Il Papa alla Sapienza, la Massoneria toscana all’Università di Pisa

Le università di massa sono da alcuni anni sempre più terra di conquista che, proiettando i loro messaggi sulla società, fanno audience. Siena ha fatto scuola ai tempi del rettore Luigi Berlinguer. Politici, letterati famosi e scienziati di vaglia si sono succeduti alle inaugurazioni. Quel che era un fatto interno all’università, un momento per conoscere lo stato dell’Ateneo e ascoltare la prolusione di un professore autorevole di una facoltà (a turno), è così divenuto un happening. Chi ricorda l’ultimo “prolusore” ufficiale dell’ateneo romano?
A Pisa, la sede universitaria “democratica” per definizione, che ha rimosso la lapide di Giovanni Gentile, terrà, con la Massoneria toscana, un bel convegno sullo “Stato laico in una società multiconfessionale”, moderato dal prof. Romano Lazzeroni, presente il Gran Maestro Gustavo Raffi. Autorevoli, i relatori: il prof. Gian Mario Cazzaniga, cultore di storia massonica, altri due professori “laici” come Raimondo Cubeddu e Mario Montorzi, un laico “liberal” come il prof. Gaetano Quagliariello, che, avendo spesso polemizzato con la massoneria, ha inviato una lettera aperta a tutti i partecipanti per spiegare il motivo della sua presenza. Poi due senesi: Roberto Barzanti, già parlamentare europeo, uomo di cultura riconosciuto e di apertura culturale indubbia, e Stefano Bisi, giornalista e caporedattore del “Corriere di Siena”, che, con il rettore pisano Marco Pasquali, vi appare per i saluti nella veste inedita, per i senesi almeno, di “presidente del Collegio dei maestri venerabili della Toscana”. Complimenti per la carriera! “Sena triumphans” anche a Pisa! Si potrebbe proporre un palio straordinario…
Roma e Pisa: l’università si “apre” al mondo in modo molto diverso. Credete che la libertà di parola dei massoni sarà messa in discussione a Pisa? Credete che frange estremistiche si ricorderanno che la Toscana è stata il cuore territoriale, quanto meno, della P2? Pensiamo e speriamo di no. Come avremmo pensato e sperato per Roma. I tumultuanti potevano anche aver ragione storicamente (vista la potenza d’urto sui media del Vaticano), ma hanno peccato sul piano dell’opportunità politica. Per i laici la vicenda si conclude con una débâcle. “Non creare martiri” è sempre stato un imperativo categorico della coscienza, anche laica, ma in più lo ha sempre insegnato anche la cultura politica spicciola, quella terra terra dell’opportunità, del buon senso: che più si va avanti negli studi, più si può perdere. È un aspetto della crisi dell’università?

Davide Carlucci ha citato questo post nella sua inchiesta “Università il crepuscolo dei baroni” (la Repubblica, 23 gennaio 2008).

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65 Risposte

  1. Considerando l’importante carica ricoperta dal Dott. Bisi nella Massoneria toscana, ritengo che il silenzio del suo giornale sulla polemica riguardante il “Costituto senese” e sul libro di Raffaele Ascheri, “La Casta di Siena”, sia stato una vera caduta di stile.

    Remo Tessitore

  2. Maestri di storia e maestri(?) di giornalismo.
    Il livore di Stefano Bisi nei confronti degli Ascheri, il Vecchio e il Giovane – come lui generosamente li definisce accostandoli ad eminenti personalità del passato – è ammirevole per costanza e irraggiungibile per acidità. Il Bisi si sente evidentemente chiamato in causa e punto sul vivo a tal punto (mi si perdoni il gioco di parole) da dedicare a quei meschini il suo preziosissimo tempo e la sua forbita penna per giorni e giorni di seguito nel giornale da lui magistralmente (?) diretto. E sia!
    La lotta politica è fatta anche di accanimento, ma sarebbe piaciuto a tutti noi non dover prendere atto del consueto e manicheo intervento dei non richiesti difensori di ufficio di un insostenibile sistema, che molto facilmente si confondono con veri e propri “galoppini del palazzo”.
    Pazienza: omnia munda mundis. Quel che non comprendo, tuttavia, è la necessità di chiamare in causa colui che è stato non solo il maestro di Ascheri, ma anche il maestro di molti altri, a lui sicuramente non sconosciuti, fra i quali si incontrano un ex Ministro della Pubblica Istruzione, l’attuale Preside di una Facoltà dell’Ateneo Senese ed altri stimati docenti di questa e di altre università; alcuni di essi – gradisco ricordarlo – sicuramente legati alla sua parte politica, ed altri forse appartenenti, in ogni caso sicuramente simpatizzanti con la Massoneria, l’associazione dal Bisi condivisa e approfonditamente studiata nel suo ultimo libro.
    I ringraziamenti nel libro di Machiavelli non solo riescono certamente ancora oggi del tutto graditi ad Ascheri (il Vecchio!), ma sono prassi usuale nel mondo scientifico ora come allora: è per buona educazione e correttezza professionale – doti di cui il Bisi non è sicuramente colmo – e non certo per scarico di responsabilità, che si ringrazia chi ha fornito aiuto, siano essi colleghi, maestri o allievi. Di esempi di ringraziamento e di professioni di gratitudine, anche assai pomposi, sono piene le pubblicazioni scientifiche, comprese quelle degli allievi del maestro ricordato e dei loro pupilli, come il Bisi può facilmente appurare, sol che scorra, ad esempio, l’Avvertenza nell’opera prima dell’ex-Ministro. Quanto al cosiddetto “infortunio professionale” (per usare le sue parole), l’inadeguatezza del suo giudizio è comprensibile, considerata la diversità di interessi e di occupazioni da cui consegue il difetto di una sua preparazione tecnica e scientifica che, sola, consente di apprezzare e di valutare la raffinatezza e la novità di quella ricerca: ma sicuramente vorrà fidarsi, se non del mio parere, dell’apprezzamento della comunità scientifica internazionale, che tributò all’autore già negli anni immediatamente successivi alla pubblicazione di quel lavoro una serie di eccezionali riconoscimenti, assai raramente concessi.

    Silvio Pucci

  3. Remo Tessitore in parte si sbaglia. Come può vedere al seguente post
    http://www.ilsensodellamisura.com/2007/12/per-rompere-il.html
    Stefano Bisi ha scritto del libro di Raffaele Ascheri in due lunghi articoli. Con ritardo (dopo “Repubblica” e “Unità”) e stroncandolo. Ma ne ha parlato. Il commento di Silvio Pucci si riferisce proprio a questi due articoli.
    Il primo: http://www.ilsensodellamisura.com/files/CorSiena11gen08.pdf
    Il secondo: http://www.ilsensodellamisura.com/files/CorSiena12gen08.pdf

