Chi è stato irregolarmente eletto non può ritenere “normale” rimanere nella propria funzione

Una questione di legittimità

Segreteria regionale Uil-Rua. Nei giorni scorsi un comunicato stampa congiunto della Procura della  Repubblica e della Guardia di Finanza ha reso nota la conclusione delle indagini sul “buco di ateneo” e quella sul voto che ha portato all’elezione del Rettore Prof. Riccaboni nel luglio 2010. Terminato il tempo delle indagini è, così, giunto quello dell’accertamento delle effettive responsabilità, ma anche quello della chiarezza e della trasparenza che non possono essere disgiunti dalla necessità di ripristinare la legittimità nell’amministrare l’Ateneo.

A tale ultimo proposito stupisce il comunicato stampa del Rettore nella parte in cui lo stesso afferma la validità e legittimità della sua elezione. Mal si sposa questa dichiarazione con le poche esternazioni del Magnifico sul buco di ateneo precedenti alla notizia di chiusura delle indagini, quando dichiarava, con una frase fatta, scontata e pleonastica, la fiducia nell’operato della magistratura. Ora che le indagini sono concluse e che le stesse hanno evidenziato irregolarità tali da far inviare gli avvisi previsti dalla legge a dieci persone il Magnifico rimette, nei fatti, in discussione le sue scontate dichiarazioni! E nel contempo si continua ad ostentare con comunicati stampa ed informative alla comunità accademica l’efficacia delle misure del piano di risanamento e di iniziative giudicate di successo.

Il Rettore, a cui non fa certo difetto un rilevante curriculum nel campo della valutazione, può insegnare a tanti di “efficacia ed efficienza” e proprio per questo sarebbe carino sapere attraverso quali strumenti ha fino ad oggi valutato l’efficacia del risanamento condotto ed il successo di alcune iniziative (ad esempio, come lui stesso ricorda, l’esito  dell’apertura di alcune strutture universitarie nello scorso mese di luglio). Così come sarebbe opportuno conoscere e prendere consapevolezza del clima che si vive all’interno dell’ateneo conseguente all’unica cosa certa che insieme alla Direttrice Amministrativa, suo braccio armato, ha fatto in un anno di rettorato: decurtare stipendi “normali” o al di sotto della normalità a diverse centinaia di persone facendo appello al senso di responsabilità dei dipendenti che già trova da tempo una diretta dimostrazione nella quotidiana ed appassionata attività lavorativa. Senso di responsabilità che è difficile, invece, constatare nei confronti di chi non ha pensato a ridursi il massimo della indennità di carica prevista.

Il senso di responsabilità sarebbe dimostrato, al contrario, sostituendo le coerenze alle incoerenze di dichiarazioni e comportamenti e per far questo sarebbe sufficiente pensare a una cosa semplice: se dopo un anno e mezzo di indagini la magistratura ha rinvenuto gravi irregolarità nell’elezione del rettore, questo vuol dire che, indipendentemente dalle responsabilità personali, le elezioni non si sono svolte correttamente e che, di conseguenza, chi è stato irregolarmente eletto non può ritenere “normale” di rimanere nella propria funzione. Tutti i membri della comunità accademica sono utili al risanamento, ma lo sono nel loro insieme, e nessuno è più utile degli altri. Lo stesso risanamento non può prescindere, lo ribadiamo, dalla legittimità e dalla legittimazione.

Un rettore delegittimato che finge di non saperlo e le prime costituzioni di parte civile per la voragine nei conti dell’ateneo senese

USB Università di Siena. Da giorni escono sui quotidiani locali e nazionali notizie più o meno precise sullo stato delle indagini riguardanti il nostro Ateneo. L’imprecisione, se così vogliamo metterla, viene superata dalle note di agenzia emesse direttamente dalla Procura, dalla Guardia di Finanza e dai Carabinieri. Possiamo solo dire che attendiamo i passaggi ufficiali nell’indagine sul buco d’Ateneo per costituirci parte civile come sigla sindacale. Abbiamo infatti dato mandato all’avvocato della USB di studiare la formulazione dei capi di accusa per permetterci di fare questo atto doveroso.

