Nell’elezione del prossimo rettore dell’ateneo senese avremo il ricercatore dimezzato

Riportiamo il comunicato del Rettore riguardante la proposta di modifica dello Statuto per consentire l’ampliamento dell’elettorato attivo in favore dei ricercatori. Con molta probabilità, le elezioni verranno indette per i giorni:  30 giugno, 7 luglio e 14 luglio.

N.B. Con Decreto N. 1497 del 18 maggio, il Decano ha indetto le elezioni per i giorni: 7 luglio, 14 luglio e 21 luglio.

Carissimi Colleghe e Colleghi, Collaboratrici e Collaboratori, Rappresentanti degli Studenti,

stamani si è riunito il Senato accademico per pronunciarsi sulla proposta di modifica dell’articolo 40, comma 2, dello Statuto di Ateneo, al fine di consentire ai Ricercatori di far parte a pieno titolo dell’elettorato attivo per l’elezione del Rettore, riconoscendone il voto nella proporzione 1 a 1. Secondo quanto stabilito dallo Statuto nei giorni scorsi le Facoltà e i Dipartimenti si sono pronunciati in merito e i vari pareri sono stati oggi presentati in Senato accademico.

Non essendo stata raggiunta la maggioranza dei 2/3 dei votanti a favore della delibera, la proposta di modifica di Statuto non è stata approvata (6 hanno votato a favore, 6 contrari, 1 astenuto e 1 assente giustificato). Il rinnovo della carica di Rettore dell’Università di Siena avverrà pertanto secondo il vigente Statuto, che prevede che i voti dei ricercatori vengano conteggiati al 50% in sede di scrutinio. In seguito a tale decisione, il decano Professor Mario Comporti potrà indire le elezioni del Rettore per il prossimo mandato.

Il Rettore, Silvano Focardi

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13 Risposte

  1. Mah… che dire? A parte i calcoli meramente opportunistici, piuttosto che “ragioni di principio” che possono aver orientato il voto, questa storia dei ricercatori è veramente singolare. Alla stessa maniera degli immigrati o forse degli stati quantistici, devono esistere e non esistere al contempo: esistono come “prof. aggrrrr!” finché sono in cattedra, non esistono e ridiventano garzoni di bottega quando scendono (e fortuna che taluni scendono più raramente di quanto altri vi salgano); dal 1980 sono privi di uno stato giuridico, benché rappresentino circa il 40% della didattica. Categoria di prossima rottamazione, “gioventù bruciata” e “generazione perduta” dell’università italiana, nessuno ha mai capito, sebbene lo facciano da trent’anni, come cacchio mai debbano insegnare quanto e più di molti ordinari senza percepire per ciò alcuna pecunia, né trarne alcun utile: professori ufficialmente “inesistenti”, contano elettoralmente come elettori dimezzati, agli occhi di baroni rampanti. Ma qualcuno ha notizia di come proceda in merito il dibattito sul Ddl?

    P.S. da “Il Tempo”:
    ROMA “[I ricercatori universitari a tempo indeterminato] hanno deciso… di ritirare la disponibilità alla docenza per il prossimo anno accademico. Che tradotto in soldoni significa bloccare l’attività universitaria. Lo hanno comunicato ufficialmente, in questi giorni, ai Rettori e così il Miur è stato costretto a posticipare al 1° giugno la scadenza per la presentazione dell’offerta formativa. Nell’immediato è già scattata la non disponibilità a coprire le supplenze.
    La situazione è piuttosto grave alla Sapienza di Roma dove su 4.800 docenti più di 2000 sono ricercatori. … paralisi della didattica in quelle facoltà dove la metà (e oltre) dei corsi è coperta da ricercatori. «Da noi a Ingegneria – spiega Luca Podestà – siamo 151 ricercatori, il 95% tiene corsi, in pratica il 40% dei docenti». …. il Senato Accademico della Sapienza, unico in Italia, ha approvato uno Statuto rivoluzionario che valorizza il ruolo dei ricercatori e il loro merito sottolineando come «siano al pari degli altri docenti». Ora sperano che se ne accorgano pure i politici.”