    Giovanni Grasso

  4. Cari Amici,
    grazie di quanto avete scritto e grazie per avermi avvertito! Vi invio parte di un pro-memoria più ampio che stavo predisponendo su questo strano giornalismo (massonico fino a che punto? se io lo fossi m’infurierei non poco con questo strano rappresentante a livello toscano..) per far capire meglio a chi è fuori Siena. La gravità e la scorrettezza di questo giornalismo mi sembrano evidenti. Ma giudicate Voi.
    La discriminazione a mio danno in quanto consigliere comunale di minoranza da una proposta di comitato nazionale di studio al Ministro Rutelli fatta dal Comune di Siena è dal 19 settembre 2007 che è in questo sito, abbondantemente commentata. Ma il Caporedattore-Presidente dei Maestri tace nonostante comunicati stampa ecc. a Siena. Eppure essa è stata così clamorosa che dal mondo accademico autorevoli studiosi si sono sentiti in dovere di riaffermare sul “Corriere della Sera” il principio della salvaguardia di spazi di professionalità e competenza liberi dall’invadenza dalla politica (tutto in questo sito alla data del 2 gennaio 2008).
    Anche questa notizia non è stata data dal “Corriere di Siena” del dott. Bisi come dagli altri media senesi (salvo dal giornale on-line ilcittadinooggi.it). Era notizia che – come tante altre ignorate – poteva danneggiare l’immagine dei potenti senesi…Perciò nei primi giorni dell’anno il dott. Bisi si è trovato due problemi da risolvere.
    1) “La casta” di Raffaele veniva allora ricordata, in modo corretto, dalla “Repubblica” e dalla “Unità” di Firenze, a pochi giorni di distanza: come un libro-inchiesta di successo del quale dare notizia contro lo sconcertante silenzio imperante nel ghetto informativo senese. Si poteva continuare a ignorarlo?
    2) L’Ascheri il Vecchio (come mi chiama il Bisi, ma tra ‘anziano’ e ‘vecchio’ c’è qualche differenza…) intanto aveva trovato audience sulla discriminazione ignorata a Siena addirittura sul “Corriere” milanese, sul quale si era criticata addirittura la (da lui Bisi) prediletta giunta del Comune di Siena. Il capace capo-redattore ha tentato di fronteggiare i due problemi con un colpo solo. In un lungo articolo dell’11 gennaio qui caricato il Bisi cercava di ridicolizzare il lavoro di Raffaele dicendo che era stato un plagiario: aveva solo copiato dal suo giornale per cui non c’era da darne notizia. Per di più, aveva addirittura (tra le molte decine di nomi fatti nel libro) sbagliato un nome! Del resto, finiva il Bisi, sugli errori si costruiscono persino certe carriere accademiche.
    A cosa alludesse si è chiarito il giorno dopo, quando l’attacco denigratorio a me diviene manifesto. Per screditare me e giustificare la discriminazione del Comune dal Comitato di cui sopra (cosa che il lettore senese del Bisi a quel punto non poteva sapere, come non lo sa tuttora se non per incidens!) io sono stato presentato come un studioso che ha fatto carriera in pratica scrivendo il libro su “Machiavelli banchiere” apparso sotto il nome del mio maestro ben 35 anni fa! Su che base? Con la ridicola motivazione che appaio ringraziato calorosamente nell’introduzione del libro (avendo, in particolare, curato l’indice analitico del libro, complesso assai, mi ricordo bene, e comunque verificabile…)! E no, caro il dott. Bisi!
    Purtroppo il libro non è mio. In altre discipline si usano intestazioni plurime, ma da noi, nelle discipline storiche, ognuno ha il riconoscimento di quello che è suo. Peraltro la ‘topica’ di cui lui parla sul Machiavelli non inficiava affatto l’importante ricostruzione dell’ambiente romano di fine ‘400 che c’è nel libro, e comunque il libro ha fatto molto utilmente emergere un omonimo prima ignoto di cui non si potrà non tener conto nella ricerca futura. Non per niente né l’autore del libro ha avuto contraccolpi nella sua carriera da quell’evento (le lauree ‘honoris causa’ in Paesi seri, come Francia e Germania, sono venute dopo), né ovviamente ne ho avuto io, non avendo purtroppo scritto il libro – come il Bisi malignamente (come troppo spesso) ha insinuato continuando anche con la pretestuosa polemica nei due giorni successivi, richiedendo che Franco Cardini e Ernesto Galli della Loggia intervenissero sul libro machiavelliano: con richiesta senza senso in generale e in particolare per il lettore senese, che non sa di quanto da loro scritto sul “Corriere della sera”!).
    Da equivoci analoghi a quello machiavelliano, peraltro, sono usciti senza problemi studiosi ben noti ai senesi come Enzo Carli e Max Seidel: ‘Mangia d’oro’ entrambi, peraltro! Io ho vinto il concorso universitario dopo il ’73 e non mi è stato mai rimproverato in questi 35 anni l’aver aiutato da ‘ragazzo’ l’autore del libro machiavelliano, né per nomine internazionali e un dottorato h.c., né al tempo del Mangia, di cui anch’io sono stato insignito – per sfortuna del dott. Bisi.
    Quella del Prof. Flores rimane, nonostante la sua difesa, una sciocca e ingiustificabile discriminazione, punto e basta. Tanto che dopo gli interventi sul “Corriere della Sera”, il Prof. Flores s’è guardato bene dal riparlarne, come nessuno altro dei suoi colleghi, a Siena e fuori (c’è però da chiedersi tra parentesi: se quella discriminazione l’avesse fatta un governo di centro-destra non sarebbe successo il finimondo sulla stampa internazionale, nazionale e locale?).
    Il Prof. Flores accortamente tace ora, mentre il dott. Bisi si espone come al solito come si può fare da una posizione privilegiata, di forza: colpendo i deboli e lisciando i potenti!
    Bravo davvero. Complimenti.

  5. Ora io vorrei fare ancora due appuntini perché intervengo volentieri in questo blog – anche se con parsimonia – quando mi pare che le situazioni da pessime che sono già precipitino nell’infimo. Ed ecco quindi che miei commenti appaiono per esempio nel caso del Costituto (perché davvero Flores e “compagni” per non parlare del sindaco di questo paesello ché tale sarebbe senza quella nota istituzione che conosciamo bene sono stati a dir poco osceni) ed ora perché si tocca non solo l’opera degli Ascheri, all’anziano dei quali sono legato da un sodalizio che dura ormai da vent’anni, ma anche il maestro di Ascheri del quale conosco bene l’opera (anche quella incriminata), mentre non conosco affatto questo Bisi se non come tizio che è redattore di quell’immondo fogliaccio. Ma andiamo con ordine: il primo punto è che – fatte salve rarissime eccezioni (Magris, Della Loggia, Mieli, Ferrara quando non “mora”) e morti a parte (Biagi, ma soprattutto Montanelli) – la stampa italiana non è che un cumulo di fogli osceni mal pensati e mal scritti che io da anni mi rifiuto di acquistare, ma che una patologia ignota alla medicina mi spinge a leggere tutte le volte che entro in bar o in altro locale che abbia i giornali. E tutte le volte che ci metto l’occhio sopra questi fogli sono sempre più osceni, male informati, faziosi e in cattiva fede (vedi il casino mediatico successo per questa faccenda del papa alla Sapienza). Ho la fortuna di poter leggere in altre tre lingue oltre la mia e quindi mi diletto a scorrere i giornali inglesi, tedeschi e francesi e non sono neanche lontanamente paragonabili a quelli italiani.
    Inoltre ho la fortuna (si fa per dire) di poter leggere anche in ben due lingue morte, latino e greco e ciò mi ha concesso di poter leggere anche le opere – tanto per fare un esempio tanto del “vecchio” Ascheri che quelle dell’ancor più vecchio maestro. Dico tutto questo non per dare contezza ai lettori delle mie capacità critiche e linguistiche, ma per mettere in evidenza quale possa essere il giudizio di gente come me (sì non sono il solo a poter fare quanto sopra) su “”””giornalisti”””” come il sullodato Bisi. Il quale Bisi – invece – dubito che abbia queste capacità, anzi – dal giornalaccio che redige – si evince chiaramente che non le ha, ma è tuttavia pronto ad usare del miserando potere che questo foglio (insieme al favoreggiamento dei potentucci comunali che liscia) gli consegna nelle mani, per fare giornalismo d’accatto su argomenti che chiaramente ignora.
    Lascia stupiti quindi che a Pisa (ma per un livornese come me non è da stupirsi tanto degli atteggiamenti pisani), in una prestigiosissima università diano la parola a gente di questa fatta, ma ormai – e lo dimostra la recente vicenda di Roma – non ci si dovrebbe stupire neanche per questo.
    Fra l’altro anche a Pisa sono in essere criticità politiche non da poco (vedile riportate nella Nazione degli ultimi giorni, ma per più sereno giudizio sul blog di Sofri [quello giovane] in http://www.wittgenstein.it) che potrebbero entrarci in qualche modo sulla questione che qui si tratta.
    Resta il fatto che quando qualche anno fa i Radicali proposero per referendum di abolire l’ordine dei giornalisti a molti la cosa parve inaccettabile. Quando si legge questa bella stampa di regime, nel nazionale come nel particolare, e si vede come viene utilizzato il bastoncino che questi loschi personaggi hanno in mano, l’abolizione dell’ordine dei giornalisti, nonché l’avviamento alla potatura delle viti di molti di questi ultimi non appare più tanto assurda.
    O no?

  6. Calma, un “confronto sereno delle opinioni diverse” ha giustamente chiesto ieri il papa. Capisco l’indignazione, ma bisogna reagire con grande compostezza: dobbiamo rendere evidente che gli estremisti sono loro; noi dobbiamo fare strame di questi ‘mozz’orecchi’, che – come nel caso specifico ancor più grave – talora si servono di organizzazioni con pretesi ideali per fare operazioni di potere.
    L’eterogenesi dei fini è storia purtroppo usuale delle istituzioni. Ma quest’arroganza viene modellata e incoraggiata dall’alto: guardate se il ‘caso Mastella’ non richiederebbe un sussulto per l’evidente questione morale, oltreché giuridica coinvolta! Procediamo con calma e con metodo: questi prima che giornalisti sono divenuti degli operatori politici, più importanti di quelli che le cariche politiche detengono; perché loro li fanno e disfanno. I politici ufficiali non si rendono conto di questa degenerazione e coprono questa pattumiera per interesse immediato senza capire cosa stanno incoraggiando; ma sono i personaggi che conosciamo…gli intellettuali sono più colpevoli. Di Flores s’è già detto ed è francamente sconcertante. Ma ora balza all’evidenza il caso Barzanti: come può coprire con i suoi articoli sul giornale e la sua presenza a Pisa un ‘giornalismo’ del genere? come non rendersene conto? C’è da chiedersi fino a che punto sia costretto e perché?
    Largo con ipotesi e suggerimenti: ma equilibrio, rispetto, mi raccomando! Vostro
    Mario Ascheri

  7. Il sig. Tessitore si meraviglia per quanto fatto da un “giornalismo” a la Bisi!? Ma non sa lui che viviamo in un luogo dove le donne non votano e tante son contente della “tradizione”!? Si veda l’Oca!!!! Bella tradizione contradaiola! Ah! Ah! Ah! Son fermi al tempo del DUX… quando le donne non votavano e dovevano solo sollazzare i signori e sfornare figlioli! Evviva la Siena paliesca! Comunque si spera in quegli ocaioli della scuola del Falassi o del Toti… Loro son talmente democratici che metteranno le cose a posto, non se ne dubita. Poi… tutti a “cantar maggio” coi buffoni del sottopotere!

