Ateneo senese: gli effetti del “malgoverno” dello stesso gruppo dirigente dopo 20 anni

Buon ultimo anche il settimanale “L’Espresso”, oggi in edicola, si occupa della difficile situazione dell’Università di Siena con un articolo di Fernando Montani intitolato: Al Palio paga il rettore. Il lungo sottotitolo è: «Tra spese faraoniche, sprechi, contributi non pagati e fondi fantasma, si allarga nell’ateneo di Siena la voragine dei debiti: oltre 200 milioni. E la Procura mette sotto inchiesta i suoi vertici.»

Ecco gli effetti, solo in minima parte descritti nell’articolo de “L’Espresso“, dopo 20 anni di cattivo governo ad opera dello stesso gruppo dirigente, dopo elezioni con candidature uniche e dopo cooptazioni a tutti i livelli.

12 Risposte

  1. Cari amici dovete sapere che non solamente il capriolo è particolarmente buono, ma anche il daino (animale molto più grosso) è squisito. Stamani due di questi ungulati hanno avuto la sventura di im-battersi in me e quindi di essere ab-battuti.
    Vorrei sottoporre ad un’analisi più approfondita dell’articolo dell’Espresso che – come asserisce giustamente Giovanni – descrive solo in minima parte la situazione. E commette anche qualche inesattezza, vorrei aggiungere, per non parlare del fatto che omette del tutto alcuni aspetti non secondari.
    Partiamo dalle cose positive: intanto vengono fuori gli altri nomi (non tutti secondo me) degli indagati insieme a quello dell’ultima ruota del carro che finora è stata letteralmente massacrata dai giornali (rectius: dai fogli immondi) locali. Viene da chiedersi peraltro come ha fatto a sapere il giornalista del confronto all’americana (espressione piuttosto immaginifica) visto che certo la magistratura non ha parlato e solo nei corridoi è circolata la voce. Questi corridoi devono essere pieni di spifferi. Sorvolando (per stanchezza) sull’ennesima esagerazione sui numeri del personale tecnico amministrativo (di dove venga fuori 1350 è un mistero) e sul fatto che i cinque dipartimenti soppressi non c’entrano nulla con Miccolis, mentre c’entrano con il fatto che erano andati sotto soglia già da un bel po’, la questione fondamentale che viene totalmente ignorata (e ci si chiede come sia possibile) è: può Tosi coadiuvato da due dirigenti, un funzionario e con l’omissione di atti dovuti da parte dei revisori dei conti (che si aspetta a esonerarli? Dovevano essere i primi a saltare) aver combinato tutto questo disastro? La lingua italiana – contrariamente a quella latina – mi impedisce di porre la domanda facendo capire che la risposta è no (usando il “numquam” e non il “nonne”), ma credo che sia ovvio: no nella maniera più assoluta.
