Se la comunità locale non vuole la chiusura del Polo grossetano se ne assuma interamente i costi

Grosseto

Pronta la risposta del Pd grossetano ai compagni di partito senesi, rei d’aver dichiarato che «i poli universitari decentrati non sono più strategici» e quindi, par di capire, andranno chiusi. Ricordiamo ai responsabili del Pd grossetano i fatti e la logica. Per l’università di Siena non è più economicamente sostenibile – ammesso che lo sia mai stata – l’offerta formativa in Maremma. Vi è una sola possibilità: che la comunità locale si faccia carico interamente (compreso l’onere del personale docente) dei relativi costi. Logica e senso di responsabilità impongono che l’ateneo senese non continui a svendere il proprio patrimonio immobiliare ed a chiudere i corsi di laurea della sede centrale per tenere in piedi l’offerta formativa nelle sedi decentrate. Come si fa a non capire che è ormai reale il rischio di chiudere la sede storica e quindi tutte le attività periferiche ad essa collegate?

L’università di Grosseto non si tocca” (dal Corriere di Maremma del 4 febbraio 2011)

Pd grossetano. Negli ultimi tempi assistiamo ad una crescita di attenzione e interesse verso Grosseto da parte di esponenti politici di altre province toscane. (…) Nel caso della paventata chiusura della sede universitaria sono i fatti e la logica a smentire le illazioni circolate. Se infatti la situazione finanziaria dell’Università di Siena (a Siena) è difficile, quella del Polo Universitario grossetano è profondamente diversa. La realtà a Grosseto è che il Comune, la Provincia e la Cciaa in questi anni, nonostante la crisi e i continui tagli del Governo, non hanno mai fatto mancare il loro contributo alla sede universitaria e, per quanto è dato sapere, nessuna prospettiva di questo tipo è allo studio nei prossimi anni. I costi del Polo grossetano sono sostenuti prevalentemente dalla comunità locale, solo i docenti sono a carico dall’Università di Siena, la quale peraltro viene ampiamente ripagata dalle tasse universitarie degli iscritti. La posizione del Pd di Grosseto sull’Università è chiara: è necessario sviluppare facoltà e corsi di laurea in linea con le vocazioni del territorio, in modo che i giovani laureati possano dare il proprio contributo alla crescita economica e culturale della Maremma. Sono queste le condizioni che possono dare un nuovo significato alla presenza a Grosseto della sede universitaria e siamo dispiaciuti che prese di posizione un po’ frettolose abbiano creato un po’ di scompiglio fra i dipendenti del Polo universitario, gli studenti e le loro famiglie.

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12 Risposte

  1. Se così stanno i termini forse sarebbe il caso che gli enti senesi imparassero da quelli grossetani.

  2. E così le tasse universitarie (2000 euro l’anno, Francisco auctore) ripagherebbero “ampiamente” l’università di Siena degli stipendi dei docenti, mentre il resto è tutto a carico della comunità locale?

  3. @ outis «E così le tasse universitarie (2000 euro l’anno, Francisco auctore) ripagherebbero “ampiamente” l’università di Siena degli stipendi dei docenti…?»

    Outis a mio avviso ha colpito nel segno. Però ai 2000 euro delle tasse (pagate dagli studenti o dai sussidi del DSU) va aggiunta la quota pro-capite del FFO, che dovrebbero essere altri 4-5000 circa (cambiano da corso a corso, non ho mai capito come).

    Ma la domanda non cambia: Ammesso che le istituzioni locali si facciano carico di tutte le altre spese (incluse quelle della della gestione amministrativa) il ricavo per studente (tasse + eventuali sussidi + FFO) compensa la spesa per il salario dei suoi docenti?

    Ho usato volutamente una terminologia da problema di terza elementare, per far capire che il problema non necessita di un ragioniere per essere compreso.

    Comunque, ipotizzando 6000 euro a studente, e ammesso (e non concesso) che tutte le altre spese siano realmente coperte dalle istituzioni locali, a occhio ce ne vogliono circa una dozzina per giustificare lo stipendio di un ricercatore e poco meno di una ventina per un ordinario. Ovviamente il rapporto si riduce per i docenti impegnati solo parzialmente…

    Fornire i dati per permettere di rispondere a questa domanda non dovrebbe essere difficile…

    Quanti sono gli studenti e quanti i docenti? E a quanto ammontano i ricavi per studente e a quanto le spese per docenti?

