare che possano essere chiamati a risponderne personalmente. Infine, evenienza da non sottovalutare, qualcuno potrebbe impugnare i risultati elettorali.

Obbligo di denuncia

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Obbligo di denuncia ampio: il dipendente pubblico deve avvertire la Procura degli illeciti

L’impiegato pubblico ha il dovere di denunciare tempestivamente alla competente Procura della Repubblica e della Corte dei Conti ogni attività illecita e dannosa, e se si sottrae a tale dovere, risponde in solido dei danni, come se li avesse cagionati. (Sezione I centrale della Corte dei Conti, 31 agosto 2005, N. 266/A).