Sulle elezioni del Rettore crediamo che si debba attendere gli ulteriori sviluppi che a giorni ci saranno, ma certo la posizione del nostro Magnifico esce molto indebolita dalla vicenda. Le elezioni su cui si sta indagando sono quelle che hanno permesso allo stesso di essere poi nominato dal Ministro per cui è ovvio che indirettamente la questione lo riguarda, e già solo l’indagine è un brutto biglietto da visita. Lo stesso Ministro al momento della nomina ebbe a scrivere sulla questione le seguenti parole: «Si tratta di una presa d’atto dovuta dei risultati delle elezioni, che a oggi non risultano essere stati invalidati. Il provvedimento non intende quindi esprimere una valutazione su profili di merito, in relazione ai quali si attendono i risultati delle indagini in corso. Con tale provvedimento il Ministero ha doverosamente recepito i risultati elettorali comunicati dall’Università, come previsto dalla legge.»

Il Ministro parla di risultato delle indagini come punto dirimente sulla questione e non del risultato del processo. Sembra inoltre che sia la stessa Procura a poter decidere in merito. Saranno però il nuovo Ministro e la Procura stessa a occuparsene. Come lavoratrici e lavoratori possiamo rilevare la difficile situazione in cui ci troviamo: un Rettore delegittimato, che finge di non saperlo, e la necessità a fine anno di avere un rappresentante forte che ottenga la liquidità che ci serve per sopravvivere. Ora, non vogliamo arrivare a chiedere al Magnifico di farsi da parte, dimettersi, ma di ragionare sulle dimissioni se e quando sarà chiaro che la sua posizione è diventata d’impedimento al risanamento di questo Ateneo. Il risanamento avanza per l’impegno di tutti, anche suo, ma non è direttamente proporzionale alla sua presenza, è proporzionale allo sforzo di tutta la comunità. Questa nostra battaglia di risanamento non è una singolar tenzone medioevale. Per ultimo vogliamo evidenziare una cosa a margine della vicenda. Esiste un problema grave di comunicazione fra il nostro Magnifico e l’intera comunità universitaria che è chiamato a rappresentare, la distanza è sempre più evidente. Il messaggio inviato ieri dal Rettore alle 16 a tutto il personale e agli studenti è arrivato ai giornali alle 13. Questo è il rispetto che ci viene riconosciuto. Come al solito da queste vicende appare chiaro che non è in pericolo l’immagine di un singolo, il Rettore, ma il lavoro di più di 3000 cittadini e delle loro famiglie. Vorremmo che fosse chiaro.

Università di Siena: alla ricerca del buon senso e del pudore perduti

Di seguito l’articolo integrale de “La Nazione Siena” del 16 novembre 2011.

