Si comincia con la lettura della sentenza di condanna de “La Casta di Siena”

Dopo la condanna in primo grado dell’autore de “La Casta di Siena” si comincia con un incontro pubblico. Come dice Raffaele Ascheri, «sarà un’occasione – partendo dalla indubbia “originalità” della sentenza – per parlare dell’articolo 21 della Costituzione, della libertà di stampa in questa città, e del valore di questa sentenza: un monito – chiaro, esplicito, minaccioso – alla libertà di informazione a Siena.»

Lunedì 28 marzo (ore 17,30)

Saletta dei Mutilati
La Lizza (Siena)

Lettura pubblica con l’autore e l’avv. Luigi De Mossi della sentenza di condanna de:

La Casta di Siena

di Raffaele Ascheri

L’Università di Siena è in attesa del colpo di grazia dalla magistratura del lavoro e da quella penale

Un disastro annunciato (da: “Il Sole 24 Ore” del 26 marzo 2011)

Guido Gentili. Era attesa che scoppiasse. È accaduto a Genova, dove il Tribunale del Lavoro ha stabilito un maxirisarcimento di 500mila euro per 15 precari della scuola che hanno fatto ricorso contro il ministero dell’Istruzione. A suo modo una bomba normativa: se è vero che non cambia la natura del rapporto di lavoro (a tempo determinato) è altrettanto un fatto che il risarcimento del danno (pari per ogni lavoratore a 15 mensilità, con tanto di ricostruzione della carriera) per mancata immissione in ruolo non ha precedenti. È un valore segnaletico dirompente. Non c’e bisogno di un matematico per capire che se questa dei maxirisarcimenti si confermerà come la linea maestra dei tribunali nelle migliaia di vertenze che i precari della scuola hanno avviato, per il ministero, già a corto di risorse, si aprirebbero le porte di un clamoroso default. Si calcola che siano circa 150mila i lavoratori con contratto a tempo determinato potenzialmente interessati a ricorrere alla magistratura. Potrebbero insomma ballare, per i conti pubblici, qualcosa come più di quattro miliardi di euro. Non a caso l’allarme è suonato forte, ieri, sia nelle stanze del ministero di Maria Stella Gelmini sia in quelle del ministro dell’Economia, Giulio Tremonti. Tre, a questa punto, le possibili domande.

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All’Accademia dei Rozzi per la presentazione del libro “Il tradimento di Ippocrate. La medicina degli affari”

Giovedì 24 marzo
alle ore 18,00

Sala degli Specchi
Accademia dei Rozzi
(Via di Città 36)

presentazione del libro di

Domenico Mastrangelo

Il tradimento di Ippocrate
La medicina degli affari

Presentazione di
Cosimo Lorè

Non è detto che un ottimo ricercatore sia in grado di insegnare altrettanto bene

Non contano le pubblicazioni ma le abilità didattiche (da: “Italia Oggi”, 16 marzo 2011)

Ettore Bianchi. Troppo laboratorio non fa bene all’università. In Australia, almeno, dove l’ateneo di Sydney ha deciso di dare una svolta all’attività didattica: meno laboratorio, più insegnamento e rapporto stretto con gli studenti. L’orientamento emerge con chiarezza dal percorso di  Erica Sainsbury, docente di farmacia. Da studentessa si divideva tra la presenza in laboratorio e le lezioni teoriche in aula. Ora che è salita in cattedra, invece, ha deciso di abbandonare la parte pratica per trascorrere gran parte del suo tempo ad assistere gli studenti, ad aggiornare le lezioni e le ricerche, a lavorare con i tutor e a partecipare alle discussioni via internet. Sainsbury, 51 anni, appartiene a una cerchia, per ora ristretta ma in espansione, che segue il nuovo corso: poca o nessuna ricerca. Gli atenei non disdegnano, sottolineando che in questo modo è possibile concentrarsi sul miglioramento dell’insegnamento e dell’apprendimento: due elementi che finora non sono stati abbastanza premiati. La ricerca è sempre stata considerata il compito più prestigioso per gli accademici in molte università. Al punto che un sindacato dei docenti ha osservato che bisogna fare attenzione al fatto che chi si dedica alla nuova impostazione non venga relegato al ruolo di professore di seconda categoria. Mentre in paesi come Stati Uniti e Germania queste figure esistono da tempo, per l’Australia si tratta di una novità che, come tale, dovrà essere assimilata con il tempo. Anthony Welch, docente di educazione a Sydney, sostiene che negli ultimi decenni ci si aspettava chiaramente che un docente facesse ricerca. Anzi, molti atenei avevano posizioni di sola ricerca, soprattutto in ambito scientifico, e questo serviva agli atenei per scalare migliori strutture. Ora, però, arrivano sempre meno fondi governativi e gli studenti sono aumentati: ciò richiede una maggiore attenzione nei loro confronti. All’università di Melbourne si sta valutando l’ipotesi di creare carriere ad hoc per gli specialisti dell’insegnamento, ma il sostegno finanziario è importante per lanciare la nuova impostazione didattica. Finora i docenti puri, se così si possono definire, erano per lo più docenti di secondo piano, con un inquadramento meno stabile sul versante contrattuale. Adesso sono gli stessi atenei a reclamare una svolta e a pretendere che a far carriera non sia soltanto chi pubblica risultati di grido grazie a esperimenti condotti in laboratorio. Anche perché, come succede anche fuori dall’Australia, non è detto che un genio della fisica o della chimica sia in grado di insegnare altrettanto bene.

