Università di Siena: tra bugiardi e imbroglioni, finti laici e clericali comincia la prima votazione per eleggere il rettore

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University of Sienina: una poltrona (pesante) per tre
(da: Eretico di Siena, 14 giugno 2016)

Raffaele Ascheri. A poche ore dal primo voto di giovedì, come non occuparci dell’elezione a Magnifico Rettore dell’unica istituzione che – nonostante il calo drastico di iscritti – fa affluire nelle tasche dei cittadini congrui finanziamenti (oltre al Turismo, ma lì c’è già la Magnifica Rettrice, l’Assessora al brindisino Sonia Pallai)? Quello che più ci solletica – chi legge il blog con regolarità, bene lo sa – è soprattutto il giuoco politico che c’è dietro ai candidati: di questo, dunque, scriveremo.

Frati, Petraglia, Rossi: chi sarà il vincitore? Che si sappia, sondaggi ufficiali non ce ne sono, dunque staremo a vedere (con chi si schiereranno gli amministrativi, per esempio?); di certo, possiamo dire chi siano i big sponsor dei tre (soprattutto di due su tre). Possiamo soprattutto anticipare, sin da subito, che la continua intromissione della politica senesota in campo universitario ci pare – ancora una volta – deprecabile. Sarà così in ogni dove, ne siamo pressoché certi; ma di Sienina scriviamo, e di ciò ci arrabbiamo.

Il professor Petraglia: ne avevamo già parlato, ma se è lui che continua a sdottorare ai convegni benedetti dai Vescovi, è colpa nostra o sua? Arriveranno a breve commenti che diranno che lui è un campione della laicità, già l’abbiamo visto: e ce ne rallegriamo, davvero. Però è giusto che si sappia che il Nostro è Consigliere della lobby vaticana Scienza & Vita (già l’avevamo sottolineato); mentre ci mancava la ciliegina pre-elettorale: il 27 maggio – roba fresca assai – il Petraglia era a Roma a dare il suo attivo contributo all’incontro organizzato dagli scienziati per la vita (chi non è con loro, è scienziato per la morte?), facendo da apripista ad altri luminari con la lectio magistralis su “Nati da donna: una riflessione a due voci” (una, appunto, era la sua). Per la cronaca, giusto prima di Petraglia aveva parlato Nunzio Galantino, Segretario generale della Cei (Conferenza episcopale italiana).

La politica locale – che ormai il principio di laicità dello Stato non sa neanche cosa sia, e da tempo – è quasi tutta pro-Petraglia: da Pierluigi Piccini, ad Alberto Monaci; dal deputato Dallai a Scaramin Scaramelli (noto esperto di Università, si immagina). A Siena tv, il buon Petraglia – dallo scrivente stimolato – ha difeso con vigore sia l’operato di Luigi Berlinguer che quello del professor Tosi: ci vuole ancora altro, per non votarlo? Il buon Francesco Frati a noi sta sinceramente simpatico, ma è inutile girarci tanto intorno: è espressione di una linea continuistica (con Riccaboni, in modo evidentemente diretto), che incarna in modo plastico; se uno pensa che l’Università senese sia stata bene amministrata negli ultimi sei anni (e il Bilancio 2013?), lo voti subito. A chiocco. Infine abbiamo il professor Rossi; il quale, con quello stile pacato da gentleman old fashioned, ogni tanto ci ha fatto addormentare, ascoltandolo. Ma va detto che, a livello di big sponsor, pare quello messo di gran lunga meglio: proprio per il fatto di non averne, o di averne certo di meno compromessi.

Ad ogni buon conto, vinca il meno peggio; di sicuro, pare apprezzabile ciò che i pentastellati chiedevano, alcuni giorni or sono, ponendo dieci domande ai tre candidati (come faceva Repubblica a Silvione, mentre ora a Renzi non si chiede niente, chissà perché…); in particolare, la domanda numero 8 verteva sull’appartenenza, o meno, di ogni candidato a gruppi di interesse, dalla Massoneria in giù (o in su). Domanda che merita di essere rilanciata, a pieno titolo, e con forza: visto che proprio certe conventicole – visti i risultati – il Bene supremo della civitas pare non l’abbiano fatto…

Ma c’è qualcuno (tra i politici senesi, in primo luogo) che abbia una visione strategica delle questioni universitarie?

