Scalfari risponde a Marino sul caso Welby

Scalfari*Eugenio Scalfari. (…) Vengo alla lettera a Welby di Ignazio Marino. Qui la materia è ancora più sensibile e dolente perché si tratta della sofferenza di un malato terminale che invoca la morte, chiede di essere aiutato a morire e ottiene una risposta che dà i brividi. (…)
Che dire (…) al presidente della commissione parlamentare Sanità eletto nelle liste dell’Unione? Che dire della crudeltà mentale di cui è intrisa? Le sofferenze di Welby e dei tanti che si trovano nelle sue condizioni pesano come la sabbia di tutti i mari. E le parole barcollano.
Gesù di Nazareth, figlio dell’uomo, fece risorgere Lazzaro dal sepolcro e sciolse le bende funebri che lo avvolgevano. La vita buona e la buona morte erano il messaggio che ha lasciato al mondo. Un messaggio di misericordia e di pietà. Accettò d’esser crocifisso affinché nessun altro uomo lo fosse, né nell’anima né nella carne.
Noi vorremmo che il Papa parlasse di questo con parole d’amore e di pietà, non di divieto. Vorremmo che invitasse a sciogliere le bende di Welby e non che gliele stringesse intorno al corpo. Vorremmo che ricordasse dall’alto del suo magistero che Gesù di Nazareth profetizzò la resurrezione dei corpi, per dire che il corpo di un uomo è sacro e deve essere rispettato nella sua sacralità e dignità e non inchiodato ai suoi dolori. Vorremmo infine che fosse il capo di una religione d’amore e non di un’ideologia che esalta il dolore inutile e dissacrante. Noi non credenti a questo crediamo e per questo ci battiamo nei giorni della Natività di Gesù di Nazareth.
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*L’amore e la pietà del figlio dell’uomo, la Repubblica 21 dicembre 2006.