    Per fare tutto ciò è assolutamente necessaria la compiacenza, se non la collaborazione di almeno due organi: Senato e CdA (e anche Consiglio studentesco ad essere onesti perché si è visto che quando vogliono fare casino lo fanno). La domanda che mi pongo è quindi la seguente: è possibile far pesare (anche presso la magistratura, perché no?) le responsabilità anche ai componenti degli organi succitati? Perché – lo ripeto – è impossibile sforare di 200 milioni il bilancio senza minimo l’accondiscendenza degli organi di governo. Come si fa ad affittare decine di immobili senza che ciò provenga da una delibera del Senato e quindi dall’approvazione del CdA? Come si possono bandire concorsi per personale tecnico amministrativo e docenti senza copertura finanziaria senza la richiesta del Senato, l’approvazione in CdA e la revisione dei conti da parte degli addetti? Come si può aprire poli non tanto ad Arezzo (dove non è stato aperto nulla, c’era la facoltà di Magistero che – una volta abolita per legge – è stata tramutata in una farsesca facoltà di Lettere II), ma a Grosseto, Colle, Follonica e San Giovanni Valdarno senza il medesimo iter poco sopra illustrato?
    E mi rispondo che certo tutto ciò non può essere stato perpetrato dai personaggi citati nell’articolo. È impossibile. Punto. Le conseguenze di quanto asserisco sono evidenti: non sarà accertato e risanato nulla finché non si passerà all’analisi delle responsabilità di questi organi; che poi per il periodo di 10 anni si tratta di mettere in croce un cinquantina di persone sì e no, non è che c’è da fare il remake del Terrore durante la Rivoluzione Francese.
    Colgo l’occasione per approfondire il problema dei dipartimenti che arriva ad angustiare anche l’Espresso.
    È evidente che il risparmio per quanto attiene alle persone (intese in senso lato, docenti e non) non esiste, almeno non immediato (alla lunga sì perché non c’è necessità di reintegrare quelli che vanno in pensione). Il problema è quello dei materiali e degli strumenti. L’accorpamento (soprattutto per quanto attiene alle Facoltà scientifiche) è di fondamentale rilevanza in ordine al risparmio finaziario sull’acquisto e sull’utilizzo di materiali e strumenti che sono assai costosi. Siccome la proliferazione dei dipartimenti è stata causata dalle incompatibilità degli afferenti, ci sentiamo di affermare che delle antipatie da coltello che sussistono fra docenti e docenti (almeno questa è caratteristica solo del personale docente) ce ne frega un bel po’. Mi auguro che Miccolis li accorpi e basta, senza stare a fare tante indagini che peraltro non porterebbero a nulla. Quanto ai (giustificati) timori di Stavrogin in ordine all’accorpamento delle mele con le pere si potrebbero risolvere con una semplice indagine dei singoli corsi. Di recente Mario Ascheri ha lanciato questa idea: avere la lista delle singole cattedre facoltà per facoltà con il numero degli studenti avuti a lezione, laureati, tutti i dati insomma. Disaccorpando i dati in questo modo (cosa che può provenire solo dall’Amministrazione Centrale) si potrebbe sapere quali corsi sono inutili, quali materie totalmente disertate dagli studenti, quali insomma sono produttive e quali no, mettendo di nuovo l’accento sugli evidenti disastri che soprattutto il Senato ha combinato nell’ultimo quindicennio (coll’approvazione – lo ribadisco – del CdA, o almeno di gran parte di esso). Vedreste come si farebbe presto a stilare nuovi criteri di “gòvernans”.
    Vo a Rosia a giocare a calcio.
    Buona serata a tutti dal Favi di Montarrenti

