Anche il CNU dice la sua sul collegamento tra fuga di cervelli e corruzione nell’Università

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Il presidente dell’Unione Matematica Italiana sul collegamento tra fuga di cervelli e corruzione

Ciro Ciliberto

Ciro Ciliberto

Lettera aperta a Raffaele Cantone
(MaddMaths! 26 settembre 2016)

Egregio Dottor Cantone,
il mio nome è Ciro Ciliberto, sono professore ordinario di Geometria presso l’Università di Roma Tor Vergata e presidente dell’Unione Matematica Italiana, l’associazione scientifica che raccoglie la gran parte dei matematici di professione in Italia. Le scrivo perché, egregio Dottore, di sicuro qualcuno che non le vuole bene e vuol farla passare per quel che non è, le ha fatto un brutto scherzo attribuendole le dichiarazioni che avrebbe fatto il 23 Settembre 2016, a Firenze, riportate, con gran clamore, da vari organi televisivi di stampa.

Lei avrebbe affermato ”Siamo subissati di segnalazioni su questioni universitarie, soprattutto segnalazioni sui concorsi”. E questo può essere vero, chiunque può segnalare quel che vuole e ”segnalare” non vuol dire un bel nulla, forse ”denunciare” vorrebbe dire qualcosa in più. Il grave è che le viene attribuita la deduzione che, da queste non meglio precisate ”segnalazioni”, ne derivi che la corruzione dilaghi nelle università del nostro paese, al punto che, secondo lei, ci sarebbe ”un grande collegamento, enorme, tra fuga di cervelli e corruzione”. Dunque, la fuga dei cervelli sarebbe in gran parte motivata non dalla drammatica e ampiamente documentata carenza di fondi e investimenti per la ricerca che determina un enorme calo di competitività e attrattività del nostro sistema universitario, con conseguente mancanza di opportunità di lavoro decoroso per i nostri giovani più brillanti, ma semplicemente dalla casta baronale corrotta e inefficiente. Ora io non posso credere che un brillante e competente magistrato come lei, un uomo di legge, possa aver, sulla base di imprecisate ”segnalazioni”, sparato nel mucchio.

Le faccio ancora presente che, le dichiarazioni che le vengono attribuite sono ridicolmente contraddittorie. La fuga dei cervelli è purtroppo una piaga che perseguita da anni il nostro sistema universitario e della ricerca. In alcuni settori, quelli culturalmente forse più avanzati, ma meno immediatamente spendibili a fini commerciali, come la matematica, siamo arrivati a situazioni davvero drammatiche: come denunciato da noi per primi, perdiamo le nostre menti più brillanti che sciamano all’estero ormai anche prima di aver concluso gli studi universitari, attratti da prospettive di lavoro ben più attraenti che attendere le magre elargizioni del governo di turno. Tuttavia il nostro ”corrotto” sistema universitario, questi giovani brillanti li produce, e sono bravi e tanto competitivi da trovare posto nelle migliori istituzioni di ricerca straniere. Questo vuol dire che, nonostante il vero e proprio accanimento dei vari governi che si sono succeduti negli ultimi circa dieci anni, nel tagliare fondi alla ricerca, il sistema incredibilmente funziona ancora, evidentemente grazie alla competenza e qualità dei docenti. I bravi ricercatori nascono sotto i cavoli, qualcuno deve aver loro insegnato qualcosa! O no?

Leggo ancora ”non concordo che le università italiane sono baracconi burocratici; ma all’estero tutti credono che lo siano, e sappiamo bene quanto conti non solo il fatto di essere ma anche di apparire. E questo apparire costituisce un danno enorme per il nostro Paese”. Rilevo con piacere che, secondo quel che le viene attribuito, lei non crede che ”le università italiane sono baracconi burocratici”. Ma, mi chiedo, in quale ”estero tutti credono che lo siano”? Chi ha rilasciato queste dichiarazioni dovrebbe essere più preciso e dirci da chi, all’estero, ha avuto queste testimonianze. Certo, io non posso testimoniare per tutto l’ambiente universitario italiano, e non intendo erigermi a difensore di caste, ma posso assicurarle che per quanto concerne la matematica, l’Italia ha una grande tradizione scientifica che viene mantenuta oggi molto alta ed occupa un posto di grande prestigio internazionale. Tantissimi docenti e ricercatori italiani vengono settimanalmente invitati a parlare nei maggiori convegni internazionali delle loro ricerche, che sono tenute nel massimo conto, abbiamo scambi culturali e collaborazioni scientifiche con i ricercatori delle più prestigiose università, ecc. Quel che risulta a me, e che ormai è chiaro ai colleghi stranieri più attenti alle nostre cose, è che la situazione della ricerca in Italia è al limite della sostenibilità per le difficoltà economiche cui ho fatto cenno ed anche per le normative che alcuni politici hanno voluto appiopparci, che anche le dichiarazioni a lei attribuite sembrano giudicare viscose, paralizzanti e talvolta umilianti.

