Nessuno può essere obbligato ad un determinato trattamento sanitario

C_loreCosimo Loré. Principio costituzionale scandito dall’art. 32 vuole che le cure in Italia siano libere fino a che il rifiuto o l’interruzione delle terapie non comporta problemi o pericoli per l’altrui salute, come è nel caso delle malattie infettive e diffusive, delle venereopatie, delle patologie psichiche, delle tossicodipendenze ove si accerti la sussistenza di evidente nocività del paziente per la comunità, altrimenti è notorio che legge e logica impongono il rispetto della volontà del degente che con una firma in cartella clinica lascia l’ospedale libero di morire a casa propria. Un recente caso di un malato terminale cosciente ha dato luogo ad una indegna gazzarra e ad uno sconcertante scaricabarile là dove basterebbe attenersi a questa – sacra per tutti, laici e credenti – basilare regola generale. Per esser chiari, va ribadito che ogni atto medico che si protragga malgrado il diverso avviso dell’ammalato evidentemente risulta indebito ed illecito, configurando reati come la violenza privata, le lesioni personali, il sequestro di persona, la violazione di domicilio. Si potrebbe disquisire sulla piena capacità e sulla libera espressione del soggetto e sulle modalità di manifestazione della volontà nei singoli specifici casi clinici, ma fondato è il sospetto che si voglia, piuttosto, speculare sulla vicenda perché a nessuno frega nulla la questione etica, legale, etc. quando, con una firma in fretta raccolta nelle corsie di ospedale, si libera un letto con soddisfazione di chi è in attesa. Questa precisazione era dovuta in ragione della materia medico-legale che rappresentiamo e visto il silenzio protratto dei cultori della disciplina, grande assente nei vari dibattiti e negli spazi televisivi oltre che sulla carta stampata. Suscita disperazione l’esistenza di tanta supponenza in una babele cui manca ogni base di minima civica educazione. D’altra parte una trasmissione televisiva aveva ampiamente mostrato i livelli di coscienza e conoscenza dei parlamentari ignari pur dell’enunciato dei comandamenti divini.