  2. «Siccome la proliferazione dei dipartimenti è stata causata dalle incompatibilità degli afferenti, ci sentiamo di affermare che delle antipatie da coltello che sussistono fra docenti e docenti (almeno questa è caratteristica solo del personale docente) ce ne frega un bel po’. Mi auguro che Miccolis li accorpi e basta, senza stare a fare tante indagini che peraltro non porterebbero a nulla. Quanto ai (giustificati) timori di Stavrogin in ordine all’accorpamento delle mele con le pere si potrebbero risolvere con una semplice indagine dei singoli corsi.» Favi

    Il tuo ragionamento non fa una piega, anche se un certo nonsocché mi dice che non sarà esattamente il buon senso a guidare questi matrimoni d’affari: che spesso, va detto, sono i più solidi, giacché un mio amico misogino diceva che l’amore è un anno di fuoco e cinquanta di cenere. Ma qui bisogna capire meglio per chi è un affare.

    «Di recente Mario Ascheri ha lanciato questa idea: avere la lista delle singole cattedre facoltà per facoltà con il numero degli studenti avuti a lezione, laureati, tutti i dati insomma.» Favi

    Qui ho qualche perplessità: la sola considerazione de “i numeri” ha portato ai ben noti disastri, perché in fondo non c’è cosa più fuggevole dei numeri. Non so se sia applicabile il criterio staliniano “quante divisioni ha il papa?”, giacché i “ragazzi di via Panisperna”, a ben vedere, non erano quarantasette, come, se non erro, gli elettroni di un atomo d’argento. Senza contare che i corsi di Sociologia del Turismo sono e saranno sempre più affollati di quelli di Geometria Differenziale. Forse la consapevolezza dell’importanza in sé di alcune discipline, strategiche in vista dell’agognata eccellenza, non guasterebbe. Io penso a tal riguardo che una scelta soggettiva e culturale sia ineludibile: insomma, dove vogliamo andare? Quanto al resto di quello che dici, evidenzia in modo icastico il carattere pletorico degli organi atti alla “governanz”, dove tutti vociano, chiedono, annuiscono, ma nessuno si assume la responsabilità degli atti che approva: tanto le decisioni vere le prendono i pochi, magari al bar.
    P.S. Pensando alla “distrazione” della legione di coloro che non hanno visto o sentito niente, al riguardo del prodursi della voragine, mi viene in mente una frase del tuo amato Gadda: “il presidente della confederazione generale dei soprammobili”.

  3. «Viene da chiedersi peraltro come ha fatto a sapere il giornalista del confronto all’americana (espressione piuttosto immaginifica) visto che certo la magistratura non ha parlato…» Favi

    Evidentemente il Favi non ha letto l’articolo di Simone Innocenti pubblicato in prima pagina del “Corriere Fiorentino” (17 febbraio 2009) col titolo: L’ex rettore e il suo contabile faccia a faccia. Il pezzo continua nelle pagine interne con il titolo: «Bilanci falsi». «Tutte bugie». A Siena confronto in procura. Il giornalista de “L’Espresso” ha semplicemente ripreso i dati del Corriere Fiorentino e quelli di “Panorama” (Antonio RossittoSiena: l’università laureata in sprechi, 31 ottobre 2008).

    Giovanni Grasso

  4. @ Giovanni Grasso
    Caro Giovanni, effettivamente non l’avevo letto. Comunque la storia la sapevo lo stesso. Avevo letto (e commentato come ben sai, ma non lo sa evidentemente il giornalista dell’Espresso visto che continua a riportare cifre approssimative) l’articolo di Rossitto. Tutto ciò comunque non inficia di una virgola quanto ho asserito nel post. Il richiamo agli spifferi di corridoio è solo un inciso fra questioni ben più importanti. Faccio un esempio: che l’avviso di garanzia sia stata una tegola per l’attuale Rettore lo trovo stupefacente, visto che prima di essere Rettore (carica che comunque ha ricoperto per due anni e mezzo) è stato per otto anni Preside e quindi membro di quel Senato che accuso esplicitamente di aver contribuito al disastro in cui si trova l’Ateneo.

    @ Stavrogin
    Sono d’accordo con te sulla scarsità di buon senso su tutto quanto riguarda l’Università (senese in particolare). Tuttavia mi giungono qui alla Colonna notizie di un rallentamento di quest’operazione che tu (come ho detto in buona parte giustificatamente) temi. C’è stata per esempio un’ “udizione” di Mussari (Riccardo) in CdA dopo un collegio dei Direttori di Dipartimento dalla quale mi risulta che sia derivata una richiesta di Miccolis per maggiori garanzie sul risparmio prodotto dall’accorpamento.
    Per quanto attiene ai “ragazzi di via Panisperna” che tu porti ad esempio di come i numeri contino il giusto, ti suggerisco di leggere (se non l’hai già fatto come credo) la “Scomparsa di Majorana” di Sciascia nella quale si narra di come andavano i concorsi a cattedra anche negli anni ’30 quando nel mezzo c’erano i figli dei Ministri.
    Comunque è ovvio che il criterio meramente numerico non può essere e non potrà mai essere sufficiente e/o attendibile. Tuttavia iniziare un follow up degli studenti in modo da sapere che tipo di séguito hanno le carriere potrebbe costituire un ottimo metodo valutativo. Perché è vero che Sociologia del Turismo sarà più affollata di Geometria Differenziale, però sapere quanti Sociologi del Turismo hanno poi la possibilità di mettere in pratica la loro arte e quanti Architetti o Fisici sarebbe un’informazione non da poco. Concordi? Tieni presente fra l’altro che “quante divisioni ha il Papa?” finora ha avuto un’applicazione intensiva nella “gòvernans”.
    Sollevo un ulteriore problema non da corridoio: come tutti sapete il nuovo Pro Rettore lascia vacante la carica di Preside di Scienze Politiche. Ergo: attenzione ai rigurgiti tosiani o post-tosiani. Nell’attuale sistema di “gòvernans” con il Senato strutturato sui Presidi si rischia il ritorno di Godzilla.
    Buona domenica dal Favi di Montarrenti

  5. @ Stavrogin
    Stavrogin, lo sapevi che uno dei cinque dipartimenti soppressi era sotto soglia in questo senso: sei (6) afferenti e quattro (4) amministrativi? Io no, ma l’ho saputo oggi da un merlo giunto sin qui alla Colonna. Ti devo raccontare la mia reazione?
    E ancora: due dipartimenti che sono in odore di accorpamento e non a pene di segugio visto che si chiamano Parapsicologia delle Sopracciglia I e Parapsicologia delle Sopracciglia II (nome di fantasia, ma per far capire che sono esattamente dello stesso blocco [con la minuscola per carità e non intestinale] disciplinare) si troveranno con i seguenti numeri: quaranta (40) docenti e tredici (13) amministrativi. E che dire di un certo dipartimento che – così per scherzare – costa 50.000 euri di affitto solo per il locale/i?
    Comunque, come nota di tranquillizzazione, il medesimo merlo (bagnato fradicio) mi ha assicurato di aver sentito al bar (che ritengo essere il medesimo che frequenti tu) che dagli attuali 41 si scenderà a 33/35. Non so se – visto quanto mi ha riferito prima – sia una buona notizia, ma tutto fa disse quello che orinava in mare.
    Un Favi di Montarrenti amaro in un modo pazzesco (tanto per fare un po’ di semiotica della pubblicità)

  6. Favi, a parte che al medesimo bar si narrano storie oramai assai più sofisticate ed eccitanti intorno al futuro assetto dell’ateneo: te ne riferirei, se ci capissi qualcosa. L’unica cosa che ho capito è che – nel gioco di pesi e contrappesi – si tratta di una specie di gigantesco domino che inevitabilmente lega tutte le istituzioni accademiche: spero solo che non si adotti un mero criterio cencelliano onde alla fine, dietro cervellotiche ingegnerie istituzionali, lasciare tutto com’era. L’occasione per cambiare marcia dramaticamente va colta, non ne dubito, ma ti ribadisco il mio pensiero: accorpa pure, ma non a cacchio. Ma se non a cacchio, come? “Parliamone”. Attendo nuove dal bar.

  7. In base a taluni interventi… è vero: il Mostro è sempre fecondo. La Volpe non solo si aggira nei dintorni del suo Ex(?) feudo ma pare abbia informato amici pennivendoli dei suoi tours. Pare lo abbian visto in Val d’Arbia dove lo attendono strozzapreti di pietanze e menestrelli imbecilli (ovvero “deboli”, dal latinorum). Nonostante il suo animo nero e i suoi occhi diabolici prenderà, come al solito, il nostro professore virtuale, i soliti… granchi.
    Il Bardo

  8. Intanto c’è aria di cantiere al Santa Maria, e all’Amerikano fischiano le orecchie certamente. Cenni e l’arcagnolo Gabriello han firmato il patto di “famiglia”: la Fondazione – ché qui i soldi li trova eccome – finanzierà le opere pubbliche per ampliare la “fabbrica”. Era il vecchio sogno dei vecchi marpioni professorali veteroumanisti locali, i “gigioni”. Titoloni sulla stampa di regime: Sfida al Louvre!
    Ma un po’ d’umiltà non guasterebbe: “Cristo morì sulla croce e io dovrei morire su un letto di piume?” (S. Lorenzo Giustiniani, Primo Patriarca di Venezia)*
    *Avrà trovato l’Amerikano il nobile veneto sepolto al SMS con tutta la gondola? Ma pare sia altrove…
    Il Fiero Bardo

  9. Favi: «L’accorpamento (soprattutto per quanto attiene alle Facoltà scientifiche) è di fondamentale rilevanza in ordine al risparmio finaziario sull’acquisto e sull’utilizzo di materiali e strumenti che sono assai costosi.»

    Scrivi cose molto giuste, Favi, su questo. Aggiungerei che sarebbe strategico alla lunga anche per una migliore gestione del personale tecnico (le cui competenze sono ovviamente legate al tipo di apparecchi usati, per cui le due cose vanno assieme).

    Dove resto perplesso, però, è su come, anche volendo, si possa realizzarlo. La normativa attuale sui passaggi di dipartimento è farraginosissima e paralizzante: Il dipartimento di afferenza lo decide autonomamente il docente al momento di entrare in servizio, con una scelta che non mi pare sia sindacabile se non dal dipartimento prescelto. In seguito, da una parte è quasi impossibile per chi lo voglia cambiare dipartimento (deve mettere d’accordo il dipartimento di partenza, quello di destinazione e il senato, che comunque si tiene un buon grado di discrezionalità). Dall’altra, non mi pare esista una norma che permetta al senato o qualunque altro organo di spostare un docente che non lo voglia da un dipartimento a un altro, salvo sciogliere un dipartimento, ma a quel punto sta di nuovo ai singoli docenti scegliere dove andare.
    Insomma, senza cambiare queste norme, quali strumenti avrebbe il buon Miccolis per accorpare senza complimenti? Ci vorrebbe un bel po’ di politica e un rettore e un senato in grado di esercitarla, ma mi pare che le manovre per indebolire il rettore che abbiamo non manchino e che il senato, come dirò fra un attimo, manchi del nerbo necessario. L’unica autorità che si vede all’orizzonte è la regione toscana, che si presenta nei panni del salvatore (ma siamo sicuri che i soldi che dicono di avere siano buoni?). Il rischio che vedo è che l’organizazione dei dipartimenti, alla fine la decidano e l’impongano da Firenze.

    D’accordo con te anche sulla necessità di un bilancio delle attività e dei costi dei diversi corsi di laurea. Anche se poi non potranno essere giudicati solamente col criterio dei numeri, non vedo come si possa farne a meno. Ed è proprio il fatto che finora non si sia fatto nulla in questo senso che mi lascia assai perplesso sulle reali intenzioni del senato e sulla sua capacità e volontà di affrontare autonomamente la crisi.

    E con questo vengo al tuo primo punto, quello della responsabilità degli organi collegiali. Va da sé che la responsabilità degli atti cade non solo su chi li propone ma anche su chi li vota. E anche il non proporre visioni alternative, almeno dal punto di vista politico, è una colpa (come accennavo qui sopra). Non sono certo però, e mi pare di averlo già scritto, che tutto questo basti per configurare le disgrazie dell’università di Siena come il risultato di un complotto di forze del male. A me pare verosimile che si sia trattato di una pericolosa mistura di inettitudine amministrativa, ambizione accademica (non necessariamente solo personale), errori clamorosi di valutazione, sostanziale inavvedutezza di ciò che si stava combinando. Non che questo renderebbe la situazione migliore rispetto all’ipotesi di un lucido complotto di lestofanti ben consci di delinquere. Anzi, per certi versi mi sembra peggiore.

    saluti scettici,
    Sesto Empirico

  10. Ma voi vi ostinate a non vedere il Consiglio comunale che, vi assicuro, ogni tanto ha qualche punta di interesse anche per degli inveterati accademici.
    Del Santa Maria s’è detto tutto il male possibile. La mostra di Sgarbi è prodotta altrove – essendo fondata sulla Fondazione Mazzotta di Milano, che da quando c’è Flores è città molto gettonata… – ed è “servita” al pubblico dalle dipendenti di non ho capito quale società che si mormora nazionale e tanto bipartisan che ci han messo le mani sia destra che sinistra; morale: neppure le guide senesi ci guadagnano dalla follia (di Siena, non di Sgarbi, furbone di quattro cotte notorio)!
    Si è inoltre saputo che essendoci di mezzo la famigerata società della Fondazione MPS Vernice non si saprà niente dei costi effettivi. C’è stata interrogazione in merito ma vedrete la risposta. C’è il “privato” e chi può chiedergli niente?
    Piuttosto chi segue l’irresistibile discesa del MPS in borsa abbia la compiacenza di metter da parte, invece di andare una volta al cinema, quegli otto euro (tra un mese anche meno?) che serviranno per andare con 10 azioni alla assemblea storica della banca. Quella del 29 aprile p.v. dove pare che il Mancini, scopertosi amico del Franceschini da sempre, incoronerà ancora il Mussari dato che i risultati della brillante gestione ci sono, no? Ha fatto scendere da 5,2 a 0,83 il titolo! Come perdersi una scena di tale intensità drammatica? Naturalmente Mancini sa bene che dovrebbe bruciarlo e se mai intentare un’azione di (ir)responsabilità, ma come fa, po’rino? Se non lo conferma si aprirebbe la caccia ai successori (più che ai responsabili del crollo) nel PD con esiti a dir poco imprevedibili. Si farà come mille altre volte nella nostra storia (quella della Costituzione di Scalfaro e Napolitano): promuovere ancora una volta Mussari per non essere trombati…
    Perché tutto questo? Perché se mi aveste seguito anche in passato avreste capito che la Fondazione è molto, molto importante anche per l’Università… cogitate gente, e non andate al cinema per una volta: c’è un melodramma in diretta assai più interessante, credete al vecchio
    Archie

