Riflettiamo con l’editoriale del “Foglio” sul partito dei valori che ha realizzato la volontà di Welby

FoglioLeadership radicale
Da: Il Foglio del 23 dicembre 2006.
(…) Ancora una volta, come oramai da decenni, un piccolissimo partito composto di nemmeno duemila iscritti, che alle elezioni oscilla tra l’uno e il due per cento, si dimostra capace di esercitare un’influenza profonda sul paese. Sul suo dibattito pubblico, sulle scelte fondamentali che riguardano la vita e la morte, su quella politica alla quale in fondo sembra non appartenere. Un non-partito che si muove ai confini della politica, e proprio per questo è capace di cogliere quello che in Italia dalla politica resta fuori, ma tocca profondamente la vita pubblica. “Una singolare forza politica – dice lo storico Gian Enrico Rusconi – che non sa organizzarsi come un partito e che quando ci prova fa dei gran pasticci, piena di personalità egocentriche, ma in cui il vizio personale diviene virtù collettiva, perché permette loro di cogliere problemi reali che nessuno, per ragioni di opportunità, può o vuole affrontare.
(…) E’ come se i radicali fossero l’altra faccia della medaglia di un sistema politico chiuso. Allo stesso tempo anticorpo e parte della malattia, o se si vuole dell’anomalia. “A cominciare naturalmente dall’anomalia prima, il ruolo delle gerarchie, che discende ovviamente dal fatto che in Italia, e non altrove, sta il Vaticano. È il loro ruolo preponderante, proprio sui temi che toccano l’etica pubblica, che crea naturalmente un contropotere”. E infatti le battaglie radicali che si sono rivelate più efficaci, anche quando sono state perse – come il referendum sulla fecondazione assistita – sono state quelle che hanno visto dall’altra parte della barricata la Chiesa cattolica. “Le battaglie dei radicali sulla fame nel mondo, o quelle in cui il confronto è stato con la sinistra, come sui temi economici, hanno avuto assai meno successo”, osserva don Gianni Baget Bozzo. Ma la ragione dei loro successi non starebbe in Italia. Al contrario: “L’Italia, per l’influenza della chiesa, è il punto di maggiore resistenza”. La forza dei radicali sta nel loro essere parte di un fenomeno più largo, un fenomeno europeo. “Il radicalismo altro non è che un laicismo conseguente: mentre i comunisti mettono il partito al posto di Dio, la concezione laicista nega anche il posto di Dio. L’uomo può decidere tutto perché non significa nulla, il suo diritto è tutto perché oltre l’uomo non c’è nulla. E’ lui il punto di riferimento, e non a caso questo concetto era alla base della Carta europea”.
(…) Secondo il liberale Piero Ostellino, i radicali “sono la prova che se un partito ha la forza dei propri principi si fa ascoltare”. Tutti gli altri “danno la sensazione di non avere principi, nessuno riesce a capire che cosa siano”. (…)