Per il Pd senese i poli universitari decentrati non sono più strategici. «Vuol dire che vanno chiusi?»

Un commento di Arbiter (pubblicato su “Impegno per Siena”) in merito alla posizione del Pd sull’università di Siena.

Il PD e le spine dell’Università (e della Banca)

Arbiter. Mi ha particolarmente incuriosito la nota del 25 gennaio 2011 sulla cronaca senese de La Nazione destinata alle “spine dell’Università”. Il titolo è emblematico e ultimativo: “Non c’è un minuto da perdere”. E prosegue nel sottotitolo, con tono decisamente imperativo: «Riccaboni presenti subito il piano strategico di risanamento.» Non sono, quelle virgolettate, espressioni da attribuire alla redazione, come di consueto, quando si tratta di titoli, ma vere e proprie “gride” pronunciate da tal Montibello, qualificatosi come responsabile provinciale del PD per l’Università.

La prima considerazione che mi viene spontanea è semplice: gli ex-comunisti, come la “volpe” del proverbio, perdono il pelo ma non il vizio. E il vizio è sempre quello di “comandare” ed essere ubbiditi. Non si limitano a formulare proposte o ipotesi da sottoporre al vaglio democratico della discussione, ma “impongono”. Non esprimono pareri, emettono sentenze, redigono decreti, dettano l’ordine del giorno e fissano il calendario esecutivo. Danno l’impressione, comunque, che questo rettore, alla cui scelta hanno indubbiamente concorso, sia poco disposto a giocare un ruolo subalterno ai protettori politici di riferimento, e abbia quindi bisogno di un deciso richiamo all’ordine.

Questo comportamento mi ricorda le vicende legate alle polemiche sulla “crescita” del MPS; anche allora ci fu una intensa campagna di martellamento politico sugli amministratori, perché si dessero una mossa e si sbrigassero a mettere nel carniere qualche preda ancora rimasta invenduta sul mercato bancario. Ricordo i sermoni del “candidato”: “Il Monte deve crescere”. Un ex-governatore della Toscana incalzò, dettando i tempi: “Entro l’anno (eravamo in aprile, se non ricordo male) la Banca deve risolvere il problema della crescita”. E così, i bravi amministratori obbedirono comprando, fuori tempo massimo, l’Antonveneta, con i risultati che sono sotto gli occhi di tutti. Basta leggere il Corriere della Sera del 22 gennaio 2011, dove si vede un presidente della Fondazione sorridente che implora: “MPS paghi il dividendo”. Già, perché dopo aver raschiato il fondo del barile per mettere nel carniere la costosa preda, la Banca è stata costretta  a non pagare dividendi. «Infatti – annota il cronista – negli ultimi tre anni la Fondazione MPS ha visto il monte dividendi passare da 360 a 65 milioni. Ma è stata previdente (la Fondazione, non la Banca), perché negli anni migliori ha messo fieno in cascina: nel 2008 ha accantonato 64 milioni, riuscendo così a garantire 161 milioni di erogazioni l’anno successivo”. Morale della favola: la Fondazione “formica” ha salvato la Banca “cicala”.

Ma torniamo al nostro tema. Montibello dice cose sensate e condivisibili. Ne stralcio due passaggi: nel primo afferma che «c’è bisogno di spingere l’acceleratore delle misure rigorose per un risanamento strutturale, che consenta di ridurre il disavanzo di gestione corrente». E questo è sacrosanto e da tutti riconosciuto: un’impresa che ogni santo giorno, da anni, chiude i conti in perdita costante, è destinata a sparire dal mercato. Ma la domanda a cui nessuno ha ancora risposto, non solo, ma non ha ancora avanzato proposte credibili e praticabili, è un’altra: che fare, per raggiungere questo traguardo? E ancora: come e perché si è giunti a questo livello? In fondo, una risposta si può leggere nelle proposte di Montibello, quando sostiene che «i poli decentrati non possono essere strategici in un momento di crisi come questa». Ma allora perché non dice, senza mezzi termini, che, per salvare la barca, bisogna eliminarli? Ma non può dirlo, perché la responsabilità di questa politica sciagurata che ha considerato l’Università “all’uscio di casa” è da addebitare proprio al suo partito. È stata la classe dirigente DS che, per contentare le richieste dei notabili “decentrati”, ha imposto all’Università una scelta  scellerata: considerare le sedi universitarie come se fossero asili nido condominiali. Adesso, questi nuovi dirigenti ex-comunisti abbiano almeno il coraggio di riconoscere che i loro predecessori (ma mica tanto) hanno sbagliato, e senza tanti giri di parole, riconoscano che la dissennata disseminazione delle sedi universitarie è il macigno che impedisce di eliminare il disavanzo della gestione corrente e quindi… le stesse vanno eliminate. Se non hanno questo coraggio, almeno tacciano e lascino il manovratore libero di fare le sue scelte senza preoccuparsi di accontentare i protettori.

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4 Risposte

  1. Troppo generico e demagogico questo discorso.

    Prof. Grasso perché non pubblica, per dovere di cronaca, i costi del polo Aretino e quello Grossetano?

  2. Perché il Pd di Siena e il governo di sinistra che amministra Siena invece di pensare ai pedaggi Siena-Firenze non pensano a quello che è rimasto della bella università di Siena e al MpS e che come Mancini l’altro giorno, su “Il cittadino online” ha detto che babbo Monte non ha più gli utili di una volta?
    Il Pd e l’opposizione nazionale invece di guardare “dietro il buco della serratura” non aiutano i lavoratori? Come senese sono “incazzato”, e penso che stavolta il “Sistema Siena” è finito per davvero.

  3. […] la risposta del Pd grossetano ai compagni di partito senesi, rei d’aver dichiarato che «i poli universitari decentrati non sono più strategici» e quindi, par di capire, andranno chiusi. Ricordiamo ai responsabili del Pd grossetano i fatti e […]

  4. […] la risposta del Pd grossetano ai compagni di partito senesi, rei d’aver dichiarato che «i poli universitari decentrati non sono più strategici» e quindi, par di capire, andranno chiusi. Ricordiamo ai responsabili del Pd grossetano i fatti e […]

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