Leggo infine che lei avrebbe annunciato per l’Università ”linee guida ad hoc, che non vogliono burocratizzare, ma provare a consentire l’esercizio della discrezionalità in una logica in cui la discrezionalità però non diventi arbitrio”, regole che servano a dar conto ”a tutti i cittadini, perché l’università è il nostro futuro”. Che l’università, la scuola, la cultura, siano il nostro futuro sono in molti ad affermarlo. Peccato che nessuno ne tragga l’unica conclusione sensata, e cioè che occorre investire meglio, e soprattutto molto di più di quanto non si faccia ora, investire quanto investono i paesi con cui vogliamo confrontarci e relazionarci. Invece tutti sono sempre pronti a stabilire nuove regole, nuove ”linee guida”, tutti affermano di non voler ”burocratizzare”, ma è chiaro che più regole ci sono, più sono i vincoli o le ripetizioni e le farragini, e la semplificazione, che tutti affermano di volere, va a farsi benedire. E mi chiedo infine, ma le regole, le leggi, non ci sono già? E di nuove, non è il Parlamento preposto a farle e non i giudici? I giudici non dovrebbero applicare le leggi? In Italia, è già, senza bisogno di introdurre nuove regole e leggi, vietato truccare concorsi, vietato corrompere ed essere corrotti, no? e allora, caro Dottore, abbiamo fiducia in lei, specie se piuttosto che parlare si mette al lavoro, si rimbocca le maniche, e persegue a norma di legge i corrotti. In tal caso, può starne certo, saremo in tantissimi ad applaudirla.

Ultima cosa, mi permetto un amichevole consiglio. Se le sue dichiarazioni sono state manipolate, distorte o contraffatte, per favore, le corregga, le precisi o addirittura le smentisca. Se invece, per caso, le avesse davvero rilasciate, per cortesia, le ritratti e si scusi con i tanti, la stragrande maggioranza che all’università lavorano con serietà e abnegazione e meritano, come tutti quelli che fanno bene il loro lavoro, il rispetto suo, della stampa e dei cittadini tutti.

Distinti saluti,
Ciro Ciliberto

Il Movimento per la Dignità della Docenza Universitaria risponde a Raffaele Cantone su corruzione, nepotismo e fuga di cervelli

Carlo Vincenzo Ferraro

Carlo Vincenzo Ferraro

Cari Colleghi Professori e Ricercatori,
gli organi di stampa hanno recentemente riferito dichiarazioni del Presidente dell’Autorità anticorruzione, il Dottor Raffaele Cantone, secondo le quali egli avrebbe asserito il 23 settembre 2016 a Firenze“C’è un grande collegamento, enorme, tra fuga di cervelli e corruzione”, per poi precisare, qualche giorno dopo a Palermo: “Più che la corruzione, fenomeni di nepotismo e mala amministrazione sono fra le cause di fuga di cervelli”.
Tali affermazioni sono lesive della nostra dignità, perché inviano all’opinione pubblica un messaggio generalizzato di una Università pervasa dal nepotismo e dal malaffare. Come “Movimento per la Dignità della Docenza Universitaria” non possiamo tacere di fronte a tali affermazioni.
Vi invito pertanto a firmare la lettera a Raffaele Cantone, alla quale verrà data la massima diffusione, anche a mezzo stampa, con tutte le firme pervenute. Questa volta la fretta è d’obbligo, occorre dare una risposta immediata. La data utile per firmare è fissata a mercoledì prossimo, 12 ottobre. Data la natura della lettera possono firmare anche i Pensionati e i Ricercatori a tempo determinato.
In coda indico le istruzioni per firmare. Le ho semplificate al massimo (basta una e-mail) per abbreviare l’iter. Rispettatele fedelmente, non si può ritardare di 10 e più giorni, come avviene usualmente, per rimediare agli errori, piuttosto si rinuncerà alle firme non perfettamente chiare o di difficile elaborazione.