  2. Intervengo nel dibattito sul “voto pieno” ai ricercatori perché, nella primavera 2008, quando ero il Preside della Facoltà di Scienze Politiche, proposi in Senato un sistema completamente nuovo. Ricordo che allora, per quanto riguarda i colleghi ricercatori, avevano diritto di voto per l’elezione del rettore solo i ricercatori eletti nei rispettivi Consigli di Facoltà il cui numero era pari al 50% dei ricercatori medesimi.
    La logica della mia proposta (che qualcuno, scherzosamente, definì “Minnuccianum”) era completamente rovesciata rispetto a quella in discussione in questi giorni: prevedeva il “voto ponderato per tutti” (Ordinari, Associati, Ricercatori, suddivisi per Facoltà), Personale TA, Studenti.
    Per amore di verità preciso che avrebbe comportato una leggera diminuzione del “peso” elettorale delle Facoltà più numerose; un leggero aumento del peso delle Facoltà meno numerose; un leggero aumento del peso del Personale; un leggero decremento del peso degli studenti elettori.
    La proposta non venne accettata, né fu fatta oggetto di discussioni approfondite che, invece, avrei gradito. In ogni caso,non ritenni, allora, che dovesse avere una qualche diffusione. Ne faccio oggi partecipi i frequentatori del blog del prof. Grasso, che ringrazio per l’accoglienza, proprio perché su tale questione si è aperto un dibattito ampio. Per chi volesse conoscerla in dettaglio in ogni sua articolazione (Testo dell’articolo di Statuto, tabelle di comparazione del peso delle componenti elettorali etc.) è sufficiente che me la chieda: gliela invierò senz’altro per posta elettronica.
    Trascrivo qui sotto esclusivamente la parte introduttiva della proposta.

    Siena, aprile 2008
    – Occorre considerare che è ormai acquisito il concetto che tutte le componenti universitarie debbono partecipare all’elezione del Rettore.
    La limitazione di voto ai soli professori ordinari e associati e ai soli componenti del Consiglio di Facoltà per il ruolo dei ricercatori (50% dei ricercatori complessivamente intesi) è da considerarsi ormai superata.
    – Qualora si determinasse di riconoscere l’elettorato attivo a tutto il corpo docente, occorre necessariamente evitare che l’elezione del Rettore sia teoricamente “riservata” alle Facoltà con il più alto numero di docenti o soltanto ad alcune componenti elettorali. Appare perciò opportuno ripensare al peso specifico da attribuire all’elettorato: un peso che può essere determinato suddividendo i docenti per Facoltà, ed attribuendo a ciascuna di esse un numero di “voti elettorali”, in parte in maniera paritaria, in parte sulla base del numero dei docenti e degli studenti iscritti a ciascuna di esse. È ovvio che deve essere ripensato anche il peso da attribuire alle altre componenti elettorali (personale tecnico e amministrativo e studenti): tutto ciò perché il Rettore deve essere quanto più possibile espressione di tutte le componenti dell’Università di Siena.
    – I voti elettorali dovrebbero essere attribuiti, ai candidati, in maniera proporzionale al numero di suffragi effettivamente ottenuti.
    Per la nostra Università si potrebbe pensare quindi ad un sistema innovativo che preveda
    l’attribuzione di “voti elettorali” alle singole Facoltà da determinarsi:
    – a) in parte in numero paritario (50 voti elettorali) quale riconoscimeto della pari dignità fra tutte le Facoltà;
    – b) in parte in numero differenziato in ragione del numero dei docenti (ordinari, associati, ricercatori);
    – c) in parte sulla base del numero degli studenti, così come risultano al termine dell’anno accademico precedente le elezioni (1/100): perché è opportuno “pesare” anche l’impegno delle singole Facoltà nella didattica;
    – Ulteriori “voti elettorali” dovrebbero essere attribuiti al personale dipendente in analogia a quanto si prevede oggi, raddoppiandone il peso (1/5);
    – Ulteriori “voti elettorali” dovrebbero essere attribuiti agli studenti membri dei C. d. F. sulla base degli studenti complessivamente iscritti all’Ateneso senese al termine dell’A.A. precedente a quello delle elezioni (1 voto elettorale ogni 100 studenti).

  3. Nell’elezione del prossimo rettore dell’ateneo senese avremo il ricercatore dimezzato! E quale tipologia di rettore avremo? Necessita conoscere almeno:

    1) il passato, cioè le credenziali del candidato;
    2) il presente, vale dire il suo attuale impegno e credibilità;
    3) il futuro, che è legato al doveroso annuncio di un programma particolareggiato non solo economico ma anche etico e di una serie di nomi e cognomi con cui dovrà condividere una responsabilità altrimenti insopportabile quale quella di reggere una situazione oggettivamente insostenibile.