  8. Caro Paolo fammi capire… A Siena c’è la contrada dell’Oca nella quale, rispettando un’usanza medioevale, le donne non vanno a votare. ‘Ovvia che tu mi dici?’ Siamo nel medioevo? Le donne di questa contrada non votano rispettando un’usanza popolare? La testa dove ce l’hanno? Incredibile. Nel III° millenio s’assecondano costumi così bui?
    Tutto questo è ridicolo… In Italia, le donne sono «entrate» nella scena politica con le elezioni del 2 giugno 1946, chiamate per la prima volta a votare per il referendum istituzionale e per la formazione dell’Assemblea costituente.
    In realtà, le donne italiane votano per la prima volta alcuni mesi prima, quando gli italiani sono chiamati alle urne per la prima tornata delle elezioni amministrative, che si tengono in quattro domeniche successive tra il 17 marzo ed il 7 aprile del 1946.
    L’Italia arriva, comunque, con notevole ritardo al suffragio universale, poiché, nel 1945, le donne, votano ormai da tempo nella maggior parte dei paesi europei, un ritardo ovviamente dilatato dai vent’anni della dittatura.
    Ho voluto ricordare che in Italia le donne votano… Molte si occupano dei problemi sociali e della vita politica… anche se questa, ora sta vivendo un brutto periodo storico…. Paolo Fedeli sono con te e quoto la tua indignazione. Ciao
    Silvia

  9. Caro collega,
    lei scrive: “Roma e Pisa: l’università si “apre” al mondo in modo molto diverso. Credete che la libertà di parola dei massoni sarà messa in discussione a Pisa?.” Crede lei che i massoni siano la stessa cosa del papa, e soprattutto crede lei che un convegno sia la stessa cosa dell’anno accademico? In passato, è accaduto senza tumulti che il papa venisse alla Sapienza – in contesti diversi, e con una maggiore espressione di quella virtù cattolica che si chiama umiltà.
    Alessandro Portelli, prof. ord., La Sapienza

  10. Sono onorato e fiero di essere amico e collega di Stefano Bisi ed ho letto con poca gioia le parole (o meglio le offese) verso la sua persona, gli incarichi che ricopre nella Massoneria Toscana ed il giornale che guida. Da quasi 30 anni, con diversi editori, sono stati i lettori a legittimare e continuare a “far esistere” Stefano Bisi e la redazione del Corriere di Siena, nel modo più semplice che ci possa essere: comperando ed apprezzando il giornale. Dispiace che anche chi ha incarichi importanti e si ritenga “magister mores” sia un poco andato oltre la evidente scarsa stima nei confronti del Corriere di Siena e di Stefano Bisi. Io non ho uno spessore morale, cultura, storia personale, tale da portare un contributo costruttivo a questa animata discussione, né voglio entrare in dibattito con alcuno. Mi limito ad esprimere stima e apprezzamento (quindi ampia solidarietà per le parole pesanti nei loro confronti) a Stefano Bisi, al Corriere di Siena (che giornalmente compro e leggo) ed a tutta la sua redazione.

  11. Il senso della misura bisognerebbe lo insegnassero prima al web master di questo sito, poi a molti dei pomposi predicatori che vi scrivono. Insieme a quello anche il senso del pudore, lo stile, e un metodo pratico per contenere l’apprezzamento di se stessi.
    Andate a zappare, staremmo tutti meglio.
    Grazie

  12. Caro Ginanneschi,
    La ringrazio del Suo intervento! Apprezzo il Suo giornalismo come quello dei giornalisti del “Corriere di Siena”: non equivochiamo; io non ho affatto attaccato il giornale, sia chiaro (ci sono tanti giornalisti che mi sono simpatici e, credo, anche amici, nonostante non possano dirlo…), né il dott. Bisi come giornalista; è quando fa l’operatore politico in quel modo violento, squilibrato, per portare avanti precise operazioni di marketing, far salire questo o quello, bollare con il discredito, il dileggio l’avversario… E La ringrazio per avermi consentito di precisare il mio pensiero – da qualche parte anticipato: mi spiace che finisca per pagare lui per questa evidente sovraesposizione, mentre altri profitta della sue ‘battaglie’ stando al riparo… Lui invece (con giubbotto anti-proiettile, intendiamoci) si mostra: come presidente della Massoneria toscana, come giornalista della banca MPS… dice tante cose che poi non è difficile mettere assieme, almeno in via ipotetica; difficile reagire, questo sì, con la situazione dei media senesi: perché non interviene su questa situazione, fatta salva la Sua (come mia) solidarietà per i giornalisti del Corriere?
    In più, Lei, caro Ginanneschi, non mi ha contestato niente del silenzio plurimensile, né dell’assurdità del suo (del Bisi) attacco per Machiavelli, né dice del Flores e degli intellettuali che stanno zitti pur di fronte a un’evidente gaglioffata (non isolata, peraltro: vedi ‘alla ricerca del Buon governo’ et similia).
    Sa dove avvengono questi fatti? Temo molto che sia giusta solo una risposta: dove c’è paura, molta paura… ci rifletta, per cortesia, almeno a livello di coscienza.
    m.a.

  13. Non mi piace il clima che si rischia di creare in questo blog. Le offese non vanno bene, forse, vittimismo neppure, forse! Torniamo sui giusti binari prima che si trascenda ulteriormente. Il Corriere è un buon giornale, con i suoi pregi ed i suoi difetti, così come hanno tutti diritto di esprimere pareri, senza però andare sul pesante. Nessuno mette poi in dubbio le capacità e la preparazione del prof Ascheri, ci mancherebbe! Un poco di serenità forse fa vivere tutti meglio. Non credo, caro prof Ascheri che lei abbia offeso, magari sono stati altri post ad offendere. Non si senta sempre chiamato in causa su tutto. I suoi problemi, se ne ha, li risolva direttamente con Bisi.

  14. Non vorrei oscurare il prof Mario Ascheri, ma fra tutti i posti dove può liberamente parlare dai giornali locali e nazionali, i suoi blog personali, i siti delle liste civiche, il consiglio comunale e il canale civico, proprio qui ad ammorbarci con le sue cose personali doveva venire?
    Mi scusi ma la verbosità professore.
    Grazie
    PS. Se vuole chiami il Corriere della Sera per farsi scrivere un articolo a difesa.

  15. Non voglio, e non posso, entrare nel merito della discussione perchè parto da una certezza: i media di Siena sono una vera e propria offesa al buon senso e alla corretta inormazione! In una città con questo livello di stampa non dobbiamo putroppo meravigliarci se La Nazione e Il Corriere di Siena vendono qualche copia (sarei curioso di sapere quante), anche solo per chi vuole vedere le farmacie aperte, i cinema o i programmi televisivi. Vorrei inoltre ricordare al sig. Ginanneschi, solerte e forse interessato difensore d’ufficio, (non sarà per caso legato al Bisi per la stessa passione per cappucci ni e brioche?), che la sopravvivenza del Corriere di Siena è garantita dal grande sponsor MPS che, sembrerebbe, per salvare il giornale dal fallimento ha dovuto addirittura acquisire il 20% della Società editrice. Quindi giornale gestito dalla Banca e Direttore iscritto alla Massoneria: non male come garanzia di etica e di libertà dell’informazione.
    Sig. Ginanneschi, capisco che deve qualcosa a qualcuno per i vari incarichi misteriosamente a lei assegnati (primo fra tutti il CDA del’aeroporto di Ampugnano), ma faccia la cortesia di non prendere in giro. A non risentirci

