Riflettiamo su Welby con i messaggi della gente

Welby1Sergio Baronetto (lettera a “la Repubblica” del 27/12/2006).
Più vangelo in De Andrè che nei custodi della fede
Vorrei chiedere ai sacerdoti che si sono preoccupati dell’eccessiva “esposizione mediatica” dell’eventuale funerale religioso di pier Giorgio Welby, se non sentono, come me, odore di eresia clericale. Nel non cattolico «credente» Fabrizio De Andrè trovo molto più vangelo che in tanti custodi del «sacro». Ricordo la sua canzone:
“Signori benpensanti, spero non vi dispiaccia / se in cielo in mezzo ai santi / Dio tra le sue braccia / soffocherà il singhiozzo / di quelle labbra smorte / che all’odio e all’ignoranza / preferirono la morte”.

Maria Teresa Siciliano, Roma (lettera ad Augias, “la Repubblica” del 27 dicembre 2006). Caro Augias, ho appreso con dolore, sconcerto e scandalo, la decisione del vicariato di non concedere il funerale religioso a Welby. Rammento quando il Vaticano celebrò la cerimonia per la guardia svizzera che s’era suicidata dopo aver ucciso il comandante e la moglie. Uno dei ricordi più “religiosi” è il gesto di pace che si scambiarono, durante la Messa, la sorella dell’uccisore e la sorella dell’ucciso.
Ruini dovrebbe illuminarci sulla ragione di tanta severità nei confronti di un uomo in ogni caso tanto meno colpevole, che ha scelto di accettare quello che Dio, nei suoi imperscrutabili disegni, aveva deciso, cioè che non potesse sopravvivere coi soli mezzi naturali.
Davvero la nostra colpa è quella di essere cattolici adulti, che vogliono decidere secondo scienza e coscienza? Davvero la Chiesa italiana vuole rinunciare a metà dei cattolici (e in questo caso anche di più)?

Valentina Donini (lettera ad Augias, “la Repubblica” del 27 dicembre 2006). Gentile Augias, il vicariato ha negato i funerali religiosi a Piergiorgio Welby, colpevole di aver dichiarato la sua intenzione di togliersi la vita. Sono sconvolta dalla mancanza di quella che si definisce carità cristiana.
Vorrei tanto che qualcuno mi spiegasse se le «colpe» di Welby sono maggiori di quelle di Renatino de Pedis, membro della banda della Magliana, sepolto nella chiesa di S. Apollinare. Pensavo fosse finito il tempo della vendita delle indulgenze.

Corrado Augias (“la Repubblica” del 27 dicembre 2006).
Politica e religione ai funerali di Welby
Le motivazioni per il rifiuto alle esequie religiose erano ipocrite. C’era in ballo una questione di potere: aprire le porte di quella chiesa poteva essere interpretato, metaforicamente, come un’apertura della chiesa per quella morte.
L’implacabile regola del potere si applica ogni volta che un’ideologia o una fede diventano politica. I principi del socialismo per il riscatto degli esseri umani sono diventati l’incubo dell’Urss. La lungimiranza del sionismo è diventata la politica spesso sbagliata dei governi d’Israele. La misericordia di Gesù è diventata calcolo astuto di convenienze e opportunità. Quando si fa politica contano potere e denaro. Il gangster De Pedis è sepolto in chiesa per le ragioni che ben sappiamo; la guardia svizzera venne ospitata in chiesa per soffocare lo scandalo di un torbido fatto di sangue sul quale mai sapremo la verità. Il sanguinario Pinochet è stato benedetto perché uomo di potere.
Quanta distanza da Gesù che impedisce la lapidazione dell’adultera e le sussurra: «Va’, io ti ho già perdonato». Chissà se Ruini, che incarna una concezione politica del cristianesimo, s’è reso conto di aver riacceso in Italia una guerra di religione – che Iddio lo perdoni.
Per la morte di Welby alcune anime smarrite o atterrite hanno invocato le manette, gridato al ‘nazismo’. Mi chiedo chi possa essere così crudele da ignorare il grido disperato di un uomo che non voleva languire immobile per anni con una macchina che gli pompava aria nei polmoni. Il caso si sarebbe potuto risolvere di nascosto, come si fa normalmente nelle case e negli ospedali. Invece, eroe civile, Welby ha voluto che la sua lenta agonia diventasse motivo di riflessione per tutti. Sola speranza è che l’inevitabile discussione ora non si degradi, che resti all’altezza del suo gesto. Requiescat.

Roberto Franceschini, L’Aquila (lettera a la Repubblica del 28/12/2006)
I predicatori di morale senza la Buona Novella
Il pensiero di Welby è stato considerato non in linea con la dottrina della Chiesa, peccato che i crimini di Pinochet non abbiano avuto la stessa considerazione e il suo funerale sia stato celebrato solennemente da alti prelati. La Chiesa aveva il diritto di ribadire le proprie convinzioni, ma poi doveva andare oltre, trascendere la Legge ed esercitare la carità che predica, concedendo il funerale a un uomo che per anni ha sopportato con dignità le sue sofferenze. Ormai la Chiesa non predica più la Buona Novella ma solo morale e, rinunciando alla sua spinta rivoluzionaria, cerca solo di rimanere a galla difendendosi con durezza dagli interrogativi posti dalle contraddizioni della vita.