    Sul primo punto abbiamo l’esempio riportato in questo blog di un Professore, Giovanni Grasso, che, come ricorda Remo Tessitore, …

    1) «È il professore che più esprime le sue opinioni sull’Università ormai da tempo», ammette Stefano Bisi quando presenta Grasso al Convegno nella Sala del Risorgimento. 2) Ha un piano di risanamento con riduzione delle spese strutturali che non prevede ulteriori dismissioni del patrimonio immobiliare senese (è riportato in questo blog). 3) Ha previsto con anni di anticipo il dissesto dell’Ateneo; fu lui ad affermare il 22 dicembre 2004 (rettore Tosi): «La grave situazione finanziaria esistente nell’Ateneo senese ha già imposto ed imporrà pesanti manovre che ipotecheranno l’attività programmatoria dei prossimi tre rettori, proiettandone gli effetti fino al 2018-2020.» (da: Raffaele Ascheri, La mani sulla città).

    Non è poco per essere creduti e stimati!!!
    Gli altri possibili papabili cosa offrono?

    CL

  4. Gli altri papabili offrono un sistema collaudato, asineria, lobbies, amicizie col “Potere” pseudo-democratico, partigianeria e acribia, …e magari consigli sull'”olio di gomito” che condiscono l’assenza di nozioni economiche minime (e perciò meritevoli di due o tre corsi, tanto paga Pantalone).
    Ti basta?
    Il Bardo indomito

  5. Sì, questo blog non ha scelta migliore da proporre al pubblico! Forza, datevi da fare nelle vostre sedi!
    Vostro a.

  6. Sì, anche perché sarebbe bene che non fosse nessuno dei presidi del “tempo” ad essere eletti. Non sono loro che pintavano il CdA ad adottare certe spese? O ci sono altri più responsabili, a parte i soliti revisori che non revisionavano? Auguriamoci che il dott. Formisano voglia fare un regalo a Siena prima di andare via. Dopo un altro procuratore… che ha preferito Catania. No comment, vero? Dà un’idea forse della strada che ha imboccato Siena?
    Al “toppe”, ma de che? Dalla Magna Grecia si vedono meglio queste cose. Questi pensano ai macchiaioli o alla loro grandezza lontana, lontana assai, del Trecento!

  7. In un passato lontano ci si trasferiva a Siena… non …da Siena.
    La volontaria richiesta di trasferimento da Siena alla Sicilia della Dott.ssa Chiavegatti, del Dottor Forminsano…, come scrive, Archimede, potranno voler dire qualcosa?

  8. Formisano mi risulta che sia per ragioni di famiglia… non perché si trova male… per cui non facciamo vittimismo facile.

  9. Ah cal, si che te lo dice il vero motivo… peraltro, il CSM non lo gradirebbe senz’altro!

  10. Che Formisano se ne andava si sapeva da 1 anno…

  11. Anche se era noto un anno fà, il trasferimento?
    I problemi cittadini sono ben più antichi…
    Non c’è soltanto… il buco di Unisi, i tubi scambiati e ri-riscambiati alle Scotte, l’incendio nei locali vicino al Duomo… ecc… my way… 4you… ecc…

  12. Non lo si può dire, carino, ma non lo si può neppure escludere, per nulla ahimè: solo lui sa la verità…
    o cal è il dott. Formisano?

  13. Segnalo un articolo apparso sul portale “il sussidiario.net” relativo alla questione dei Ricercatori e “Riforma Gelmini” (http://www.ilsussidiario.net/articolo.aspx?articolo=89721).
    Se i termini della questione stanno come esposto nell’articolo (e, leggendo il testo del disegno di legge, pare proprio così) mi sembra che, per iperbole, si possa citare il Goya: “El sueño de la razón produce monstruos” (http://it.wikipedia.org/wiki/Il_sonno_della_ragione_genera_mostri) ovvero: con quale giustificazione si privilegiano i ricercatori a tempo determinato rispetto a quelli a tempo indeterminato?
    Ai posteri l’ardua sentenza. Vedo però la scure della Corte Costituzionale che volteggia minacciosa…

    Mauro

    Mauro Manganelli

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