    Sesto Empirico
    scettico

  4. Sono fuori tema, ma sempre di quattrini si parla, o no?
    Questa mattina sono passata davanti alla facoltà di giurisprudenza, in via Mattioli (Porta Tufi).
    Le due bandiere esposte sull’edificio, quella dell’Italia e quella dell’Europa, sono in condizioni vergognose: sbiadite e sbrindellate come poche altre.
    Che sia il caso di fare una colletta per sostituirle con altre più decenti?
    Saluti

  5. Questi uffici sono ad invitare tutti a mettere sul piatto l’intera merce, sennò si parla del nulla. Giusto quanto eccepisce Outis e giusto anche quanto precisa Sesto Empirico, ma mancano dati.
    1) I poli non sono solo Arezzo e Grosseto. Alla conta mancano: Colle di Valdelsa, Follonica (!), San Giovanni Valdarno (su cui girano voci poco rassicuranti quanto a gestione amministrativa), Montevarchi (sì c’è un palazzo pure a Montevarchi) e Buonconvento (questi uffici invitano a non fare gli smemorati di Collegno, LAU dice niente?). Tutta questa gente e questi palazzi li pagano le comunità locali o l’Ateneo di Siena?
    2) Un aiutino per fare i conti: un ordinario costa mediamente 115.000 euro l’anno, un associato mediamente 80.000, un ricercatore confermato una cifra fortemente variabile che dipende dall’anzianità (35.000-55.000), un ricercatore non confermato circa 30.000 euro l’anno, un tecnico amministrativo mediamente 25.000-30.000 euro l’anno.
    3) Il rettore pro minor tempore possibile Riccaboni, in un’intervista, ha dichiarato che la riqualificazione dei poli decentrati (che non ha la minima intenzione di chiudere nonostante gliela stiano cantando da tutte le parti) passa dall’incremento della ricerca a discapito della didattica. Id est l’esatto contrario delle ragioni che hanno determinato questi cancri disseminati a destra e a sinistra. Inoltre ci si chiede, presso questi uffici, visto che nei poli decentrati ci sono le seguenti facoltà, Lettere, Economia, Giurisprudenza, Scienze e residuali, ma molto validi, laboratori di Archeologia, più ingegneria con 20 studenti a Arezzo, ci si chiede si diceva quale sarà mai la ricerca in queste materie che non possa essere eseguita a Siena piuttosto che a Arezzo o a Grosseto o a Montevarchi.
    4) Sempre il rettore pro minor tempo possibile Riccaboni nel piano di risanamento pretenderebbe di farci entrare il riordino della didattica: una cretinata sesquipedale perché tagliare corsi di laurea non è equiparabile a tagliare le persone e men che meno il personale docente che chiaramente è il più costoso (e ci mancherebbe altro!). Quindi anche se i corsi di laurea diminuiscono o vengono più armonicamente riordinati, il risparmio in termini economici è pari a zero, perché la gente la deve pagare lo stesso (a parte il Direttore Amministrativo che se l’Ateneo scende sotto i quaranta corsi automaticamente scenderebbe di fascia e quindi di stipendio).

    A questi uffici sembra che il duo Riccaboni-Fabbro ad oggi si sia divertito a prendere per il culo la gente, a tappare la bocca ai media già in larga parte asserviti e a macellare studenti e personale tecnico amministrativo, il tutto con l’aiuto e l’asservimento della CGIL universitaria che non apre più bocca neanche di fronte ai soprusi più ingiustificati, il che non va proprio nella direzione del risanamento che invece, nella precedente amministrazione aveva trovato spunti interessanti e persone presumibilmente capaci di dare impulso a questa linea.
    Vae victis!
    Di questi uffici
    Cesare Mori

  6. @ Cesare Mori: «Quindi anche se i corsi di laurea diminuiscono o vengono più armonicamente riordinati, il risparmio in termini economici è pari a zero, perché la gente la deve pagare lo stesso »

    Quindi, combinando assieme le varie versioni, risulterebbe:
    1) Finché ci sono docenti sufficenti, i corsi nelle sedi periferiche rimangono aperti anche se ci sono pochi studenti (perché quei docenti vanno pagati e qualcosa devono fare)
    2) Quando, nei meccanismi di rientro del debito, non ci saranno abbastanza docenti (cioè presto), i corsi meno rimunerativi verranno tagliati senza distinzione, inclusi quelli in periferia.
    3) Per non perdere i contributi delle istituzioni locali e per consentire ai politici locali di vantarsi di aver portato colà una università, quando i corsi saranno chiusi quelle sedi verranno comunque usate per organizzare master, congressi e merende.

    Ho capito giusto?