In piazza del Duomo per la lettura della sentenza di condanna de “La Casta di Siena” e per bruciare il libro

Lo straordinario successo editoriale de La Casta di Siena, il libro scritto e prodotto da Raffaele Ascheri, ha avuto giovedì scorso un epilogo incredibile: la condanna in primo grado dell’autore ad un risarcimento milionario nei confronti dell’arcivescovo monsignor Antonio Buoncristiani e dell’economo della curia don Giuseppe Acampa. Di seguito l’intervento ironico di Raffaele Ascheri ripreso integralmente dal sito “Eretico di Siena”. Un suggerimento. L’autore dovrebbe fare una nuova edizione de “La Casta di Siena” e, in una manifestazione pubblica, dar lettura della sentenza di condanna e bruciare tutte le copie della vecchia edizione consegnate dai lettori.

Finalmente un po’ di Giustizia: l’eretico condannato!

Raffaele Ascheri. Anche nella piccola e sonnacchiosa Siena, finalmente, c’è un po’ di Giustizia: di quella con la G maiuscola, appunto! “In nome del popolo italiano”, il Giudice Giuseppe Cavoto ha deciso sulla causa intentata contro l’eretico da don Acampa e dal Vescovo Buoncristiani (anche dalla Curia, ad essere precisi: cosa loro in toto, evidentemente…). L’eretico, dunque, è stato duramente condannato, per diffamazione aggravata, verso i due noti beneffatori del gregge cattolico senese, per quello che aveva scritto nel libro “La Casta di Siena”. Una manciata di euro, il risarcimento: 90mila euro per Acampa, 70mila per Buoncristiani, 50mila per la Curia, il tutto condito da più di 30mila euro di spese processuali. Più altre cosette accessorie, che tralascio. Ci sarà tempo e modo, per entrare nel merito della sentenza emessa dal dottor Cavoto: e, ovviamente, la stessa sarà appellata. Ci mancherebbe altro. Disponendo di ben pochi beni di proprietà, e guadagnando 1400 euro circa al mese, ringrazio il Giudice che, evidentemente, mi reputa capace di un’attività lavorativa di ancora un’ottantina d’anni: d’altra parte, non arriveremo tutti a 120 anni di vita, come sostiene qualcuno? Grazie, dottor Cavoto, grazie dell’augurio…

Dico solo una cosina ai due “vittoriosi” (Acampa e Buoncristiani), i quali molto evangelicamente ora staranno pregando per l’eretico e per la salvezza della sua peccaminosa anima (ma anche per la salvezza del portafoglio: altrimenti, non gli si può pelare proprio niente…): non pensino che questa sentenza – sulla quale, ripeto, mi piacerà ritornare nel dettaglio – esaurisca il mio impegno nel fare conoscere alla città i loro comportamenti. Da quattro anni – vox clamans in deserto – l’eretico lo fa: e non ha intenzione alcuna di smettere, anzi! Comunque, consoliamoci: a Giordano Bruno e a tantissimi altri, è andata parecchio peggio. E poi, tempo fa, il nostro pastore, il nostro successore apostolico (sic!), aveva detto che gli eventuali danari, li avrebbe dati tutti in beneficienza. Non avrà mica cambiato idea?

Crisi dell’università di Siena: responsabilità, questione etica, costituzione di parte civile

Si riportano alcuni brani (quelli funzionali al dibattito in corso) di un interessante documento sulla crisi dell’Università di Siena redatto dal circolo “Città domani-Sinistra per Siena”, rimandando per gli approfondimenti alla lettura della versione completa.

Circolo Città domani-Sinistra per Siena. (…) L’unico modo per uscire dalla crisi economica e sociale che sta attraversando il mondo occidentale è quello di investire nel sapere: il progresso e l’innovazione tecnologica che sono i frutti dell’investimento in conoscenza rappresentano il fattore di crescita in grado di assicurare la competitività dell’Italia nel mercato globale.