La Nazione Siena. Lunedì prossimo nell’Aula Magna del Rettorato avrebbe dovuto risuonare il «Gaudeamus Igitur». Invece, ora, con la conclusione dell’inchiesta sulla regolarità delle elezioni che nel luglio dello scorso anno videro prevalere al ballottaggio Angelo Riccaboni su Silvano Focardi, l’apertura del 771° Anno Accademico rischia di saltare. I magistrati, infatti, ravvisano «tra gli atti oggetto di falsità proprio il decreto di nomina» del rettore firmato il 4 novembre 2010 dal ministro Maria Stella Gelmini. Quello stesso ministro che proprio in queste ore ha lasciato il dicastero. Ora spetterà al nuovo titolare del dicastero di risolvere quella che a questo punto è la ‘patata bollente’ Siena. Un vero e proprio rompicapo che ci rimanda indietro di 12 mesi. Allora la Gelmini non aveva ancora firmato e un docente, affacciandosi alla finestra del suo studio, ci disse allargando le braccia: «Vede noi siamo come un galeone spagnolo in mezzo alla tempesta. Abbiamo la stiva piena d’oro ma non una fetta di pane per mangiare». Il rettore Angelo Riccaboni in questi dodici mesi ha cercato in tutti i modi di tenere la barra del timone al centro ma la burrasca non è mai cessata. «L’importante – rispose in un’intervista di qualche mese fa – è scollinare gennaio sperando nell’anticipazione del fondo ordinario 2012 e nella ricontrattazione dei mutui bancari». Ad oggi né il primo, né il secondo sono diventati realtà. Invece, da ieri pomeriggio, quando è stato diramato il comunicato del comando provinciale dei carabinieri il galeone naviga «a vista». E chissà cosa penserà l’ex ministro Gelmini in queste ore. Certo la caduta del Governo di cui faceva parte pesa, ma anche quell’ombra sul decreto non è da poco. Soprattutto se si pensa che lo scorso 24 febbraio, la stessa Gelmini, fu costretta a varcare il portone della Procura per esser ascoltata dal procuratore capo della Repubblica Tito Salerno e dal sostituto Antonino Nastasi. Un colloquio di 50 minuti, prima dei saluti formali. Certo il ministero, come precisa la nota dei carabinieri «in questa indagine riveste la qualifica di persona offesa», ma quel decreto di nomina viene indicato «tra quelli oggetto di falsità». Dodici mesi fa il ministro fu impossibilitato dalla legge a nominare un commissario, oggi che la legge che porta il suo nome, lo consentirebbe lei può rimanere solo alla finestra a vedere cosa farà il suo successore. Ma nella mente del cronista tornano le parole di un altro docente proprio un anno fa: «In fondo, facendo un paragone, qui è come per l’immondizia a Napoli: una situazione fuori controllo. Per risolverla, serve per forza una figura fuori dai giochi». Forse si sarebbero risparmiati dodici mesi. E per i dipendenti dell’Ateneo e la città il futuro sarebbe meno incerto

Concluse le indagini sull’elezione del rettore e sul buco dell’università di Siena

Partiamo dalle dichiarazioni ufficiali

In data 11 novembre 2011, la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Siena, ha emesso l’avviso di conclusione delle indagini preliminari a carico di dieci indagati nel procedimento relativo alla regolarità della elezione del Rettore dell’Università degli Studi di Siena per l’anno accademico 2010/2014. Le indagini, dirette dal Sostituto Procuratore della Repubblica dottor Antonino Nastasi e condotte dalla Sezione di Polizia Giudiziaria del Comando Provinciale dell’Arma dei Carabinieri, ipotizzano a carico degli indagati il reato di falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici. Nei giorni scorsi gli atti sono stati notificati agli indagati, alcuni componenti del seggio elettorale e i componenti effettivi della commissione elettorale. Tra gli atti oggetto di falsità vi è anche il Decreto del Ministero dell’Università e della Ricerca, che in questa indagine riveste la qualifica di persona offesa, con cui veniva nominato il Rettore dell’Università degli Studi.

Il 4 novembre 2010, il Ministro aveva dichiarato: «Si tratta di una presa d’atto dovuta dei risultati delle 
elezioni, che a oggi non risultano essere stati invalidati. Il provvedimento non 
intende quindi esprimere una valutazione su profili di merito, 
in relazione ai quali si attendono i risultati delle indagini in
 corso. Con tale provvedimento il Ministero ha doverosamente recepito i risultati 
elettorali comunicati dall’Università, come previsto dalla 
legge».

Nota della Procura della Repubblica di Siena e della Guardia di Finanza sulla conclusione delle indagini sul “buco dell’università” e sulla violazione del segreto investigativo

I Sostituti Procuratori Antonino Nastasi e Aldo Natalini hanno portato a conclusione il filone principale dell’indagine sul cosiddetto “buco dell’Università”. L’inchiesta, avviata a fine 2008 dall’allora Procuratore Capo della Repubblica Nino Calabrese e dal Sostituto Mario Formisano, fu immediatamente affidata al Nucleo di Polizia Tributaria delle Fiamme Gialle senesi. Dopo circa tre anni d’incessante lavoro, a seguito di numerose acquisizioni documentali, controlli incrociati, perizie tecniche, intercettazioni telefoniche, perquisizioni, interrogatori, su disposizione dei magistrati titolari dell’indagine, la Guardia di Finanza ha, pertanto, notificato ieri 18 avvisi di garanzia e contestuali conclusioni d’indagini nei confronti degli indagati – ex rettori, direttori amministrativi, revisori dei conti, segretari di dipartimento e contabili – a vario titolo accusati di aver gonfiato i bilanci per far apparire sano lo stato di salute dell’Istituzione contabilizzando residui attivi inesistenti, per decine di milioni di euro, e per aver sottratto, anche per scopi personali, beni e denari pubblici contribuendo, in tal modo, a svuotare le casse dell’Università. Per loro i capi d’imputazione parlano di falsità ideologica in atti, abuso d’ufficio e peculato. Diversamente da quanto anticipato da organi di stampa il provvedimento di conclusione delle indagini è stato depositato dal Procuratore della Repubblica e dai Sostituti Procuratori titolari delle indagini in data 10 novembre 2011 e non in data 8 novembre 2011, e riguarda 18 indagati e non 23. La posizione degli altri indagati è stata separata, è ancora al vaglio dell’Autorità Giudiziaria ed è coperta da segreto investigativo. La Procura della Repubblica, nello stigmatizzare la violazione del segreto investigativo che ha caratterizzato ripetutamente la presente indagine, anche in fase di estrema delicatezza ed importanza e da ultimo in relazione ad avvisi non ancora depositati e a posizioni ancora pendenti e oggetto di segreto, è consapevole dell’importanza della libertà di stampa, costituzionalmente tutelata, e dell’interesse pubblico alle notizie correlate alla presente vicenda. Al contempo sottolinea che non può essere violato il segreto investigativo e che la violazione di detto segreto non può non essere accertata, anche in ragione del fatto che spesso la pubblicazione di notizie e di fatti coperti da segreto nuoce irrimediabilmente all’attività d’indagine che la Procura della Repubblica è istituzionalmente chiamata a svolgere.

Università di Siena: dissesto economico, sequestro di beni e inaugurazione dell’anno accademico

La notizia è ormai certa! L’8 novembre i Pm Antonino Nastasi e Aldo Natalini hanno concluso le indagini sulla voragine da 200 milioni d’euro nell’ateneo senese con la richiesta di rinvio a giudizio per 23 indagati. Questi i capi d’accusa: peculato, truffa, falso ideologico e abuso d’ufficio. Inoltre, sembra che la Procura intenda procedere al sequestro di beni e conti correnti degli indagati, per recuperare almeno una parte del danno erariale. Anche le indagini sui presunti brogli elettorali sembrano ormai concluse e fra qualche giorno si saprà se Riccaboni è legittimato a esercitare pienamente le funzioni di rettore dell’università degli Studi di Siena. Tutto ciò avviene dieci giorni prima dell’inaugurazione dell’anno accademico, voluta e fissata dal rettore per il 21 novembre.