  16. Tra Alfonsi Bianchi e Rossi io vedo tanta gente a Siena che non ci mette la faccia (come si vedono strani nomi senza telefono, come spesso avviene per chi scrive lettere osannanti a certi giornali…), e non è buon segno.
    Detto questo, ringrazio come al solito, precisando una buona volta che la ‘mia’ questione non l’ho fatta morire nel silenzio usuale SOLO perché è questione generale (essere nel Comitato non aggiunge niente alla mia carriera): la stessa che oggi fa discutere di nomine politiche negli ospedali. La stessa identica cosa, e chi vuole mandarci a zappare fa solo finta di non saperlo: il favore politico-partitico è essenziale, come dimostra il mio caso, persino per comitati di studio non retribuiti, figuriamoci per il resto…. Chi non è di fiducia da quel punto di vista non esiste, a meno che non abbia per altri motivi le spalle grosse (nel mio caso, credo di aver lavorato più di ogni altro nel settore storico a Siena: studiatevi le schede del SBS se avete tempo e interesse). Lo stesso avviene a fortiori per cariche negli enti: la maggioranza in Comune lo ha teorizzato addirittura! Se non si è di partito non si viene nominati. Chi sta zitto e accondiscende, è perché o fa già parte del sistema o aspetta pazientemente, ha qualche aggancio e spera prima o poi… ma intanto zitto zitto e fa qualche letterina contro l’Ascheri o chi altri sia tanto bischero da sfidare il Potere per dimostrare la sua fedeltà…o sottoscrive qualche appello per il PD, per il Cenni ecc. per entrare tra i cittadini di serie A2 (A1 sono quelli che possono dare favori).
    Detto questo, i difensori del dott. Bisi mi devono dire:
    1) se la discriminazione c’è stata o meno (una delle mille, sia chiaro!) nei miei confronti, e quindi se l’offeso sono io o il dott. Bisi, che non mi risulta esser stato discriminato da chicchessia;
    2) se il dott. Bisi ha dato notizia correttamente di quanto a me accaduto e degli interventi sul Corsera, oppure anche del libro di Raffaele, che sarà pure fondato su articoli di giornale, ma proprio tanto ovvio nel modo di riportare le notizie non deve essere se la gente continua a leggerlo (e, sia chiaro, tanta ma tanta robina interessante del Comune di Siena non le sapeva – né l’ha volute chiedere per non essere di parte: voce delle LCS);
    3) se non è vero, com’è stato detto nella notizia precedente e, come mi risulta anche da una recente pubblicazione nazionale, che il dott. Bisi è notoriamente il giornalista della banca MPS, con tutto ciò che la cosa comporta ovviamente sulla sua presunta obiettività (e non so quanto la cosa possa essere in connessione con la massoneria toscana, e quindi con forte componente fiorentina non estranea a Roma, direi: ma non credo che lo metterebbero sui manifesti se fosse, vi pare?);
    4) se non è vero che i media a Siena sono tutti direttamente o indirettamente – salvo il cittadinooggi.it, radio alleluja e la voce del campo – legati ai Poteri forti.
    Detto questo, aggiungerò ancora – così forse mi evita di tornarci sopra – che al Canale civico NON sono mai stato invitato a parlare; che Canale 3 non mi invita più da anni ormai a 96 ore di palio né a dibattiti di alcun genere da quando pensa (giustamente) che non sono gradito al dott. Cenni; che dei miei libri il Comune di Siena non ne ha mai presentato uno (neppure quelli specifici di storia del Comune!), neppure l’ultimo sulle Città-Stato in cui si parla molto di Siena (anche in copertina!), mentre guarda caso ora presenta ad es. (mi tengo dentro la storia) un libro di Piccini-Catoni e uno di Balestracci, colleghi valenti beninteso, ma anche fortunati: non saranno discriminati neppure per altre iniziative, potete stare sicuri! Con ciò non voglio dire, sia chiaro, che non meritino di essere chiamati; solo che ci sono i buoni che non criticano e i cattivi che ‘rompono’, alla faccia dell’uguaglianza delle opportunità e di trattamento: bella civiltà! E torniamo ancora una volta al solito Flores, che organizza le presentazioni dei libri, ma la cui faziosità sembra averla dimostrata chiaramente anche in occasione della costosissima serie ‘alla ricerca del Buongoverno’. Chi vuole chiarimenti si faccia avanti: anche anonimamente, beninteso.
    Una cosa unisce il dott. Bisi e me: che almeno ci mettiamo la firma (di solito…), anche se abbiamo strumenti di lavoro di ben diversa efficacia – per ora: i blog come vedete stanno diventando uno strumento di libertà assai prezioso!
    Ultimo. In tutti questi discorsi tra il dott. Bisi e i suoi difensori, e me e i miei, manca un terzo interlocutore, peggiore di tutti noi?: i partiti di ‘governo’, per così dire…! Li vedete i preoccupati superdemocratici di Rifondazione, i ‘liberal’ dello SDI, i ‘nuovi’ rinnovatori del Partito democratico, i vari Campi delle idee in agguato pronti a rinnovare la classe dirigente senese a pronunciarsi sui problemi che sono venuti fuori? Di meritocrazia, di libertà, di par condicio, di partecipazione, di democrazia anche ecc. E gli ‘intellettuali’? Parce, parce… e buonanotte, cari Bianchi e Rossi quale che sia il Vs. nome. Cordialmente il Vs.
    Mario Ascheri

  17. Chissà chi ha offeso chi in questa discussione. Certo se si vuole intendere come offese il dire che i giornali senesi fanno schifo esattamente come quelli nazionali, che sono al soldo o comunque proni ai potentati locali, che già di per sè (come si dimostra in questo blog in varie occasioni) gestiscono la cosa pubblica in maniera almeno discutibile e che gli intrecci fra banca, massoneria e politica non sono sicuramente auspicabili da chi voglia continuare a godere di qualche diritto civile, allora effettivamente sono volati insulti sanguinosi.
    Spero solo che a qualcuno di questi ipersensibili signori non venga in mente di cercare di tappare la bocca anche agli strumenti come questo (e altri) blog.

  18. Cari Bianchi e Rossi, è segno di vigliaccheria insinuare, offendere a destra e a sinistra, difendere a sinistra e a destra, senza mettere la faccia e vostro nome. È VIGLIACCHERIA.

  19. Sì, caro Anonimo, ha detto bene: VIGLIACCHERIA, esattamente come la Sua! Ma perché Siena è una sentina, con una cappa di solidarietà omertose pazzesca, inaffondabile fino a…vedremo! Intanto, oggi su Panorama c’è un articolo su ‘La casta’ di Raffaele, che ha un po’ più di coraggio del nostro Anonimo…
    Mario

  20. Nessuno parla dell’Oca!? Già, l’Infamona… è tabù… Siena sta nel medioevo… Allegria (di naufragi, come direbbe l’anarcofascista poeta ungaretti). E ridaje con l’andate a zappà… Mi ricorda un tale che predicava pane e cicoria ma poi si piazzò, grazie al duce, a Milano in una bella redazione e pappava, pappava, pappava…
    Meglio un sito che forse tracima di un silenzio oscuro manganellante…

  21. Ho letto con entusiamo Panorama stamattina… vostri commenti.

    – Romana Liuzzo: Al Palio del potere diessino; Panorama N. 5, 31 gennaio 2008. http://www.ilsensodellamisura.com/files/Panorama_Casta.pdf

  22. Viva Raffaele! Grande Panorama! ha detto la verità su tutto!

  23. Viva Raffaele, così, semplicemente.

  24. Vado a comprare Panorama, giacché ho quasi terminato il libro di Raffaele A. Lo so, molti ci hanno sformato, in questa medieval town… ora poi è caduto Prodi e l’accusato è il pd… Mi sa che era più avanti il paese di Peppone e Don Camillo… A volte rimpiango di non esser nato in riva al Po… Visti anche certi recenti Prof. accademici… ma che ignorantoni questi ex compagni!!! Studia, F., studia, disse quel pur tronfio di Eco a un nostro illegale prof….

  25. Ma che ridere. Ma se i professori si preoccupassero dell’università che va a rotoli, non sarebbe meglio?

  26. L’ho letto l’articolo di Panorama. Bel lavoro, non c’è che dire. In linea con il libro, dichiarazioni farneticanti, accuse generiche, figure pittoresche. L’autore e l’altro, il Maestro Fontani, sembrano personaggi di un racconto di Stefano Benni. Tutto per farsi pubblicità, vendere quattro copie e arrotondare lo stipendio. Il tutto sulla pelle della città, messa in burletta con la solita storia del palio, del potere, delle contrade e del panforte. Tirare escrementi nel ventilatore non vuol dire fare politica. Tanti critici dell’informazione, offese ai giornali e poi si cerca di dare gambe ad una delle peggiori operazioni di cattiva informazione, forse in qualche caso pure diffamazione, degli ultimi 10 anni.

  27. Cari Amici,
    visto che siamo tra noi, perché “noblesse (dott. Bisi, on.le Barzanti ecc.) oblige” l’intervento negli spazi di libertà “proletari” quali sono i nostri, è l’ora di mettere un indovinello.
    Quando RAI 3, usufruendo dei soldi del giubileo (bel business!) mise in onda i “luoghi della fede” un famoso professore di grande audience (più che accademica, grazie a Dio, solo presso (certi) ambienti politici) parlò di San Galgano come di una chiesa il cui tetto era stato scoperchiato da non meglio identificati barbari (gli Unni?); sapete perché? Perché era d’oro! 
L’anno non era precisato, purtroppo, perché il passato per il nostro “professore” è un buio indistinto, evidentemente… Meriterebbe i provvedimenti presi in DDR dopo la caduta del muro. Vi pare?
Chi indovina avrà una copia gratis di “Metìs”, la voce dei professori del PD, a domicilio…

    Arlecchino

  28. Ci metto la faccia e pure altre parti anatomiche se servono. Ai prolissi imbonitori pseudo intellettuali che affollano questa discussione rinnovo l’invito di andare a zappare. Sicuramente riusciranno meglio con questo nobile strumento che con la penna o la tastiera.