La crisi dell’ateneo senese. All’interno del desolante quadro italiano, il nostro ateneo sta attraversando una peculiare situazione di difficoltà: una crisi strutturale e drammatica che rischia di compromettere in modo permanente non solo l’immagine ma anche il funzionamento del nostro ateneo che è stato e deve continuare ad essere un elemento fondamentale della vita culturale e sociale della nostra comunità. Il futuro della città è strettamente legato al futuro dell’università, il cui ridimensionamento porterebbe con se l’impoverimento dell’intero territorio senese compromettendone le sue capacità di crescita e sviluppo.

Difendere l’autonomia. L’autonomia e l’autogoverno dell’Università lungi dall’essere espressione del potere corporativo del mondo accademico sono la necessaria garanzia perché possa adempiere pienamente al suo compito istituzionale e sono poste, come, per altri versi, l’autonomia della magistratura, nell’interesse della società nel suo complesso e sono parte integrante del suo essere pubblica. Solo una comunità accademica libera da condizionamenti del potere economico e politico è in grado di svolgere compiutamente la sua funzione formativa e di ricerca e di essere volano di crescita culturale, sociale ed economica del territorio.

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E c’è chi entra in Università, ne esce andando in pensione e poi ci rientra

Si è detto da più parti che «la voragine nell’ateneo senese è stata provocata da chi ha privilegiato interessi propri e delle proprie corti.» Uno degli ultimi esempi di tale malcostume riguarda l’acquisto, senza la necessaria autorizzazione del CdA, di 300 copie del libro in onore di Luigi Berlinguer. Nel ricostruire la vicenda, è saltato fuori un altro episodio emblematico dell’uso per fini personali della cosa pubblica. Occorre ricordare che l’ex rettore Berlinguer, un anno e mezzo dopo il suo pensionamento, avvenuto nel maggio 2003, chiese di essere riassunto dall’università di Siena. In effetti, rientrò in servizio il 10 dicembre 2004 ma, contestualmente, fu messo in aspettativa, in quanto membro del Consiglio superiore della magistratura. La notizia, tenuta nel massimo riserbo, fu resa pubblica a fine febbraio 2005 dal settimanale Il Mondo, che ne spiegò anche il motivo: Berlinguer puntava alla Corte costituzionale. Ma il centrosinistra aveva già un candidato ufficiale in Luciano Violante, presidente dei deputati Ds. Ecco spiegata la ragione della segretezza. E il motivo del ritorno in servizio? Probabilmente l’ex ministro riteneva, a torto o per prudenza, che l’art. 135 comma 2 della Costituzione («I giudici della Corte costituzionale sono scelti (…) tra i professori ordinari di università in materie giuridiche…») si riferisse ai soli docenti in ruolo. Questo spiacevole episodio fu ben presto archiviato di fronte alle crescenti resistenze, anche interne ai Ds, che raggiunsero l’apice quando Forza Italia pose il veto sul nome di Violante che, il 24 maggio 2005, fu costretto a ritirare la sua candidatura. Alla Consulta fu poi eletto, il 22 giugno 2005, Gaetano Silvestri, Preside di Giurisprudenza all’Università di Messina.

Ecco, con il rientro in servizio di Luigi Berlinguer – ne parlarono anche il “Corriere di Siena” e “il Cittadino Oggi” – maturò l’iniziativa della pubblicazione dei due tomi. Sarebbe bene che i numerosi allievi, amici e conoscenti dell’ex rettore si assumessero la responsabilità e l’onere dei festeggiamenti in suo onore, compresa la stampa dell’opera.

Decidi tu che segno lasciare. Firma la petizione contro le mutilazioni genitali femminili

Ci sono tanti modi di fare violenza su una donna. Alcuni sono addirittura legali. Le Mutilazioni Genitali Femminili sono una pratica crudele che ogni giorno fa 8000 giovani vittime. Ora dipende anche da te. Puoi lasciare che quest’orrore continui oppure puoi firmare perché una risoluzione ONU nel 2011 metta al bando queste mutilazioni, per sempre.

Appello per una messa al bando universale delle mutilazioni genitali femminili all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel 2011

Noi sottoscritti cittadini di tutto il mondo e militanti per i diritti umani, riuniti oggi dopo anni di lotta affinché le mutilazioni genitali femminili siano riconosciute e condannate come violazione del diritto all’integrità della persona e coscienti che un divieto delle Nazioni Unite rafforzerà e apporterà un nuovo slancio agli sforzi che sono ancora necessari per eliminare la pratica ovunque nel mondo:

– chiediamo all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite di adottare una risoluzione per mettere al bando le mutilazioni genitali femminili ovunque nel mondo.
– chiediamo ai nostri governi, così come a tutte le organizzazioni internazionali e regionali, di sostenere e promuovere l’adozione di questa risoluzione nel 2011.
– invitiamo i cittadini di tutto il mondo a sostenere e firmare questa petizione per mettere al bando questa violenza generalizzata e sistematica commessa contro le donne e le bambine in violazione del loro diritto fondamentale all’integrità personale.