    saluti scettici,
    Sesto Empirico

  7. Ha capito perfettamente. C’è un piccolo insignificante particolare: i soldi saranno finiti a maggio-giugno sempre che tutto vada bene con gli anticipi sull’FFO e con la vendita di almeno un palazzo (il Bandini per intendersi). Dopodiché: giù la serranda. Naturalmente siccome le elezioni amministrative sono a maggio, siccome incredibilmente per verificare che i bilanci di sei o sette anni sono falsi e tutta un’altra serie di reati e di irregolarità (truffa, peculato, appropriazione indebita, falso in bilancio, alterazione di scritture contabili e chi più ne ha ne metta), incluse quelle che riguardano l’elezione del rettore e la selezione del direttore amministrativo alla Lizza ci stanno riflettendo con una calma esasperante e siccome al potere locale frega da una parte di nascondere o ritardare l’accertamento delle proprie responsabilità e dall’altra di rimontare sulla seggiola senza essere disturbati da queste quisquilie, di questa serranda che si abbasserà non frega niente a nessuno come dimostra chiaramente il silenzio spaventoso e assordante della politica locale. Basta che la serranda venga abbassata DOPO le elezioni. Montibello ha preso gli schiaffi da tutte le parti perché il suo intervento è stato inopportuno per il PD di Grosseto e infame nei confronti dei dipendenti e degli studenti, macellati sull’altare della situazione sopra prospettata. Prenderà anche qualche nocchino in privato dal Ceccuzzi per la sua intempestività e la storia finirà lì. Il duo Riccaboni-Fabbro si sta tenendo buoni i soli docenti con il pagamento degli arretrati e con la loro messa al riparo da qualsiasi angheria, favorito in tutto questo da un’ampia dose di dabbenaggine del corpo docente che ritiene di essere immune dall’abbassamento di serrande. Quando scopriranno, i signori professori, che se chiude l’Ateneo chiudono anche loro sarà troppo tardi. D’altro canto, sotto un profilo etico, questa gente non si merita altro.
    Ad majora.

    Cesare Mori

  8. 6mila x 500 = 3milioni. Buttali via. ricordiamo che i docenti non svolgono attività solo nelle sedi periferiche quindi il costo va ripartito

  9. Mi pare che l’attitudine a prendere in giro la gente, comune alla dirigenza dell’università ed ai suoi supporters grossetani e no, abbia raggiunto livelli stratosferici. Prendiamo come semplice specimen la novella dell’autosufficienza delle varie metastasi. Partiamo da dati approssimati, ma non approssimativi e abbastanza vicini alla realtà e, tralasciando il suscettibile PD grossetano, facciamo alcune semplici operazioni aritmetiche a riguardo della metastasi aretina, così anche Cesare Mori sarà soddisfatto perché partiamo dai numeri. Dunque, su questo blog è stato più volte dato il costo della suddetta metastasi in 15.000.000 di euro. Ho detto costo, quindi la cifra dovrebbe indicare lo sbilancio tra entrate e uscite, ma ammettiamo, e non concediamo, che non si tratti di uno sbilancio, ma del totale della spesa del sostentamento della prefata metastasi; considerando, giusta l’osservazione di Sesto Empirico, in 6000 euro l’apporto di ciascun studente, ne verrebbe che 15.000.000:6000 ci darebbe la presenza di 2500 studenti là iscritti, il che mi pare altamente improbabile. Se poi, come credo, si trattasse proprio di un costo a carico della sede centrale allora l’attitudine di cui sopra non sarebbe stratosferica, ma galattica.

  10. @outis “considerando, giusta l’osservazione di Sesto Empirico, in 6000 euro l’apporto di ciascun studente”

    Come ho scritto si tratta di un conto molto approssimativo: il contributo del ministero cambia a secondo del tipo di corso e non ho modo di sapere a quanto ammontino di preciso. Potrebbe essere inferiore.
    Comunque gli studenti ad Arezzo dovrebbero essere circa 2000 (in calo), e, come notano Katia e Cesare Mori (che ribattezzerei “Memento Mori” per la sua visione del futuro), chiudendo la sede si perderebbero gli introiti degli studenti (che in gran parte andrebbero altrove) ma resterebbero in carico gli stipendi. Quindi chiudere prima di aver ridotto il personale sembra, da questi dati, un’idea suicida.

    In ogni caso il fatto che non si riesca ad avere i pochi elementari dati economici per fare due calcoli è sconsolante. E sospetto.

    Sesto Empirico,
    scettico

  11. Su “Il Cittadino Online” c’è una nota del rettore in cui si annuncia che finalmente “ha preso avvio la discussione sul percorso che dovrà condurci a rinnovare profondamente il nostro Ateneo”.
    Finora hanno fatto delle analisi che verranno discusse nelle prossime settimane per “giungere alla stesura definitiva di un progetto” da realizzare nel corso dei prossimi anni.
    Servirà un po’ di pazienza.
    Le linee principali di lavoro per i prossimi anni saranno due: riorganizzare l’Ateneo e approfondire le relazioni con le istituzioni.
    Il rettore comunica infine che il collegio dei revisori dei conti ha certificato che la remunerazione della Fabbro è corretta.
    Peccato che la DA abbia tagliato gli emolumenti dei più poveri senza scalfire i suoi. Dovendo fare dei tagli, un minimo di saggezza avrebbe suggerito di cominciare a tagliare gli emolumenti dei più ricchi.
    A causa del puma che si aggirava dalle parti della piaggia della scimmia gli abitanti della zona misero al sicuro gatti, conigli e galline ed sprangarono porte e finestre di casa. Sarebbe opportuno che dalla storia del puma i cittadini più poveri di Siena traessero ispirazione mettendo al sicuro le loro cose e sprangandosi in casa. Per le vie della città si aggira infatti un novello sceriffo di Nottingham che toglie ai poveri senza disturbare i ricchi.

  12. […] Tragicomica risposta di Mario Lolini, consigliere comunale del PdL a Grosseto, al nostro articolo sul Polo grossetano. […]

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