A questo punto, è logico chiedersi se non sia il caso di annullare la cerimonia nell’esclusivo interesse dell’ateneo. In caso contrario, considerando che tra gli indagati figurano due ex rettori, tre ex direttori amministrativi e quattro revisori dei conti, Riccaboni ha il dovere di fornire, per l’occasione, una precisa ricostruzione della vicenda che ha affossato un’istituzione dal glorioso passato. E anche se, al momento, non è tra i destinatari di un avviso di garanzia, appare quanto mai opportuna una dichiarazione per escludere ogni sua forma di responsabilità nel dissesto dell’ateneo, in considerazione del ruolo svolto come presidente del nucleo di valutazione, preside di Facoltà e presidente del Cresco. Infine, poiché è già passato un anno di rettorato, s’impone che nel corso dell’inaugurazione la comunità accademica sia informata delle ragioni di alcune scellerate iniziative, considerata la totale assenza di trasparenza che le contraddistingue. Si ricordano, in particolare: la nomina dell’attuale direttore amministrativo e la sua retribuzione (non approvata dal CdA e superiore, di circa 30mila euro, a quella prevista per il nostro ateneo); l’inesistenza di un piano di rientro dal disavanzo d’amministrazione, necessario e obbligatorio; l’azione truffaldina relativa all’utenza sostenibile per l’attivazione dei corsi di laurea in Farmacia, Chimica e Tecnologie Farmaceutiche, Scienze Biologiche e il conseguente scadimento dell’offerta formativa; il ridimensionamento della Facoltà medica e la sua “ospedalizzazione”; l’immotivata riorganizzazione degli uffici amministrativi con attribuzione delle responsabilità a soggetti privi delle necessarie competenze; le delibere adottate in evidente conflitto d’interessi; il tentativo di speculare sull’università, con la costituzione di un fondo immobiliare che gestisse gli edifici da alienare; i rapporti mai chiariti con un operatore finanziario indagato dalla Procura di Fondi. Questi sono i temi che la relazione del rettore dovrà trattare se, nonostante tutto, persiste nell’idea di inaugurare l’anno accademico.

Articolo pubblicato anche da:
Il Cittadino Online (11 novembre 2011). Anno Accademico: è il caso di inaugurarlo?

Ciclo ormai compiuto: l’università di Siena è il nuovo Cepu, quello pubblico

Rabbi Jaqov Jizchaq. L’idea che si debba tacere “perché si sono iscritti un sacco di studenti”, come vaneggiano certe gazzette, mi pare vieppiù puerile. Lo “smantellamento” non è una metafora: è semplicemente la constatazione del dato nudo e crudo che ogni anno spariscono pezzi dell’ateneo e corsi di laurea, “a posteriori” definiti “inutili”. Abituati alle memorabili campagne dell’ufficio imperialregio per la propaganda dell’immagine, sembra che l’importanza di una scienza sia in larga misura questione d’involucro, ma prima o poi considerazioni di ordine qualitativo diverranno ineludibili e mi pare un po’ puerile asserire che da questo punto di vista “tutto va bene madama la marchesa” perché si sono iscritti un sacco di studenti a “l’ateneo”. Giacché gli studenti non si iscrivono a “l’ateneo”, né alle “facoltà” (che oltretutto spariranno nel breve volgere di tre o quattro mesi), bensì a specifici corsi di laurea, non dimenticando che anche a questo giro di corsi di laurea ne sono spariti parecchi (nel comparto umanistico hanno fatto dei gran calderoni). Allargando poi lo sguardo ai tre atenei toscani, al di là dello sfarzo di chi può ostentare decine di professori di ruolo (e la patologica disomogeneità della distribuzione dei docenti, ovviamente non ritengo sia frutto del caso, né che abbia alcuna relazione con “l’eccellenza”), dico che è abbastanza triste constatare come corsi di laurea o settori scientifici che hanno avuto una tradizione e in certa misura fatto la storia di quegli atenei, oggi languiscano, sopravvivano a fatica, chiudano o rischino di chiudere, per il mix letale di “requisiti minimi di docenza” (declinazione del concetto di “taglio lineare”), pensionamenti, crisi finanziaria e blocco del turn over. Continuo pertanto a chiedermi che senso abbia oramai disseminare studiosi e studenti di un medesimo settore che non si è più in grado di tenere in tutti e tre gli atenei, qua e là a languire, piuttosto che concentrarli a dar man forte in una o due sedi. Qualcuno riderà sotto i baffi, rilevando che ciò è contrario a norme e consuetudini, e io replico che allora smettiamo di riempirci la bocca con “le riforme”, “la valutazione”, “la programmazione” e “l’eccellenza”. Se poi vogliamo consolarci sbandierando i dati generici delle immatricolazioni fingendo che tutto sia rimasto come prima e si tratti solo di risolvere il piccolo fastidioso inconveniente di una voragine nel bilancio, facciamo pure: chi si contenta, gode. I dati delle immatricolazioni sono ovviamente quelli delle triennali, perché per le iscrizioni alle specialistiche (o quel poco che ne è rimasto) toccherà aspettare a Dicembre, ma a mio modestissimo avviso v’è più ragione per perseverare nel nostro consueto scetticismo. Non so se il tutto è cominciato a Bologna, a Lisbona (o a Stigliano), ma come prova lo sdilinguirsi del Marignani, la sensazione è che la politica universitaria volta allo sfascio sia sostanzialmente condivisa bipartisan, avendo trovato qui a Siena più che altrove dei solerti esecutori e degli originali interpreti. Il dibattito intorno all’università appare convenzionale, stereotipato, ideologico, acritico, disinformato, leggermente omertoso e sostanzialmente artificioso. Molto sommessamente nel mio intervento precedente avrei sollevato qualche problemuccio ulteriore al quale non mi pare si possa rispondere in modo tranchant ed elusivo. Altrimenti sostituiamo la scritta che campeggia sulla porta Camollia, “Cor magis tibi Sena pandit” con un’altra: “ve la dò gratisse”. La laurea, s’intende.

