Si surriscalda il dibattito sulle sorti dell’Università di Siena

Francesco Giusti (Segretario provinciale Lega Nord Siena). Apprendiamo dagli organi di stampa il patetico e penoso intervento di Alessandro Mugnaioli, segretario dell’unione comunale del Pd, e di Elisa Meloni, segretario provinciale del partito di Bersani. I due, finalmente, hanno deciso di scrivere qualcosa sull’Università, ma con scarsi risultati perché come al solito il Pd e i suoi membri non sanno nulla, non hanno visto nulla, non sentono nulla. L’unica cosa per cui sono bravi è la capacità di gettare fango sugli avversari politici, speculando sulla pelle dei dipendenti dell’Ateneo e di tutti coloro che ne hanno a cuore le sorti. Mancano le idee, dunque, o progetti alternativi per uscire dal tunnel nel quale gestioni targate Pd hanno trascinato anche questa storica istituzione senese. Forse i due si dimenticano che, quando ci fu il deficit dell’Ateneo, il segretario provinciale dei Ds era proprio l’attuale deputato del Pd, onorevole Franco Ceccuzzi. Così come si dimenticano di prendere posizione sulle dichiarazioni di Alberto Monaci, presidente del Consiglio Regionale della Toscana, che ha definito la gestione Tosi come “disastro amministrativo”.

Il Pd si è da sempre disinteressato della situazione economica e finanziaria dell’Ateneo. Infatti, mentre i compagni del Pd sonnecchiavano e non si rendevano conto di quello che avveniva a pochi metri dai palazzi del potere senese “Banca, Fondazione, Comune, Provincia”, la situazione economica e finanziaria della nostra Università è precipitata, con rilevanti vendite anche a carico del contribuente, con la Magistratura che ha aperto numerosi procedimenti, anche ultimamente, sequestrando addirittura gli atti dell’elezione del nuovo Rettore e della nomina del nuovo Direttore Amministrativo.

Vogliamo ricordare che sia i vertici amministrativi dell’Ateneo che quelli di controllo previsti dallo Statuto sono sempre stati ricoperti da personaggi direttamente riferibili alla maggioranza. È veramente inaccettabile ed offensivo per i cittadini che Meloni ed Mugnaioli cerchino anche in questo caso di negare le dirette ed evidenti responsabilità del loro partito. Anche questa spudoratezza e questa scarsa etica non fanno altro che confermare la volontà della maggioranza di tentare di ritardare il necessario accertamento delle responsabilità del dissesto, cosa che la Lega ritiene imprescindibile per porre le basi per il definitivo risanamento e rilancio dell’Università. Il quadro è preoccupante e, forse, anziché le chiacchiere e le corrispondenze “pseudo private” di chi gestisce Regione, Provincia, Comune ed Università, ci sarebbe la necessità di una maggiore ed incisiva attenzione da parte delle Istituzioni cittadine nei confronti di questa importante Istituzione.

Ancora più strano ci sembra il comportamento del nuovo Rettore Riccaboni, forse l’unico, anche in prospettiva del futuro, a non parlare. Come mai non prende mai posizione? O forse qualcuno non vuole che lo faccia? O è lui stesso ad avere qualche dubbio sulla regolarità dello svolgimento delle elezioni e sull’effettivo risultato che, in un sistema democratico normale, ovvero con la conta dei voti basati sul medesimo valore, anziché ridotto della metà o di un decimo a seconda della categoria dei votanti, lo avrebbe visto sonoramente sconfitto?

Noi chiediamo il commissariamento immediato dell’Ateneo come già facemmo in tempi non sospetti, ossia quando è stato reso pubblico il buco di bilancio. Questa azione per gli esponenti del Pd, guarda caso, sarebbe una strategia golpista, ma che sarebbe auspicato per quei lavoratori che credono nell’Ateneo senese.

È preoccupante l’atteggiamento del Pd che afferma che l’obiettivo sarebbe quello di avere «un commissario “amico degli amici”, che gestisca l’Ateneo nella fase delle elezioni comunali, per tenere sotto scacco i dipendenti e la città». Questa insinuazione, pensata da chi è evidentemente abituato ad agire con queste censurabili metodologie, dimostra che l’allarme del Pd non è tanto quello di far rispettare la legge, qualora questo non si sia verificato, ma quanto quello di continuare a prorogare il sistema parassitario di potere che per anni è stato la base del loro consenso politico ed elettorale, e del quale l’Ateneo cittadino era, ed è, uno dei fondamentali tasselli. Senza considerare l’atteggiamento di chi, quando sono stati fatti gli esposti alla Magistratura, urlò contro la politica degli esposti. Ora hanno cambiato idea? Proprio come sembra singolare che solo ora gli esponenti del Pd valutino il piano di risanamento di Focardi e Barretta come «l’unica strada da perseguire». Come si dice, non è mai troppo tardi”.

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Una Risposta

  1. […] Articolo: Il senso della misura » Si surriscalda il dibattito sulle sorti … Articoli correlati: Diario per non dimenticare: Un liceale su tre non sa scrivere in […]

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