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All’università di Siena solo cambiamenti di facciata, come se non esistesse l’emergenza

Titolo suggerito dalla politica dell’attuale amministrazione universitaria senese in merito a: piano di risanamento, offerta formativa, Poli didattici esterni, debiti fuori bilancio, composizione della commissione per le modifiche di Statuto, riorganizzazione clientelare degli uffici amministrativi, «preconsigli» di amministrazione, dismissione del patrimonio immobiliare. Di seguito una riflessione di Giovanni Marchesini sull’attuazione, appena iniziata, della riforma universitaria.

Atenei, riforma e registi vecchi (Corriere del Veneto, 11 marzo 2011)

Giovanni Marchesini. Se in un futuro più o meno prossimo vedremo un’università, generata dalla recente riforma, più competitiva e flessibile nel governare ricerca scientifica e formazione nello scenario del dopo crisi, dipenderà in larga misura dai registi cui verrà affidato il non facile compito di tradurre concretamente le norme contenute nella legge. Nonostante l’eco mediatica, una legge non sufficientemente innovativa: al legislatore sono mancati, infatti, il coraggio e una chiara visione degli obbiettivi. E tuttavia le opportunità che offre vanno colte con spirito costruttivo. Gli inaccettabili livelli di degenerazione raggiunti da tempo nella gestione degli atenei non offrono alternative: il nuovo va perseguito, nel bene e nel male, in ogni regione e in ogni ateneo, nonostante i forti vincoli centralisti che permangono. Sono numerosi tuttavia gli elementi che generano confusione. Vediamo un esempio.

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Si chiuda il corso di laurea in Geologia a Siena e si sviluppi quello di San Giovanni Valdarno

«Si chiuda l’università di Siena e si sviluppi quella di Arezzo, Buonconvento e Colle di Val d’Elsa». Così commentavo il 17 luglio 2010 su questo blog le dichiarazioni del “giovane Walter” Bernardi, che rifiutava con sdegno l’ipotesi di rendere autonomo da Siena il Polo universitario aretino. Una provocazione, la mia? No di certo! Infatti, dopo la decisione del Senato accademico di chiudere il corso di laurea magistrale in Scienze e Tecnologie Geologiche, ecco quel che dichiara il sindaco di San Giovanni Valdarno, Maurizio Viligiardi, a “La Nazione” di Arezzo e al “Nuovo Corriere Aretino” il 2 marzo scorso:

«Questo è il dato più sconcertante. Siamo di fronte ad una decisione inconcepibile, una scelta a dir poco scellerata e scandalosa: 49 nostri nuovi iscritti per il 2011 contro gli 8 di Siena. Non si capisce perché, allora si chiuda il corso di San Giovanni e si lasci aperto quello senese. Nell’incontro che abbiamo avuto con il Rettore e con il Preside della Facoltà di scienze, ho anche cercato di capire se c’era una possibilità di sdoppiare il corso in due indirizzi e di poterne portare uno a San Giovanni: neanche questo è stato possibile. La motivazione è stata: i professori di Siena non vogliono venire ad insegnare a San Giovanni. Questo è davvero sconcertante: non può essere chiusa un’esperienza come questa soltanto perché docenti non vogliono venire qua.»

Come si vede la realtà ha già superato la fantasia! Con notevoli vantaggi! Trasferendo Geologia di Siena al “Centro di Geotecnologie” di San Giovanni Valdarno si libererebbe il grande contenitore del Laterino, dove  trasferire “Lettere” ed “Ingegneria”, attualmente ospitate al San Niccolò. Risparmio iniziale: circa 5 milioni di euro l’anno, l’affitto oggi pagato per l’ex psichiatrico. Senza considerare, come dichiara il sindaco, «il pregio vero del polo di San Giovanni: aver creato un rapporto con le aziende del territorio, aver internazionalizzato l’Università, perché da qui partono ragazzi che vanno a fare esperienze di lavoro e stage all’estero, e di aver creato il presupposto perché i ragazzi quando escono del Centro hanno ottime prospettive, se non la certezza, di trovare subito un lavoro attinente con il percorso di studi effettuato.»

Articolo pubblicato anche da:
Il Cittadino online (9 marzo 2011). Si chiuda il corsi di laurea in Geologia a Siena e si sviluppi quello di San Giovanni Valdarno. (Trasferendo Geologia di Siena al “Centro di Geotecnologie” di San Giovanni Valdarno si libererebbe il contenitore del Laterino).