Vieni avanti supercretino!

Angelo Riccaboni. «Il numero programmato nella nostra Facoltà di Farmacia non c’è mai stato quindi non capisco dov’è il problema. Nessuno poteva aspettarsi questa situazione e certo non possiamo non accettare i ragazzi nel nostro Ateneo».

Claudio Marignani (Coordinatore provinciale e consigliere regionale del PdL). L’aumento delle immatricolazioni è il segno tangibile della vitalità della nostra Università ed un ulteriore attestato di prestigio che, nonostante le peripezie economiche degli anni passati, dovute a gestioni non condivisibili, l’Università di Siena ha saputo mantenere presso la comunità intellettuale nazionale ed europea. Le 3.500 nuove immatricolazioni porteranno nuova ricchezza a tutta la città e richiederanno una risposta adeguata in termini di servizi da parte dell’amministrazione comunale. Ci auguriamo che questo positivo segnale imprima ulteriore e rinnovato coraggio al Rettore e all’intero CdA per proseguire nel piano di risanamento. A tal proposito il PdL saprà assicurare tutti i supporti politici necessari a partire dagli opportuni interventi di sostegno a livello ministeriale. Interventi che, come i cittadini sanno bene, non si sono mai interrotti e che saranno ulteriormente rafforzati.

È proprio vero che l’incremento delle iscrizioni all’università di Siena dipenda dalla qualità della didattica, della ricerca e dall’ottimo livello dei servizi?

Angelo Riccaboni. L’analisi del numero degli immatricolati, sebbene ancora non definitivo, evidenzia dei risultati assai interessanti: in attesa di completare le iscrizioni ai corsi di laurea a numero programmato della facoltà di Medicina, sono già 3917 gli studenti che quest’anno hanno scelto l’Università di Siena per i loro studi. Si tratta di un incremento del 40% rispetto allo scorso anno, che testimonia la qualità della didattica e della ricerca svolta presso il nostro Ateneo, nonché l’ottimo livello dei servizi offerti e l’attrattività della città. L’incremento di immatricolazioni riguarda tutti i corsi di studio, con aumenti che vanno dal 30% di Giurisprudenza al 15% registrato nelle facoltà di Economia e Ingegneria. Le variazioni maggiori si segnalano per alcuni corsi delle facoltà scientifiche, Farmacia, CTF, e Scienze biologiche, e derivano, oltre che dal legame di questi corsi con sbocchi professionali ad alto livello di occupazione, anche dal rilevante aumento di studenti che hanno partecipato ai test di ammissione ai corsi a numero programmato della facoltà di Medicina e chirurgia e che hanno poi scelto facoltà con percorsi di studio compatibili. Si tratta di un buon segnale per l’Ateneo e per la città intera, che premia il lavoro di tutti quelli che, dentro e fuori la nostra Istituzione, si stanno impegnando per mantenere il prestigio e la grande qualità dell’Università di Siena.

Vieni avanti cretino!

Il commento del Rettore sull’incremento delle iscrizioni all’università di Siena.

Angelo Riccaboni. Questa tendenza è un segnale molto importante che attesta la vitalità dell’ateneo. A Siena avremo oltre mille nuovi studenti in più rispetto agli altri anni che portano con sé, dal punto di vista economico, una forte ricaduta su tutto l’indotto. Più studenti ci saranno e più sarà vivo il settore immobiliare, più vivace sarà il commercio a tutti i livelli, insomma Siena può trovare giovamento da questa grande risorsa che in tempi di crisi rilancia l’intera città e tutto il sistema economico. Le istituzioni sono molto attente ed hanno capito che se l’università decolla, molti altri settori ne possono beneficiare. Serve lavorare insieme per lo stesso obiettivo. Questo forte incremento si spiega anche con il fatto che le classifiche ci premiano e gran parte delle nostre Facoltà sono nella top ten italiana. Le famiglie scelgono in base a queste valutazioni che mettono insieme alla vivibilità del territorio, ai servizi, alla coesione sociale, il buon nome dei nostri professori. In un momento in cui la crisi attanaglia tutte le famiglie e in cui non si fanno scelte approssimative o azzardate, il solo fatto che si scelga di investire su Siena, mi sembra un ottimo risultato, vuol dire che sotto tutti i profili l’offerta è esattamente quella che risponde alle aspettative.

Come la televisione trash, all’Università di Siena dequalificando l’offerta aumentano le iscrizioni

Rabbi Jaqov Jizchaq. Che dire? Ci s’interroga se è giusto o no vendere la casa dello studente di “Acquacalda”, ma non si riflette se è giusto o no vendere… aria fritta. Sostiene il rettore che «Quest’anno, anche se non abbiamo ancora i dati definitivi, c’è un trend positivo che può portare ad una crescita delle iscrizioni del 20 per cento rispetto ad un anno fa». Vabbè … attacchiamoci al “trend”… intanto cadono le foglie, si avvicina l’inverno, i dipendenti (che non guadagnano tutti 10.000 euro al mese, come scrisse scioccamente mesi or sono una gazzetta) tirano la monetina in aria per sapere se a Dicembre ci saranno le tredicesime e intanto mestamente pensano al fatto che poi con l’estate mancheranno verosimilmente anche le dodicesime e le undicesime; ma sarebbe interessante un dato di chiarezza anche intorno alle iscrizioni; sarebbe necessario cioè fornire il resoconto analitico, e non la propaganda per il “popolo” bue o ragionamenti un tanto al chilo; desidererei comprendere come è possibile che riducendo e dequalificando l’offerta, il prodotto ottenga maggiore successo di mercato (un po’ come la televisione trash, la politica mignottocratica, o la secessione birresca); vorrei capire dove si registrano questi incrementi e soprattutto a che prezzo si sono ottenuti. Perché, come ho già detto, il sospetto è che in taluni casi si faccia semplicemente il gioco delle tre carte e in altri, per rivitalizzare col Viagra illustri ciofeghe partitocratiche, si sia mandato in malora parte del patrimonio storico e della tradizione di questo ateneo, riducendo tutto ad un piattume inguardabile, ove chi abbia ancora il senso della decenza si trova fortemente a disagio.

E del resto, non per ragionare “ab ovo”, ma come ho già scritto, a mio modestissimo avviso tutto ciò è il naturale epilogo dei mali endemici che affliggono quest’ateneo, sito in una città sempre più “piccola” (troppo, per avere una opinione pubblica vigile ed incisiva), popolata da abitanti sempre più distratti dalle cose “culturali”, e caratterizzato anche per questo da un forte assenteismo che si è preferito ignorare, assolvendo tutti o (il che è equivalente) accusando genericamente tutti: un ateneo considerato da molte consorterie una diligenza da assaltare senza rischio per la vita, l’ennesima mucca da mungere, l’ennesimo poltronificio per scarti della politica, l’ennesimo ente pubblico da depredare da predoni che mentre depredano, magari dicono in giro che in questo contado non sorgerà mai nessuna esperienza scientifica interessante (peraltro ignorando, causa latitanza, quelle che già erano sorte a loro dispetto).