  29. Caro Rossi,
    io e gli altri andiamo anche a zappare, ma Lei o il Suo Dott. Bisi prima rispondete alle domande dell’Ascheri Senior e indicate dove ha sbagliato l’Ascheri junior nel suo libro.
    Sarà molto illuminante il Vostro intervento. GRAZIE,
    Arlecchino

  30. A lavorare, non a zappare, dovete andare. Fate lezione 3 ore alla settimana e vi avanza troppo tempo. Per questo parlate di banche, di nomine e di tutto il resto.

  31. Con i tipi alla Carlesi (anche lui non è nell’elenco telefonico, stranamente, come di solito chi scrive a favore del dott. Bisi) Siena fa una bella figura, non c’è che dire. Professor Ascheri, Lei ha chiesto risposte sul merito e veda come si danno da fare: punto per punto Vi contestano. E poi dicono che siamo una città tra le prime! Ha visto il sindaco come ha replicato al libro dell’Ascheri? Come in consigli comunale, con supponenza, come se i problemi non ci fossero. Intanto Montezemolo in via Mazzini gliene diceva due a questi politici.
    Non c’è tutta l’invidia-odio per il professore, o meglio per l’intellettuale vero, quello che ritiene un suo dovere farsi anche dei nemici ma scrivere, parlare, scontrarsi in campagne di libertà? Del resto anche degli zappatori abbiamo bisogno: gli orti delle aree verdi della città saranno presto un problema. Vostro
    Arlecchino

  32. Arlecchino, ma Lei – mi scusi – è un ingenuo, con chi perde tempo? Non vede che non hanno argomenti e che come al solito si arrampicano sul nulla o spostando il discorso (sui doveri dei professori!), come in consiglio comunale.
    Come i loro amici di questa maggioranza che va dalla destra (dentro PD e SDI) all’Estrema, ma è egemonizzata da questa culturalmente (gli altri pensano alla ciccia, forse), il dibattito è ben accetto solo sui temi che vengono loro comodi.
    Si parli pure di Ampugnano (ma il dibattito lo abbiamo chiesto noi dele liste civiche!) dove l’opzione cementiera del PD-SDI è ormai (forse) perdente, ma ad es. non del papa rifiutato dalla piccola minoranza della Sapienza (chi ha saputo a Siena che Rifondazione è stata in prima fila a rifiutare di parlarne con l’argomento che era un fatto ‘regionale’ di cui a Gerusalemme non si parla(?) e l’Università di Siena è autonoma da quella di Roma!?); quanto alla ‘memoria condivisa’ che abbiamo proposto come materia di riflessione in modo pacato, il Bartolini ha proclamato che la Costituzione è basata sulla Resistenza (e pertanto non sulle liste civiche), che loro sono in regola, che fanno tutte le cerimonie del caso e che non accettano lezioni – come ordinato dal sindaco Cenni, rappresentante di tutti(?). È la cosiddetta apertura democratica al dialogo, per ricomporre, per trovare i motivi di unione nell’interesse della città… eppoi c’è chi dice che noi siamo distruttivi e non propositivi! Date un’occhiata al canale civico (laddove arriva, perché bisogna prima spendere per gli assurdi concertini che devastano la piazza del Campo) per i consigli comunali: avrete qualche sorpresa!
    Ma basta così. Buonanotte: dormirete più sereni pensando che il Presidente-Jekyll del Collegio dei Venerabili domani – sdoppiandosi rispetto al suo ruolo senese di Mr. Hyde – darà una lezione di tolleranza, comprensione, rispetto, apertura al dialogo. Accorrete, è una veste inedita per i senesi! E poi raccontateci la giornata…
    Grazie, Vostro
    Mario Ascheri

  33. Caro Professore,
    finalmente la ritrovo. Con tutti ‘sti blog non si capisce molto, ma ora finalmente in questi commenti ho qualche bussola. Ilcampoidee è quindi tutto Partito democratico? E quel Prendereparola dove ho ritrovato quel buon combattente di Antoni che avevo conosciuto ai tempi di elezioni?
    Ma lei professore non può fare troppo il furbo. Possibile che non sappia dare una risposta a quel birbone di Arlecchino? Che lei non sappia chi è il professorone della bestialità sul tetto d’oro di San Galgano scoperchiato dai barbari (gli Unni o il povero Ceccherini?) non lo credo. Via, ci faccia la cortesia di non prenderci in giro. Se si parla di crisi dell’università come si parla in questo sito benemerito, queste cose qui devono diventare chiare, non le pare?
    Il suo studente sempre memore
    Archimede
    (se ce la fo’ vo’ a Pisa a sentire il nostro inedito campione libertario, poi le so dire)

  34. Che scenario veramente tremendo ed esecrabile per la nostra Italia e per la nostra Siena!
    Pensate a un Berlusconi che con la caduta di Prodi è riuscito a rimandare (ancora una volta) la legge sul conflitto di interessi e che ha promesso – in un’Italia allo sbando, con ben altri problemi pressanti – che la prima legge che farà, quando sarà sicuramente presidente, sarà contro le intercettazioni telefoniche! Così non sarà colto a fare campagne acquisti di senatori, in cambio di raccomndazioni ad attricette? E questo si presenta come salvatore dell’Italia? E il bello è che ci credono in molti! Potere (forse ) delle TV che ha in mano? O potere (anche) della scarsità dei suoi avversari?
    Ma sempre in tema di conflitto di interessi, pensate anche al DS Mussari, presidente della Banca MPS e nel contempo avvocato di don Acampa: anche molti della sinistra locale sono rimasti sgomenti e sconcertati di dovere apprendere chi fosse il difensore del prete (accusato dell’incendio) da un giornale nazionale, La Repubblica, mentre la stampa locale brillava per il ‘solito’ assenteismo: chissà quali scambi di favori e/o pressioni reciproche, che si volevano nascondere o almeno tentare di nascondere, ci sono dietro questa difesa in odore anch’essa di ‘conflitto di interessi’.
    Pensate poi alla Stampa senese: in più occasioni ‘scottanti’ – quella del rinvio di don Acampa in testa – le notizie le abbiamo apprese prima e più diffusamente da La Repubblica e dal Corriere della Sera e poi, a traino, obtorto collo anche da Bisi e company.
    Strano atteggiamento di difesa ad oltranza della Curia!? Bella limpidezza!
    Per questi esempi citati, ma ne posso portare molti altri, preferisco Grillo e il suo movimento! Almeno profumano di nuovo e non di vecchio ‘marciume’!
    Se no non rimane che non andare a votare o votare scheda bianca.

  35. Oh damina mia,
    fortunatamente c’è il Bisi in fondo all’articolo! Beh, è vero che la questione elettorale adesso è in primo piano. A Siena con questa libertà di stampa ci sarà da divertirsi in occasione delle prossime elezioni, o forse dato che il centro-destra difficilmente presenterà candidati presentabili tutto sommato non ci sarà pericolo e allora potranno fare i signori con un po’ di pari opportunità? Insomma, con un po’ di quella parità di condizioni che non abbiamo francamente visto in tempi di elezioni per il Comune, dove era tutto un inno ai vari comitati per il candidato questo o quello del centro-sinistra cenniano, e uno sgomitarsi a farsi vedere in un elenco per il trionfo della Resistenza a Berlusconi.
    Arlecchino ha posto il quesito del Professorone, io ne pongo un altro da fine scienziato probabilistico:
    se uno sta in un elenco del Cenni quante possibilità in più ha di trovare lavoro, di essere promosso da babbo Monte o di trasferirsi a Siena, di trovare lavoro in una delle mille derivazioni del santo potere di centro-sinistra?
    Alla nostra damina vorrei solo chiedere ancora se non pensa che anche Beppe Grillo ha messo su un partito; chi sceglie i candidati? quale è il programma elettorale? mi ricordo uno starno discorso contro i precari; ricordiamoci che nella costituzione c’è il principio dei concorsi per le assunzioni almeno nel pubblico impiego, o no? sapete con quali garanzie di trasparenza e democraticità si fa un ‘precario’ nella P.A.?
    Insomma, cosa andranno a fare gli antipartito che manderemo a Roma alla fine, disperati come siamo? E lo faranno dopo ordini di partito o liberamente interpretando il programma? C’è un luogo dove si possono sapere queste cose? grazie alla cara mia damina grillina.
    Dal suo Archie

