Per l’università di Siena occorre fantasia, dinamismo e un livello di pensiero diverso da quello che creò i problemi

Roberto Petracca. «Cedere immobili e diminuire il personale»: qualche altra via ci dev’essere! Perché se si fanno soltanto tagli di personale e dismissioni di immobili ci si impoverisce e basta. Oltre a tagli e dismissioni è scontato che occorra razionalizzare l’esistente e renderlo efficiente. Ma il vero nodo è che l’università rinasce se attrae studenti, altrimenti muore a dispetto di ogni taglio, di ogni dismissione e di ogni razionalizzazione. E per attrarre studenti occorre arricchirsi almeno di prospettive, visto che di soldi non ce n’è. Occorre fantasia, dinamismo e, in linea con Einstein, un livello di pensiero, non dico superiore, ma certamente diverso da quello che creò i problemi. Cosa, quest’ultima, che avrebbe previsto un cambio al vertice durante le ultime elezioni, mentre invece, sfortunatamente, gli elettori hanno rimesso al vertice una fotocopia del vecchio sistema che creò il disastro. Occorre tuttavia uscire dalla situazione asfittica e apparentemente senza sbocchi in cui ci si è cacciati. Occorre, appunto, un livello di pensiero capace di rompere in maniera decisa con le consuetudini del passato. In mancanza di colpi di genio non rimane che coinvolgere il territorio, le istituzioni locali, gli uffici pubblici, le banche (e non solo La Banca), la camera di commercio, l’industria, le manifatture, le aziende agricole, la prefettura, l’artigianato, le assicurazioni, il tribunale, i notai, le farmacie, il Comune, la Provincia, la Regione, l’ospedale, i commercialisti, i musei, i giornali, le televisioni, i circoli culturali, le associazioni di volontariato, le contrade e persino le case di riposo. Occorre un piano per mettere tutti intorno ad un tavolo. Sapendo cosa chiedere, sapendo cosa offrire, immaginando cosa si può ottenere, chiedendo a tutti cosa possono offrire e chiedendo cosa si aspettano di ottenere. Occorre potenziare il contributo che il territorio può dare per plasmare la sua università, le sue prospettive e il suo futuro. Occorre andare verso l’autodeterminazione senza aspettare che la manna cali dal cielo. Se ora non s’intravede qualcuno capace di sfoderare un livello di pensiero alternativo è capace che mettendosi intorno ad un tavolo sbuchi fuori un qualche coniglio da un qualche cilindro. Occorre muoversi. Occorre tentare. Ci si metta intorno a un tavolo e ognuno porti il suo contributo di idee e di proposte. È possibile che qualcosa di serio e di fattibile venga fuori. Si capisce che penso soprattutto a quanto spazio di creatività può esserci per dei percorsi formativi fatti anche di stages che arricchiscano i corsi di studio connettendoli col mondo del lavoro. La cosa vale per ogni campo dello scibile. Gli studenti potrebbero esserne entusiasti. Abbiamo un territorio e un tessuto sociale e produttivo. Sarebbe opportuno coinvolgerlo per sapere cosa ne pensa. Non è detto che per creare prospettive per gli studenti occorrano per forza i soldi. Il rettore ha una macchina amministrativa sovradimensionata piena di impiegati. Non la lasci parcheggiata a languire in attesa che la gente vada in pensione. La razionalizzi, escogiti un piano e cominci a metterla in moto per mandarla ad esplorare il territorio.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: