Fare il Preside in modo collegiale con l’obiettivo di promuovere qualità, efficienza ed integrazione delle attività istituzionali

Di seguito il programma di un altro candidato alla Presidenza della Facoltà: quello di Gian Maria Rossolini, professore ordinario di Microbiologia e Microbiologia clinica.

Gian Maria Rossolini. Cari Colleghi di Facoltà e cari Studenti, ho maturato la decisione di offrire la disponibilità alla candidatura per il prossimo mandato di Presidenza della Facoltà di Medicina e Chirurgia. Questa decisione nasce dall’incoraggiamento ricevuto da molti di voi, provenienti da aree e “generazioni accademiche” diverse. Ho accettato con lo stesso intento di servizio con cui in precedenza ho affrontato due mandati di direzione del Dipartimento di Biologia Molecolare, due mandati di presidenza del Comitato per la Didattica del Corso di Laurea Magistrale in Medicina e Chirurgia, e il mandato di direzione della Macroarea 1 del D.A.I. dei Servizi. Di seguito propongo alcune considerazioni sul ruolo della Facoltà e sul lavoro da svolgere nel prossimo triennio, con l’obiettivo che possano essere oggetto di discussione ed approfondimento a livello individuale e collegiale con tutti coloro che saranno interessati.

L’obiettivo generale sarà quello di promuovere qualità, efficienza ed integrazione delle attività istituzionali proprie della Facoltà (formazione, ricerca scientifica e attività clinico-assistenziale), al fine che sia rappresentata efficacemente all’interno del nostro Ateneo e dei suoi organi di governo, nel contesto accademico regionale/nazionale/internazionale e nella realtà cittadina, e ne sia promosso il ruolo di interlocutore autorevole a livello della Sanità Regionale.

Nel settore della formazione, dove le Facoltà, quali strutture didattiche dell’Ateneo, hanno ruolo sovrano, il prossimo triennio ci vedrà fortemente impegnati su alcuni processi cruciali di recente avviati: la trasformazione dei Corsi di Laurea e Laurea Magistrale (D.M. 270/04) e il riassetto delle Scuole di Specializzazione di Area Sanitaria (D.M. 01/08/ 2005). In un sistema che sempre più vedrà collegare l’attribuzione di risorse pubbliche alla valutazione delle nostre attività istituzionali e alla capacità di attrarre l’utenza, dovremo saper cogliere l’occasione di migliorare la qualità e l’efficacia dell’offerta formativa della nostra Facoltà, anche in prospettiva delle necessità legate alle procedure di accreditamento. Su questo fronte dovremo impegnarci a fondo tutti: docenti, studenti, specializzandi e personale tecnico-amministrativo della Facoltà.
Alcuni obiettivi specifici che dovremo perseguire: a) promuovere un coordinamento tra le strutture organizzative dei corsi di Laurea (Comitati per la Didattica) per armonizzare la programmazione didattica di Facoltà; b) garantire l’attività didattica per tutti i docenti cercando di sfruttare al meglio le competenze individuali e promuovendo l’aggiornamento pedagogico; c) semplificare la gestione della didattica (es. iscrizione e risultati degli esami per via telematica); d) potenziare le risorse didattiche (es. testi aggiornati in lingua inglese, simulatori per specifiche attività, pagine Web dei Corsi di Laurea); e) promuovere una valutazione delle attività formative che tenga conto delle peculiari specificità della Facoltà di Medicina e Chirurgia.

La partecipazione all’attività clinico-assistenziale mediante il rapporto con il Servizio Sanitario, che è una delle specificità delle Facoltà Mediche, è cruciale per la qualità e l’efficacia delle altre attività istituzionali. Su questo punto, da sempre nevralgico anche per le implicazioni che comporta ai fini dell’acquisizione di risorse e dell’immagine che ne deriva a livello di Sanità Cittadina e Regionale, è indispensabile che la Facoltà sia presente e propositiva.
La Facoltà, quale riferimento culturale nel campo delle scienze biomediche, dovrebbe offrire le proprie competenze e il proprio contributo quale interlocutore autorevole nella programmazione dell’organizzazione aziendale e delle attività clinico-assistenziali, formative e di ricerca che coinvolgono il Servizio Sanitario Regionale, e promuovere l’integrazione e la valorizzazione di tali attività all’interno delle strutture assistenziali. L’assunzione di questo ruolo dovrà rassicurare chi teme, nel rapporto con il Servizio Sanitario, una erosione degli spazi accademici (la cosiddetta “aziendalizzazione”), e garantire al personale universitario convenzionato di tutte le fasce un adeguato riconoscimento nelle attività professionali di alta specializzazione dell’Azienda Ospedaliera-Universitaria. Il rapporto non deve limitarsi alle Strutture Miste dell’Azienda Ospedaliera-Universitaria (DAI e loro Strutture di cui fanno parte i Docenti della Facoltà), ma estendersi a tutte le Strutture Sanitarie Aziendali ed anche a quelle che operano sul territorio a livello provinciale e di Area Vasta. Questo per garantire ai propri studenti una visione moderna e completa della continuità assistenziale e per promuovere attività di formazione e ricerca anche al di fuori dell’Ospedale.

Nel settore della ricerca scientifica la Facoltà ha un ruolo fondamentale che non deve sovrapporsi, ma piuttosto essere complementare e di indirizzo rispetto a quello dei Dipartimenti Universitari e dei Centri di Ricerca. Quale struttura trasversale a dimensione multi-dipartimentale, la Facoltà dovrebbe favorire l’integrazione delle attività di ricerca biomedica svolte presso Dipartimenti e Centri di Ricerca cui afferiscono i Docenti di Facoltà, e dovrebbe promuoverne gli aspetti traslazionali in ambito formativo e clinico-assistenziale. D’altra parte, per il ruolo che svolge nella formazione e nell’assistenza, la Facoltà dovrebbe assumere un ruolo propositivo nella progettualità scientifica espressa dai Dipartimenti e dai Centri di Ricerca che operano nel settore biomedico, nonchè rappresentare un interlocutore autorevole nel processo di riorganizzazione delle strutture dipartimentali di Area Medica.
Un settore scientifico particolare che la Facoltà dovrebbe promuovere e gestire da protagonista è quello della Pedagogia Medica, che può contribuire in modo determinante al miglioramento della qualità e all’innovazione delle attività formative.
Un obiettivo specifico da perseguire in modo prioritario riguarda il potenziamento delle fonti di informazione e di documentazione scientifica (biblioteca di Facoltà e risorse on-line), che rappresenta a mio parere un elemento assolutamente indispensabile non solo per l’attività di ricerca ma anche per garantire la qualità della formazione e dell’attività clinico-assistenziale.

La qualità delle attività istituzionali di Facoltà dipende evidentemente dalle risorse e, in primo luogo, da quelle umane. In questo senso, i processi di reclutamento e di progressione di carriera, che sono uno degli aspetti più delicati nella vita di Facoltà, devono basarsi su esigenze obiettive, riferite allo svolgimento armonico delle attività istituzionali, e su logiche di merito che abbiano come riferimento il ruolo della docenza universitaria: generatore e dispensatore di cultura scientifica originale e libera ma anche modello di etica professionale e comportamentale.
Nelle valutazioni di merito dovremmo prendere in considerazione non solo l’attività scientifica, da valutare anche con parametri innovativi riconosciuti in ambito internazionale (ad es. H-index piuttosto che impact factor grezzo spesso abusato in modo ragionieristico) ma anche efficacia didattica, qualità umane ed etiche, capacità di “fare squadra” con i colleghi, di interagire con studenti e pazienti, e di costruire percorsi clinico-assistenziali efficienti e consolidati.
Mi rendo conto di quanto fare il Preside a Medicina sia difficile e impegnativo. Sarà un compito da affrontare con entusiasmo e pacata determinazione e da svolgere in modo collegiale, garantendo trasparenza nell’informazione, nei processi decisionali e nella gestione delle risorse.

Altri interventi:
Gian Maria Rossolini: “Ecco che farò se divento preside” (Corriere di Siena, 12 aprile 2009).

Una Risposta

  1. Egregio signore, essendo passato sotto i ferri per 5 volte, so, per prassi empirica, cosa vuol dire servizi non obsoleti, professionalità, ecc., merito, ecc. Potrei darle molti suggerimenti in merito. E so di infermieri diplomati assai in gamba, preparati, umani: e so anche – per aver visto – del solito clientelismo magari sorgente dal Sud (ma vi sono anche “sudisti” dabbene e bravi).
    Ho scritto la storia della Medicina del lavoro e saggi inerenti la Psichiatria (Gabrieli ed. Roma). Penso che sia l’ora di rompere le catene burocratico-clientelari… e Siena, quella della “sinistra” non ne è immune e non lo è stata. Poi gli ideologi di Lettere e Storia con annessi e connessi a Scienze Politiche ecc. coprano “mafiosamente” pure chi vogliano. Contro di loro urlano anche le pietre!
    Il Bardo

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