  36. No, no, signori, così non ci siamo!
    Diventa un blog generalista! Siamo seri. S’era specializzato il commento a questo blog sulla massoneria, stampa e Siena, ora voi ci portate alle elezioni nazionali. Se almeno ci parlaste di problemi dell’università, come vorrebbe il sito cui vi rivolgete!
    Professor Grasso, la pregherei di fare un articolo a sé. I senesi e le prossime elezioni: o come le vedono i nostri corrispondenti. Potrebbe essere interessante. Sarà uno spicchio anche piccolo di opinione pubblica, ma uno spicchio interessante comunque, non le pare?
    Mi interesserebbe anche vedere come si orienta Lei, il professore Ascheri e gli altri che animano le sue pagine. Mi dia ascolto se vuol essere cortese come sempre.
    La lascio con un saluto carnascialesco in sintonia con quanto si starà dicendo or ora a Pisa da quegli illuminati. Vado in piazza del Campo. Chissà che l’assessore Flores non abbia trovato il modo di buttare via un altro po’ di quattrini del Comune o del Monte dandoli a una associazione culturale questa volta, ma perché no?, milanese? Almeno fanno il viaggio assieme e risparmiano. Questa volta i quattrini loro, cui tengono di più che non a quelli pubblici. Devotamente suo
    Arlecchino

  37. OK, d’accordo, cara mascherina.
    Ma fammi finire, prima che Grasso ci stacchi la spina e si finisca la settimana, con una nota di colore accademico sul giornale più accademico di Siena, il raffinato “Metis”. È gratis per tutti: chi paga, visto che è così elegante? Le liste civiche pur col Piccini, grande capo montepaschino, fanno una Moscalnaso molto democratica e proletaria; chiaramente è voce dell’intellighenzia Partito democratico di Siena. Quella che parla, ci mette le firme e prende qualche posto nell’ente Musei senesi, al SMS, in biblioteca ecc. Tanto integrato con l’establishment questo Metis che la presentazione, dice un sito autorevole invitato a pranzo, ha avuto luogo come segue, in un luogo solenne. (Chi mai di noi poveretti potrà mai farci qualcosa se non abbattiamo prima il regime? Anna Carli non ha capito la parzialità d’una concessione del genere?):
    “Nella splendida sala del Palazzo Squarcialupi, di fianco al Santa Maria della Scala, pomeriggio di inaugurazione per il nuovo mensile di Siena, Metis. Accanto al cartaceo non poteva mancare il blog: http://www.metis-siena.info. Due strumenti importanti per una città che a volte ha il sapore di… antico. Sapranno divenire, ma soprattutto rimanere, pungolo interessante per “scompigliare” un po’, o andranno a far parte di uno spazio già definito e inglobato nelle lunghe mani del potere senese? Chissà, ai posteri l’ardua sentenza! Intanto il primo numero ci sembra piacevole e fresco, ai lettori che auguriamo siano numerosi, consigliamo di non farsi scappare questa occasione”.
    Il problema è: avete visto Voi che Metis sia mai intervenuto su un problema di quelli seri qui discussi? Sull’imbroglio delle primarie PD, sulla fumosità del programma, sulla sua subalternità a Rifondazione a Siena; eppure ci so’ tutti, dal Boldrini alla Piccinni! Sembra d’esser tornati al Nuovo Corriere Senese che i vecchi dicono essere stato la punta di diamante del PCI e i maligni dicono morto per debiti.
    Uno di questi professori di regime di Metis, non mi ricordo chi e non riesco a riaprire il sito (chi può passarmi l’url giusto?), tempo fa difendeva, guarda un po’ per un giornale di battaglia!, il logo famoso del Buongoverno del Prof. Flores, quello della quercia che è finito persino nella Balzana con una dida un po’ rinseccolita a dir vero (censura? Cenni imbufalito?) ricordando le deformazioni che gli artisti hanno sempre fatto, creando persino nuove opere d’arte come Dalì: li miei coioni, scusate l’intercalare! Ma qui, particolare di non piccolo significato e peso, è stato il Comune, non l’artista, a scempiare l’opera d’arte e non per farne un’altra, ma per farsi propaganda. Punto e basta. Ah, dimenticavo. Il professorone di Metìs ricordava anche che la quercia era invece il famoso alberino antico di Montaperti! Qui non siamo proprio all’altezza della bischerata del tetto di San Galgano (chi è a proposito, Grasso non ci tenga sulle spine), ma vicini. Flores non ne ha mai parlato nelle sue esternazioni e non sa neppure dove sia Montaperti, ci giurerei. È solo una giustificazione posticcia? Trovata all’ultimo momento da chi si sente prudere il culino come consulente dell’assessore? Boh? Ma molto probabile, professor Grasso. Basterebbe essere un po’ più sinceri. Tanto ormai la sputtanata è andata in rete grazie a questo blog e persino i lord che hanno contestato Ampugnano lo sapevano. Hoop hoop, scusate, non volevo scoprirmi…Bye, ‘nite
    Archie

  38. Tranquillizzo “Archimede”: non ho alcuna intenzione di staccare la spina. Devo dire, però, che ho rimosso il post di un anonimo commentatore che ha rivolto apprezzamenti personali e pesanti «allusioni lesive della dignità» di un altro lettore. Aggiungo anche che sono pronto a rimettere quel post se l’autore, manifestandosi, me lo richiederà.
    Garbato e lucido il commento della “Dama in Rosso”.
    Quanto all’indovinello posto da “Arlecchino”: «chi è il famoso professore di Siena che ha dichiarato in una trasmissione di Rai 3 che San Galgano sarebbe stata scoperchiata dai barbari a causa del suo tetto d’oro?» È la prima volta che ne sento parlare. Siamo a carnevale! Non vorrei che si trattasse di uno scherzo. Vedo, però, che insiste anche “Archimede” sul fantomatico tetto d’oro di San Galgano. A questo punto chi ne sa di più lo dica chiaramente.

    Giovanni Grasso

  39. Ve lo dico io: Omar Calabrese.

  40. A questo punto Arlecchino risponda: è vero? Ma che prove ci sono? Non si possono mica dire le cose così a vanvera? O Sig. Pucci, chiarisca… questo è un mostro sacro, allievo di Eco, assessore del Piccini, animatore del centro-sinistra a Gargonza, corrispondente del Corriere della Sera, professsorone del corso di Scienze della Comunicazione a Siena, ora assegnato all’Istituto di Scienze Umane di Firenze (quello dell’intellettuale della sinistra Aldo Schiavone, inquisito), centro di eccellenza per definizione… fate sapere! Io devo fare due conti: lo richiede il mio nome.
    Archie

  41. Aspettiamo e vediamo, può essere sempre un elemento di chiarezza, ma guardiamoci bene dal crocifiggere la gente. Errori se ne possono fare sempre – e non è giusto criminalizzare, come ha fatto il noto dottore per il caso Machiavelli, di cui si è abbondantemente discorso. Ugualmente, sia chiaro che io non ho nulla contro il dott. Bisi di personale, e ho anche detto che siamo tutto sommato sulla stessa barca: di chi ci mette la faccia, almeno! Io discuto il suo ruolo a Siena, il suo giornalismo, da giornalista anch’io, e lo discuto comparando con gli ideali massonici, visto che non ho nulla contro la massoneria e come ho già scritto infinite volte, ho collaborato a sue iniziative culturali, come collaboro a iniziative di massoni amici, che mi mandano regolarmente la rivista ‘Hiram’… Io sottolineo per il caso Massoneria quel che ho sempre detto per la Chiesa e per i partiti nei miei libri di storia del diritto e delle istituzioni. C’è chi utilizza le sigle, le etichette di istituzioni con la facciata buona per fini personali e di potere.
    È un dato storicamente verificabile in ogni secolo. E queste sono le operazioni che noi che lavoriamo per la politica pulita dobbiamo far emergere. Quindi massoni stiano tranquilli che non ho nessuna prevenzione, né penso a complotti e dietrologie; ho voluto e dovuto, per dovere intellettuale, solo metterli in guardia che un loro associato va facendo un lavoro che scredita oggettivamente – a mio modestissimo avviso, e posso ovviamente sbagliare – l’istituzione massoneria, che da tempo è in cammino per recuperare immagine dopo tempi brutti, bruttissimi. Perché allora farsi rappresentare da un mr. Hyde senese di questo tipo in Toscana? Tutto qui. Vostro
    Mario Ascheri

  42. Ho visto che è stato tolto il mio post e mi adeguo alla scelta del coordinatore. Volevo solo dire che ho riletto più volte il contenuto per cercare di capire dove potesse rilevarsi l’ “offesa lesiva della persona”, ma non sono riuscito a trovarla. Comunque la mia educazione mi impone di precisare che non c’era alcuna volontà in quel senso. Oltretutto sono una persona molto tollerante verso tutte le forme di associazionismo, per cui ritengo una cosa del tutto positiva quando questa comunione di interessi è finalizzata a nobili scopi. Sono altrettanto deciso a condannare tutti coloro che utilizzano questi contenitori per prevaricare il prossimo e per interessi personali, finendo inoltre per dequalificare loro stessi l’organizzazione alla quale appartengono. Finisco con un’ultima proposta: visto che questi signori, un po’ permalosi (non sarà coda di paglia?), si sentono così puri perchè non pubblicizzano le loro appartenenze e i loro ruoli nella Società Senese? In questo modo tutti smetteranno di fare congetture e potrebbero farsi un’idea reale sull’esistenza o meno dell’eventuale “casta”; sia in positivo che in negativo.

