«Nulla può cambiare in una città che tace» e «quelli che ce l’hanno fatta (a farla franca)»

Susanna Guarino

Susanna Guarino

Quelli che ce l’hanno fatta (a farla franca) (da: sonosusannaguarino, 22 luglio 2016)

Susanna Guarino. Povera Siena. Per qualche tempo, forse appena qualche attimo, c’ha anche creduto che qualcosa potesse cambiare, che la giustizia potesse chiedere conto ai protagonisti del groviglio, che i senesi potessero prendere in mano le redini della loro città.

Giusto qualche attimo, poi i senesi sono tornati ad aspettare che tutto tornasse come prima, immobili e disposti a chinare di nuovo il capo ed omaggiare chi fosse in grado di spargere qualche briciola.

I senesi non sono riusciti a riprendere in mano le redini della loro città, e così tornano a diventare protagonisti coloro che ce l’hanno fatta (ad usarla, abusarla e farla franca).

Nulla può cambiare in una città che tace (da: sonosusannaguarino, 9 luglio 2016)

Susanna Guarino. Nulla può cambiare in una città che tace. E i senesi, per tacere, son diventati dei maestri.

In una città depredata, scesa dalle stelle di pochi anni fa, alle stalle dall’odore nauseabondo, non si uniscono, voce dopo voce, in un coro che faccia massa, ma preferiscono restare nel loro cantuccio ed evitare di esporsi. Non si sa mai….

Questo atteggiamento nulla farà cambiare, eppure lo si persegue anche nelle piccole cose. Tutti cercano sempre che qualcuno parli per loro, che si esponga per loro, senza capire che una voce non fa coro. (…)

(…) Ve lo dico: per cambiare qualcosa, e in questa città ci sarebbe molto da cambiare, non si fa così. Nascondersi fa il gioco di chi voi criticate, ma che vorreste che fossero gli altri a criticare al posto vostro.

Se non si fa coro tutto resterà così. La mafia va avanti da secoli grazie a queste paure, perchè il singolo non si unisce al singolo per fare coro.

Ed allora parlate, urlate, sbraitate se necessario. Il giornalista può darvi voce ma non potrà mai essere il coro delle vostre voci.

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Sull’udienza del 16 ottobre, intervista di Susanna Guarino, di Siena TV, a Giovanni Grasso

Tommaso Salomoni. Entriamo nel vivo dell’argomento che riguarda l’Ateneo di Siena, in particolare del processo, iniziato il 16 ottobre (la seconda udienza ci sarà il 30 ottobre alle ore 9,00), che vede chiamato in causa il professor Giovanni Grasso, che ha un blog “Il senso della misura”, dove esprime spesso dei commenti molto critici sull’operato dell’amministrazione dell’Università di Siena. L’ha fatto, in passato, anche con gli altri rettori, lo sta facendo e lo ha fatto anche con Angelo Riccaboni. Ebbene, per un articolo scritto sul blog nel 2013, è arrivata la querela da parte del rettore. Sembra una cosa di normale amministrazione, capita spesso una querela per diffamazione. In realtà, se andiamo a scavare nelle carte di questo processo, capiamo che forse può farsi veramente interessante, specialmente se si ricerca la motivazione per la quale il prof. Grasso aveva fatto alcune osservazioni sul rettore Angelo Riccaboni e se si va a scavare, in particolare, sul passato dell’Università decisamente burrascoso, non tanto nell’epoca Riccaboni quanto negli anni in cui si è arrivati anche a formare, e scoprire successivamente, il buco di bilancio. Insomma, cerchiamo di fare chiarezza con il prof. Giovanni Grasso e con l’intervista che ha realizzato per noi Susanna Guarino.

Dal Corriere di Siena (28 ottobre 2015): «Al termine della conferenza stampa, al rettore è stato chiesto un commento anche sulla vicenda giudiziaria con il professor Grasso: “C’è un procedimento in corso – ha detto Riccaboni –. Francamente mi sembra che i fatti dimostrino che le cose in ateneo stanno andando bene. E sentirsi dire certi epiteti non è mai una cosa piacevole“.»

Da La Nazione Siena (28 ottobre 2015), Orlando Pacchiani: «Tra le questioni scottanti sul tavolo, c’è anche la questione per la querela al professor Grasso. Risponde Riccaboni (n.d.r.): “Diatriba? Nessuna diatriba, c’è semplicemente un procedimento in corso. Accetto critiche e accuse di ogni tipo senza replicare, ma qui si è passato il segno con epiteti eccessivi, basta leggere ciò che è stato scritto“.»