  11. Stavolta sono pienamente d’accordo con te, Archimede!
    Sì, non girate intorno, ma andate al nucleo, allo zoccolo duro! I singoli passano, le strutture rimangono, le mentalità, le usanze negative e il ricatto dei fondi Fondazione! Chi non è buono non ne prende, state tranquilli. Ma con le azioni MPS a quei livelli come fa il vostro Mancini? E il Cenni? Dove va il potere clientelare a Siena? Possibile che si sia aperta qualche prospettiva nel soviet senese?? La Meloni va parlando di “sistema Siena” da esportare come modello in Italia. Mamma mia, com’è possibile che una giovane signora che sembra vispa possa costruirsi una cultura politica così tradizionale? Vabbe’ che è figlia di sindaco DS (o ancora PCI?) e che certe cose si assimilano da piccini ma c’è un limite a tutto, no?
    Piuttosto voi senesi vi rendete conto, come si vede bene dall’esterno/estero mio, che non contate più niente? Il Cenni sostituito dal Ceccuzzi sarà l’ultimo dei moicani… Mancini San Gimignano (o Barberino?), Mussari si sa, Ceccuzzi e Meloni lo stesso: la campagna/contado si è impadronita della città. Forse, storicamente è giustificato. Ma quale sarà il prezzo? Altissimo. La città è usata come un qualsiasi prodotto, usa e getta da chi non la ama ma la sfrutta.
    Persino il go-kart si sono prestate a fare oggi le contrade e con Mussari come 18esima. Strano modo di valutare i suoi “successi” di banchiere, vero? In tutti questi anni la valanga di soldi elargiti dalla Fondazione ha come ubriacato i pochi residui senesi. Solo vivendo fuori ci si salva. Ma non a Monteroni o Monteriggioni; ci vuol ben altro, senesi miei! E domattina vediamo come va il titolo… hai ragione Archie, appuntatevi il 29 aprile.
    Arlecchino

  12. Sì, per quanta ripresina ci sia stata MPS ha chiuso ieri a 0,88! Intanto sono stati caricati spezzoni dell’intervista all’Ascheri su You tube: c’è qualcosetta anche sulle Università di Siena… cose dette e stradette tra di noi, ma messe in tv fa un certo effetto; dateci un’occhiata. Io sono sempre stupefatto però dal silenzio con cui i centri di eccellenza a Firenze, Genova e Lucca riescono a coprire le loro attività. È vero o no che impiegano risorse enormi? Anche nel bilancio del Ministero rinseccolito di quest’anno?
    Concorsi: fate bene a insisterci. Ma tenete presente che ci sono anche molti controinteressati al merito. Gli assunti precariamente dai vari baroni e baronetti che rientrando nella categoria dei “precari” diventano una categoria “protetta”. Ci farei molta ma molta attenzione e consiglierei invece di distinguere il buono che certamente c’è dal resto, assunto in modo clientelare senza merito. Come al solito: distinguere, assumersi la responsabilità di scegliere, di saper bocciare se c’è da bocciare.
    Archie

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