  43. Caro Bianchi, se ben ricordo era una semplice constatazione… se dovessimo offenderci così facilmente dovremmo fare querele assai spesso a certi interventi giornalistici, o no?
    Ma veniamo al sodo: gli elenchi degli iscritti ai partiti sono pubblici? La privacy non vale solo per la massoneria? Io ho criticato la legge toscana che impone di dichiarare se si è iscritti alla mass. e non al partito xy (se ben ricordo nel libro di storia della massoneria senese curato da Vinicio Serino, un massone che non nasconde la sua appartenenza e che immagino molto imbarazzato per questo clamore) quasi che la mass. sia potenzialmente associazione a delinquere e il partito no: non vi pare ridicolo? Ogni struttura (chiesa compresa) per un analista delle istituzioni favorisce il peccato, diciamo così, perché favorisce, con i contatti e le posizioni che conferisce, certe operazioni. C’è chi usa la struttura per fin i buoni, c’è chi le usa per arrivare, non per ‘servire’.
    Più che mettere alla berlina gli iscritti, forse, caro Bianchi, bisognerebbe che gli iscritti fossero più attenti alle persone dalle quali si fanno rappresentare. Ma può darsi ad es. che il nostro presidente venerabile sia stato eletto per merito dei suoi libri anziché della sua vicinanza al MPS, che potrebbe esser stata sconosciuta, così come il suo giornalismo aggressivo e ‘funzionale’: who knows? chi sa intervenga!
    Ma questo vale anche per la vita pubblica: i senesi sapevano di che qualità erano le persone che hanno eletto? Eppure certe facce le conoscevano già, o no? Quindi nessun processo alla massoneria toscana, ma invito alla prudenza a tutti, in sede di partito, di associazioni ricreative, religiose, culturali ecc. ‘Disossate’ il curriculum e le qualità di chi si candida prima del voto. Insomma, bisognerebbe fare quello che con le primarie stanno facendo negli USA. Ma avete visto voi che qualcuno dei nostri politici abbia chiesto una disciplina per legge delle candidature? Se ne guardano bene perché hanno paura di solenni calci nel c… Che si riformi o meno la legge elettorale – come vuole in modo (apparentemente) nobile Veltroni – scommettete che non saremo in grado di sceglierci i nostri candidati onorevoli? I gruppi di Beppe Grillo, almeno loro, riusciranno nella nobile impresa? Questo è uno snodo importantissimo. Che ci pensino per tempo… non sarebbe bello escludere la selezione pubblica basata sul confronto per mancanza di tempo.
    Speriamo che i grillini ci leggano e accolgano il nostro auspicio… Non mi ricordo da chi proposto, ma il nostro Grasso dovrebbe proprio aprire una rubrica di desiderata dal mondo delle università e della cultura, senese e non, e dai lettori in genere: che si deve sperare in modo trasversale, in vista delle prossime elezioni?
    Non interventi per Prodi Veltroni o Berlusca ecc., ma desideri motivati in generale, al di là delle scelte politiche specifiche. Che ne dici, Giovanni?
    Mario Ascheri

  44. Risposta ad alcuni commenti
    1) Ad Alfonso Bianchi, che in modo garbato e civile ha accettato – e lo ringrazio – la rimozione del suo commento, dico che l’anonimato non consente all’avversario una completa linea di difesa. Ad esempio, per rispondere all’anonimo commentatore che accusa i professori universitari di lavorare poco, non sarebbe ininfluente conoscere la sua identità, nel caso si trattasse proprio di uno di quei docenti che non mettono mai piede in facoltà; o qualora fosse un amministrativo che timbra il cartellino, non entra in ufficio e ritorna solo per marcare l’uscita. Utile e ragionevole, infine, la sua proposta di rendere pubblici gli elenchi degli iscritti alle varie associazioni, proprio in virtù delle considerazioni esposte prima da Mario Ascheri.
    2) A Silvio Pucci, che dice che è il Prof. Omar Calabrese il docente che ha dichiarato in una trasmissione di Rai 3 «che San Galgano sarebbe stata scoperchiata dai barbari a causa del suo tetto d’oro?» faccio osservare che la frase va inserita nel contesto del discorso che il docente ha fatto. Comunque, potrebbe anche trattarsi di una barzelletta; raccontare barzellette non credo che sia una prerogativa del solo Berlusconi!
    3) A Mario Ascheri, che suggerisce di istituire in questo blog una rubrica dei “desideri motivati” in vista delle prossime elezioni, vorrei dire, accettando la sua proposta, che l’oggetto andrebbe circoscritto al campo di competenza de “il senso della misura”, che, com’è noto, non è un blog generalista.

    Giovanni Grasso

  45. Ma continuiamo questa polemica con i professori bighelloni, siete fuori dal tempo. Sono persone che lavorano.

  46. La stragrande maggioranza dei professori lavora la metà del tempo di un operario e va a lavoro tre giorni alla settimana, quando va bene! Il resto sta a studiare, a prepararsi, aggiornarsi. O no? dite voi…

  47. Una domanda, se c’è un professore che dice quali sono i loro stipendi e se è possibile fare consulenze e se hanno l’obbligo di dichiarare le loro collaborazioni al datore di lavoro (università). Questo per fare chiarezza.

  48. In uno dei suoi commenti (27 gennaio 2008 a 09:41), Archimede, parlando del Prof. Omar Calabrese, dice: « professorone del corso di Scienze della Comunicazione a Siena, ora assegnato all’Istituto di Scienze Umane di Firenze, centro di eccellenza per definizione…». Non riesco a capire cosa significhi per l’Università di Siena l’assegnazione di un docente ad altra struttura non universitaria, come l’Istituto di Scienze Umane che, seppur eccellente per definizione, rappresenta sempre una realtà inferiore a quella universitaria. Inoltre, quale sarebbe il vantaggio per un docente universitario come il Prof. Calabrese? Riceve, forse, un doppio stipendio, visto che lavora il doppio degli altri?
    Quanto al commento di Marco Turrini che nega che vi siano professori bighelloni, non mi vorrà mica dire che sono tutti con doppio lavoro, come il Prof. Omar Calabrese?

    Remo Tessitore

  49. Il contesto era quello dell’inaugurazione dell’illuminazione esterna di San Galgano e la trasmissione non è on-line. Comunque la questione non mi sembra molto importante sia che si tratti di un errore sia che si tratti di una barzelletta. Come vien detto giustamente qui sopra gli errori si possono fare e lungi da me il voler crocifiggere qualcuno per uno sbaglio come ne potremmo fare tutti. L’ho detto solo perché era stato richiesto nella discussione e perché non mi vergogno certo di divulgare un’informazione che conosco con il mio vero nome (ah, a proposito, non faccio parte di nessuna associazione della società senese che si scrive con la minuscola, non con la maiuscola come Stato e Dio). Se poi si volesse far discendere qualche riflessione dall’episodio di per sé insignificante, nonché ricondurre la discussione su binari concreti e vicini all’argomento del post di Giovanni, si potrebbe ricordare che il professore in questione è stato amministratore del Comune (fra l’altro nella medesima posizione dell’amico di Ascheri Senior Flores) e che tali lapsus, così come le incomprensioni (per usare un eufemismo) di Flores sulla vicenda “Costituto” potrebbero derivare da una mancanza di origini comuni, di compenetrazione di intenti tra amministratori “forestieri” e amministrati locali.
    Un simile problema mi è stato confidato di recente da un’amica per quanto riguarda il rapporto tra il sindaco Cofferati e Bologna. È andata a finire che anche i Bolognesi (con la maiuscola perché è nome di popolo), anche quelli che l’hanno votato, non sopportano più Cofferati perché non si è in alcun modo integrato con la città e finisce per trovare ogni occasione per litigare ora con questa ora con quella categoria.
    Questo accade evidentemente quando i partiti affidano posti sicuri nelle amministrazioni locali a persone che non fanno parte in alcun modo del tessuto cittadino, il quale – nel piccolo come nel grande – ha invece una grande rilevanza. E si creano – per usare un’espressione benevola – equivoci come quello che abbiamo letto in queste pagine.

  50. Una domanda ai docenti universitari presenti, in particolare al presentissimo prof Ascheri (che non ha figli che lavorano all’università). Cosa ne pensate del rapporto che ha pubblicato Panorama sugli atenei italiani e i figli dei vostri colleghi? Conta il Dna per trasmettere talento o è necessario il Dna per entrare all’Università?