Ma qui si va avanti a sòn di propaganda, magari brandendo ingannevolmente i famigerati dati del Censis relativi a corsi di laurea in larga parte soppressi e a “Facoltà” che in quanto tali non esistono nemmeno più. Si continua a smantellare, stando ben attenti tuttavia di non dispiacere a marchesi e visconti, più o meno dimezzati, dicendo al “popolo” che tutto va per il meglio, e che si buttano via le cose inutili; le ragioni dell’affossamento di certi settori e del salvataggio di altri, pertanto, non di rado sono oscure, non traspaiono dai normali consessi democratici, consigli, comitati, adunanze varie, ma occorre essere “attovagliati” ai tavoli giusti per averne contezza. 
La più grossa ristrutturazione dell’ateneo degli ultimi quarant’anni avviene in definitiva in un silenzio assordante e avvolta in parte nel mistero, in parte nell’indifferenza; il dibattito reale è ristretto a cenacoli esclusivi e perviene alle orecchie dei comuni mortali solo “post festum”.

Considerato che oramai per chi si è trovato ancor “giovine” nell’occhio del ciclone la cosiddetta “carriera” è andata a farsi fottere (e per chi sia privo dell’amorevole ala protettrice di una grassa chioccia è ben difficile che una qualche prospettiva si riapra fra quattro o cinque anni); che cioè in definitiva la maggior parte di coloro che non avevano già compiuto il salto del rospo verso “più elevati” livelli di carriera allo scoppiare del “buho”, è rimasta al palo, senza che si sia mai visto nessuno a “valutare” alcunché meritocraticamente, o eccellentemente, considerato tutto ciò, a questo punto direi che sono in diversi quelli che, dovendo trascorrere qui presumibilmente ancora qualche lustro prima di gettarsi dalle balze di Volterra (verosimilmente il tipo di “pensionamento” che allo scadere dei termini ad essi verrà proposto), non disdegnerebbero di sapere a fare cosa restano qui: con quali obiettivi, quali prospettive e in quale contesto, con quali interlocutori, entro quali progetti, quali corsi di laurea, atteso che non possono fare tutto e che di “dentisti dantisti” non se ne sente proprio il bisogno.
 Se i nomi sono l’essenza delle cose, dai nomi stessi di certi insegnamenti o corsi di laurea si evince facilmente la vacuità della loro essenza, e avendo perduto ogni cognizione di ciò che è fondamentale e ciò che è complementare, si è buttato sovente tutto a sobbollire nel pentolone della sòra Cianciulli, traendone un sapone molliccio incolore, ma non certo inodore; sicché quest’anno le statistiche delle immatricolazioni celebreranno ovviamente i successi di chi è stato salvato e stenderanno una nota di biasimo su chi è stato soppresso: reciteranno che i vivi sono andati meglio dei morti, senza che oltretutto nessuno si degni di indagare chi e perché è morto.

«Qualche lieve fruscio sui vetri lo fece voltare verso la finestra. Aveva ricominciato a nevicare. Guardò assonnato i fiocchi, argentei e scuri, che cadevano obliqui contro la luce del lampione. Era venuto il momento di mettersi in viaggio verso l’ovest. Oh sì, i giornali avevano ragione: c’era neve in tutta l’Irlanda. Cadeva dovunque sulla scura pianura centrale, sulle colline senza alberi, cadeva soffice sulla palude di Allen e, più a occidente, cadeva sulle scure onde ribelli dello Shannon. Cadeva anche nel solitario cimitero della collina dove Michael Furey era sepolto. Si posava a larghe falde sulle croci contorte e sulle lapidi, sulle punte del cancelletto, sugli sterili rovi spinosi. E lenta la sua anima s’abbandonò mentre udiva la neve cadere lieve su tutto l’universo, lieve come la loro definitiva discesa, su tutti i vivi, su tutti i morti.»

James Joyce, “I morti”, da: “Gente di Dublino”.