AltanServizioFunerarioRabbi Jaqov Jizchaq. Dopo la perdita della Scuola di specializzazione in Cardiochirurgia, solo ora, post festum, a babbo morto, la politica si accorge che, ridendo e scherzando, vuoi fra battute grassocce intorno ai fannulloni, all’inutilità della cultura e della ricerca scientifica e alle cose inutili da tagliare, vuoi tra stucchevoli gridolini di giubilo per i sempre più surreali risultati del Censis, l’università di Siena, pezzo dopo pezzo sta perdendo molte delle sue (non moltissime) eccellenze? Sta perdendo non solo specializzazioni e dottorati in aree esoteriche, ma anche corsi di studio basilari e metà del suo corpo docente: quale epilogo vi aspettavate, se non quello di essere ridotti ad un ruolo ancillare? Ci sono due fatti evidenti: il primo è la sempre maggiore integrazione fra gli atenei toscani sotto l’egida della Regione (dai DIPINT ai dottorati regionali); un fenomeno che, o governi, oppure subisci e ne vieni travolto. Non puoi permetterti il lusso di ignorarlo.

Però est modus in rebus: alle competenti autorità, politiche e accademiche, dovrebbe essere ricordato che tutto ciò non può ridursi alla semplice annessione di un ateneo più piccolo da parte di quello più grosso; si richiederebbe una maggiore presenza delle istituzioni centrali per governare una complessa transizione, la quale, se presa seriamente, presupporrebbe una seria pianificazione e forme di mobilità, non l’abbandonarsi alla semplice legge della giungla. In secondo luogo, comprendo bene la strenua difesa di Fort Alamo, volta a conservare professionalità e tradizioni, da parte di chi, pur barcollando, è ancora in vita. Mi chiedo solo chi ha deciso che debbano morire (così come, del resto, prima mi ero chiesto perché dovessero nascere).

Capisco meno la medesima posizione conservatrice riguardo ai defunti: a Siena, oramai, man mano che si è proceduto con l’opera di smantellamento, ci sono rimasti molti specialisti di varie specializzazioni che non esistono più (i corsi di laurea che man mano vengono cancellati: questo è l’effetto della caduta dei requisiti minimi, ossia della fuoriuscita di metà del personale docente); ebbene, in questi casi, visto che la resurrezione è improbabile, con questi qua cosa volete farci, la frittata? Utilizzarli come bassa manovalanza soccorrevole, per insegnare di tutto un po’ ovunque, alla bisogna, tipo “pronto-casa”? All’ANVUR va bene così? Se veramente credete nell’integrazione, non dovrebbero piuttosto essere mandati in qualche opportuna struttura integrata dotata di quella massa critica necessaria perché abbia un senso parlare di competitività ed eccellenza, ove potessero espletare al meglio le loro competenze, a Siena o in altri siti?

Allora, sarà forse il caso di parlarne apertamente, come problema meritevole di entrare nell’agenda della politica (che fin qui ha fatto solo propaganda) non in modo occasionale o subdolo, come quando, dopo avere steso una coltre di oblio su quello che stava accadendo, la politica “cade dalle nubi” e si accorge che ci hanno fregato un altro – l’ennesimo – giocattolino? La politica non ha messo a tema il fenomeno della graduale provincializzazione e marginalizzazione di Siena, perché ne è stata complice: quanto all’università, forse per mascherare la propria partecipazione al dissesto, si diceva che il suo drastico ridimensionamento era una cura necessaria. A prescindere da come avvenisse.

A me pare che, oramai da anni, intorno alle questioni universitarie si registri un grosso vuoto di potere: all’immobilismo degli uni, fanno riscontro manovre oscure degli altri; tanti particolarismi che si scontrano, e alla fine burocrati che decidono sulla base di criteri per lo più estrinseci. Ma c’è qualcuno (alla Regione, in primo luogo, oramai deus ex machina del sistema degli atenei e della ricerca) che abbia una cognizione precisa dello stato delle cose e soprattutto una visione strategica?