  51. TITOLI ACCADEMICI
    Ho visto che il prof. Ascheri ha citato uno scrittore senese. Mi sorge spontanea una domanda, generica. Cosa consente ad un cittadino di fregiarsi del titolo di Professore, con la P maiuscola? Si deve necessariamente vincere un concorso o basta fare qualche lezione? Grazie

  52. La domanda è maliziosa perché Analfabeta sa benissimo che nel nostro Ateneo ci sono alcuni che si fregiano del titolo di professore (con tutte e due le p, maiuscole e minuscole) senza non solo avere vinto un concorso, ma addirittura senza avere la laurea.
    Comunque la risposta è che la legge della Repubblica impone che non ci si possa fregiare del titolo senza aver vinto un concorso. Per le scuole inferiori e superiori l’abilitazione, per l’Università un concorso di associazione o di ordinariato. Sottolineo, per la soddisfazione di Anonimo, che i ricercatori non possono in alcun modo fregiarsi di tale titolo perché negli obblighi del loro status non è ricompresa la docenza, anche se è ormai invalso l’uso (mi immagino per una pelosa richiesta di non discriminazione) di appellare professore anche il ricercatore, ingenerando così una confusione tremenda.

  53. Non mi riferisco a residenti in lombardia…. hai colto nel segno!!!!!!!!

  54. Ma dai, non scherziamo, non è possibile. O accade veramente?

  55. C’è un po’ di confusione… professore, qui profitetur, è chi è stato incaricato di insegnare, per cui il laureato, dottore, diviene anche professore a qualunque livello quando incaricato di insegnare; ma, come si sa, oggi si può avere un contratto senza avere laurea, come ‘esperti’, così come si può insegnare nelle scuole senza aver vinto concorsi ma chiamati per ‘supplire’ e poi… ci si consolida e poi c’è l’immissione ope legis o meno. I concorsi regolari a cadenza fissa, come in Francia, evitano questi rimedi tampone; da noi, si aspetta a farli per anni, così poi l’emergenza legittima tutto… alla faccia del principio costituzionale che per accedere a un posto pubblico bisogna aver vinto un concorso. Quando ora si parla di stabilizzazione di precari, è un po’ la stessa cosa… rimedio a un’emergenza, ma come sono stati immessi molti di loro? A beneplacito di una persona a volte (nell’università i collaboratori scientifici sono scelti dal direttore del programma e per anni possono rimanere in sua balia); collaboratori a uno o due mesi, poi confermati… negli enti la vita va così, cari amici studenti, che pensate di poter usare il titolo in un concorso… e quanti politici cercano di acquisire il voto di precari e loro famigliari senza dirlo?
    Figli di professori. Di nuovo, non fare scandalismo e sapere che anche il personale non docente segnala a figli – del tutto legittimamente – i concorsi, spesso fatti verso Ferragosto…, o li ‘consiglia’ di entrare nelle graduatorie per incarichi temporanei che si risolvono come sopra.
    ‘Panorama’: i reportage di quel tipo spesso dimenticano, speriamo in buona fede… a Siena ce ne sono molti di più naturalmente di quelli indicati, e poi ci sono i cognati, i cugini con nomi diversi (qualche anno girava una lista di ricercatori di Medicina: segreto di Pulcinella). Ma, di nuovo, prudenza: alcuni sono bravissimi, e sarebbe ingiusto che non ci fossero. Sentono parlare – come i figli di medici, notai, avvocati ecc. – di certe cose fin da bimbini ed è chiaro che per loro sia più facile entrare in una certa ottica – e poi in certi studi. Quindi, non è l’omonimia che deve far scandalo ma i concorsi fatti in un certo modo non trasparente e non a caso a candidato spesso unico (sono come le nomine per cui il sindaco di Siena fa i bandi: partecipanti pochissimi perché tutti sanno che se non si è dei ‘fedeli’ non si viene nominati), oggi + o – facilmente controllati dal richiedente, che ne può fare oggetto di scambio: oggi a me, domani a te. Non mi pare che le regole Mussi risolvano alcunché, ma non le ho studiate bene. A monte c’è sempre il problema della concorrenzialità: se le università non hanno convenienza a garantire qualità – e ora l’hanno molto ma molto relativamente -, ognuno cura il proprio orticello implicitamente permettendo agli altri di fare altrettanto. Non c’è controllo incrociato e i presidi e i rettori sono elettivi, per cui devono dar affidamento per essere eletti di rispettare le regole… c’è un sistema non virtuoso ma omertoso direi istituzionalmente, al di là della volontà dei singoli. Sarebbe donchisciottesco tentare da soli di riformare il sistema. I sindacati fanno quel che possono: anch’essi devono tener conto più degli interessi dei membri che dei giovani, o no? Solo la politica potrebbe fare la sintesi degli interessi, come si dice, ma spesso è nelle mani essa stessa dei professori… morale? Difficile essere ottimisti.
    Per non coinvolgere nelle tristezze universitarie, io a Roma consiglio in primis di fare il concorso per la magistratura o la diplomazia o entrare in studi che si occupino di questioni internazionali (e solo ai ‘fanatici’ di rimanere a studiare), ma capisco che non sono strade per tutti i laureati.
    Mi viene rimproverato di essere troppo presente su questo blog, ma intanto attendo invano che mi rispondano alle 4 (mi pare) domande sopra fatte… di pazienza ne ho acquisito con gli anni! Questione Calabrese: può succedere, solo che alcune arrivano sui giornali e altre no, perché?
    Vostro
    Mario Ascheri

  56. Invece Arlecchino e Archimede ci sono nell’elenco telefonico. Insieme a Pinocchio e alla Fata Turchina

  57. In compenso la trasmissione di Rai 3 che sputtana clamorosamente il “mostro sacro”, “allievo di Eco” e via discorrendo evidentemente è stata fatta davvero. E comunque dovrebbe essere noto a tutti che negli elenchi del telefono in base alla legge sulla privacy non appare chi non ha dato esplicitamente il proprio consenso. Io per esempio non ci sono, ma vi garantisco che mi chiamo Silvio Pucci e vivo e lavoro a Siena.

  58. o bellino, ci siamo, invece, puntualmente: come s. carlesi!

  59. Il nostro Calabrese è quindi titolato in asinerie. Che bel prof. … ma ormai sono alla gogna mediatica e non, nonostante i loro fogliacci reazionari tipo METI’S. Altro che meticciato, qui mi pare xenofobia pura, tifoseria spicciola pro-Siena, la Siena dei nonni e del partito…

  60. Direi a quel burlone di S. Carlesi di andare a vedere meglio nell’elenco telefonico: vedrà che vicino al suo nome troverà sia Arlecchino che Archimede.
    Servo suo sempre
    Arlecchino

  61. Non è che state facendo a gara a chi ce l’ha più corto? A Siena siamo fenomenali in questo tipo di specialità.
    Sento puzza di sformato bruciato, anche post-elettorale dai vostri spettacolari ambienti di Sinistra Radical Chic.
    Ricordo inoltre a voi paladini della giustizia, della costituzione, della resistenza e custodi della ragione che a Siena, per lo meno se non vado errando eh, il sindaco viene eletto dai cittadini a cui segue una giunta, anch’essa eletta.
    Come al solito, in perfetto stile senese, quando qualcosa non quadra la colpa è dei soliti massoni affaristi, arrivisti e invisibili. Perché non tappezate la città di manifesti aizzanti ad un complotto “giudaico-massonico”?? Sarebbe un’ottima idea dato che quando c’è stato da ammazzare qualcuno buttare nel rogo ebrei e massoni non ha mai dato fastidio. E voi insegnate nelle università???!!!???
    Il mi nonno diceva “pora Italia…” Ma da dove inizino i problemi si capisce bene vai… Pensate a formare i vostri studenti anziché arrampicarvi sugli specchi, ci guadagniamo tutti.
    Grazie

  62. Ragazzi, a me pare che con i decreti Mussi (pur ispirati ad una “nobile causa”), le cose vadano sempre peggio: tra matrimoni innaturali, carenza di risorse e di personale docente strutturato e riluttanza ad un maggiore impegno da parte di persone sovente adagiate in una condizione di perenne latitanza, da quello che si vocifera mi sembra che – contro quelle che sperabilmente erano le intenzioni dell’ex ministro – stiano venendo alla luce corsi di laurea ancora più improbabili di quelli poco meno che surreali che già esistevano; un autentico strazio: se questa è la politica universitaria locale e nazionale unanimemente condivisa, dove pensiamo di andare continuando con lo spaccio di diplomi facili? E se l’unica strada per sopravvivere è quella di svendere pergamene insulse, a me pare che tutto ciò ammonti solo ad una eutanasia dolce, ossia a rinviare di un annetto o due la chiusura per fallimento

  63. … ma invece pensano solo ai soldi, alle fiche e … al resto del carlino…

  64. Se ne fregano e pensano solo al carrierismo e ai dindi… Poi ragliano asini nel Paese di Cuccagna… E pensare che si poteva avere stima dei Prete, di Luperini, dei Tovaglieri, di Solinas, ec. ecc. Altrove fu Caporossi e Tosi junior…

  65. Ma son loro col magna magna a farla andare a rotoli. Han piazzato pure i nipoti!!

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