Vi prego di inoltrare questa e-mail agli amici più vicini. I coordinatori locali sono pregati di inviarla ai loro indirizzari e, se possibile, a tutto l’Ateneo. Io stesso manderò, molto probabilmente, a tutti i Docenti Italiani (per ora invio “solo” a voi 23500). In tal caso riceverete un messaggio molto simile a questo.
Un caro saluto,
Carlo Ferraro
Movimento per la Dignità della Docenza Universitaria
https://sites.google.com/site/controbloccoscatti/home

Per firmare la lettera basta inviare una e-mail all’indirizzo: letteracantone@gmail.com, scrivendo nell’oggetto della e-mail (NON nel testo della e-mail stessa): Firmo la lettera-Nome e Cognome (ad esempioFirmo la lettera-Carlo Ferraro). Ciò rende l’elaborazione molto più rapida che non scrivendo nel testo della e-mail. Comunque, nel dubbio, scrivere quanto detto sia nell’oggetto che nel testo della e-mail.
Spedire tale e-mail da un indirizzo di posta elettronica istituzionale (per intenderci quello che vi ha dato la vostra Università).

Per essere inseriti nella mailing-list cliccare qui: https://goo.gl/forms/J8FlwVQDnGantax13
Per essere cancellati dalla mailing-list cliccare qui: https://goo.gl/forms/B3Mk8bz3Z3lWQmhW2

«I cervelli devono fuggire dove sono attratti da stimoli e incentivi»

Zeno-ZencovichLa risposta di Vincenzo Zeno-Zencovich a Massimo Ragnedda

Vincenzo Zeno-Zencovich. Egregio dottor Ragnedda 
avrei voluto risponderle sul sito di Tiscali ma richiede un account Facebook che non ho (né voglio avere). Saprà lei se e come veicolare questo testo.

1. La ringrazio per l’attenzione e le ragionate argomentazioni dissenzienti (lo dico perché ho anche ricevuto un messaggio che auspicava la mia condanna ai lavori forzati!). Sono ben consapevole di esprimere una posizione da molti non condivisa, ma si vede che ho una radicata tendenza minoritaria. Se sulla formazione della nazionale italiana ci sono milioni di commissari tecnici, sui criteri del reclutamento universitario le opinioni sono quasi quanti i docenti universitari. Personalmente – e lo dico da giurista – sono scettico sulle regolette giuridiche: sono entrato in ruolo con delle regole (che erano diverse da quelle di 10 anni prima, di 20 anni prima, di 30 anni prima), che nel frattempo sono cambiate almeno 4 volte. Dietro le regole ci sono delle persone e delle prassi sociali, che il diritto (e il tintinnio di manette, da tanti auspicato) non cambia.

2. Il metodo della cooptazione – per quanto ho visto io in giro per il mondo universitario – esiste da sempre, e credo sia appropriato, purché ovviamente non ci sia un solo luogo dove tale cooptazione viene effettuata. Altrimenti è un meccanismo di omologazione degli uguali.

3. Non ho affatto una straordinaria opinione del meccanismo di reclutamento italiano. Alla fine (spannometricamente) c’è un terzo di persone straordinarie; un terzo di persone competenti; un terzo di menti sottratte ai passatempi enigmistici. Nel mio ottimismo panglossiano guardo ai due terzi positivi, e penso che per ottenere questo risultato dobbiamo tutti pagare un prezzo. Devo però dire – sempre dalla mia esperienza in giro per il mondo – che non è che negli atenei stranieri ci siano solo le eccellenze, e una procedura formalmente ineccepibile non trasforma gli asini in cavalli di razza.

4. Non vorrei dire un’altra cosa politicamente scorretta, ma francamente penso che la retorica sulla “fuga dei cervelli” (o ‘brain drain’ come la chiamano gli inglesi) sia priva di senso. I cervelli devono fuggire dove sono attratti da stimoli ed incentivi. Non penso che un ricercatore universitario sia equiparabile a un bracciante siciliano del ‘900 o ai tanti sventurati che cercano di raggiungere Lampedusa. Dobbiamo invece rallegrarci del fatto che l’università italiana produca tantissimi studiosi che sono apprezzati all’estero dove portano le loro capacità e da dove arricchiranno il dibattito scientifico, anche italiano, di una comunità che è ormai globale.

5. Se lei – o qualcun altro – fosse interessato ad un discorso più organico (anche se ovviamente è solo la mia opinione) sull’università mi permetto di rinviare ad uno scritto “Ci vuole poco per fare una università migliore” scaricabile in creative commons. Con i migliori saluti ed auguri di buon lavoro.